articolo di Claudio Piani (seguite il suo blog Piani per la Cina?)
copertina di Emanuele Venturoli

 

potete leggere la prima puntata QUI

 

Ci eravamo lasciati tre mesi fa con il mio articolo sull’arrivo in Cina e sui miei primi due allenamenti da capo allenatore della squadra di basket della Bogang Primary School, una scuola elementare pubblica cinese nel distretto di Bao’An, alla periferia nord della città di Shenzen nella Cina meridionale.

Ci eravamo lasciati con Mr. Chen, il mio ormai ex assistente, che, dopo il secondo allenamento mi parla di un fantomatico torneo di basket tra scuole locali al quale avremmo dovuto partecipare tra novembre e dicembre. Sono passati tre mesi da quel giorno e di cose ne sono cambiate parecchie. Sia riguardo alla mia vita da “emigrato di lusso in Cina” sia come allenatore della squadra. Ho imparato a ordinare al ristorante. Ho imparato a dire: Bella ragazza (Piaolian!!!) ma soprattutto ho scoperto come si dice mano destra e mano sinistra, piede destro e piede sinistro, elementi fondamentali per insegnare ai miei giocatori l’uso del piede perno o semplicemente il terzo tempo da sinistra.

Il primo vero cambiamento avviene dopo una sola settimana di lavoro. E’ lunedì mattina e sono in cortile insieme a tutti gli studenti ed insegnanti della scuola per assistere all’Alzabandiera (… quello vero). Milleseicento bambini vestiti nella stessa uniforme con una piccola sciarpetta rosso “comunista” che, in stile militaresco, marciano in file perfettamente equidistanti salutando la bandiera cinese che si alza verso il cielo e cantando l’inno a squarciagola. Roba che ti fa venire i brividi anche se non sei cinese. Assisto alla cerimonia con Mr. Chen e chiacchieriamo del week end appena trascorso. Mi dice che gli piace il suo lavoro ma mi confessa di preferire il tempo speso in famiglia. Poi mi dice di non dirlo a nessuno. E’ un segreto. Mi fa ridere il commento ma capisco immediatamente che Chen è un po’ il “ribelle” del corpo insegnanti. Il classico maestro di educazione motoria a cui tutti gli studenti vogliono bene perché anziché farli marciare prima della lezione, gli dà un pallone e li fa giocare liberamente, ma che gli altri colleghi ed il direttore mal digeriscono.

Poche ore più tardi vengo convocato dal coordinatore insegnanti che mi comunica di aver rimosso il fidato Mr. Chen dall’incarico di mio assistente allenatore.  Più che una comunicazione sembra un ordine riguardo al quale non mi viene fornita nessuna spiegazione. Mi viene chiesto invece se ho bisogno di un altro assistente che sostituisca “lo zio Chen” e traduca i miei allenamenti in cinese. Rifiuto la proposta con un: “Chen or nobody else”… Dopo tre mesi infatti sto ancora lavorando con nobody else. Vengo poi invitato ad “arruolare” qualche altro giocatore di quarta e quinta elementare in modo che la squadra dell’anno prossimo possa essere comunque competitiva, dopo aver perso il gruppo di sesta elementare che andrà alle medie.

Aggrego immediatamente tre bambini di quarta elementare che venivano sempre a vedere i miei allenamenti. Non sono malaccio, e poi oltre ad aver già visto alcuni miei esercizi spiegati e tradotti in cinese, due di loro hanno già un nome inglese, Morris e John, levandomi lo scomodo compito di imparare l’ennesimo ideogramma. Per il terzo invece il nome lo devo scegliere io. Opto per Crillin, vista la clamorosa somiglianza con l’amico di Goku nel manga DragonBall. Trovo poi un altro ragazzino davvero bravo ma a quanto pare è un fenomeno a ping-pong quindi me lo posso scordare, avendo gli allenamenti in concomitanza.

Crillin

Dopo solo una settimana di allenamenti inizia così la mia avventura da allenatore di bambini cinesi “in solitaria”. L’assenza di Mr. Chen rafforza subito il mio rapporto coi ragazzi creando rapidamente un codice comunicativo efficace e delle abitudini necessarie per un lavoro soddisfacente. Mi trovo costretto a dimostrare dettagliatamente ogni singolo fondamentale, ogni singolo esercizio ma soprattutto sono costretto ad imparare qualche vocabolo cinese e loro a sforzarsi di capire le mie istruzioni in inglese. Qualcuno capisce e traduce per gli altri, qualcuno invece non capisce mai nulla sebbene annuisca sempre ad ogni mio consiglio.

Più o meno così

Inizio l’allenamento sempre con venti minuti di anticipo. Billy, Mike e Lochtar sono tra i migliori studenti della scuola quindi appena suona la campanella possono scendere al campo. Discorso diverso per gli altri che, meno brillanti, finite le ore scolastiche devono fermarsi a fare qualche compito extra o peggio a pulire la classe. Dany e Jimmy a volte non si vedono proprio…

Gli allenamenti in sé vanno molto bene. Gli argomenti sono gli stessi che insegnavo in Italia. Gli esercizi sono simili. Anche i ragazzi sono simili. Hanno gli occhi a mandorla, parlano cinese ma le differenze cestistiche sono poche. C’è il pigro, c’è quello scarso che dà sempre il cento per cento, quello forte che non la passa mai e quello timido che la passa sempre. Diametralmente opposto è invece tutto il contesto intorno a me e a noi. Nessun genitore viene a vedere gli allenamenti… Le canotte NBA che indossavano i bambini che allenavo in Italia qui sono sostituite dalla divisa da basket della scuola o dalla divisa stessa che usano a lezione. Mi è capitato di fare allenamento con alcuni ragazzi in camicia e cravattino rosso (sempre quello comunista). Nessuno di loro ha lo smartphone e, appena terminiamo l’allenamento alle 5.30, vanno tutti insieme al parco accanto alla scuola a fare i compiti sulle panchine o a continuare a giocare a basket nel campetto adiacente. C’è un senso di disciplina e comunità mostruoso.



Ci alleniamo tutti i giorni e questo ha creato tra tutti i giocatori e me un profondo senso di appartenenza. Loro si sentono “cool” ad essere allenati dall’unica faccia bianca tra cinquecentomila cinesi, che finalmente gli insegna pallacanestro anzichè farli correre intorno al campo o facendoli fare duecento addominali. Io invece sono contento di costruire un rapporto più profondo con loro, rispetto agli studenti a cui insegno nelle ore scolastiche, che vedo mediamente un’ora alla settimana. Grazie a loro sto imparando la lingua e sto scoprendo alcune dinamiche della realtà cinese che altrimenti non avrei mai visto. Durante le ore scolastiche vengono spesso a trovarmi in ufficio, inizialmente per curiosità e successivamente per raccontarmi della loro compagna di classe carina o per passarmi il contatto “wechat” della loro maestra di cinese.

Gli allenamenti procedono alla grande ed i ragazzi sono migliorati tantissimo da quando sono arrivato, più che per merito mio per demerito di chi li allenava prima. Così dopo tre mesi di allenamenti ho contattato il direttore per partecipare al fantomatico torneo ventilato da Mr. Chen ad inizio stagione. Nessun torneo in programma purtroppo nei mesi invernali ma solo al rientro dalle festività del Capodanno cinese, prima che inizi la stagione delle piogge. Qui a basket si gioca praticamente solo all’aperto. Chiedo quindi ad un collega di educazione fisica, Mr. Liang, se abbia delle conoscenze in altre scuole del quartiere, in modo da organizzare quantomeno un’amichevole… Bastano un paio di chiamate, ovviamente non mie, ed organizziamo una partita contro la Wuan Fan Primary School, scuola ben più prestigiosa e grande della nostra.

Giovedì 21 dicembre, finite le ore scolastiche, raccolgo i ragazzi fuori da scuola e, scortati da un poliziotto, saliamo sul pulmino della scuola e andiamo alla partita. Impieghiamo dieci minuti per raggiungere la scuola e venticinque per poter entrare visto la folla di bambini e genitori accalcati all’ingresso. Ci aspettano gli avversari vestiti con una invedibile pettorina rossa sopra la divisa sportiva scolastica.

I ragazzi sono emozionati è la loro prima partita dell’anno. Sono emozionato anche io a tornare su una panchina da capoallenatore di settore giovanile a distanza di quattro anni dalla mia ultima partita. Quando l’arbitro alza la palla a due sento in petto una sensazione che ben conosco e della quale non mi ero dimenticato sebbene non sentissi da tempo.

Partiamo alla grande con due inaspettati canestri dalla distanza di “Little Mike” (lui che a inizio anno tirava con la destra, salvo poi scoprire di essere mancino). Loro giocano a zona ma teniamo botta con una difesa a uomo che smaschera le loro carenze tecniche. Jimmy è il più grezzo che alleno ma dalla spazzatura tira fuori sei punti. Billy è nettamente il più forte in campo. Ha undici anni, sa di essere il più forte ed inizia la partita facendo segnare gli altri e chiudendola con sette punti a fila nell’ultimo quarto.

La mia presenza intanto, e soprattutto le mie grida, incuriosiscono diversi studenti della scuola che accorrono a vedere la partita insieme a genitori venuti a prenderli. Si crea un crocchio intorno al campo in progressivo aumento e che va a creare una cornice di pubblico clamorosa.

Giochiamo praticamente fino all’arrivo del buio. Perdiamo 32-27. Una partita giocata senza bonus e contro 40’ di zona bulgara. I ragazzi sono stati bravissimi. So che tutti hanno dato il massimo. A fine partita riprendiamo il pulmino e torniamo a scuola.

Esco a mangiare con Mr. Liang, il mio collega con cui lavoro nelle quinte elementari. Mi invita fuori a cena…

Torno a casa qualche ora dopo… sempre pensando alla partita e facendo alcune considerazioni sul basket cinese giovanile:

  • Se l’arbitro avesse fischiato tutti i passi di partenza, di entrambe le squadre, avremmo finito di giocare a Santo Stefano
  • Se ci fosse stato il bonus di falli avremmo finito all’Epifania
  • Per fortuna non c’era il limite dei cinque falli, altrimenti nella mia squadra finivamo in due… forse ho esagerato un pelo con l’aggressività…
  • L’altro coach gli ha fatto fare quaranta di 2-3 bulgara, per questo sono contento che comunque ne abbiamo fatti 27…
  • Tutti, a parte i miei giocatori, pensano che sia scemo perché faccio difendere i miei a uomo… Difficile spiegare a persone che sanno dire solo: “Hello, how ale you today?” il motivo della mia scelta.
  • Che sia in Cina o in Italia la partita la finisco comunque paonazzo e sudato di brutto…
  • Lo schema avversario era: quattro fuori ed il numero 7 a giocarsela spalle a canestro dentro l’area. Impossibile che il mio lungo capisse in inglese il concetto di giocare davanti. Parziale di 5-0 per loro…
  • Un timout di un minuto è davvero troppo corto se i tuoi dodici giocatori parlano cinese e tu inglese
  • Paese che vai… Grigio che trovi
  • Quando prima della partita ho chiesto ai ragazzi cosa fosse importante fare mi hanno risposto: “divertirsi!!!”
  • Puoi essere dall’altra parte del mondo ma i giocatori sono sempre uguali… c’è quello che consideri bravo che sparisce durante la partita… quello scarsetto ma che di riffa o di riffa la butta quasi sempre dentro… quello che mette il primo tiro e si trasforma una specie di Steph Curry per il resto dell’incontro tirando qualsiasi cosa gli capiti tra le mani…
  • Ho un giocatore superiore… il numero 3: BillyBoy!!! Purtroppo alla partita ho conosciuto i genitori… Altezza media: un metro e cinquanta…
  • I due panzoni della mia squadra: Yao&Ming hanno confermato la mia ipotesi di avere un’autonomia di ossigeno di un minuto e mezzo… Il povero Yao ha pure simulato un infortunio grave pur di farsi sostituire (nella foto si vede chiaramente mentre si sorregge la pancia…)
  • I rimproveri in inglese proprio non ce la faccio… ”siete dei polli” e “mannaggia la miseria…” li tengo in italiano…
  • Giocare in una scuola pubblica cinese finite le ore scolastiche significa avere i bambini che escono da scuola ed i rispettivi genitori che vengono a prenderli come spettatori… si va dalle cinquecento alle millecinquecento persone… Roba che manco i Playoff di A2 in Italia…
  • Il post partita con il mio assistente a mangiare intestino di mucca… ho rimpianto la pizza dallo Sceriffo alla pizzeria Sant’Ambrogio a Milano!!!
  • L’urlo di squadra introdotto al mio arrivo: One-Two-Three…MAMMA MIA!!! Da ieri è diventata la nuova Hit della scuola…
  • Finita la partita avrei voluto saper parlare cinese per spiegargli cosa abbiamo sbagliato ma soprattutto congratularmi per lo spirito messo in campo: impegno, disciplina, correttezza… nessun dramma per la sconfitta. In termini che io stesso non ero abituato a vedere.

Le frecce indicano Yao & Ming che si tengono la pancia