15. WASHINGTON WIZARDS

 
No. Player Pos Ht Wt Birth Date Exp
Ryan Rollins PG 6-4 180 July 3, 2002 us 1
Devon Dotson PG 6-2 185 August 2, 1999 us 3
Michael Foster Jr. PF 6-8 250 January 16, 2003 us 1
Taj Gibson C 6-9 232 June 24, 1985 us 14
Jared Butler  (TW) SG 6-3 195 August 25, 2000 us 2
Eugene Omoruyi  (TW) SF 6-7 244 February 14, 1997 ng 2
Kyle Kuzma PF 6-9 221 July 24, 1995 us 6
Bilal Coulibaly SF 6-6 195 July 26, 2004 fr R
Xavier Cooks PF 6-8 183 August 19, 1995 au 1
Jordan Poole SG 6-4 194 June 19, 1999 us 4
Mike Muscala C 6-10 240 July 1, 1991 us 10
Deni Avdija SF 6-9 210 January 3, 2001 il 3
Danilo Gallinari SF 6-10 233 August 8, 1988 it 13
Delon Wright PG 6-5 185 April 26, 1992 us 8
Tyus Jones PG 6-0 196 May 10, 1996 us 8
Patrick Baldwin Jr. SF 6-9 220 November 18, 2002 us 1
Anthony Gill PF 6-7 230 October 17, 1992 us 3
Johnny Davis SG 6-5 196 February 27, 2002 us 1
Daniel Gafford C 6-10 234 October 1, 1998 us 4
Landry Shamet SG 6-4 190 March 13, 1997 us 5
Corey Kispert SF 6-7 220 March 3, 1999 us 2

35 vittorie e 47 sconfitte per la seconda stagione consecutiva, senza strappare neanche una partecipazione al play-in: sommate alle altre due annate sportive con una sola apparizione in postseason, con uscita al primo turno con 1 vinta e 4 perse, sono costate il posto al GM Tommy Sheppard, considerato prima della sua promozione nel ruolo uno dei dirigenti più creativi. Eppure non è riuscito a ribaltare le sorti di una franchigia che vive da anni nella mediocrità, con Westbrook prima e la coppia Porziņģis + Kuzma poi a non aver portato grandi risultati di fianco ad un uomo franchigia, Beal, che da quattro stagioni regolari non va oltre le 60 partite giocate (“ricompensato” nell’estate del 2022 con un folle contrattone da 251 milioni di dollari in 5 anni).

Il nuovo duo al comando delle operazioni, composto dal President of Basketball Operations Michael Winger e dal GM Will Dawkins (in una separazione dei ruoli prima entrambi in carico a Sheppard), incaricato della ricostruzione dei vecchi “Big (?) Three”, liberandosi di Bradley Beal e di Kristaps Porziņģis. Dopo l’ulteriore scambio del Chris Paul acquisito nell’ambito dell’affare Beal, il pacchetto ricevuto al posto dei due conta su Jordan Poole, Tyus Jones, Danilo Gallinari, Landry Shamet, Patrick Baldwin Jr., Mike Muscala, Ryan Rollins, una prima scelta con protezioni, otto seconde scelte e quattro diritti di scambio di scelta (con i Suns).

Da questo gruppo dovrà uscire chi, insieme a Kuzma, guiderà la prossima era della squadra, oltre ai Deni Avdija (fresco di estensione quadriennale di contratto), Corey Kispert e Johnny Davis attesi al salto di qualità, con la speranza a proposito di giovani che i lampi fatti vedere in preseason dal rookie Bilal Coulibaly non siano stati semplici abbagli. L’indiziato numero 1 è Jordan Poole, che con Kyle costituisce una coppia da 41.6 punti con 5.1 triple di media nello scorso anno. Un duo quindi dalle ottime capacità balistiche, che però non si distingue per quanto mostrato sinora nella Lega per leadership, attitudine difensiva e sobrietà, tanto dentro quanto fuori dal campo. Sarà necessario uno scatto in avanti sotto questi punti di vista, per provare a riportare di nuovo la squadra della capitale quantomeno ai play-in; una missione che resta complicata, nonostante l’arrivo del solidissimo Tyus Jones in cabina di regia, per un gruppo molto folto ma senza star e che probabilmente vedrà qualcuno partire durante la stagione diretto verso le contenders (qualcuno ha detto DaniloGallinari?).

Alla gara del suo ritorno in campo, per Danilo 15 punti in 16 minuti

 
 
 

14. CHARLOTTE HORNETS

 
No. Player Pos Ht Wt Birth Date Exp
Brandon Miller SF 6-9 201 November 22, 2002 us R
Théo Maledon  (TW) PG 6-4 175 June 12, 2001 fr 3
Edmond Sumner SG 6-4 196 December 31, 1995 us 5
R.J. Hunter SG 6-5 185 October 24, 1993 us 4
Nathan Mensah F 6-8 230 April 9, 1998 gh R
P.J. Washington PF 6-7 230 August 23, 1998 us 4
Frank Ntilikina PG 6-4 200 July 28, 1998 be 6
Leaky Black  (TW) F 6-9 205 June 14, 1999 us R
Amari Bailey  (TW) PG 6-5 185 February 17, 2004 us R
Miles Bridges SF 6-6 225 March 21, 1998 us 4
Gordon Hayward SF 6-7 225 March 23, 1990 us 13
Nick Smith Jr. SG 6-5 185 April 18, 2004 us R
Nick Richards C 7-0 245 November 29, 1997 jm 3
Bryce McGowens SG 6-7 179 November 8, 2002 us 1
Cody Martin SF 6-5 205 September 28, 1995 us 4
Mark Williams C 7-1 241 December 16, 2001 us 1
Terry Rozier SG 6-1 190 March 17, 1994 us 8
JT Thor PF 6-10 205 August 26, 2002 us 2
James Bouknight SG 6-5 190 September 18, 2000 us 2
LaMelo Ball PG 6-7 180 August 22, 2001 us 3

Gli Charlotte Hornets sono passati in poco tempo dall’essere una delle squadre più divertenti della Lega all’essere una nave in balia delle onde. Ai noti (pesantissimi) problemi giudiziari riguardanti Miles Bridges si sono andati ad aggiungere i guai fisici di LaMelo Ball, che nella scorsa regular season ha giocato solo 36 partite. Il risultato è stata una stagione da 27 vittorie e 55 sconfitte, peggior attacco e ventesima peggior difesa della Lega.

Un primo timido segnale di cambiamento è arrivato all’inizio della off-season: Michael Jordan ha venduto la franchigia a un gruppo guidato da Gabe Plotkin e Rick Schnall mettendo fine a 13 – non indimenticabili – anni da proprietario di maggioranza. Prima di uscire di scena, però, His Airness ha deciso di onorare i suoi ultimi giorni nella stanza dei bottoni della franchigia della Carolina del Nord prendendo una decisione che rischia di portare ulteriore instabilità a Charlotte.

Con la seconda scelta assoluta, infatti, gli Hornets hanno deciso di non puntare su Scoot Henderson – ritenuto dalla maggior parte degli addetti ai lavori il miglior prospetto tra gli esseri umani presenti al draft – ma di scegliere Brandon Miller che, nonostante alcune ombre extra-campo, ha dimostrato durante la sua esperienza al college di poter essere un tiratore d’élite, convincendo così Charlotte che fosse il più adatto a giocare accanto a LaMelo. È bastata però qualche prestazione negativa in Summer League per renderlo già oggetto di numerose critiche, a testimonianza del fatto che dovrà riuscire a convivere nei suoi primi anni nella Lega con le pressioni derivanti dall’essere stato scelto così in alto al draft.

L’altra grande novità dell’estate riguarda l’estensione contrattuale di LaMelo Ball (260 milioni in cinque anni), a cui la franchigia ha deciso di affidare il proprio futuro. Un futuro che avrebbe dovuto coinvolgere – almeno nel breve termine – anche Miles Bridges, che lo scorso luglio ha firmato una qualifying offer da 7,9 milioni di dollari per la stagione 2023-24. Il condizionale rimane però d’obbligo, dal momento che negli ultimi giorni la sua vicenda giudiziaria sembra aver avuto ulteriori sviluppi, con il giocatore che si è costituito a seguito di un nuovo mandato di arresto dovuto alla violazione di un ordine restrittivo.

Insomma, la situazione in North Carolina sembra essere piuttosto confusa. L’obiettivo stagionale di Clifford sarà sviluppare il proprio roster, che rimane giovane e con qualche giocatore interessante da far crescere accanto a Ball e Miller, come ad esempio Mark Williams. Per il resto si prospetta un’altra stagione complicata e senza grandi ambizioni. L’unica buona notizia è che al draft del prossimo anno avranno una scelta protetta 1-14, quindi andar male non sarebbe poi una tragedia. 

A rendere ancor più caotica la situazione ci si è messo anche Kai Jones, che è stato tagliato dopo alcune uscite assurde sui social e aver chiesto la cessione direttamente su X

 

 

13. DETROIT PISTONS

 
No. Player Pos Ht Wt Birth Date Exp
Jalen Duren C 6-10 250 November 18, 2003 us 1
Jontay Porter PF 6-11 240 November 15, 1999 us 1
Zavier Simpson PG 6-0 190 February 11, 1997 us 1
Stanley Umude SG 6-6 210 April 12, 1999 us 1
Buddy Boeheim SF 6-6 205 November 11, 1999 us 1
Tosan Evbuomwan F 6-8 219 February 16, 2001 uk R
Marcus Sasser PG 6-2 195 September 21, 2000 us R
Jared Rhoden  (TW) SG 6-6 210 August 27, 1999 us 1
Malcolm Cazalon  (TW) SG 6-6 212 August 27, 2001 fr R
Ausar Thompson SF 6-7 215 January 30, 2003 us R
Bojan Bogdanović PF 6-7 226 April 18, 1989 ba 9
Joe Harris SG 6-6 220 September 6, 1991 us 9
Marvin Bagley III C 6-11 235 March 14, 1999 us 5
Jaden Ivey SG 6-4 195 February 13, 2002 us 1
Alec Burks SG 6-6 214 July 20, 1991 us 12
Cade Cunningham PG 6-6 220 September 25, 2001 us 2
Isaiah Livers PF 6-7 230 July 28, 1998 us 2
Monte Morris PG 6-2 183 June 27, 1995 us 6
Isaiah Stewart C 6-8 250 May 22, 2001 us 3
Killian Hayes PG 6-5 195 July 27, 2001 us 3
James Wiseman C 7-0 240 March 31, 2001 us 2

I Detroit Pistons sono ormai da anni una delle peggiori squadre della Lega: è dalla stagione 2018-19 che non riescono a superare le 23 vittorie in regular season ed è dal 2008 che non riescono a vincere una partita di playoff (è loro la striscia attiva più lunga di sconfitte consecutive in post-season, 14). Ai non esaltanti risultati sportivi si è unita anche la sfiga fuori dal campo, che li ha portati a scegliere da quinti al draft nonostante il peggior record della NBA (17-65).

Nel tentativo di risollevare le sorti della squadra, il front office ha deciso di riempire di soldi il miglior allenatore libero sul mercato, Monty Williams, firmandolo per la cifra record di 78,5 milioni in sei anni. La speranza della franchigia, infatti, è che l’ex allenatore di Phoenix riesca a replicare quanto fatto in Arizona, dove in pochi anni ha portato una squadra da 19 vittorie stagionali alle NBA Finals.

Il materiale su cui potrà lavorare Williams è sicuramente interessante, con un discreto mix tra giovani e veterani. La stella della squadra rimane Cade Cunningham, reduce da una stagione da appena 12 partite giocate a causa di un infortunio. In Michigan ci si aspetta che questo possa essere l’anno del grande salto di qualità per l’ex prima scelta assoluta del draft del 2021. Un primo segno incoraggiante in tal senso è arrivato dalle partitelle di allenamento giocate contro Team USA durante la preparazione ai Mondiali, in cui Cunningham ha brillato. L’altra guardia su cui puntano i Pistons è Jaden Ivey, che ha mostrato interessanti miglioramenti durante la sua stagione da rookie. Sarà interessante vedere come si adatterà al ritorno di Cunningham, che sembra spingerlo verso un ruolo da sesto uomo. Con la sua energia, però, potrà essere molto utile alla Second Unit di Detroit. Dal draft è arrivato Ausar Thompson, giocatore dotato di un’ottima comprensione del gioco e di un gran fisico, che lo rende un potenziale difensore di élite in NBA. In attacco, invece, sembra ancora da costruire. Allo young core di Detroit si aggiunge anche Jalen Duren, che insieme a Isaiah Stewart forma il frontcourt titolare della squadra. Completano il reparto James Wiseman e Marvin Bagley, che al pari del loro compagno di squadra Killian Hayes dovranno sfruttare l’arrivo di Monty Williams per rilanciare la propria carriera. Tra i veterani, invece, spiccano i nomi di Bojan Bogdanović, Alec Burks, Monte Morris e Joe Harris, che dovranno portare esperienza e migliorare le spaziature in attacco. Ad oggi, infatti, il grande limite dei giovani di Detroit è che nessuno di loro (tranne il croato) è pericoloso dall’arco.

L’obiettivo stagionale di Monty Williams non sarà perciò raggiungere i play-in o i playoff, ma sviluppare i giovani e capire su quali puntare in futuro. Lavoro non semplice, considerando la lunghissima rotazione a disposizione

Jalen Duren ha vissuto l’incubo di ogni viaggiatore… alla fine è riuscito ad arrivare in tempo

 

 

12. INDIANA PACERS

 
No. Player Pos Ht Wt Birth Date Exp
Andrew Nembhard SG 6-5 193 January 16, 2000 ca 1
Kendall Brown  (TW) SG 6-8 205 May 11, 2003 us 1
Bruce Brown PG 6-4 202 August 15, 1996 us 5
Ben Sheppard SG 6-6 190 July 16, 2001 us R
Oscar Tshiebwe  (TW) PF 6-9 260 November 27, 1999 cd R
Isaiah Wong  (TW) SG 6-4 184 January 28, 2001 us R
Jarace Walker PF 6-8 240 September 4, 2003 us R
Myles Turner C 6-11 250 March 24, 1996 us 8
Jordan Nwora SF 6-8 225 September 9, 1998 us 3
Buddy Hield SF 6-4 220 December 17, 1992 bs 7
Jalen Smith C 6-10 215 March 16, 2000 us 3
Bennedict Mathurin SG 6-6 210 June 19, 2002 ca 1
Isaiah Jackson C 6-10 206 January 10, 2002 us 2
T.J. McConnell PG 6-1 190 March 25, 1992 us 8
Daniel Theis C 6-8 245 April 4, 1992 de 6
Tyrese Haliburton PG 6-5 185 February 29, 2000 us 3
Aaron Nesmith SF 6-5 215 October 16, 1999 us 3
Obi Toppin PF 6-9 220 March 4, 1998 us 3

Gli Indiana Pacers si approcciano a questa stagione con l’obiettivo di migliorare l’undicesimo posto dell’anno passato, chiuso a quota 35 vittorie e a cinque gare di distanza dall’ultimo posto valevole per i play-in. Un epilogo deludente ma preventivato, frutto di un’operazione di rebuilding che oggi la dirigenza spera possa iniziare a dare i primi frutti.

Una delle principali ragioni per coltivare un sano ottimismo è rappresentata da Tyrese Haliburton, giocatore franchigia su cui provare a costruire la scalata ai piani alti della Conference oltre che tra i più fulgidi esponenti della nuova generazione di stelle NBA. Il suo talento, la visione di gioco e la capacità di migliorare le prestazioni dei compagni gli sono valsi un’estensione contrattuale da cinque anni e 260 milioni di dollari, assolutamente meritata nonostante stiamo parlando di un giocatore di 23 anni che non ha mai disputato (non per colpe sue) una singola partita di playoff.

I Pacers hanno compiuto alcune mosse significative durante l’offseason. Dal mercato dei free agent è arrivato Bruce Brown, “rubato” ai campioni in carica dei Denver Nuggets, giocatore versatile che potrà contribuire alla causa su entrambi i lati del campo. Non viene via gratis (45 milioni in due anni), ma il contratto a breve termine consente alla squadra di mantenere flessibilità per il futuro. Oltre a lui è approdato a Indianapolis anche Obi Toppin, proveniente da quei New York Knicks in cui ha fatto intravedere diversi lampi di talento, in particolare fisico/atletico, e che avrà l’opportunità di svilupparsi in un ambiente meno esigente rispetto alla Grande Mela. A salutare la compagnia sono stati Chris Duarte e Oshae Brissett, entrambi giocatori di energia e sostanza ma che dovrebbero essere rimpiazzati senza particolari problemi.

Il draft ha portato in dote Jarace Walker, ala forte dagli Houston Cougars selezionato con l’ottava scelta. Walker sembra disegnato per essere il complemento perfetto accanto a Myles Turner e fornirà fin da subito difesa, mani morbide e versatilità.  

Il quintetto previsto per l’inizio della stagione include oltre a Haliburton, Brown e uno tra Toppin/Walker, anche Buddy Hield e Myles Turner. Se Turner, dopo qualche tentennamento, si è meritato in estate un’estensione contrattuale da 60 milioni, Buddy Hield rimane oggetto di insistenti voci di scambio, ma finché resterà con i Pacers sarà parte integrante dei destini della franchigia grazie al suo mortifero tiro dall’arco (475 triple segnate nel 2022-23 con il 45,8%).

Gli obiettivi dei Pacers sono di superare le 40 vittorie e competere per un posto nei playoff, sfruttando al meglio le capacità di Haliburton come playmaker in campo aperto e l’energia dei tanti giovani a disposizione. Un obiettivo ambizioso ma raggiungibile, anche grazie alla guida tecnica di quel vecchio volpone di Rick Carlisle che resta, almeno offensivamente, uno dei migliori allenatori disponibili sulla piazza.

Occhio a Jarace Walker, potenziale darkhorse per il premio di Rookie of the Year

 

 

11. ORLANDO MAGIC

 
No. Player Pos Ht Wt Birth Date Exp
Goga Bitadze C 6-11 250 July 20, 1999 ge 4
Daeqwon Plowden G 6-6 215 August 29, 1998 us R
Mac McClung SG 6-2 185 January 6, 1999 us 2
Trevelin Queen SG 6-6 190 February 25, 1997 us 2
Brandon Williams PG 6-2 190 November 22, 1999 us 1
Admiral Schofield  (TW) PF 6-5 241 March 30, 1997 gb 3
Moritz Wagner C 6-11 245 April 26, 1997 de 5
Joe Ingles SF 6-8 220 October 2, 1987 au 9
Anthony Black PG 6-7 198 January 20, 2004 us R
Jett Howard SF 6-8 215 September 14, 2003 us R
Chuma Okeke SF 6-6 229 August 18, 1998 us 3
Gary Harris SG 6-4 210 September 14, 1994 us 9
Caleb Houstan SF 6-8 205 January 9, 2003 ca 1
Paolo Banchero PF 6-10 250 November 12, 2002 us 1
Wendell Carter Jr. C 6-10 270 April 16, 1999 us 5
Franz Wagner SF 6-9 225 August 27, 2001 de 2
Jalen Suggs SG 6-4 205 June 3, 2001 us 2
Jonathan Isaac PF 6-11 230 October 3, 1997 us 4
Markelle Fultz PG 6-3 209 May 29, 1998 us 6
Cole Anthony PG 6-2 185 May 15, 2000 us 3

Tutti sentiamo il lamento dei tifosi di Orlando: è la volta buona o siamo di fronte ad un altro trust the process? Difficile dirlo ma, probabilmente, questa sarà la stagione che fornirà la risposta per i Magic, che capiranno se le tante scommesse giovani ripagheranno. Un’annata che, ancora una volta, non si preoccuperà troppo del record, ma l’epoca delle rese incondizionate in vista del posizionamento al Draft è finita, si deve puntare all’ingresso alla post-season.

Si parte da Paolo Banchero, ovviamente. L’italoamericano è il fulcro della ricostruzione avviata da John Hammond, che ora lascia le redini della franchigia a Anthony Parker. Un giocatore esplosivo, che predilige gli attacchi per andare eventualmente in lunetta e per cui sono state costruiti tanti isolamenti. Il lavoro fatto da Jamahl Mosley – e questa è forse la prima buona notizia, nessun cambio nel coaching staff in estate – è stato votato ad esaltare le doti del suo gioiello, ma per colui che mira a diventare un franchise player serve di più. Senza per questo negare lo spot da più grande attrazione di Disneyland che ha Banchero, senza negarne neanche lo strapotere mostrato. Rientra nel normale percorso di miglioramento che si esige da un giocatore con pochi precedenti come lui. Maggior capacità palla in mano, per essere il leader di questa banda di giovani talentuosi ma a tratti scapestrati non solo a livello morale ma anche in conduzione tattica. Con Markelle Fultz e Gary Harris questo deve migliorare all-around: il primo è un portare sopraffino, ma serve più varietà da una squadra che è stata il 26° attacco del campionato e che gioca il pick&roll con la convinzione di chi può fare affidamento su gente come Young, Shai o Lillard. Non a caso la forma di gioco con le peggiori efficienze offensive del campionato in generale e che ha portato ad una stagione di sofferenza quando non funzionava. Il dato più doloroso della stagione di Orlando è quello del catch&shoot, dove di squadra non si va oltre il 36% e non si riesce a punire le assistenze difensive.  

Ma se Sparta piange, almeno Atene ride, perché negli ultimi due anni la crescita difensiva della squadra è salita eccome e buona parte del merito va alla voglia, l’atletismo del team e a Wendell Carter Jr. Presenza difensiva, pulizia in attacco, con qualche sofferenza, ma è di sicuro uno dei prospetti che è cresciuto di più (c’è ancora lavoro da fare sugli screening). Uno degli imprescindibili, di un quintetto base che è risultato il 5° più utilizzato nell’intera NBA nel 2022/23. L’altro perno di questa squadra di irrinunciabili è stato senz’altro Franz Wagner: fantasia e imprevedibilità, grande duttilità di passaggio per il ruolo e terminale ottimo per quel pick’n’roll. I quesiti su questo quintetto, a cui si aggiunge agevolmente Jalen Suggs, è però la tenuta fisica, motivo per cui appunto Suggs stesso ha perso la titolarità in favore di Gary Harris, che è nella stessa situazione. La scorsa stagione è sembrata quasi  uno stillicidio: i soli Franz Wagner, Banchero e Bol Bol sono riusciti a superare le 61 partite giocate e con gente come Harris e Fultz te lo puoi aspettare ma, ad un certo punto, questo pesa nelle decisioni, specie con dei contratti in scadenza. Cole Anthony e Mo Wagner possono aiutare nelle rotazioni e possono subentrare in caso di assenze, ma senza fornire lo stesso contributo. 

Si dovrà lavorare su quello che si sa, ma tenendo le dita incrociate, altrimenti non è da escludere che alcuni scambi possano definitivamente smontare la squadra delle promesse già verso febbraio. Due n°1 al Draft e 3 Top-10 sono un’ossatura che non tante squadre che hanno avviato ricostruzioni possono vantare, ma questo young core va fatto definitivamente fruttare o ci sarà da gettare la spugna


Freschi di vittoria al Mondiale con la Germania, i fratelli Wagner a riprendere la polemica di Noah Lyles presentandosi ad Orlando con la t-shirt dal motto “World Champions of what?”



 

10. TORONTO RAPTORS

 
No. Player Pos Ht Wt Birth Date Exp
Markquis Nowell  (TW) SG 5-8 160 December 25, 1999 us R
Makur Maker C 6-11 235 November 4, 2000 ke R
Garrett Temple SG 6-5 195 May 8, 1986 us 13
Mouhamadou Gueye PF 6-9 210 July 6, 1998 us R
Jeff Dowtin PG 6-3 185 May 10, 1997 us 2
Javon Freeman-Liberty  (TW) PG 6-4 180 October 20, 1999 us R
Ron Harper Jr.  (TW) PF 6-6 245 April 12, 2000 us 1
Dennis Schröder PG 6-3 172 September 15, 1993 de 10
Jalen McDaniels SF 6-9 205 January 31, 1998 us 4
Jakob Poeltl C 7-1 245 October 15, 1995 at 7
Gradey Dick SG 6-8 205 November 20, 2003 us R
Pascal Siakam PF 6-9 230 April 2, 1994 cm 7
Christian Koloko C 7-1 230 June 20, 2000 cm 1
Thaddeus Young PF 6-8 235 June 21, 1988 us 16
Chris Boucher PF 6-9 200 January 11, 1993 lc 6
Otto Porter Jr. SF 6-8 198 June 3, 1993 us 10
Gary Trent Jr. SG 6-5 209 January 18, 1999 us 5
Scottie Barnes SF 6-9 227 August 1, 2001 us 2
OG Anunoby SF 6-7 232 July 17, 1997 gb 6
Malachi Flynn PG 6-1 175 May 10, 1998 us 3
Precious Achiuwa C 6-8 225 September 19, 1999 ng 3

Ricapitoliamo le ultime cinque stagioni dei Toronto Raptors: prima silurano Dwane Casey, fresco di premio di Coach of the Year. Al suo posto mettono Nick Nurse, e al primo tentativo, per un allineamento favorevole degli astri o per quel che volete voi, vincono il titolo NBA. Poi perdono Kawhi Leonard, e al primo anno senza l’artiglio Nurse vince il premio di Coach of the Year, finendo battuti solo per 4-3 in semifinale di conference dai Boston Celtics. Poi mancano l’accesso ai play-off l’anno successivo, chiamano Scottie Barnes al draft (che vincerà il premio di Rookie dell’anno), tornano ai play-off con un record di 48-34. Poi si qualificano al play-in da nona classificata, vengono eliminati dai Chicago Bulls e se ne tornano mestamente a domandarsi che ne sarà di loro negli anni a venire. Se vi è sembrato un percorso da ottovolante, è perché lo è stato.

Però facciamo che chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato, e veniamo al presente.

Dal draft è arrivato Gradey Dick (Gradey è il nome, sì), più che discreto lo scorso anno a Kansas, ma difficile che diventi da subito un elemento centrale del gioco dei Raptors. Dalla free agency il neo campione del mondo ed MVP del mondiale, Dennis Schroeder, che invece partirà presumibilmente da subito in quintetto, insieme ad Anunoby, Barnes, Siakam e Poeltl. Dalla panchina ci sarà poi ancora il “solito” Gary Trent Jr., ci sarà ancora Precious Achiuwa, oltre a Chris Boucher e Otto Porter Jr. che i Raptors sperano si sia ripreso dall’infortunio al piede della scorsa stagione, per poter avere a roster un giocatore che sia almeno vicino a quello che era stato ai Wizards. Insomma, tirando le somme, in Canada si spera che Schroeder sappia supplire alla partenza di Fred VanVleet in direzione Houston: più facile a dirsi che a farsi. Oltretutto, di solito nella NBA di oggi, stare in un limbo tra il play-in tournament e il rischio di non fare proprio i play-off è una di quelle situazioni in cui tutte le squadre stanno malvolentieri, per cui non è escluso che Toronto, dovesse ripetere il 41-41 della scorsa stagione, non si faccia tentare dalla voglia di iniziare da subito il rebuilding. Certo, alcune cose funzionano: i Raptors, giocando con uno dei pace più bassi della Lega (97.1 possessi a partita, cioè uno in meno dei Nuggets campioni e 0.8 in più degli Heat finalisti), sono stati lo scorso anno la squadra che perde meno palloni di tutti (11.7), ma devono migliorare nell’esecuzione dell’attacco della difesa schierata (27esimi per percentuale dal campo, 28esimi nel tiro da tre, 24esimi per assist). Il dubbio è se Schroeder, che è sempre stato un ottimo giocatore per attaccare il canestro, e capace di segnare in più modi, riesca a fare più playmaking di quanto non abbia mai fatto in tutta la sua carriera: anche nei suoi anni migliori ad Atlanta, non è mai andato oltre i 6 assist a partita. Un po’ pochini, se si vuol provare a portare i Raptors fuori dalle secche…

Di sicuro, ai mondiali non era in versione “Dennis combinaguai”

 
 

9. CHICAGO BULLS

 
No. Player Pos Ht Wt Birth Date Exp
Nikola Vučević C 6-10 260 October 24, 1990 ch 12
Terry Taylor PF 6-5 230 September 23, 1999 us 2
Onuralp Bitim  (TW) F 6-6 215 March 31, 1999 tr R
Ayo Dosunmu SG 6-5 200 January 17, 2000 us 2
Torrey Craig SF 6-7 221 December 19, 1990 us 6
Jevon Carter PG 6-1 200 September 14, 1995 us 5
Adama Sanogo  (TW) PF 6-9 245 February 12, 2002 ml R
Julian Phillips SF 6-8 198 November 5, 2003 us R
Coby White SG 6-5 195 February 16, 2000 us 4
Patrick Williams PF 6-7 215 August 26, 2001 us 3
Carlik Jones PG 6-1 185 December 23, 1997 us 2
Zach LaVine SG 6-5 200 March 10, 1995 us 9
Dalen Terry SG 6-7 195 July 12, 2002 us 1
Andre Drummond C 6-10 279 August 10, 1993 us 11
DeMar DeRozan SF 6-6 220 August 7, 1989 us 14
Alex Caruso PG 6-4 186 February 28, 1994 us 6
Lonzo Ball PG 6-6 190 October 27, 1997 us 5

Ammettiamolo pure candidamente: se siete tifosi Bulls, avete più di una ragione di non essere entusiasti del mercato estivo. Certo è che Chicago sembra essere ormai condannata al genere fumettistico-letterario del “What If…?”: i Bulls erano potenzialmente un certo tipo di squadra finché c’era Lonzo Ball, e un’altra squadra dopo il suo forzato, lunghissimo stop. Al momento dell’ultima partita disputata in maglia biancorossa dall’ex UCLA, Chicago era 27-13, mentre in questo anno e mezzo senza Lonzo i Bulls hanno accumulato 59 vittorie e 65 sconfitte.

Vero è che lui si è detto fiducioso circa un possibile rientro, ovviamente se ne riparla per il 2024-25, ma la realtà è che tra lui, LaVine e DeRozan, lo spazio contrattuale non è che fosse ampissimo. Oltretutto, con Ball virtualmente incedibile (chi si sarebbe accollato 20 milioni di contratto per un giocatore che qualche settimana fa si diceva fosse già di fatto un ex giocatore?), e DeRozan che ha già 34 primavere, quello con più mercato era LaVine, che però è ad oggi l’uomo franchigia di Chicago, e scambiarlo tanto per muovere un po’ le acque sarebbe stata una mossa più azzardata che altro.

Tutto da buttare, dunque? Ovviamente no: Chicago è reduce dal play-in dello scorso anno, dove ha fatto fuori i Raptors e messo una discreta paura ai Miami Heat poi finalisti NBA. Ha chiuso la scorsa regular season al quinto posto per Defensive Rating (che è un po’ un marchio di fabbrica per coach Billy Donovan), al quarto per percentuale globale dal campo, al quinto dalla lunetta, perdendo un numero relativamente basso di palloni (13.4 a partita, meglio di loro appena 6 squadre). Segno che comunque l’organizzazione di gioco c’è, ed è servita a sopperire quelle lacune a livello di roster che innegabilmente c’erano e ci sono. Rispetto alla squadra dello scorso anno, è probabile una promozione in pianta stabile in quintetto per l’ex North Carolina Coby White, a fianco di LaVine e DeRozan (che comunque – ricordiamolo – fanno 50 punti a partita in due, non un cattivissimo viatico), con l’onesto Pat Williams e l’altro veterano Nikola Vučević a completare lo starting five.

E fin qui non ci sarebbe niente di male, tutto sommato. Solo che – e qui cominciano i dolori – Chicago ha giocoforza accorciato le rotazioni dello scorso anno, dopo l’addio a Pat Beverley. Così nella second unit vedremo Alex Caruso, Andre “sono il miglior rimbalzista di sempre” Drummond, e un tot di onesti mestieranti tra cui spicca (si fa per dire) il chicagoano Ayo Dosunmu, che però dopo una promettente stagione da rookie, al suo secondo anno non ha messo in mostra quei miglioramenti che i Bulls speravano. La sensazione è che per la squadra di Billy Donovan, prima in NBA per spettatori alle partite in casa, si tratterà di una stagione di transizione, in cui ripetere l’accesso al play-in potrebbe non essere considerato un risultato da buttare, nell’attesa di capire che ne sarà di Lonzo Ball: se il ginocchio del numero 2 non dovesse dare sufficienti garanzie, allora si potrebbe andare di rebuilding, una volta per tutte.  


La giocata difensiva dell’anno è gentilmente offerta da Ayo Dosunmu from Chicago. Ai danni di un certo Kevin Durant, uno non semplicissimo da marcare

 

 

8. ATLANTA HAWKS

 
No. Player Pos Ht Wt Birth Date Exp
Bruno Fernando C 6-9 240 August 15, 1998 ao 4
Jarkel Joiner G 6-1 180 May 20, 1999 us R
Trent Forrest  (TW) SG 6-4 210 June 12, 1998 us 3
Wesley Matthews SG 6-4 220 October 14, 1986 us 14
Seth Lundy  (TW) SF 6-6 220 April 2, 2000 us R
Miles Norris  (TW) F 6-10 220 April 15, 2000 us R
Kobe Bufkin SG 6-4 195 September 21, 2003 us R
Mouhamed Gueye PF 6-11 210 November 9, 2002 sn R
Bogdan Bogdanović SG 6-6 220 August 18, 1992 rs 6
De’Andre Hunter SF 6-8 225 December 2, 1997 us 4
Dejounte Murray SG 6-4 180 September 19, 1996 us 6
Patty Mills PG 6-1 180 August 11, 1988 au 14
AJ Griffin SF 6-6 222 August 25, 2003 us 1
Garrison Mathews SG 6-5 215 October 24, 1996 us 4
Clint Capela C 6-10 240 May 18, 1994 ch 9
Trae Young PG 6-1 164 September 19, 1998 us 5
Jalen Johnson SF 6-9 220 December 18, 2001 us 2
Saddiq Bey SF 6-7 215 April 9, 1999 us 3
Onyeka Okongwu C 6-8 235 December 11, 2000 us 3

Dopo l’exploit del 2021, gli Atlanta Hawks sono entrati in un periodo di grande instabilità in cui i risultati della squadra non sono stati all’altezza delle aspettative e, in generale, è sembrato che la franchigia avesse perso completamente la bussola. Nel tentativo di ritrovare la rotta, già nel corso della scorsa stagione sono arrivati importanti cambiamenti in Georgia. A dicembre si è dimesso il presidente delle basketball operation Travis Schlenk, sostituito da Landry Fields, che ha a sua volta nominato come proprio assistente Kyle Korver. Tali novità a livello dirigenziale hanno avuto presto conseguenze anche sul campo. A febbraio, infatti, il nuovo front office degli Hawks ha deciso di licenziare Nate McMillan e di nominare come nuovo Head coach della squadra – dopo una breve reggenza di Joe Prunty – Quin Snyder, che ad Atlanta aveva fatto da assistente a coach Budenholzer. Già nelle ultime partite della scorsa stagione è sembrato che la squadra stesse trovando una nuova identità di gioco, riuscendo anche a togliersi la soddisfazione di battere al play-in i futuri finalisti Miami Heat e di portare i Boston Celtics a gara 6 nel primo turno di playoff.

Il quinquennale firmato da coach Snyder sembra essere dunque il punto di partenza per il nuovo progetto tecnico di Atlanta. Nei suoi anni a Utah, Snyder ha dimostrato una grande capacità di valorizzare le risorse a sua disposizione, con un sistema offensivo divertente e basato sui principi della motion offense. Un sistema di gioco che, se replicato ad Atlanta, potrebbe facilitare lo sviluppo di un roster dotato di ali molto intriganti e con tiro perimetrale – AJ Griffin, Saddiq Bey e De’Andre Hunter – e lunghi solidi come Capela e Okongwu, a cui si vanno ad aggiungere Dejounte Murray (fresco di rinnovo quadriennale) e i vari Bogdan Bogdanovic, Jalen Johnson, Patty Mills, Wesley Matthews e il nuovo arrivato Kobe Bufkin.   

L’indubbia qualità del roster, l’arrivo di Snyder e un sistema di gioco perfetto per accumulare vittorie in regular season concorrono a pronosticare una stagione migliore rispetto alla scorsa, conclusasi con un record di 41-41. I grandi punti interrogativi rimangono però sulla stella della squadra, Trae Young, che negli anni ha palesato grossi limiti caratteriali, oltre che difensivi. La cessione di John Collins a Utah ha tolto ai giornalisti che seguono Atlanta il principale passatempo degli ultimi anni – ossia accostarlo a qualsiasi squadra di basket sulla faccia della Terra – quindi l’attenzione tornerà tutta sul numero 11. Se Snyder riuscirà a convincere la sua stella a tenere meno la palla in mano, Atlanta potrà tornare a guardare il proprio futuro con ottimismo. Se Young non si dimostrerà sufficientemente maturo, non è da escludersi che il suo futuro possa essere lontano dalla Georgia. 

Le scarpe con cui si è presentato Young al MSG, prima di perdere di 24 contro i Knicks

 

 

 

7. BROOKLYN NETS

 
No. Player Pos Ht Wt Birth Date Exp
Cameron Johnson PF 6-8 210 March 3, 1996 us 4
Patrick Gardner C 6-11 245 June 16, 1999 us R
Kennedy Chandler G 6-0 171 September 16, 2002 us 1
Harry Giles C 6-11 240 April 22, 1998 us 3
Trendon Watford PF 6-9 240 November 9, 2000 us 2
Armoni Brooks  (TW) PG 6-3 195 June 5, 1998 us 2
Dariq Whitehead SF 6-7 220 August 1, 2004 us R
Lonnie Walker IV SG 6-4 204 December 14, 1998 us 5
Noah Clowney PF 6-10 210 July 14, 2004 us R
Dennis Smith Jr. PG 6-2 205 November 25, 1997 us 6
Ben Simmons PG 6-10 240 July 20, 1996 au 5
Jalen Wilson  (TW) PF 6-8 225 November 4, 2000 us R
Nic Claxton C 6-11 215 April 17, 1999 us 4
Dorian Finney-Smith PF 6-7 220 May 4, 1993 us 7
Mikal Bridges SG 6-6 209 August 30, 1996 us 5
Cam Thomas SG 6-4 210 October 13, 2001 jp 2
Spencer Dinwiddie PG 6-5 215 April 6, 1993 us 9
Day’Ron Sharpe C 6-11 265 November 6, 2001 us 2
Royce O’Neale SF 6-4 226 June 5, 1993 us 6

Ci perdonerà George Santayana se, pur non padroneggiando la conoscenza della sua intera opera filosofica, ci appropriamo di una sua – abusata quanto veritiera – massima: “quelli che non sanno ricordare il passato sono condannati a ripeterlo.”

I Nets possono essere iscritti a pieno titolo in questa categoria, dato che per la seconda volta in meno di dieci anni hanno visto naufragare tragicamente il tentativo di costruire quasi dal nulla un super team dalla free agency.

E se a loro discolpa questo parziale naufragio è stato causato da un conseguirsi di infortuni, malumori, problemi extra-campo ed equivoci tattici appena nascosti sotto il pelo dell’acqua, resta la circostanza che in quattro stagioni un gruppo che sulla carta aspirava al titolo abbia superato solo una volta il primo turno – contro dei Celtics a fine ciclo Stevens – e non sia mai riuscito ad andare oltre le cinquanta vittorie.
In sostanza, è legittimo affermare che il ciclo Durant/Irving/Harden concluso lo scorso febbraio non abbia poi raccolto tanto di più del gruppo di rinnegati di Atkinson che D’Angelo Russell aveva trascinato ai playoff nel 2019.

Sfumato – forse per il meglio – anche l’ingaggio di Lillard i Nets si avvicinano ad una stagione di transizione che presenta molte più domande che certezze. 

L’incognita più grande riguarda l’eventualità che Ben Simmons riesca a invertire il trend discendente che la sua carriera ha precocemente preso nelle ultime stagioni. 

É sembrato molto più esplosivo e dinamico rispetto alla pallida versione di sé mostrata lo scorso anno – anche se è noto che Offseason Ben Simmons è uno dei tre giocatori migliori di sempre assieme a Hoodie Melo e Kobe Hollis-Jefferson.

In realtà forse è tardi per vederlo diventare un giocatore generazionale, ma rimane un mix unico di atletismo e tecnica da considerare centrale in questo progetto, tanto che Vaughn ha già annunciato che sarà lui il primo playmaker della squadra. 

Sarebbe tuttavia un crimine rinunciare troppo al trattamento di palla del play Dinwiddie, uno dei “ragazzi di Atkinson” tornato alla base, quarto giocatore della lega per assist nella che nella seconda metà di stagione in maglia Nets.

Mikal Bridges e Cam Thomas saranno deputati alla porzione maggiore della produzione offensiva: il primo è uno dei migliori difensori perimetrali della lega e anche al mondiale ha mostrato di avere potenziale realizzativo da esplorare, il secondo è già un buono scorer ma deve raffinare la propria efficacia difensiva. 

In generale il punto di forza di questa squadra è proprio la qualità sul lato difensivo del campo: oltre al già citato Bridges, lo stesso Simmons al suo meglio era in considerazione per il DPOY,  lo Slim Reaper Nic Claxton è un perno difensivo affidabile a protezione del ferro, la panchina molto alta e composta da giocatori difensivamente versatili come Finney-Smith, Royce O’Neale e Cameron Johnson.

I dubbi riguardano semmai di più la fase offensiva, in particolare per quanto riguarda la shot creation, nonché l’effettiva amalgama che questo gruppo riuscirà a raggiungere.
Una squadra che ha la potenzialità di esprimersi bene in difesa come questi Nets dovrebbe poter raggiungere le 40 vittorie. 

Se tuttavia la competitività non fosse quella sperata, non è da escludere che a metà stagione giocatori in scadenza come Dinwiddie, O’Neale o lo stesso Claxton partano verso altri lidi in cambio di scelte al draft, di cui i Nets sono tragicamente privi fino al 2025. 

In tal caso, naturalmente, il posizionamento finale sarà meno lusinghiero.

Alla prima conferenza stampa da nuovi giocatori dei Nets, Bridges e Johnson ovviamente insieme a spiegare il motivo del loro soprannome “The Twins” (“i gemelli”)

 

 

6. CLEVELAND CAVALIERS

 
No. Player Pos Ht Wt Birth Date Exp
Isaiah Mobley  (TW) PF 6-10 240 September 24, 1999 us 1
Zhaire Smith G 6-3 205 June 4, 1999 us 2
Tristan Thompson PF 6-9 254 March 13, 1991 ca 12
Sharife Cooper PG 6-1 180 June 11, 2001 us 1
Pete Nance F 6-11 230 February 19, 2000 us R
Justin Powell G 6-6 197 May 9, 2001 us R
Emoni Bates  (TW) SF 6-10 170 January 28, 2004 us R
Ty Jerome SG 6-5 195 July 8, 1997 us 4
Caris LeVert SG 6-6 205 August 25, 1994 us 7
Georges Niang PF 6-7 230 June 17, 1993 us 7
Max Strus SF 6-5 215 March 28, 1996 us 4
Isaac Okoro SF 6-5 225 January 26, 2001 us 3
Craig Porter Jr.  (TW) PG 6-2 186 February 26, 2000 us R
Sam Merrill SG 6-4 205 May 15, 1996 us 3
Dean Wade PF 6-9 228 November 20, 1996 us 4
Ricky Rubio PG 6-2 190 October 21, 1990 es 12
Darius Garland PG 6-1 192 January 26, 2000 us 4
Damian Jones C 6-11 245 June 30, 1995 us 7
Jarrett Allen C 6-11 243 April 21, 1998 us 6
Evan Mobley PF 7-0 215 June 18, 2001 us 2
Donovan Mitchell SG 6-1 215 September 7, 1996 us 6

I Cleveland Cavaliers sono reduci da un’ottima regular season chiusa al quarto posto nella Eastern Conference, grazie al nono attacco, ma soprattutto alla miglior difesa della Lega. Come noto, però, i playoff sono una sorta di stato di natura hobbesiano, in cui soccombe chi non riesce a nascondere le proprie debolezze. E già nel primo turno contro i New York Knicks, Cleveland ha messo in mostra tutti i limiti del proprio roster: una coppia di guardie undersized per l’NBA, una coppia di lunghi senza tiro e una sorta di buco nero nel ruolo di ala piccola, dove coach Bickerstaff ha provato a ruotare senza successo i vari Okoro, LeVert, Stevens e Osman. Il risultato è stato un netto 4-1 per i Knicks, che hanno messo significativamente sotto Cleveland anche a rimbalzo, non proprio il massimo se giochi con due lunghi.

L’esposizione così palese dei limiti strutturali della squadra ha convinto il front office della franchigia ad intervenire in modo mirato durante la offseason per colmare queste lacune. Vanno sicuramente in questo senso le aggiunte di Max Strus (quadriennale da 63 milioni) e Georges Niang, arrivati in Ohio per portare maggiore pericolosità dall’arco e migliorare le spaziature, strozzate in passato dalla contemporanea presenza in campo di Allen, Mobley e Okoro. Proprio quest’ultimo sarà il più penalizzato dall’arrivo di Strus, ma evidentemente la dirigenza dei Cavs ha ritenuto che il suo percorso per diventare un 3&D affidabile stia procedendo troppo a rilento. Chissà se il contract year porterà a un’improvvisa impennata delle sue percentuali dalla linea da tre punti.

Il fattore che determinerà le sorti della squadra è però lo sviluppo di Evan Mobley. Se già oggi è uno dei migliori difensori della Lega (lo scorso anno è stato nominato nel primo quintetto difensivo NBA) e serio candidato alla vittoria finale del premio di miglior difensore dell’anno, in attacco ci si attende un importante passo in avanti. L’aggiunta di un tiro in sospensione solido – ancor meglio se da tre punti – cambierebbe completamente le prospettive della squadra e faciliterebbe enormemente la costruzione di un attacco più fluido. L’alternativa sarebbe utilizzarlo da centro e, in questo senso, un assist involontario per accelerare tale processo potrebbe essere l’infortunio alla caviglia di Jarrett Allen, per il quale l’ex Nets è in dubbio per le prime partite della stagione.

In conclusione, Cleveland sembra poter confermare i buoni risultati raggiunti lo scorso anno in regular season. Ci si aspetta però che i nuovi arrivi e lo sviluppo delle sue giovani stelle portino la squadra almeno al Secondo turno dei playoff, altrimenti il rischio che Donovan Mitchelldecida di fare le valigie è molto alto.

Prima di lasciare Cleveland, Robin Lopez ci ha regalato questa perla

 
 

5. NEW YORK KNICKS

 
No. Player Pos Ht Wt Birth Date Exp
RJ Barrett SG 6-6 214 June 14, 2000 ca 4
Mamadi Diakite F 6-9 228 January 21, 1997 gn 3
Brandon Goodwin G 6-0 180 October 2, 1995 us 4
Ryan Arcidiacono PG 6-3 195 March 26, 1994 us 6
Charlie Brown Jr. G 6-6 199 February 2, 1997 us 3
Duane Washington Jr. SG 6-3 210 March 24, 2000 de 2
Dylan Windler  (TW) SF 6-6 196 September 22, 1996 us 3
Donte DiVincenzo SG 6-4 203 January 31, 1997 us 5
Jacob Toppin SF 6-9 205 May 8, 2000 us R
DaQuan Jeffries SG 6-5 230 August 30, 1997 us 4
Immanuel Quickley SG 6-3 190 June 17, 1999 us 3
Isaiah Hartenstein C 7-0 250 May 5, 1998 us 5
Jalen Brunson PG 6-2 190 August 31, 1996 us 5
Mitchell Robinson C 7-0 240 April 1, 1998 us 5
Jericho Sims C 6-10 245 October 20, 1998 us 2
Julius Randle PF 6-8 250 November 29, 1994 us 9
Josh Hart SF 6-5 215 March 6, 1995 us 6
Evan Fournier SG 6-7 205 October 29, 1992 fr 11
Quentin Grimes SG 6-5 205 May 8, 2000 us 2
Miles McBride PG 6-2 200 September 8, 2000 us 2

Brunson, Grimes, Barrett, Randle, Robinson. Quintetto che vince (una serie playoff, la prima per gli arancioblu dal 2013, cioè dall’anno in cui c’erano Kidd e Melo) non si cambia. Casomai si integra. Sì, perché i Knicks hanno deciso di fare movimenti di mercato solo per creare un supporting cast più adeguato rispetto a quello che avevano in passato. Firmando, ad esempio, il loro quarto giocatore proveniente dalla squadra di Villanova del 2016, Donte DiVincenzo, che si aggiunge così ad Arcidiacono, Hart e al già citato Jalen Brunson, al punto che Hunter DeSiver, giornalista di Sports Illustrated, ha coniato per questa squadra il nomignolo di ‘Nova Knicks.

In estate ci si è liberati di Obi Toppin, uno su cui a New York si riponevano aspettative mica male, e del resto stiamo parlando del giocatore dell’anno in NCAA nel 2020, ma che alla prova dei fatti ha dimostrato di poter essere, in questo contesto, un onesto gregario e poco altro. Del resto, però, anche Big Ragù non è che sia il nuovo Chris Mullin, ma è altresì vero che Thibodeau è da sempre stato un coach che ai suoi giocatori chiede applicazione e dedizione prima ancora che talento: sin da quando era assistente allenatore ai Boston Celtics, infatti, il suo mantra era che le partite si vincono mettendo in atto la miglior difesa possibile. I Knicks giocano un attacco ben bilanciato (117.8 di offensive rating, mica male), che a un pace tutto sommato basso fa però tirar fuori una media punti di tutto rispetto (116.0 a partita) anche in considerazioni di percentuali al tiro non eccelse (47% dal campo, 35.4% da tre, 76.1% ai liberi). Prendono un sacco di rimbalzi (46.6 totali, 12.6 offensivi, terzi in entrambe le categorie, tengono gli avversari al 46.2% dal campo (terzi anche qua). La strategia dei vertici Knicks, dopo anni passati ad inseguire invano tutti i free agent più appetibili sul mercato, poi puntualmente finiti altrove anche per le altissime aspettative che si creano nei confronti di chiunque indossi quella casacca, sembra stavolta più sensata: restituire continuità di risultati, quindi credibilità, ad una delle franchigie più storiche della NBA (una delle solo due ad aver disputato tutti i campionati di NBA senza aver mai cambiato di città), che però troppo spesso è stata sopraffatta dal semplice fatto di essere LA squadra di New York, situazione non cambiata di molto da quando i Nets si sono spostati dal New Jersey a Brooklyn. Le ultime NBA Finals (perse) risalgono al 1999, l’ultimo titolo ha da poco compiuto il mezzo secolo di età. Ciò nonostante, i Knicks sono ancora oggi una delle squadre più amate e seguite al mondo. Non sarà questo l’anno giusto per tornare alle finali, probabilmente, a meno di clamorosi e poco probabili stravolgimenti del roster ad anno in corso, ma se anche solo riuscissero a fare quel passettino in più, cioè tornare alle finali di conference che mancano dal 2000, a New York potrebbero dirsi felici.

E poi chissà: nel 2024 andranno in free agency Anthony Davis, Kawhi Leonard, Paul George, Pascal Siakam…

Big Ragù era stato attento alle lezioni di Steph, che aveva approvato…

 

4. PHILADELPHIA 76ERS

 
No. Player Pos Ht Wt Birth Date Exp
Terquavion Smith  (TW) PG 6-4 165 December 31, 2002 us R
Kelly Oubre Jr. SF 6-7 203 December 9, 1995 us 8
Danny Green SG 6-6 215 June 22, 1987 us 14
David Duke Jr. SG 6-5 205 October 13, 1999 us 2
Javonte Smart PG 6-4 205 June 3, 1999 us 1
Filip Petrušev F-C 6-11 234 April 15, 2000 rs R
Ąžuolas Tubelis  (TW) PF 6-11 245 March 22, 2002 lt R
Montrezl Harrell C 6-7 240 January 26, 1994 us 8
Paul Reed C 6-9 210 June 14, 1999 us 3
Patrick Beverley PG 6-1 180 July 12, 1988 us 11
Mo Bamba C 7-0 231 May 12, 1998 us 5
Tobias Harris SF 6-8 226 July 15, 1992 us 12
Ricky Council IV  (TW) SG 6-6 205 August 3, 2001 us R
Dewayne Dedmon C 7-0 245 August 12, 1989 us 10
James Harden PG 6-5 220 August 26, 1989 us 14
Danuel House Jr. SF 6-6 220 June 7, 1993 us 7
P.J. Tucker PF 6-5 245 May 5, 1985 us 12
Joel Embiid C 7-0 280 March 16, 1994 cm 7
Furkan Korkmaz SG 6-7 202 July 24, 1997 tr 6
Jaden Springer SG 6-4 204 September 25, 2002 us 2
Tyrese Maxey SG 6-2 200 November 4, 2000 us 3
De’Anthony Melton SG 6-2 200 May 28, 1998 us 5

Quando Damocle, cortigiano del tiranno Dionigi di Siracusa, si trovò al tavolo del sovrano, non poté che meravigliarsi del lusso e della ricchezza delle portate, salvo accorgersi al termine della cena che sopra alla sua testa era sospesa una spada legata ad un sottile crine di cavallo, a simboleggiare il pericolo che il tiranno viveva quotidianamente.

La situazione a Phila è questa. 

Anzi se possibile c’è una pluralità di spade concatenate tra loro che mettono in pericolo l’esito della stagione e le prospettive del prossimo futuro della franchigia. 

La prima, naturalmente, è l’eclatante richiesta di trasferimento avanzata da James Hardendurante l’estate.

Sarà necessario valutare cosa Phila potrà ottenere in cambio, se effettivamente qualche squadra sarà disposta a investire ancora su Harden dopo che le terrificanti prestazioni contro i Celtics – ma anche contro gli Heat – hanno posto seri dubbi sulla sua capacità di guidare la squadra nei momenti più importanti della stagione e messo in ombra quanto di buono fatto nella scorsa regular season – comunque da 20+10 – ed in particolare il suo ruolo fondamentale come facilitatore per i compagni. 

E anche quale sarà il livello messo in campo da Harden qualora non riuscisse a partire, anche se sarebbe nel suo interesse giocare al meglio trovandosi in contract year.
La situazione potrebbe trascinarsi fino a Febbraio, dato che Morey non ha intenzione di svendere. 

La seconda “spada” riguarda l’altra stella della squadra, ovvero l’MVP della scorsa stagione Joel Embiid, il quale ha dichiarato più volte che vuole vincere qualcosa al più presto, ed è indicativa in tal senso  la sua decisione di giocare con Team USA alle prossime Olimpiadi. 

Il camerunense ha inanellato prestazioni paragonabili – se non peggiori – a quelle di Harden in postseason, ma rimane uno dei due migliori centri della lega, è nel prime della sua carriera e con cinque anni di contratto: se anche questa stagione si concludesse con una mesta uscita al secondo turno e diventasse scontento, una sua richiesta di trasferimento risulterebbe tragica.
Anche perché ad oggi è l’unico punto fermo di un gruppo che sembra all’ultimo treno. 

Oltre ad Embiid gli unici ad avere più di un anno di contratto sono il veterano tuttofare P.J. Tucker, arma tattica rilevante ma che avvicina i 40 anni, il centro BBall Paul Reed, che si è dimostrato un vulcano di energia difensiva e troverà ancora maggior spazio per il grave infortunio di Harrell, e il sophomore Jaden Springer, un buon difensore sugli esterni da tenere d’occhio.

La terza “spada” è rappresentata dal contract year di Tyrese Maxey, che l’anno scorso è stato uno dei realizzatori più efficienti della lega e che in assenza di Harden sarebbe chiamato ad un ruolo ancora più centrale nell’attacco dei Sixers, anche in termini di regia: il 22enne è stato uno degli ultimi a mollare nelle ultime gare contro Boston e sarebbe un crimine non riuscire a rinnovarlo.

Sono in scadenza anche De’Anthony Melton, l’altro indiziato principale a dover fare un passo avanti in questa stagione per quanto riguarda la  produzione offensiva, e Tobias Harris, il cui valore come two-way player è stato negli anni incredibilmente sminuito dal fatto di essere un roleplayer pagato 40 milioni.

A completare la rotazione ci saranno Kelly Oubre Jr., un affare al minimo salariale per i punti che ha nelle mani, e l’albatross Mo Bamba, finora è stato molto meglio concettualmente che non per le prestazioni – soprattutto difensive – messe in campo da un 2 metri e 11 con 239 cm di apertura alare. Gli innesti ulteriori di Pat Beverley e Danny Green, per quanto ottimi con un contorno di patate, sembrano quantomeno complementari al nuovo corso tecnico.

L’ingrato compito di districare questa matassa è infatti stato affidato a Nick Nurse, un uomo che sedeva nella panchina avversaria all’epoca di “The Shot” di Kawhi Leonard e che ha già mostrato di saper costruire sistemi difensivi molto efficaci e gestire adeguatamente giocatori dal carattere difficile.
Premesse le incognite di cui in narrativa, anche senza Harden questa squadra dovrebbe avere i mezzi e la guida adeguata per raggiungere almeno le 50 vittorie. Ad oggi però non sembra in grado di competere con le vere corazzate ad est, perciò è difficile pronosticare un risultato superiore alle semifinali di Conference. 

Joel Embiid a ripassare l’inno nazionale dopo la scelta di indossare la maglia di Team USA

 

 

3. MIAMI HEAT

 
No. Player Pos Ht Wt Birth Date Exp
Josh Richardson SG 6-5 200 September 15, 1993 us 8
R.J. Hampton  (TW) PG 6-4 175 February 7, 2001 us 3
Cheick Diallo C 6-8 219 September 13, 1996 ml 5
Justin Champagnie SF 6-6 200 June 29, 2001 us 2
Cole Swider SF 6-9 220 May 8, 1999 us 1
Jamal Cain  (TW) PF 6-7 191 March 20, 1999 us 1
Kevin Love PF 6-8 251 September 7, 1988 us 15
Jaime Jaquez Jr. SF 6-7 225 February 18, 2001 us R
Orlando Robinson C 7-0 235 July 10, 2000 us 1
Thomas Bryant C 6-10 248 July 31, 1997 us 6
Bam Adebayo C 6-9 255 July 18, 1997 us 6
Dru Smith  (TW) SG 6-3 203 December 30, 1997 us 1
Tyler Herro SG 6-5 195 January 20, 2000 us 4
Caleb Martin SF 6-5 205 September 28, 1995 us 4
Nikola Jović PF 6-10 209 June 9, 2003 gb 1
Haywood Highsmith PF 6-7 220 December 9, 1996 us 3
Jimmy Butler PF 6-7 230 September 14, 1989 us 12
Duncan Robinson SF 6-7 215 April 22, 1994 us 5
Kyle Lowry PG 6-0 196 March 25, 1986 us 17

I Miami Heat, reduci dalla seconda finale NBA in quattro anni, hanno approcciato la offseason con un solo obiettivo in mente: portare in Florida Damian Lillard, forti della chiara preferenza indicata dal giocatore alla dirigenza di Portland. Ma le loro speranze si sono infrante quando Lillard ha raggiunto Giannis Antetokounmpo in quel di Milwaukee. Operazione che, per soprammercato, ha visto gli Heat rimanere nuovamente a bocca asciutta quando i Celtics hanno ottenuto Jrue Holiday in conseguenza dello scambio di Dame. Ora gli Heat partono da netti sfavoriti rispetto alle due principali rivali dell’Est, non volendo tenere in conto Philadelphia e la grana Harden ancora da risolvere.

Rispetto alla squadra della passata stagione, Miami ha perso due titolari, anche se non di primo piano. Max Strus ha firmato un contratto con i Cavaliers che per la franchigia della Florida sarebbe stato comunque fuori budget, ma Gabe Vincent avrebbe forse potuto essere confermato se gli Heat non avessero inseguito un pesce più grande. Gli arrivi di Josh Richardson e Thomas Bryant potrebbero aiutare a colmare alcune lacune, ma nessuno dei due sembra essere un difference maker per una squadra che vuole puntare al titolo, nemmeno considerando un possibile boost prestazionale generato dall’ormai famosa Heat Culture. 

Un buon contributo è atteso da Nikola Jović, che ai Mondiali ha mostrato lampi del suo abbagliante potenziale, e dal rookie Jaime Jáquez Jr., giocatore di carattere ed energia che sembra calzare a pennello nel contesto in cui è approdato.

Dopo essere stato l’oggetto principale delle trattative per Lillard (e di tutti gli altri potenziali target di mercato degli ultimi due anni), Tyler Herro è ancora un giocatore degli Heat. Si è discusso molto sul suo valore, soprattutto sul fatto che i Trail Blazers non lo ritenessero all’altezza come contropartita della loro ex-stella. Questa potrebbe rivelarsi una motivazione in più per l’ex-Kentucky, che un anno fa ha saltato l’intera corsa alle Finals a causa di una frattura alla mano e che probabilmente sente di avere un conto in sospeso con il destino.

Sperando che BamAdebayo continui, oltre a essere uno dei primi cinque difensori sulla piazza, con il suo percorso di miglioramento offensivo, che Caleb Martin confermi il livello di rendimento degli ultimi playoff e che Duncan Robinson riesca a rimanere fuori dalla “cuccia” di coach Spoelstra in cui è stato relegato per lunghi tratti della passata stagione, il destino degli Heat resta legato a doppio filo con quello di Jimmy Butler. 

Butler è riuscito ancora una volta a portare questa squadra oltre i propri limiti, anche dopo una stagione regolare pessima in termini di risultati. Ma sebbene abbia una spiccata propensione a esaltarsi nelle grandi partite (per referenze citofonare ai Milwaukee Bucks, ai Boston Celtics, etc.) non è un grande realizzatore, né un giocatore che, per età e logorio fisico, potrà continuare a lungo a trascinare la baracca.

Idealmente, Jimmy avrebbe bisogno di avere a fianco uno scorer di primo livello, per potersi centellinare per le situazioni più calde e conservare energie per la difesa. Adebayo non sarà mai quel tipo di giocatore e Herro forse nemmeno (anche se, considerata l’età, non si può ancora scrivere un giudizio definitivo), non parliamo degli altri componenti del roster. Ecco perché l’aggiunta di Lillard sarebbe stata perfetta, ma “con i se e con i ma, la storia non si fa”.

L’impressione è quindi che, per quanto Butler, Adebayo e Herro siano tre potenziali All-Star e Spoelstra probabilmente il miglior allenatore di tutta la NBA, gli Heat non abbiano munizioni a sufficienza per battere Bucks e Celtics in una serie alle sette partite. Ma è anche vero che lo scorso anno pensavamo la stessa cosa e sappiamo benissimo come sia andata a finire…

Il titolo NBA forse no, ma con l’acconciatura “emo” di Jimmy Butler il lineup dei Miami Heat ha già vinto tutto il resto

 
 
 

2. MILWAUKEE BUCKS

 
No. Player Pos Ht Wt Birth Date Exp
A.J. Green SG 6-4 200 September 27, 1999 us 1
Kihei Clark G 5-10 172 January 25, 2000 us R
Elijah Hughes F 6-5 215 March 10, 1998 us 2
Glenn Robinson III G-F 6-6 222 January 8, 1994 us 7
Cameron Payne PG 6-1 183 August 8, 1994 us 8
Marques Bolden C 6-10 249 April 17, 1998 us 2
TyTy Washington Jr.  (TW) PG 6-3 197 November 15, 2001 us 1
Thanasis Antetokounmpo PF 6-6 219 July 18, 1992 gr 5
Jae Crowder PF 6-6 235 July 6, 1990 us 11
Chris Livingston SF 6-6 220 October 15, 2003 us R
Damian Lillard PG 6-2 195 July 15, 1990 us 11
Andre Jackson Jr. SG 6-6 210 November 13, 2001 us R
Khris Middleton SF 6-7 222 August 12, 1991 us 11
Brook Lopez C 7-0 282 April 1, 1988 us 15
Malik Beasley SG 6-4 187 November 26, 1996 us 7
Robin Lopez C 7-0 281 April 1, 1988 us 15
Pat Connaughton SF 6-5 209 January 6, 1993 us 8
MarJon Beauchamp SF 6-6 199 October 12, 2000 us 1
Bobby Portis PF 6-10 250 February 10, 1995 us 8
Giannis Antetokounmpo PF 7-0 242 December 6, 1994 gr 10

Hanno perso, hanno deluso, ma restano i favoriti. Forse non quelli assoluti, ma ci vanno vicini. I Milwaukee Bucks sono la squadra più completa del lotto e sono forti di un gruppo che è rimasto più o meno quello vincente del 2021. Il tempo è passato e le delusioni sono arrivate, a provare a dare ragione a chi aveva parlato di stagione della vita, più che di merito. Ma la programmazione è sotto gli occhi di tutti e con la blockbuster trade dell’estate, le chance sono altissime. 

A pagare dazio per quelle delusioni di cui sopra Mike Budenholzer, che sconta l’incapacità di restituire alla squadra le sensazioni vincenti che portarono all’anello. E forse starà tutta qui la differenza tra trionfo e fallimento per i Cervi quest’anno: lo staff tecnico dovrà trovare le nuove soluzioni tra questa squadra e Damian Lillard, senza far crollare il castello. Non sono buonissimi i segnali in questi giorni: Adrian Griffin da un paio di giorni deve fare i conti con le dimissioni per divergenze del veterano ma suo assistente Terry Stotts. Non esattamente un gran notizia alla vigilia della stagione. L’altro motivo per cui i dubbi si accentrano sul coaching staff è il fatto che la squadra c’è, eccome. Giannis Antetokounmpo non va presentato: non esce dai top-3 della lega, si presenta con una stagione da 30 punti, 12 rimbalzi e 5 assist abbondanti di media ed è il sole attorno a cui ruota il sistema Bucks. Accontentato sulla competitività con l’arrivo di Dame. Si è già scritto e detto tanto dall’arrivo di Lillard in Wisconsin. Nell’era dei superteam l’accoppiata Dame-Giannis è comunque irreale, tanto da convincere la franchigia a chiudere con Holiday. E d’altronde i due colmano vuoti a vicenda: Antetokounmpo trova un portatore di palla d’elite, Lillard trova l’interno di classe superiore che è sempre servito al suo gioco. Aumenterà il pick&roll (Lillard ha giocato così il 40% dei suoi possessi l’anno scorso, segnando 1,13 punti a possesso), certamente non il punto di forza del greco, e se le difese avranno l’ardire di andare a pressare alto Lillard, si ritroveranno con Giannis libero per il tiro corto; viceversa il rischio di lasciare Lillard (o Middleton o Lopez) dalla distanza è uno di quelli da correre poco o niente in partita. 

Potremmo andare avanti ore sulle possibilità con quei due (beato Adrian Griffin) ma, come dicevamo, anche il resto della squadra non scherza. Partiamo dal quintetto: Brook Lopez, tornato a pieno regime e filler perfetto con Giannis tra i lunghi, è più di una polizza assicurativa, in attacco per riempire dove il Greek Freak lascia spazio, in difesa dominante come sempre (2022/23 da 2,5 stoppate a partite e appena il 7% realizzativo lasciato agli avversari sotto le plance, quando era in campo). Khris Middleton fu decisivo nell’anno del titolo e può tornare ad esserlo se il fisico lo assiste. Approda ai Bucks anche un affamato Malik Beasley, dopo un’esperienza deludente e con poco spazio ai Lakers: ha tutte le carte in regola per accedere con continuità al quintetto e, coi giusti scarichi, può tornare ai suoi livelli se non superarli. Una second unit che può annoverare Jae Crowder e Bobby Portis è stellare e i due sanno già cosa fare in questa squadra, Robin Lopez e Cameron Payne sono ottimi per ridare fiato nei loro ruoli. La profondità c’è e la sensazione è che sia già un “ci vediamo a maggio e valutiamo dove sono gli altri”.

Di dubbi è lecito che ce ne siano, ma per non vedere i Bucks tra le squadre da battere, soprattutto ad Est, in questa stagione, ci sono soltanto due modi: malafede e necessità di un lavoro prolungato con uno specialista. Poi il campo parlerà e le cose potrebbero andare bene: dirlo ora, però, non ha nessuna valenza al di sopra di una premonizione ultraterrena.

It’s Dame Time in Milwaukee

 

 

1. BOSTON CELTICS

 
No. Player Pos Ht Wt Birth Date Exp
Oshae Brissett SF 6-7 210 June 20, 1998 ca 4
Wenyen Gabriel PF 6-9 205 March 26, 1997 sd 4
DJ Steward G 6-2 163 October 2, 2001 us R
Lamar Stevens PF 6-6 230 July 9, 1997 us 3
Neemias Queta  (TW) C 7-0 245 July 13, 1999 pt 2
Svi Mykhailiuk SF 6-7 205 June 10, 1997 ua 5
Jay Scrubb  (TW) SG 6-5 220 September 1, 2000 us 3
Dalano Banton PG 6-9 204 November 7, 1999 ca 2
JD Davison  (TW) SG 6-3 195 October 3, 2002 us 1
Jordan Walsh SF 6-7 205 March 3, 2004 us R
Kristaps Porziņģis PF 7-3 240 August 2, 1995 lv 7
Al Horford C 6-9 240 June 3, 1986 do 16
Sam Hauser SF 6-8 215 December 8, 1997 us 2
Luke Kornet C 7-2 250 July 15, 1995 us 6
Jrue Holiday PG 6-4 205 June 12, 1990 us 14
Derrick White SG 6-4 190 July 2, 1994 us 6
Jayson Tatum SF 6-8 210 March 3, 1998 us 6
Payton Pritchard PG 6-1 195 January 28, 1998 us 3
Jaylen Brown SF 6-6 223 October 24, 1996 us 7

La domanda principale su Boston è, come sempre, se valga la pena considerarla una contender. La delusione della finale di Conference dell’anno scorso e l’inversione a U nel mercato estivo sono probabilmente l’una la conseguenza dell’altra, cosa che ha aumentato le incognite ma ha anche provato a dare nuove speranze alle C, incastrate da troppo tempo nel limbo dei vorrei ma non riesco. 

Partiamo dal mercato: era atteso e comprensibile il rinnovo più oneroso di sempre per Jaylen Brown, su cui ricadranno ancora più speranze e attese. Ad aver spiazzato i tifosi biancoverdi è stato scoprire all’improvviso di dover dire addio a Marcus Smart. L’uomo simbolo dei Celtics degli ultimi anni e che incarnava perfettamente lo spirito di squadra: una squadra, che evidentemente il front office ha giudicato ancora troppo legata a Udoka e che vuole dare più in mano a Joe Mazzulla, quanto meno per evitare la sensazione di essere un po’ a metà strada tra le due filosofie. Un sacrificio, insieme a quello di Brogdon, Grant Williams e Robert Williams III dovuto alla chance di accaparrarsi Jrue Holiday e Kristaps Porziņģis. Ma insomma, al di là degli schieramenti su queste scelte, la decisione è di abbandonare la solidità difensiva che era diventata marchio dei bostoniani e avere una vocazione più offensiva. 

Ma come detto le incognite ci sono: funzionerà? Holiday sa dare il suo contributo difensivo, ma lui e il lettone chiamano certamente ad una difesa più orientata al drop che allo switch all. Offensivamente i dubbi saranno certamente meno, cambierà la modalità ma starà alle stelle far sì che non diminuisca la produzione. Rispetto a Smart, l’ex Bucks concederà più palloni alle Jays, che però dovranno evitare cali vistosi (come nella scorsa post-season, soprattutto per Brown) e caricarsi davvero la squadra quando servirà. Un qualcosa a cui anche Porz si dovrebbe essere abituato nella sua convivenza con Dončić. Di nuovo: meno presenza difensiva del Time Lord, impossibile da rinnovare alle cifre richieste, ma può contribuire in un quintetto small ball a dare minuti di riposo a Horford. I rinforzi sono stati intelligenti, orientati ad accontentare la vocazione più offensiva di Mazzulla, che dovrà essere bravo e giostrare un quintetto che forse, pound4pound, è il migliore della lega. Di contro c’è stato poco margine per la panchina: White resterà il 6° uomo della provvidenza, in luogo di Brogdon, ma la second unit è fatta di tante scommesse e quelle vanno vinte per essere profondi abbastanza da pensare davvero all’anello. Difesa sulle fasce garantita da Lamar Stevens, allargamento del campo con Svi Mykhailiuk e Oshae Brissett a fare da controparte atletica a Porziņģis.

La prima risposta positiva arriverà se la franchigia del Massachusetts riuscirà a non perdersi nella RS, col vantaggio di giocare a Est; la prova del nove saranno sempre i playoff, portandosi dietro le esperienze fatte. Per rispondere al solito tormentone dei tifosi del TD Garden: è l’anno dei Celtics? Forse meno dei precedenti, ma di poco, chissà che non sia proprio questo a tornare utile. 

In uno degli ultimi allenamenti di questa prestagione, si è rivisto ai Celtics anche Rajon Rondo

 

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