di Raffaele Ferraro

 

 

 

ore 5:25 i piedi che sporgono di 28 cm dal letto sono ormai due stalattiti. Si alza per riattivare la circolazione.

ore 6:30 inzuppa 36 pan di stelle in gancio cielo nel latte.

Ore 7:00 inizia la vestizione. Jeans al polpaccio, polacchina Clark’s numero 51 lunga come l’Andrea Doria, impermeabile di Zara penosamente usato come giacca elegante

ore 7:20 si dirige in ufficio. In ascensore incontra la signora del terzo piano che per l’ennesima volta gli domanda: “Ma da piccolo ti annaffiavano?”

La reazione

ore 7:40 sfruttando l’esperienza maturata giocando per anni col GameBoy a Tetris, sale a bordo della Punto.

ore 8:50 incrocia il capo nel corridoio dell’azienda: “Oh ma che tempo fa lassù?”

La reazione

ore 9:25 sulla chat del fantabasket gli propongono uno scambio: Chris Paul per Marc Gasol. Risponde che non vuole cambiare nessuno dei suoi 12 del roster: Gasol, Towns, Gobert, DeAndre Jordan, Embiid, Jokic, Whiteside, Drummond, Nurkic, Marjanovic, McGee, Capela.

ore 11:10 Messaggio dalla mamma: “Questo weekend mi aiuti a spolverare le mensole in alto?”

ore 13.00 Finalmente pausa pranzo con i colleghi. Alla tavola calda sotto l’ufficio ordina una pizza capricciosa, una cotoletta alla milanese con patate al forno, insalata mista, due uova sode, una porzione di macedonia di frutta e un’altra cotoletta di rinforzo. Un collega scherzando gli chiede come mai non prenda anche il dolce e lui risponde: “Certo, ma prima ordiniamo il secondo”

ore 15:50 Dopo la pausa caffè si rimette al lavoro. Entrando sotto la scrivania dà una paurosa ginocchiata contro il bordo del tavolo troppo basso. Seguono 3 imprecazioni in ebraico stretto, l’interruzione della ristrutturazione della basilica di Assisi e l’incendio del Monastero di Frascati

ore 16:40 nella chat di squadra, dopo una settantina di video e foto di donne di facili costumi, irrompe l’allenatore che ricorda che stasera bisogna dare il massimo all’allenamento perché sabato c’è l’esordio stagionale. Gli esterni inviano GIF animate che trasmettono speranza. Il capitano invia un messaggio emozionale nella speranza di caricare il gruppo. Il pivot spera di ricevere almeno uno scarico.

ore 19:45 Preparazione della borsa per andare ad allenamento. Pantaloncino double face di un torneo di Folgaria del 93, due t-shirt, felpa da riscaldamento con cappuccio, scaldamuscoli in titanio impoverito, doppio tubolare in cotone grezzo, scaldacollo modello Christian Ghedina, polsino d’ordinanza, accappatoio in canapa di un resort nelle Marche, ciabatta havaianas con bandiera di Cuba, shampoo, docciaschiuma, schiuma da barba, phon, boxer di ricambio da acchiappo con Babbo Natale e forbicine per le unghie. Bene, c’è tutto. Chiude il Trolley Carpisa e si avvia in palestra.

ore 21:00 inizia l’allenamento. Il pivot è motivato e su di giri, vuole offrire una grande prestazione. Entra in campo concentrato come Rocky Balboa contro Ivan Drago. Accenna un piccolo skip sul posto per rilassare i muscoli. In realtà è freddo come l’Inverno nel Montana: uno strappo di quarto grado al quadricipite, due vertebre sublussate, colpo della strega e gomito del tennista.

ore 21:20 non ha ancora ricevuto un passaggio. Neanche durante la treccia.

ore 21:55 dopo circa un’ora senza toccare il pallone, piazza un blocco cieco che manda a terra per ko tecnico, senza conteggio dell’arbitro, quattro compagni di squadra. Tutti esterni.

ore 22:08 il bilancio del suo allenamento è di 62 blocchi, 39 rimbalzi, 53 aperture, 7 stoppate, 118 falli, 0/2 ai liberi, 1 passaggio involontario ricevuto dal playmaker che ha lanciato la palla come gesto di stizza dopo che il vice-allenatore non ha fischiato un fallo a suo favore.

ore 22:11 il pivot prende spazio in post basso e chiama la palla. Risate generali.

ore 22:15 Partitella a fine allenamento, il coach consegna le canottine colorate per fare le squadre. Il pivot la indossa con qualche difficoltà. Sembra Giuliano Ferrara in bikini.

ore 22:28 a pochissimo dalla fine dell’allenamento, durante il 5 contro 5, si apre in punta a 8 metri da canestro, intercetta l’ennesimo passaggio tra playmaker e guardia, prende la mira e tira da tre.

ore 22:29 le viti che fissano il canestro al muro sono schizzate via come proiettili, e sul tabellone appare la scritta “NETLOM”. Sono le stigmate del pallone tirato dal pivot.

“NETLOM”

ore 22:50 sotto la doccia, come sempre, il pivot si vendica per lo scarso coinvolgimento nel gioco. Due under si ritrovano le sagome delle havaianas n.49 e mezzo del pivot marchiate a fuoco nella schiena

ore 23:40 è seduto nell’unico luogo nel quale è veramente immarcabile: al pub.

ore 00:25 dopo la sesta media doppio malto alla spina, si dirige a casa guidando la Punto con un occhio chiuso e l’altro pure, muovendo il volante con le gambe.

ore 01:00 il pivot è a letto esausto dopo un’altra giornata. Come sempre pensa che la vita faccia schifo. Che il detto “altezza mezza bellezza” non significhi un cazzo. Che quelli che lo insultano ai concerti perché sono dietro di lui, dovrebbero sprofondare in un buco nero. Che gli infissi delle porte siano bassi. Che chi gli domanda “Che aria si respira ad alta quota?” dovrebbe morire. Che i playmaker sono dei bastardi. Che le guardie tiratrici dovrebbero essere incarcerate.  Che una vita di blocchi non la si augura a nessuno. Che, almeno per un giorno, vorrebbe essere alto 1.52 e tirare tutto quello che gli passa per le mani. Ma, anche stasera, sa che tutto ciò non accadrà mai e, deluso, si addormenta.