di Raffaele Ferraro e Mario Castelli

 

 

ore 7:55 seduto sul water, si dedica ad un cruciverba difficile, quello con tutte le caselle bianche.


ore 8:35
ancora nessuna definizione scritta, ma due bei fiorellini all’angolo della pagina.

ore 10:25 like alla pagina “La supremazia della razza ariana”.

ore 10:27 like alla pagina “Più umanità in questo mondo crudele”

ore 12:45 pranzo al bar a base di alimenti rigorosamente prodotti in Italia

ore 13:30 in radio passa una canzone dei Neri per caso. Scrive un sms indignato chiedendo come mai a Bianca Atzei venga dato molto meno spazio

ore 14:30 contatta una escort su internet. Eva, ragazza nera di San Paolo del Brasile. Perchè va bene tutto, ma la gnocca è sempre gnocca (prima regola del razzista: il suo pene ha più neuroni del suo cervello)

ore 17:00 inizia la partita. Appena il difensore di colore avversario tocca il pallone, si sporge dalla transenna a gridare “buuuuuu buuuuuuuuu”

ore 17:25 tiro altissimo dell’attaccante nigeriano avversario: “Buuuuuuu buuuuuuuuu”

ore 17:30 passaggio sbagliato del terzino avversario: “buuuuuu buuuuuu”. Gli si avvicina un bambino: “Settete”. Lui non capisce e gli risponde che preferisce sette birre.

ore 18:00 fallaccio del centrocampista avversario: “Scimmia!!! Torna a casa tua!!”

ore 18:15 gol del centravanti ghanese della sua squadra: “Uno di noi!! Non lasciarci mai!!”

ore 18:20 il trequartista di colore avversario sbaglia un gol fatto: “Ne*ro di merda uh-uh-uh-uh!!!”

ore 18:30 si accende una canna comprata dal suo amico Gheddal, pakistano da 14 generazioni.

ore 18:45 al settantaquattresimo ululato, entra in curva Zanna Bianca per dirgli che ha rotto i coglioni.

ore 19:00 finisce il match

ore 20:20 al bar, un amico gli chiede se è razzista. Lui risponde: “Non sono razzista, ho tanti amici ne*gri. Quelli che vengono qua e lavorano giorno e notte, li rispetto”

ore 20:25 L’amico Giorgio gli chiede se è impegnato lunedì mattina: “No non ho niente da fare, sono disoccupato da 1 anno, non ho voglia di lavorare”.

ore 21:00 dopo il calcio, ecco la partita di basket italiano al palazzetto.

ore 21:01 è in confusione totale: in campo sono tutti di colore.

ore 22:00 all’intervallo, al bar del palasport, uno accanto ordina un negroni. Parte una filippica di 20 minuti sulla necessità di difendere i cocktail italiani.

ore 22:25 insulta un ragazzo che ha una canotta con scritto NEGRI. Il ragazzo gli risponde che è la maglia del giocatore bolognese di Montegranaro. Il cervello del razzista va in corto circuito.

ore 23:20 Dopo avere sparato tutte le cartucce, torna fiero vero casa. Ha difeso la sua Patria, la sua gente e la sua cultura. Davanti al portone dorme un ragazzo di colore con un cartello: ho fame. Lo liquida con un “vai a zappare, che sei giovane”. Quando arriva in casa, però, è da solo. Non ci sono mogli, fidanzate, figli, amici, parenti. Nonostante le feste non c’è un biglietto d’auguri, una luce, una decorazione di Natale. Si siede sul divano, guarda il buio oltre al vetro della finestra e non è felice. D’un tratto, il campanello della porta squilla. È Ahmad, il ragazzo tunisino che abita da poco al piano di sotto con sua moglie.

– “Che vuoi?”


– “Ti ho portato una fetta del nostro dolce per festeggiare”

– “Ma tu sei musulmano, cosa festeggi?”

– “Abbiamo scoperto che mia moglie è incinta. Avremo un figlio. Lo chiamiamo Francesco”