copertina di Mattia Iurlano
articolo di Marco A. Munno e Davide Romeo

 

 

Season 01, episode 01 – Lavar Ball

È impossibile parlare di Lonzo senza prima spendere delle parole riguardo LaVar, perché quest’uomo è doppiamente causa dell’esistenza del giovane Ball: è fautore non solo della sua esistenza biologica, ma anche di quella mediatica.

Ma chi è questo signore di cui si sente tanto parlare e che tanti odiano indiscriminatamente?

Nato nel 1967 a Los Angeles, LaVar ha avuto una carriera sportiva superiore alla media. Al liceo era la stella della squadra di football, dove giocava da quarterback; Durante gli anni del college si è appassionato alla pallacanestro ma, pur riuscendo quasi sempre a giocare da titolare nelle selezioni universitarie in cui ha militato, non è mai stato nulla di più che un solido rimbalzista.

La sua fortuna è stata una breve e anonima carriera nel football, prima nei britannici London Monarchs e poi nei Carolina Panthers, alla loro prima stagione. Durante lo stint con i Panthers potrebbe aver condiviso lo spogliatoio con un certo Bill Goldberg, prima che fosse tagliato e diventasse famoso come wrestler in WCW e in WWE.

Con previdenza è riuscito a mettere da parte ed investire una quantità di denaro sufficiente a garantire alla sua famiglia uno stile di vita molto agiato, accettando il ruolo di insegnante di educazione fisica in un liceo e lavorando anche come personal trainer.

Ma il piano di LaVar Ball è chiaro: creare un brand basato sui propri figli, finalizzato a sfruttare il valore economico che ritiene abbiano – o avranno –  da atleti professionisti.

Per brand si intende un segno distintivo che identifica la propria offerta e la differenzia da quella dei propri concorrenti. Se quindi ciò che offre LaVar sul mercato NBA sono i suoi pargoletti, come differenziarli dalle centinaia di promesse che compongono la concorrenza?

La prima discriminante è, ovviamente, il talento. Intendiamoci: se Lonzo non fosse un buon giocatore con grandissimo upside, non sarebbe stato scelto così in alto. Ma non è facile che un giovane possa ergersi una spanna sopra gli altri, senza dubbio alcuno, dal punto di vista tecnico. Di certo non era il caso di Lonzo, che al college non ha mai mostrato di essere nettamente superiore a ragazzi come Fultz o Tatum.

Ciò in cui LaVar è stato davvero innovativo è stata la comprensione e la gestione dei meccanismi dei moderni media, social e non.

Se già un paio di secoli fa Oscar Wilde affermava che “Non importa che se ne parli bene o male, purché se ne parli”, nel 2018 questo aforisma è, se possibile, ancora più veritiero. Il trash, il ridicolo, il cringe fanno molto più rumore della beneficenza, delle buone azioni, dei bravi ragazzi: è forse poco piacevole da sentire, ma vero. LaVar l’ha capito, e attraverso dichiarazioni roboanti, farneticazioni, comparsate televisive, reality show auto-prodotti ha dato sui nervi a migliaia di giornalisti intorno al mondo, generando su di sé – e sul figlio, di riflesso – un’attenzione mediatica senza precedenti.

Lonzo Ball, nei mesi prima del draft, è stato probabilmente il rookie più chiacchierato dai tempi di LeBron James, e di certo il primo in tempi recenti ad avere una linea di scarpe signature ancora prima di calcare dei parquet professionistici.

Il padre del giovane talento dei Lakers è certamente uno smargiasso che ama creare controversie, ma nel caos di questo iperbolico personaggio è possibile individuare un filo conduttore: una fiducia cieca nelle capacità dei propri figli. È disposto a rendersi ridicolo, a litigare con giornalisti e ad indispettire allenatori pur di attirare interesse verso Lonzo e i suoi fratelli, tale è la certezza che il loro talento ripagherà i suoi sforzi.

Eppure, l’inizio della carriera di Lonzo in NBA è stato piuttosto difficile.

 

 

Season 01, episode 02 – Un inizio complicato

L’adattamento ad un contesto di livello, in campo e fuori, come quello della NBA per chi arriva dai college non è scontato che avvenga in fretta (tantomeno che avvenga); immaginate quanto possa essere ancora più complicato presentandosi con una pressione combinata di investitura a playmaker titolare nella franchigia più blasonata di Los Angeles (nel periodo storico di presidenza di Magic Johnson) e delle continue uscite provocatorie del babbo.

Per chiudere il quadro, la classe di draft di questa stagione parte in quarta: Simmons, Tatum, Mitchell, Markkanen, Dennis Smith Jr. collezionano da subito grandi numeri e mostrano impatto immediato, conquistando un ruolo di leadership nelle proprie squadre così come i Lakers si attendono proprio dal loro numero 2, che fatica a prenderla con la stessa rapidità.

Le prime uscite di Lonzo mostrano un andamento altalenante, all’interno di una squadra che dopo anni bui è in fase di work in progress, così da erigere una base da cui partire per poi attrarre in estate un free agent di livello assoluto, visto lo spazio salariale a disposizione nella free agency 2018.

In una lega che estremizza l’esposizione dei punti deboli dei giocatori, puntualmente messi a nudo dalle scelte avversarie, il maggior limite tecnico di Ball viene messo in risalto: una shooting form non certo ortodossa e una conseguente difficoltà nelle percentuali realizzative, lo rendono un tiratore poco affidabile, dal solo 30.5% da tre punti e 45.1% ai liberi.

Dal caricamento sul lato, al punto di rilascio della palla…

 

… all’angolo creato da gomito e avambraccio, alla chiusura del movimento verso il lato: c’è molto da lavorare per Lonzo sul fondamentale

 

Le scelte difensive avversarie quindi lo sfidano al tiro chiudendo le penetrazioni, pericolose vista la notevole altezza per il ruolo di 1.98 centimetri, l’apertura alare di 2.04 centimetri e una visione di gioco che gli permette di punire le rotazioni sulle sue iniziative.

Testa sempre alta e possibilità, grazie alla lunghezza delle braccia, di tenere distante la difesa dal pallone

 

Si palesano i sono primi flashes di talento, come la tripla doppia di 19 punti, 11 rimbalzi e 13 assist realizzata a 20 anni e 15 giorni, diventando il più giovane di sempre a metterne una a segno:

Tuttavia, non sembrano quindi sufficienti a stilare una pagella con voti alti per l’avvento in gialloviola del fratello più talentuoso dei tre rampolli di LaVar; per proseguire il climax non certo positivo delle prime uscite sui parquet NBA, arriva l’infortunio al ginocchio a toglierlo dalla regia dei Lakers, sino a quel momento con un 15-27 come record.

 

 

Season 01, episode 03 – La risalita

Dal ritorno in campo, però, si cominciano ad intravedere spiragli positivi. D’altro canto, la bontà delle letture di un giocatore non è per forza racchiusa nelle cifre messe a segno, e l’impatto che Lonzo ha sul gioco dei suoi Lakers non è direttamente desumibile da quello che cifre decontestualizzate raccontano.

Ad esempio, nella prestazione maggiormente lodata dal suo coach, quella vinta dai suoi Lakers contro gli Heat per 131-113, il suo tabellino recita 8 punti, 7 assists, 6 rimbalzi e 6 palle rubate (record personale), con soli 5 tiri dal campo. Eppure Luke Walton ha speso parole al miele per il ragazzo dichiarando come, nonostante i ragguardevoli 29 punti di Thomas e i 25 di Randle, si fosse trattato del migliore in campo: ad esempio, come facilitatore delle varie soluzioni offensive di squadra, con la sua gestione dei possessi i Lakers hanno concluso la gara tirando col 59.5% dal campo, segnando col 55.2% 16 triple su 29 tentativi.

L’intelligenza cestistica, inoltre, si dimostra un’arma un più in difesa, dove combinata con le sue leve gli permette di sporcare molte linee di passaggio e di anticipare passaggi avversari leggendoli in anticipo:

Il crucciante tiro da fuori registra una impennata iniziale, con il 17/29 (per un clamoroso 58.6%) dall’arco nelle prime cinque uscite post infortunio, a testimonianza di un’aumentata sicurezza e un maggior adattamento al contesto NBA; tuttavia nelle partite successive il dato scende nuovamente ad un 14/71 (con uno sconfortante 19.7%), lasciando sospesa la previsione sul tipo di tiratore che potrebbe diventare il ragazzo.

Esempio #1 : vs Spurs (career high di triple con 6/10 da tre punti e tiro della vittoria)

 

Esempio #2 : vs 76ers (career low con 0/6 da tre punti)

 

Relativamente alle cifre, comunque, con un campione di partite giocato più vasto, è possibile notare una statline che recita 10.2 punti + 6.9 rimbalzi + 7.2 assists + 1.7 rubate a gara, a testimonianza di un apporto non di prim’ordine in nessuna delle voci statistiche dalla comprensione più immediata, ma risulta solida a tutto tondo; particolare la sua somiglianza con quella, sempre nella stagione da rookie, di un altro playmaker noto per contributo a 360 gradi e intelligenza cestistica tale da avere impatto assoluto sul gioco senza essere un realizzatore o essere dotato di un tiro continuativamente efficace:

Proprio qualche giorno fa, è stata annunciata l’entrata nella Hall of Fame per Jason Kidd

 

Il suo rientro, non a caso, coincide con una risalita nel record per la squadra del cuore di Jack Nicholson, con un 10-8 dal suo ritorno (escludendo le due sconfitte nelle quali era assente), con il quale risultano un team fastidioso nella lotta serrata per il piazzamento nei playoffs delle varie contendenti, un ruolo a cui avrebbero potuto ambire dopo le difficoltà nella prima metà esatta di stagione.

 

 

Season 01, episode 04 – Il carattere

Appare dunque evidente che Lonzo abbia assunto un ruolo da vero e proprio leader all’interno dello spogliatoio Lakers. Ad un primo impatto, tuttavia, non appare come un tipo particolarmente carismatico, com’è stato un O’Neal o anche un Bryant. In una delle prime gare della stagione, durante una tentata rissa tra il compagno Caldwell-Pope e Tyler Ulis dei Phoenix Suns, ha fatto scalpore come il giovane rookie dei Lakers si sia disinteressato della scazzottata dirigendosi indifferentemente verso la propria panchina. Un gesto che ha polarizzato il web tra la fazione di chi elogiava la saggezza nell’evitare tecnici o peggio, e chi criticava la mancata “difesa di un compagno in pericolo”. Secondo alcuni addirittura i compagni si sarebbero arrabbiati per questo comportamento, ma l’allenatore dei Lakers ha smentito questa ipotesi. Nelle parole di Luke Walton, infatti, “Lonzo è uno di quei pochi rookie attorno al quale i compagni tendono a fare gruppo. Tutti vogliono che abbia successo”.

Sono in molti a sperare che Lonzo abbia una carriera fallimentare, ma ciò avviene perlopiù per le esageratezze del padre: i compagni, già dai tempi di UCLA, hanno sempre amato Lonzo, descrivendolo come “un bravo ragazzo e un fantastico compagno di squadra che mette sempre gli altri al primo posto”.
Nonostante LaVar ami fare il pallone gonfiato e creare controversie, Lonzo appare mite e riservato. A tratti mostra una leadership misteriosa simile a quella che aveva Tim Duncan: la sua curva emozionale in campo non conosce particolari sbalzi, è concentrato sul gioco e sul fare il bene della propria squadra.

Un altro episodio indicativo è accaduto al termine di una gara vinta dai Lakers contro i Denver Nuggets, quando negli ultimi secondi di match Jamal Murray ha sbeffeggiato Lonzo facendogli passare il pallone in mezzo alle gambe a partita ormai conclusa. Mentre Lonzo non ha reagito, ignorando quella che poteva essere considerata una provocazione vera e propria, i suoi compagni hanno subito preso le sue difese: Julius Randle è immediatamente intervenuto con un fallo “punitivo” ai danni del play di Denver, rimediando anche un fallo tecnico. Da ciò possiamo evincere come Ball tenga un comportamento estremamente maturo in campo e saggio fuori – in seguito nonostante le insistenti domande dei giornalisti non ha voluto parlare dell’episodio – e come i compagni siano pronti a stare dalla sua parte quando necessario.

Non manca un po’ di sana goliardia: attraverso i vari account instagram si ha modo di assistere a diverse burle tra compagni di squadra, e tra i protagonisti più ricorrenti è spesso presente Lonzo, che appare particolarmente amico dell’altro rookie dei Lakers.

Sempre sugli scudi il veterano Channing Frye, che fin dal suo arrivo dai Cleveland Cavaliers si è assegnato l’incarico di realizzare il maggior numero possibile di burle ai danni dei giovincelli dei Lakers. Degna di nota la sua diatriba a sfondo medico-biologico con Lonzo, nata dalla preoccupazione del giovane che sua moglie, attualmente incinta, potesse rimanere… ulteriormente incinta durante questo periodo, suscitando l’incredulità e gli sfottò del compagno. Nonostante esista questa possibilità – si chiama superfetazione – con sano nonnismo Frye ha commentato “I’m wrong, but you’re not right.”

Lonzo si è anche cimentato nella “Shoot Challenge”, un trend diventato virale negli Stati Uniti che si basa sul video musicale della canzone “Shoot” di Blocboy JB: solo che l’ha fatto con diversi mesi di ritardo!
Ciò, unito alle sue skill non certo impeccabili da ballerino, è stato giudicato dal solito Frye come “weak as f**k”. Ai posteri l’ardua sentenza.

https://twitter.com/Ballislife/status/976426461237137410

Esprimere un giudizio netto su Ball è perciò complicato, ma bollarlo come bust appare certamente errato: il talento c’è, il potenziale anche, e non bisogna mai dimenticare che si tratta di un rookie che necessita di tempo per maturare. La dice lunghissima l’errore commesso dai Celtics quando scaricarono Chauncey Billups già al primo anno, per poi guardarlo diventare uno dei migliori giocatori della lega durante la sua maturità.

Se la pericolosità al tiro necessita di trovare una stabilità solo a tratti vista sinora, il “difetto” più complicato da gestire sembra essere il padre, che potrebbe metterlo in difficoltà con le sue polemiche e le sue dichiarazioni infiammate. Secondo alcuni, per raggiungere il suo massimo potenziale, dovrebbe prendere le distanze dal genitore, che potrebbe metterlo in condizioni difficili con i propri allenatori e compagni: ma in una lega notoriamente spietata, dove i ruoli nelle gerarchie di una franchigia sono estremamente aleatori, è così saggio tagliare i ponti con chi ti ha cresciuto, ti ha allenato, e crede che tu sia “the next big thing?”

Stesso parere, ad esempio, da parte di Kevin Durant

 

Difficile pronosticare quindi con certezza quale percorso seguirà la carriera di Lonzo Ball: ad un’etica lavorativa ancora non valutabile sino in fondo affinchè possa correggere i difetti evidenziati sinora, si aggiunge fra le variabili la direzione presa dalla franchigia (anche se in questi inizi la gestione della coppia Magic/Pelinka sembra avere le idee chiare sui ragazzi su cui puntare e questa estate, con la caccia ai free agents di grido visto lo spazio salariale accumulato, arriverà la prova del nove) e la resistenza agli infortuni, che ad esempio in questa prima campagna nella lega non è sembrata elevatissima. Tuttavia, come ci siamo accorti da questa prima stagione, siamo di fronte ad una serie che non risulterà piatta ma con interessanti svolgimenti e sottotrame già pronte (ad esempio, il tentativo di sbarco in NBA, con destinazione preferita Lakers, dei due fratelli minori LiAngelo e LaMelo): insomma, da seguire sino in fondo.