illustrazione in copertina di Paolo Mainini
la guida è a cura di Marco Munno, Marco Pagliariccio, Mario Castelli, Roberto Gennari, Giorgio Barbareschi, Michele Pedrotti e Daniele La Spina

 

 

E’ indubbio: le diverse competizioni per nazionali di pallacanestro in cui gareggiano gli Stati Uniti diventano un modo per testare (per quanto sia forzato basarsi esclusivamente su un singolo torneo di pochi giorni) il valore delle diverse scuole cestistiche del resto del mondo, cercando così di capire quanto ancora distano da quella che resta la più produttiva.

Dal punto di vista dei singoli, il basket della Lega più importante del mondo è diventato davvero un Global Game: da 5 stagioni consecutive viene nominato MVP un giocatore non americano, e se si pensa ai migliori 5 giocatori attuali della NBA, è difficile non citare Giannis Antetokounmpo, Luka Dončić, Joel Embiid e Nikola Jokić (in rigoroso ordine alfabetico), ossia almeno 4 non statunitensi. E questi sono solo due esempi molto generici di come ormai la NBA accolga e valorizzi talenti da tutto il globo (e il trattamento mediatico ricevuto da Wembanyama nella scorsa stagione si commenta da solo)…

… quando però si arriva alle competizioni di squadra, il discorso è più complesso. Il gap con i migliori non è più quello delle Olimpiadi del 1992, sono arrivati via via nel tempo gli scivoloni degli USA, ma la questione ogni volta si pone e, visto l’assenteismo delle principali stelle statunitensi ai Mondiali rispetto ai Giochi Olimpici, quando si gioca la Coppa del Mondo il tema si riapre.

Nel 2019 gli USA hanno giocato il loro peggior Mondiale di sempre, eliminati ai quarti di finale dalla Francia; ma quest’anno, a contare le assenze pesanti sono anche (se non principalmente) le altre nazionali. Da Jokić, Micić, Kalinić e Lucić per la Serbia, a Antetokounmpo, Sloukas e Calathes per la Grecia; da Rubio e Brown per la Spagna a Wembanyama per la Francia; da Murray e Wiggins per il Canada a Sabonis e Grigonis per la Lituania; da Gallinari e Mannion per l’Italia a Landale e Simmons per l’Australia; da Porzingis per la Lettonia a Hachimura per il Giappone, la lista dei giocatori che salteranno la manifestazione è davvero piena di nomi pesanti.

Che però, guardando l’altra faccia della medaglia, renderanno la competizione meno pronosticabile, ridando la palma di favorita agli statunitensi ma maggiormente aperta a sorprese: cosa che in fondo adoriamo tutti. Ecco perchè diventa interessante stilare il ranking di questo Mondiale.

 

DI SEGUITO TROVATE LA NOSTRA GUIDA che potete consultare in questo modo:

  1. per prima cosa trovate i roster e l’analisi di tutte e 32 le squadre che abbiamo inserito secondo il nostro ranking. Quindi non è una classifica ma dalla 32 alla 1 trovate quello che secondo noi è la classifica dei valori in campo (p.s. nei roster le squadre di appartenza dei giocatori sono nella maggior parte dei casi della stagione passata)
  2.  al termine della presentazione di tutte e 32 le squadre, trovate i gironi, il calendario e la formula della manifestazione
  3. alla fine trovate tutte le info su come poter seguire le partite in televisione e in streaming

 

Speriamo possa essere utile ed interessante… buon Mondiale a tutti!

 

 

#32 GIORDANIA

Roster

Freddy Ibrahim (Orthodox)
Malek Kanaan (Al Riyadi)
Sami Bzai (Al Ahli)
Amin Abu Hawwas (Al Ahli)
Ahmad Hammouri (Western Lisesi)
Ahmed Alhamarsheh (Al Ahli)
Hashem Abbaas (Al Hilal)
Rondae Hollis-Jefferson (San German)
Zaid Abbas (Orthodox)
Zane Najdawi (Al Ahli)
Ahmet Düverioğlu (Bursaspor)
Mohammad Hussein (Orthodox – Ürdün)

Coach: Wesam Al-Sous

 

di Roberto Gennari

“…and finally, Jordan goes to FIBA World Cup” potrebbe essere un bel gioco di parole se fossimo nel 2010. La realtà però è che siamo nel 2023 e la Giordania si è qualificata per i mondiali di basket per la terza volta nelle ultime quattro edizioni, riuscendo peraltro a rompere il ghiaccio nel 2019 e portare a casa la prima, storica vittoria nei gironcini per la classifica dal 17esimo al 32esimo posto. L’eroe della scorsa edizione, il naturalizzato USA Dar Tucker, un passato da grande schiacciatore in D-League e diversi anni da giramondo, che in quella prima storica vittoria della nazionale mediorientale mise a referto 34 punti e 11 rimbalzi, non sarà stavolta nel roster. Al suo posto, ci si affida ad un altro veterano proveniente da oltreoceano, quel Rondae Hollis-Jefferson che nelle quattro stagioni spese con la maglia dei Brooklyn Nets mise insieme cifre discrete in NBA (quasi 14 punti e 7 rimbalzi a partita nella sua migliore annata, il non remotissimo 2017-2018). Spetterà a Wesam Al-Sous, vecchia gloria del basket giordano promosso a capo allenatore della nazionale, inserirlo in un sistema di gioco in cui possa essere un po’ di più di un oggetto misterioso precipitato lì per caso. Oltre a lui, nella rosa dei convocati figurano anche Zaid Abbas, al suo terzo mondiale, e l’ex Fener Ahmet Düverioğlu, che in Giordania chiamano Ahmad Al-dwairi, che allo scorso mondiale chiuse come miglior rimbalzista e secondo miglior realizzatore. Come sempre, non una squadra semplicissima da decifrare, visto che la quasi totalità dei nazionali gioca nella lega giordana, che non è esattamente la NBA, ma hanno strappato comunque il pass per i mondiali battendo in casa la più quotata Nuova Zelanda e andando a vincere di uno in trasferta nelle Filippine. L’obiettivo è confermare quanto di buono fatto vedere nel 2019.  Teoricamente, ranking FIBA alla mano (33esimo posto, con 8 squadre presenti ai mondiali dietro di loro), ce la potrebbero pure fare.


UP

Sicuramente il frontcourt è buono: una coppia di lunghi composta da Hollis-Jefferson e Düverioğlu offre chili, centimetri ed esperienza. Potenzialmente sono entrambi da doppia doppia, e sono gli unici tra i “falconi” ad avere un curriculum vitae significativo in campionati di alto livello. Inoltre, la pressione per la nazionale giordana sarà comunque relativa: già il semplice fatto di essersi confermati come una delle squadre del continente asiatico ad approdare alla rassegna iridata è per loro motivo di orgoglio, vada come vada questo mondiale.


DOWN

Diciamo che a livello di sorteggio sarebbe potuta andare anche meglio, visto che il gruppo C ha USA e Grecia che innalzano un muro bello alto e solido ad eventuali velleità di passaggio del turno, ma c’è comunque la Nuova Zelanda che è stata battuta per l’appunto nel corso delle qualificazioni al mondiale. Il problema principale è ovviamente rappresentato dalla scarsa esperienza in campo internazionale dei giocatori in rosa, che in contesti del genere comunque potrebbe pesare in negativo.


X FACTOR – Il supporting cast

Il discorso è sempre quello: sappiamo più o meno cosa aspettarci da Hollis-Jefferson e da Düverioğlu. Zaid Abbas va per i 40 quindi immaginiamo che il suo contributo possa essere più di presenza che di sostanza. C’è Fadi “Freddy” Ibrahim, buon passatore, una discreta stagione da senior a Tampa in NCAA nel 2019, c’è Amin Abu Awwas, che nelle qualificazioni mondiali ha messo sempre a referto buone prestazioni offensive, e poco altro. La chiave per fare bene in questa rassegna iridata sarà non dipendere dai soli lunghi.

Nelle Filippine, Rondae sembrava abbastanza tirato a lucido

 

 

#31 EGITTO

Roster

Karim Elgizawy (Al Ahly)
Adam Moussa (Black Hills State)
Amr Zahran (Al Ahly)
Ehab Amin (Al Ahly)
Youssef Aboushousha (Al Ittihad)
Amr Abdelhalim (Al Ahly)
Omar Hussein (Zamalek)
Anas Mahmoud (Al Ittihad)
Assem Marei (LG Sakers)
Omar Oraby (Al Ahly)
Patrick Gardner (Marist)
Ahmed Khalaf (Al Ittihad)

Coach: Roy Rana (Kyoto Hannaryz)

 

di Daniele La Spina

L’Egitto non è certo una di quelle squadre che si presenta ai nastri di partenza ai Mondiali con la speranza di “cambiare il mondo”. Ma come molte altre squadre non di prima fascia lotterà per un obiettivo concreto: arrivare davanti alle altre squadre africane per strappare il pass olimpico. Rivale in questa rincorsa è senz’altro il Sud Sudan, ma il girone che la vede fronteggiare Montenegro, Messico e Lituania mette le aspettative in salita e non li posiziona di certo tra le minacce concrete. Speranze riposte nella guardia tiratrice Ehab Saleh e nell’esperienza internazionale di Assem Marei, che saranno i fari della squadra. E ovviamente in coach Roy Rana, che avrà anche quel quid di motivazione in più: fu lui a traghettare il Canada agli scorsi Mondiali nella fase di transizione, ma poi il timone fu preso da Nick Nurse. Tutto previsto fin dall’inizio, era un ruolo ad interim, ma c’è da scommettere che il coach indo-canadese abbia tanta voglia di giocarsi la kermesse iridata stavolta, anche se con un team decisamente più modesto. 

UP

Tra le sorprese che potrebbero uscire dal sottobosco di questo Mondiale c’è Amr Abdelhalim: sicuramente terza voce del coro egiziano. L’ala del Cairo non sarà un giovane di primo pelo, ma è cresciuta in performance nelle ultime partite di qualificazione, con l’acuto – tuttavia inutile ai fini del risultato – dei 42 punti rifilati al Sud Sudan, nuovo record di punti per una partita delle qualificazioni africane. Potrebbe essere l’asso nella manica per ridurre comunque il gap a risultato acquisito. 


DOWN

Inesperienza a questi livelli e soprattutto momentum: sarà fin troppo facile perdersi d’animo con due squadre sostanzialmente inarrivabili come Montenegro e Lituania. L’Egitto (a cui mancherà l’ex Celtics, Thunder e Suns Abdel Nader) dovrà provare a lavorare di testa come fatto durante le qualificazioni, evitare di perdersi d’animo, cercando di non badare al record che li fa arrivare con 2 sole vittorie nelle ultime 33 partite giocate ai Mondiali. Già essere tornati dovrà essere la spinta d’orgoglio.


X FACTOR – Patrick Gardner

Risolti i problemi di passaporto, il lungo Patrick Gardner è diventato convocabile e sarà un’arma in più. Più abituato di altri a giocare contro squadre dalla vocazione più “occidentale”, potrà sicuramente far valere i propri centimetri sotto le plance. Poterlo schierare rappresenterà un ottimo modo per dare ossigeno a Marei, magari spostando il gioco un po’ di più verso il perimetro. 

Nel primo girone di qualificazione al Mondiale, la vittoria contro il favorito Senegal a mostrare le potenzialità egiziane

 

 

#30 ANGOLA

Roster

Childe Dundao (Petro de Luanda)
Gerson Domingos (Petro de Luanda)
Dimitri Maconda (Alianca Sangalhos)
Gerson Gonçalves (Petro de Luanda)
Leonel Paulo (Sangalhos)
Eduardo Francisco (Benfica)
Antonio Monteiro (Porto)
Kevin Kokila (JL Bourg)
Bruno Fernando (Atlanta Hawks)
Silvio De Sousa (Roanne)
Joao Fernandes (Sporting)
Jilson Bango (Braunschweig)
Teotonio Do (Primeiro de Agosto)
Josep Clarós

 

di Giorgio Barbareschi

Nonostante le due sconfitte contro la Costa d’Avorio, l’Angola è riuscita a conquistare la fase finale della Coppa del Mondo grazie a un percorso netto in tutte le altre partite di qualificazione, chiudendo il raggruppamento continentale al secondo posto. In panchina c’è l’esperto spagnolo Josep Claros, unico al mondo in qualsiasi sport ad aver vinto medaglie come capo allenatore in quattro continenti (gli manca solo l’Australia.

Inserita nel Gruppo A, Italia e Repubblica Dominicana sembrano oggettivamente fuori portata, per cui è probabile che gli angolani si giocheranno l’ultimo posto del girone nella partita contro le Filippine. Una sfida già vista ai Mondiali nel 2019, quando l’Angola riuscì ad imporsi al supplementare per 84 a 81. Ma quella volta non c’era l’indiavolato tifo dei filippini…


UP

Il playmaker Childe Dundao è alto meno di un metro e settanta, ma è stato lui a guidare la sua nazionale fino a Manila, registrando una media di 12,1 punti, 3,6 assist 3,1 rimbalzi e 3,3 palle recuperate nelle partite di qualificazione. Un giocatore di culto, con mani rapidissime e in grado di entrare sottopelle ai portatori di palla avversari. I centimetri e i chilogrammi sono invece più importanti in mezzo all’area, dove Fernando, De Silva e Bango potrebbero infastidire le nazionali meno “dimensionate” come l’Italia (sai la novità) garantendo possessi extra a rimbalzo.


DOWN

Nonostante le sei partecipazione consecutive ai mondiali e il record di undici successi a Afrobasket, negli ultimi anni l’Angola ha visto un calo di risultati che l’hanno fatta scivolare al quarto posto nel ranking continentale dietro Nigeria, Tunisia e Senegal. Venerazione a parte per Dundao, anche il suo compagno di backcourt Gerson Domingos è alto solo 1,78 m e reggere il campo con due guardie così sottodimensionate potrebbe essere compesso. Ma il problema più grave è che l’Angola ha tirato solo il 27,8% dalla lunga distanza nelle qualificazioni africane; se i tiri aperti dovessero continuare a non entrare, le difese avversarie potrebbero collassare sui big men e ridurne al minimo la loro efficienza.


X FACTOR – Bruno Fernando

Draftato dai Philadelphia 76ers  (ma ceduto subito dopo agli Hawks) con la trentaquattresima scelta al Draft NBA 2019, Bruno Fernando ha avuto la sua migliore stagione da gol nella NBA durante il suo anno da rookie, con una media di 4,3 punti con il 51,8% di tiri in 56 partite. Da lì in poi ha poi fatto tappa ai Boston Celtics e agli Houston Rockets, prima di essere rispedito agli Hawks a ridosso dell’ultima trade deadline. Fernando è un centro vecchio stile, forte a rimbalzo e dotato di discreti movimenti in post basso. Oltre a quello sinceramente c’è poco altro, ma la sua esperienza ad alto livello potrebbe comunque fare la differenza in caso di partite tirate.

Dall’alto dei suoi 167 cm, Dundao non pare comunque avere particolari problemi ad arrivare al ferro!

 

 

#29 COSTA D’AVORIO

Roster

Assemian Moulare (Vichy-Clermont)
Souleyman Diabaté (Petro de Luanda)
Bazoumana Kone (Karlsruhe)
Charles Abouo (Le Portel)
Maxence Dadiet (Toulouse)
Nisre Zouzoua (Aix-Maurienne)
Jean Philippe Dally (Chalons-Reims)
Seydougou Fofana (Abidjian)
Vafessa Fofana (Gravelines)
Amadou Sidibe (Penarol Mar de Plata)
Patrick Tape (Caledonia Gladiators)
Cedric Bah (Vichy-Clermont)

Coach: Dejan Prokic

 

di Marco Pagliariccio

Esserci è già un successo per la Costa d’Avorio, che ha bissato la partecipazione al Mondiale 2019 e centrato così la quinta apparizione al massimo livello della sua storia. Quattro anni fa gli africani avevano conquistato la nostra simpatia anche per la presenza in panchina di un coach italianissimo come Paolo Povia, che però ha lasciato da tempo la guida degli elefanti a Dejan Prokic. Eppure le dichiarazioni delle vigilia sono decisamente bellicose da parte dei coloratissimi ivoriani, tanto che il veterano Souleyman Diabaté, uno di quelli che c’era nell’unica vittoria nella storia della Nazionale ai Mondiali (nel 2010 contro Portorico), ha addirittura messo nero su bianco di ambire a un posto nella seconda fase. Che vorrebbe dire buttare fuori una tra Spagna e Brasile (mettendo già fuori dai giochi l’Iran), impresa che sembra quantomeno ambiziosa per una squadra senza stelle di primo livello e pure senza alcun naturalizzato, visto che né Deon Thompson, né Matt Costello né Alex Poythress, i tre americani schierati negli ultimi anni (Costello fu pure miglior quintetto di Afrobasket nel 2021 spingendo la Costa d’Avorio fino in finale), saranno del gruppo. Gli africani ha avuto un acuto a inizio preparazione tirando un brutto scherzo in amichevole alla Repubblica Ceca (priva però di Krejčí, Satoranský e Veselý), ma poi è rapidamente rientrata nei ranghi, chiudendo la serie di scrimmage con un sonoro -23 rimediato a porte chiuse contro i padroni di casa delle Filippine. L’obiettivo più realistico è quello di provare ad essere la migliore delle africane per centrare un posto alle Olimpiadi: ma anche in questo caso non sarà per nulla semplice.


UP

I senatori con esperienza di basket FIBA alle spalle ci sono ancora: detto di Diabatè, il nome sicuramente di spicco è quello di Vafessa Fofana, senza dimenticare Charles Abouo, entrambi veterani del campionato francese. Atletismo e fisicità non mancano di certo, l’energia pure: guai a farli gasare.


DOWN

Deon Thompson era stato il trascinatore al Mondiale 2019, Matt Costello ad Afrobasket 2021, Alex Poythress aveva dato una mano nelle qualificazioni: nessuno dei tre però fa parte del gruppo questa estate e se un giocatore di riferimento di quello spessore non era bastato a fare il salto di qualità negli anni passati, figuriamoci senza…


X FACTOR – Assemian Moulare

Nella marcia di avvicinamento alla kermesse iridata si è messo in mostra Assemian Moulare. Play-guardia classe 2003, cresciuto nel Boulogne-Levallois con il quale ha esordito nel campionato francese, quest’anno ha giocato al Vichy-Clermont in ProB ma negli anni scorsi aveva fatto drizzare anche qualche antenna in ottica draft NBA per la sua combinazione di atletismo e pericolosità al tiro da fuori. Chissà che non sia questo il suo trampolino di lancio verso il basket che conta…

Assemian, durante le interviste però attenzione alle spalle…

 

 

#28 CAPO VERDE

Roster

Shane da Rosa (Providence Pirates)
Anderson Correia (Sangalhos)
Patrick Spencer (Chlorella)
Fidel Mendonca (Predio)
Will Tavares (Yambol)
Amin Delgado (CB Upla)
Patrick Lima (Almeria)
Ivan Almeida (Benfica)
Joel Almeida (FAP Yaounde)
Keneth Mendes (Providence Pirates)
Joao “Betinho” Gomes (Benfica)
Kevin Coronel (Portimonense)
Walter Tavares (Real Madrid)
Keven Gomes (Porto)
Amarilson Lopes (Socuellamos)

Coach: Emanuel Trovoada

 

di Michele Pedrotti

È una storia bellissima quella scritta dalla nazionale di Capo Verde, ma attenzione a usare la stucchevole retorica della favola. Quella della nazione meno popolosa a partecipare a un Mondiale (587.925 anime all’ultimo censimento del 2021, su per giù lo stesso numero della città di Genova) è una storia di programmazione e di progressivi miglioramenti nell’ultimo quadriennio, culminata con un traguardo che ha reso giocatori e allenatore delle icone in patria. Dopo il quarto posto ad AfroBasket nel 2021, nelle qualificazioni a questi Mondiali sono riusciti a vincere il primo girone per poi chiudere terzi nel secondo, meritandosi a pieno un posto nelle 32. Fondamentale, in questo senso, il talento sconfinato e l’amore patriottico dell’MVP delle scorse Final Four di Eurolega Walter “Edy” Tavares, che per aiutare la sua Nazionale a conquistare questo storico pass è riuscito a giocare ben tre partite in quattro giorni in due continenti diversi: il 23 febbraio a Madrid contro lo Žalgiris (16 punti), quindi 12 ore di volo direzione Angola per giocare il 25 proprio contro gli angolani (11 punti e 15 rimbalzi) e il 26 nella decisiva sfida con la Costa d’Avorio (13-5-3). Anche solo per questo, il buon Edy meriterebbe di vincerli, questi Mondiali.


UP

La dose di entusiasmo che circonderà questa squadra sarà sufficiente a riempire tutte e le dieci isole capoverdiane. La mente quindi sarà totalmente sgombra e la voglia di giocare queste partite massima. Un giocatore con le caratteristiche di Tavares non ce l’ha nessuno, tolta solo la Francia con Gobert, ma occhio anche all’esperienza dell’ex Trento “Betinho” Gomes (in bianconero dal 2016 al 2019 con due finali scudetto giocate da protagonista). Vero che le primavere sono 38, ma la classe è ancora quella lì. 


DOWN

L’inesperienza a questi livelli della maggior parte dei giocatori a roster sicuramente potrà rappresentare un fattore negativo, oltre a un’età media tra le più alte dell’intero torneo (30.5 anni). Nella fase di qualificazione si sono anche viste molte falle a livello di gioco, una su tutte il dato delle palle perse: quasi 20 di media a partita. Anche le due gare della Trentino Cup, perse largamente con Cina e Turchia, hanno mostrato una carenza importante a livello di intensità e costanza nel corso dei 40 minuti.


X FACTOR – Walter Tavares

Ne abbiamo parlato prima, oltre a essere uno dei migliori giocatori di Eurolega negli ultimi anni ha anche dimostrato un fortissimo attaccamento alla maglia della Nazionale e questo, al di là di ogni ragionamento tecnico-tattico, può essere la chiave per vedere Edy ai massimi livelli. E poi chiaro, la sua capacità di riempire l’area semplicemente allargando le braccia renderà la vita difficile a chiunque, anche al suo ex compagno al Real Luka Doncic: insieme hanno vinto l’Eurolega nel 2018, ora si affronteranno nell’ultima giornata del Gruppo F a Okinawa.  

La serata storica che ha portato Capo Verde ai Mondiali

 

 

#27 VENEZUELA

Roster

Heissler Guillent (Guaros)
Gregor Vargas (Anzoategui)
David Cubillan (Guaigueries)
Kender Urbina (Spartans)
Jhornan Zamora (CB Ourense)
Pedro Chourio (Cocodrilos)
Fabrizio Pugliatti (Stella Azzurra)
Andres Marrero (La Salle)
Edgar Martinez (Rio Claro)
Jose Materan (Pato Basquete)
Anyelo Cisneros (Cocodrilos)
Anthony Perez (Anzoategui)
Garly Sojo (Broncos)
Nestor Colmenares (Trotamundos)
Michael Carrera (Gran Canaria)
Luis Carrillo (Spartans)
Miguel Ruiz (Paraiba)
Windi Graterol (Guaigueries)
Enrique Medina (NBA Academy)

Coach: Fernando Duro

 

di Marco Munno

Quando il 10 di novembre nelle qualificazioni il team venezuelano doveva affrontare il Canada favorito per strappare uno dei posti disponibili, per un problema con i rilasci dei permessi di viaggio (che sollevò polemiche anche a livello governativo) si era trovato costretto alla partenza per Edmonton poche ore prima della gara, dopo uno stallo in aeroporto in balìa dei continui rinvii dell’orario di decollo. Il match si era concluso con i canadesi in festa per il pass per i Mondiali matematicamente ottenuto con la vittoria, con una batosta rifilata ai venezuelani: 94-56. Ecco: in un momento di sconforto come quello, coach Fernando Duro… ha tenuto duro, senza stravolgere la squadra ma ha continuato a puntare su un gruppo diventato negli anni affiatatissimo. Gruppo che è il vero segreto dei uno dei team dall’età media più alta della competizione, che ancora dopo tempo conta su Nestor Colmenares come guida, in attesa dell’esplosione di Enrique Medina e della maturazione di Garly Sojo. Un segreto che è valso comunque la seconda qualificazione consecutiva alla fase finale di Coppa del Mondo sulle cinque in totale della storia della selezione nazionale: e se vi sembra poco, basta pensare che quel posto è stato strappato nell’ultima gara dell’ultima finestra delle qualificazioni proprio all’Argentina vicecampionessa mondiale in carica, esclusa così da questa edizione. 


UP

Diversi sono i membri che parteciperanno a questo Mondiale che erano già parte della squadra che conquistò la vittoria dell’AmeriCup nel 2015 e di quella che ottenne la qualificazione al Mondiale del 2019 (con la sola assenza di rilievo di Bethelmy): la qualità principale del Venezuela è chiaramente l’esperienza accumulata e l’intesa reciproca maturata da molti dei suoi componenti. In campo questa si tramuta in compattezza difensiva, come dimostrano le 10.7 palle rubate a gara nel corso delle qualificazioni americane, dato più alto fra tutte le partecipanti. Il sorteggio poi è stato generoso: se con la Slovenia i venezuelani sono chiaramente sfavoriti, sono superiori a Capo Verde e conservano discrete possibilità di passaggio del turno (dando per scontata la qualificazione degli sloveni) nel match-up con la Georgia, per provare a replicare, se non superare, il risultato ottenuto nella scorsa edizione della Coppa del Mondo.


DOWN

Tante primavere sulle spalle però non equivalgono solamente a esperienza accumulata, ma anche a freschezza atletica inferiore. Nelle gare di preparazione, questo si è tramutato in un ruolino di marcia fatto di sole sconfitte, ma soprattutto di passaggi a vuoto caratterizzati da brutti parziali subiti e tante palle perse nel momento in cui il tiro non è entrato con regolarità. E per una squadra dalle qualità difensive molto più numerose di quelle offensive non è un buon segno…


X FACTOR – Garly Sojo

Leader designato della prossima generazione, a Garly Sojo verrà chiesto di fare da ponte fra il blocco dei più anziani e i pochi (almeno sinora) giovani che, dopo l’inserimento nel gruppone di preparazione, si ritroveranno convocati nei 12, dando ciò che attualmente manca alla squadra: produzione in attacco e fatturato costante di punti. Da quanto il classe 1999 riuscirà ad assolvere il compito dipenderanno molte delle fortune del team venezuelano…

La speranza per il Venezuela è che a Garly Sojo riescano tanti di questi numeri

 

 

#26 LIBANO

Roster

Wael Arakji (Al Riyadi)
Jad Khalil (Dynamo Club)
Ali Mansour (Al Riyadi)
Ali Mezher (Sagesse)
Amir Saoud (Al Riyadi)
Karim Zeinoun (Al Riyadi)
Sergio Darwich (Sagesse)
Marc Khoueiry (Sagesse)
Mark Khoury (Dynamo Club)
Hayk Gyokchyan (Al Riyadi)
Karim Ezzeddine (Dynamo Club)
Omari Spellman (Anyang KGC)
Ali Haidar (Beirut Club)
Naim Rabay (Beirut Club)
Gerard Hadidian (Beirut Club)

Coach: Jad El Hajj

di Marco Munno

Prima finale della Coppa d’Asia FIBA negli ultimi 15 anni raggiunta nel 2022, prima squadra asiatica a qualificarsi per questa Coppa del Mondo con una striscia di 7 vittorie consecutive nel 2023 (tornando a disputare una fase finale della manifestazione dopo 13 anni): il Libano in questi ultimi anni sta mostrando una delle migliori pallacanestro mai giocate dalla selezione nazionale. Due sono i trascinatori in questo periodo d’oro per la pallacanestro locale: il giovane coach Jad El Hajj, classe 1989, in panchina e la stella Wael Arakji, 28enne playmaker mancino, MVP proprio nella Coppa d’Asia 2022, sul parquet. Il primo ha costruito una squadra affiatata, che gioca un basket d’insieme e che non molla facilmente, anche quando si trova sotto nel punteggio; il secondo, ispiratore di successi e rimonte inaspettate, rappresenta la punta di diamante del team, in grado di far canestro con facilità quanto di assumersi con successo responsabilità nei finali di partita. Sono loro i due volti copertina di una squadra che avrebbe forse fatto alzare qualche sopracciglio in più se non si fosse ritrovata sorteggiata in un gruppo durissimo, tra Lettonia e soprattutto Francia e Canada.


UP

“Veniamo da una nazione distrutta, da una nazione piena di tristezza, vogliamo cercare di rendere le persone felici e alzare il loro morale”: così si espresse Wael Arakji prima del quarto di finale della Coppa d’Asia contro la favoritissima Cina (battuta grazie a una sua prova magistrale). Dichiarazioni che rappresentano la sintesi di ciò che anima il gruppo libanese: una forte motivazione nel far bene per la propria gente che vive l’ultima dura crisi nazionale e una grande coesione, che in campo si tramutano in un gioco votato al coinvolgimento di tanti diversi protagonisti intorno ad Arakji, dai due esterni Sergio El Darwich e Amir Saoud ai due lunghi Ali Haidar e Hayk Gyokchian (peccato invece per le assenze dell’esperto Chamoun e soprattutto della stellina di Michigan State, Youssef Khayat), oltre all’Omari Spellman naturalizzato per tempo per la manifestazione.


DOWN

Disporre di un gruppo unito tuttavia non colma il gap di esperienza: nessuno dei convocati è mai stato impegnato in una Coppa del Mondo, e in generale l’abitudine a tornei di questo prestigio per i diversi membri del roster è sostanzialmente pari a zero. C’è da dire che il sorteggio nel gruppo forse più complicato del Mondiale, con Francia, Canada e Lettonia, è stato tutt’altro che benevolo: peró nel 2006 coi francesi (74-73) e nel 2010 coi canadesi (81-71) il Libano in Coppa del Mondo piazzó già gli upset… ne arriveranno di nuovi?


X FACTOR – Omari Spellman

Dopo l’inizio dell’iter burocratico nel gennaio 2023, l’ottenimento della sua cittadinanza libanese era ad un punto morto per l’assenza del Presidente della Repubblica nella Nazione, che doveva dare il suo benestare, fino all’intervento del Consiglio dei Ministri ad aprile: così, Omari Spellman è riuscito ad ottenere in tempo per la Coppa del Mondo la nuova nazionalità, riuscendo così ad essere parte del roster. Preferito per lo spot riservato ai naturalizzati a Jonathan Arledge, Ater Majok e Norvel Pelle, dovrà dimostrare di essere più vicino alla sua versione nei Villanova Wildcats che convinse gli Atlanta Hawks a selezionarlo a inizio secondo giro del draft NBA 2018 che a quella finita tre anni dopo fuori dalla Lega, nel campionato coreano (dominato con la maglia dell’Anyang KGC).

Nella Coppa d’Asia FIBA 2022 giocata da MVP, 32 punti fra cui questi contro la Cina per Wael Arakji

 

 

#25 IRAN

Roster

Sajjad Mashayekhi (ZobAhan)
Sina Vahedi (Kalleh)
Navid Rezaeifar (Naft Abadan)
Behnam Yakhchali (Gorgan)
Mohammad Amini (Espoirs Monaco)
Peter Girgoorian (Mahram)
Mohammad Shahrian (Neft Abadan)
Arsalan Kazemi (ZobAhan)
Sajjad Pazrofteh (Gorgan)
Matin Aghajanpoor (Kalleh)
Jalal Aghamiri (Kalleh)
Hamed Haddadi (Sichuan Whales)
Hasan Aliakbari (Avizhe Parsa)
Salar Monji (Gorgan)
Meisam Mirzaei (Kalleh)

Coach: Hakan Demir

 

di Daniele La Spina

Ormai una presenza costante nelle ultime edizioni, l’Iran arriva con l’ambizioso progetto di mettersi sulla mappa della palla a spicchi mondiale. Autodefinitisi, per bocca del proprio coach Hakan Demir, la “Serbia del basket asiatico”, la squadra sembra però arrivare meno tranquilla di come potrebbe. Le defezioni ci sono per motivi diversi (su tutte quelle dei veterani Hassanzadeh e Zangeneh) ma anche i dissidi interni e tagli dal roster sorprendenti. Senza la punta di diamante Mohammad Jamshidi, vero mattatore di un tragitto di qualificazione percorso in carrozza, l’Iran punta comunque a strappare il biglietto per Parigi 2024, in un girone tostissimo: tolta l’inarrivabile Spagna, c’è da provare a battere la Costa d’Avorio; poi, da lì, si può sognare di fare il colpo gobbo col Brasile. Difficilissimo, meglio pensare una partita alla volta. 


UP

I proclami saranno grossi, ma la qualità nel roster iraniano c’è comunque. Indirettamente, la gara sarà sulle altre squadre del continente asiatico. Per essere pericolosa nel proprio girone, e proprio nell’ottica di piazzarsi meglio possibile, l’Iran deve fare affidamento sulla propria produzione offensiva, fiore all’occhiello delle due fasi di qualificazione. Certo, il Mondiale è un’altra cosa, ma le mani per andare a segno ci sono, soprattutto quelle di Hamed Haddadi. 


DOWN

La situazione interna allo spogliatoio non sembra delle più serene. Demir ha tagliato chi doveva ma anche qualche nome illustre e le motivazioni non sempre sono parse chiare. Su tutti Mohammad Jamshidi, i cui motivi d’esclusione sono ancora oscuri (anche il giocatore, per ora, ha glissato). Altre motivazioni sono trapelate e non delineano tranquillità: Aaron Geramipoor ha avuto dissidi con la Federazione a causa di alcuni “amici non convocati”, poi c’è la situazione in bilico di Poutan Jalalpoor che non è d’accordissimo sull’unirsi formalmente all’esercito per essere convocabile.


X FACTOR – Mohammad Amini

Senza alcuni senatori e giocatori d’esperienza, speranze riposte in Mohammad Amini. Chiamata facile, essendo l’unico giocatore attualmente sotto contratto con una realtà europea (l’Espoirs Monaco). Sarà alla prima, vera esperienza tra i grandi e bisognerà vedere come reagirà in campo, ma è decisamente il suo momento per emergere. 

Proprio di Haddadi il canestro della vittoria nell’ultima gara del torneo di preparazione di due giorni fa, l’International Men’s Basketball Classic

 

 

#24 MESSICO

Roster

Paul Stoll (Fuerza Regia)
Jorge Gutiérrez (Libertadores de Queretaro)
Ivan Montano (Plateros)
Orlando Méndez (Capitanes Mexico City)
Pako Cruz (Manisa)
Moisés Andriassi (Astros de Jalisco)
Gabriel Girón Jr. (Libertadores de Queretaro)
Gael Bonilla (Capitanes de Mexico City)
Fabián Jaimes (Aguascalientes)
Héctor Hernández (Libertadores de Queretaro)
Jorge Camacho (Dorados de Chiuaua)
Daniel Amigo (Libertadores de Qureretaro)
Israel Gutiérrez (Dorados de Chiuaua)
Joshua Ibarra (Brampton Badgers)

Coach: Omar Quintero

 

di Michele Pedrotti

Dopo aver saltato l’edizione del 2019 in Cina, torna nella rassegna iridata il Messico allenato da Omar Quintero, ex play tra le altre di Baskonia e Fabriano (6 partite nel finale della stagione 2005/2006 in A2, compagno di Daniele Cinciarini). Qualificatosi alla fase a gironi con qualche difficoltà, ha comunque la possibilità di fare bene; inserito nel gruppo D con Lituania, Montenegro ed Egitto, la sensazione è che si giocherà il secondo posto con Vucevic e compagni con lo scontro diretto già all’esordio. Fondamentale quindi provare a cominciare bene, dopodiché in caso di passaggio del turno ci sarebbe l’incrocio con Stati Uniti e Grecia (a meno di clamorose sorprese) e la festa dovrebbe presumibilmente finire. 


UP

La freschezza di alcuni giocatori, uno su tutti il classe 2003 Gael Bonilla. Guardia con un passato nelle giovanili del Barcellona, nell’ultima stagione si è approcciato alla NBA disputando la G-League con i Capitanes de Mexico City e può essere un giocatore importante per dare ritmo a questa squadra quando verrà chiamato in causa, oltre ovviamente alla saggia regia del veterano Paul Stoll. Sarà importante anche la vena realizzativa dell’ex Trento Jorge Gutiérrez, reduce da una stagione da quasi 22 punti di media in patria a Jalisco.


DOWN

L’assenza di Juan Toscano-Anderson peserà sicuramente, considerando l’esperienza e il talento del campione NBA con Golden State nel 2022 (primo messicano di sempre a vincere un anello). Dopo aver rilasciato dichiarazioni d’amore verso la sua nazionale, però, ha fatto marcia indietro per concentrarsi esclusivamente sulla sua carriera NBA. Oltre a lui non ci sarà nemmeno Jaime Jáquez, esterno classe 2001 scelto alla 18 dai Miami Heat nell’ultimo draft. Due giocatori che avrebbero fatto comodissimo a Quintero, che ora si ritrova un po’ scoperto. 


X FACTOR – Pako Cruz

Giocatore con più punti nelle mani di tutta la squadra, ha trascinato il Messico durante le qualificazioni con 17 punti di media in 8 partite. Guardia molto dinamica dalla buona esperienza europea, essendo nel vecchio continente ormai dal 2015; Riga, Fuenlabrada e Vilnius prima di andare in Turchia tra Afyon, Bursa e nell’ultima stagione a Manisa dove ha chiuso a 17 punti e oltre 4 assist di media. Tra i pochi superstiti del Mondiale 2014 chiuso agli ottavi contro Team USA, cercherà di guidare la sua squadra al secondo girone. 

L’ultima gara giocata dal Messico ai Mondiali, nel 2014 in Spagna 

 

#23 SUD SUDAN

Roster

Deng Acuoth (Adelaide 36ers)
Emmanuel Akot (Western Kentucky)
Koch Bar (Horsens)
Sunday Dech (Adelaide 36ers)
Majok Deng (Cairns Taipans)
Deng Dut (Southern Utah)
Gob Gabriel (Benedict College)
Wenyen Gabriel (Los Angeles Lakers)
Mareng Gatkouth (Tarleton State)
Peter Jok (Nantes)
Carlik Jones (Chicago Bulls)
Kuany Kuany (Karhu Kauhajoki)
Junior Madut (S.E. Melbourne Phoenix)
Khaman Maluach (AS Douanes)
Mangok Mathiang (Hapoel Eilat)
Mathiang Muo (Geraldton)
Nuni Omot (Lakeland Magic)
Marial Shayok (Maine Celtics)

Coach: Royal Ivey

 

di Mario Castelli

Nel 2011 il Sud Sudan era uno stato che nemmeno esisteva, infatti ottenne l’indipendenza dal Sudan nel luglio di quell’anno, rendendolo quello che è tuttora lo stato sovrano più giovane al mondo. Dodici anni dopo, in questo piccolo angolo di mondo poverissimo e piagato da decenni di violente guerre civili, massacri e abusi di diritti umani, il Sud Sudan fa parlare di sé anche per qualcosa di leggero. La storia è da film, e infatti è assolutamente possibile che un giorno Hollywood decida di raccontarla: tra le 32 squadre a giocare la Coppa del Mondo di basket ci sarà proprio la nazionale delle Bright Stars, che partecipavano alle qualificazioni iridate per la prima volta in assoluto nella loro  giovanissima storia. Le premesse c’erano già, dato che il Sud Sudan – che ha giocato la sua prima partita ufficiale soltanto nel marzo 2017 – si era qualificato anche ad Afrobasket 2021 raggiungendo pure i quarti di finale. Ma con un percorso quasi perfetto (11 vittorie e solo una sconfitta), stavolta l’impresa è stata decisamente maggiore. E adesso il Sud Sudan si presenta nelle Filippine tutt’altro che con l’etichetta della squadra materasso, bensì con un gruppo impreziosito anche da due giocatori NBA (Wenyen Gabriel dei Los Angeles Lakers e Carlik Jones dei Chicago Bulls) e formato da giocatori professionisti che calcano i parquet in ogni angolo del globo, dalla Nuova Zelanda fino al campionato finlandese. Nelle amichevoli di preparazione non hanno sfigurato, Cina e Porto Rico non sono poi così superiori. Si potrebbe pensare che già essere qui sia un trionfo, ma la possibilità che la favola si allunghi anche fino al secondo girone – dove poi il Sud Sudan incontrerebbe eventualmente l’Italia – non sono neanche così remote.


UP

Ovviamente l’entusiasmo e le motivazioni giocheranno una parte importante nella voglia di questi ragazzi di provare a far conoscere al mondo il proprio giovanissimo paese e metterlo per la prima volta sulla cartina anche in termini sportivi. Ma come detto il Sud Sudan è una squadra vera, con giocatori tutt’altro che improvvisati, è sostenuta da un atletismo devastante: nella seconda fase di qualificazione africana a questi Mondiali, le Bright Stars sono passate sopra a quasi tutte le avversarie in termini di ritmo, intensità e atletismo, segnando in media 89.6 punti e vincendo con uno scarto medio di oltre 22 punti a partita, venendo frenati solo in un’occasione: l’unica sconfitta è arrivata col punteggio di 66-69 per mano del Senegal, quando gli avversari sono riusciti ad abbassare il ritmo e non far sfruttare la propria esuberanza dal Sud Sudan. Sarà questa la missione di Serbia, Cina e Porto Rico per provare a non farsi sorprendere dai ragazzi di coach Royal Ivey, assistente degli Houston Rockets.


DOWN

Essendo una nazione recentissima, anche le proprie nazionali sportive hanno un vissuto molto breve: questi ragazzi non hanno trascorso assieme ogni estate per diversi anni in fila come accaduto ad altre squadre. Ogni cosa è nuova o quasi per loro, soprattutto a questo livello, e c’è anche il rischio che inconsapevolmente possa subentrare un minimo di appagamento o di sconforto qualora le cose dovessero mettersi male fin dal primo match, già decisivo, contro Porto Rico.


X FACTOR – Nuni Omot e Marial Shayok

Ovviamente gran parte delle attenzioni (anche degli avversari) saranno riservate a Wenyen Gabriel e in seconda battuta a Carlik Jones, ma determinanti potrebbero essere le seconde opzioni, ovvero Nuni Omot e Marial Shayok: il primo è stato il trascinatore del Sud Sudan nelle qualificazioni con oltre 15 punti di media ed è perfetto nel ruolo di 4 tattico che può colpire da fuori ma sa soprattutto aggredire il ferro contro avversari più lenti di lui, il secondo è un tiratore molto solido che con i Maine Celtics in G-League quest’anno ha chiuso a quasi 17 punti di media tenendo il 42.6% dall’arco su cinque tentativi a partita. Riuscire a diversificare i pericoli in attacco sarà la chiave per poter impensierire le avversarie.

I festeggiamenti negli spogliatoi dopo la storica qualificazione: “WORLD CUP! WORLD CUP!”

 

 

#22 CINA

Roster

Zhao Jiwei (Liaoning Dinosaurs)
Hu Mingxuan (Guangdong Dongguan)
Zhao Rui (Guangdong Dongguan)
Cui Yongxi (Guangzhou Lions)
Zhang Zhenlin (Liaoning Dinosaurs)
Zhu Junlong (Zhejiang Chouzhou)
Kyle Anderson (Minnesota Timberwolves)
Zhou Peng (Shenzhen)
Fu Hao (Liaoning Dinosaurs)
Zhou Qi (Shout East Melbourne)
Wang Zhelin (Shanghai Dongfang)
Hu Jinqiu (Zhejiang Chouzhou)

Coach: Aleksandar Djordjevic

 

di Giorgio Barbareschi

Seppur facilitata dall’appartenenza a un’area geografica con meno concorrenza rispetto ad altre, la Cina può vantare cinque qualificazioni alla fase finale nelle ultime sei edizioni dei Mondiali, anche se l’ultima edizione in casa è stata una discreta debacle (24esima su 32 partecipanti) e il miglior risultato risale all’ottavo posto del lontano 1994, anno in cui raggiunsero la seconda fase eliminando a sorpresa Spagna e Brasile. La possibilità che questo possa avvenire nuovamente in questa edizione è reale, perché se escludiamo la Serbia le altre due avversarie del girone, Sud Sudan e Porto Rico, sono entrambe alla portata.

Nella prima fase delle qualificazioni, in un gruppo con Australia, Giappone e Taiwan, la nazionale cinese ha terminato al secondo posto con un record di quattro vittorie e due sconfitte, con entrambe le battute d’arresto arrivate piuttosto nettamente contro i “canguri”. Più abbordabili gli impegni del secondo girone con Iran, Kazakhstan e Bahrain, superato abbastanza agevolmente dai cinesi con dieci vittorie e solo due sconfitte.


UP

Il punto di forza principale della nazionale cinese non è in campo ma in panchina. Djordjevic è un vicecampione olimpico, mondiale ed europeo con la Serbia e ha guidato Virtus Bologna e Fenerbahce a numerosi trionfi in Italia e in Turchia. Se c’è un allenatore in grado di trasmettere una mentalità vincente a un gruppo di giovani è proprio il serbo, che ha tra le sue mani un roster imperfetto ma non del tutto carente in termini di qualità.

Lo schema tattico è impostato sulle torri gemelle Zhou Qi e Wang Zhelin. Nelle partite disputate durante le qualificazioni, Qi ha tenuto una media di 16,2 punti e 10,2 rimbalzi con quasi due stoppate, mentre Zhelin ha contribuito con 11,5 punti e 6,5 rimbalzi. I due si combinano bene e sanno creare spazi per i compagni, ma il talento più cristallino è nelle mani di Cui Yongxi, ventenne che ha centimetri e tiro per ben figurare in una nazionale che potrebbe anche diventare una delle sorprese del torneo.


DOWN

Guo Ailun e Wu Qian sono stati presenze fisse nella nazionale negli ultimi anni, ma non sono stati convocati a far parte del roster dei Mondiali a causa di un impegno giudicato “insufficiente” da coach Djordjevic. Il capo allenatore serbo ha dichiarato: “Tutti devono lavorare duramente per guadagnarsi un posto in nazionale. Voglio che i miei giocatori capiscano che solo il Presidente Yao Ming e io abbiamo un posto garantito”. Senza di loro, Djordjevic dovrà inventarsi qualcosa per distribuire la gestione del pallone tra Zhao Rui, Hu Mingxuan e Zhao Jiwei, nessuno dei quali sembra in grado di svolgere al meglio tale compito.


X FACTOR – Kyle Anderson

La naturalizzazione di Kyle Anderson – che dopo uno dei più bei soprannomi di sempre (Slo-Mo) ha avuto in dote anche un nome cinese, Li Kaier – grazie al bisnonno cinese ha regalato a Djordjevic un giocatore che può assumersi le responsabilità nei momenti difficili della partita. In un mondo dominato da superatleti, Anderson ha saputo ritagliarsi una carriera di ottimo livello in NBA grazie a un bagaglio tecnico di primo livello e un’intelligenza cestistica sopraffina. Nelle partite di preparazione ha fatto vedere qualche lampo abbinato a qualche momento di nervosismo, ma i destini della nazionale cinese in questo Mondiale passeranno indiscutibilmente dalle sue parti.

La rubata decisiva di Slo-Mo nell’amichevole contro la Nuova Zelanda, ovviamente muovendosi al rallentatore.

 

 

#21 FILIPPINE

Roster

Kiefer Ravena (Shiga Lakes)
Thirdy Ravena (NeoPhoenix)
Dwight Ramos (Levanga Hokkaido)
Jordan Heading (Nagasaki Velca)
Jordan Clarkson (Utah Jazz)
Scottie Thompson (Barangay SM)
CJ Perez (San Miguel Beermen)
Roger Pogoy (TNT Tropang)
Chris Newsome (Meralco Bolts)
Bobby Ray Parks (Nagoya Dolphins)
Rhenz Abando (Anyang KGC)
Calvin Oftana (TNT Tropang)
Jamie Malonzo (Barangay SM)
Japeth Aguilar (Barangay SM)
AJ Edu (Toledo)
June Mar Fajardo (San Miguel Beermen)
Kai Sotto (Hiroshima Dragonflie)

Coach: Chot Reyes

 

di Roberto Gennari

I Gilas Pilipinos, che tornano ad ospitare il mondiale dopo l’edizione 1978, sono alla terza partecipazione consecutiva e possono contare su un’intera nazione dietro di loro. L’idea sarebbe prima di tutto fare meglio della volta scorsa, non impossibile visto che il mondiale 2019 venne chiuso all’ultimo posto: Per riuscirci, la federazione ha deciso di richiamare coach Reyes, eroe dell’argento continentale 2013 e del mondiale 2014, in cui i Gilas riuscirono a portare a casa la prima vittoria in un mondiale a distanza di quarant’anni dalla precedente. Curiosamente, il girone è quasi lo stesso di cinque anni fa, nel senso che sulla propria strada le Filippine troveranno ancora una volta l’Angola e l’Italia, con l’unica variante (non di poco conto) della Repubblica Dominicana al posto della Serbia. Lo spot di naturalizzato, che nelle due edizioni precedenti era stato occupato da Andray Blatche, vedrà stavolta Jordan Clarkson indossare la maglia della nazionale del Pacifico. Clarkson, che in maglia Jazz ha appena disputato la miglior stagione della propria carriera in NBA, porterà ovviamente ai Gilas un contributo diverso da quello di Blatche, che sotto le plance compensava almeno in parte una delle carenze storiche dei giocatori filippini, ovvero la scarsa predisposizione al gioco in post basso e al rimbalzo. Ma il popolo filippino ci crede, e vuole staccare almeno un referto rosa in questa edizione dei mondiali (con l’Angola, 5 anni fa, finì al supplementare).


UP

Il basket giocato dalle Filippine è un basket intenso, per certi versi sfrontato, sempre con la voglia di vincere segnando un punto in più degli avversari piuttosto che provando a subirne uno in meno. Il che si inserisce bene in quello che è un po’ un trend a livello globale, e che potrà essere appunto supportato da un Jordan Clarkson apparso più che mai consapevole e padrone del proprio skillset. Di buono c’è anche il fatto che il roster garantisce un discreto amalgama tra giovani e giocatori con esperienza.


DOWN

Nello scorso mondiale, i Gilas hanno subito praticamente 100 punti di media a partita (erano 117 di media dopo le prime due uscite contro Italia e Serbia). Questo è un po’ un limite storico della nazionale filippina, e insieme il motivo per cui si è deciso di richiamare coach Reyes. Ed effettivamente le cose erano un po’ migliorate, al punto che comunque la qualificazione mondiale sarebbe stata centrata anche se non fossero stati Paese ospitante. Basterà?


X FACTOR – Il pubblico

Il pubblico può essere l’ago della bilancia per la nazionale filippina, nel bene o nel male è tutto da vedere. Di sicuro è una nazione dove si respira passione cestistica ad ogni angolo di strada, e anche le partite di campionato hanno spesso spalti gremiti e un pubblico appassionato. Come spesso accade, anche a nazionali più blasonate, questa però può essere un’arma a doppio taglio: i tifosi possono spingerti a dare quel qualcosa in più, o possono metterti in difficoltà psicologica perché si sente troppo la pressione. Anche qui: vedremo.

Jordan Clarkson doing Jordan (Clarkson) things…

 

 

#20 NUOVA ZELANDA

Roster

Shea Ili (Melbourne United)
Taylor Britt (Canterbury Rams)
Flynn Cameron (Melbourne United)
Izayah Le’afa (Wellington Saints)
Walter Brown (Canterbury Rams)
Jordan Ngatai (Hawkes)
Hyrum Harris (Perth Wildcats)
Reuben Te Rangi (Aukland Tuatara)
Finn Delany (New Zealand Breakers)
Tohi Smith-Milner (Wellington Saints)
Dan Fotu (Franklin Bulls)
Isaac Fotu (Utsunomiya Brex)
Yanni Wetzell (Alba Berlino)
Sam Timmins (Otago Nuggets)

Coach: Pero Cameron

di Michele Pedrotti

Sesto mondiale consecutivo per i Tall Blacks, che dopo l’incredibile exploit del 2002 in cui chiusero al quarto posto (facendo soffrire anche la Jugoslavia in semifinale) non sono più riusciti a superare il primo girone. In quella spedizione, tra l’altro, c’era Pero Cameron che dopo il Mondiale del 2019 ha sostituito un suo ex compagno come Paul Henare nel ruolo di capo allenatore. Squadra che si potrebbe definire “ruvida” vista la massiccia fisicità dei giocatori a roster, ha comunque bisogno di un’impresa che definire titanica sarebbe limitativo. Oltre alla Giordania, le altre due pescate nel girone sono Stati Uniti e Grecia. Chance di passaggio del turno vicine allo zero, ma il calendario potrebbe essere un alleato: presupponendo un 3-0 di Team USA (non scontato) e una vittoria neozelandese con la Giordania la seconda giornata, si arriverebbe alla vigilia dell’ultima sfida con la Grecia a uno scontro da dentro o fuori. E la pressione, in quel caso, sarebbe tutta sulle spalle di Mītoglou e compagni.


UP

L’esperienza a questi livelli non manca, essendo gli oceanici presenza fissa da oltre vent’anni a questa parte. Interessante la coppia di lunghi Wetzell-Fotu, che potrà permettere a Cameron di dare pochi riferimenti agli avversari oltre alla possibilità di aprire l’area. Occhio anche al dinamismo del classe 2000 Flynn Cameron (figlio del coach), play con un recente passato collegiale negli States tra DePaul e Riverside ora a Melbourne. 


DOWN

Detto di un girone davvero infernale, a livello tattico le alternative sono poche e il tasso tecnico generale non è proprio di primo piano. Dovrebbe anche esserci tanta fatica a difendere sugli esterni, date le caratteristiche di guardie e ale piccole neozelandesi. Aggiungiamo che, purtroppo, neanche questa sarà la volta buona per vedere l’esordio di Steven Adams con la maglia della sua Nazionale: pare che voglia riposare per smaltire un problema al ginocchio sofferto nella passata stagione.


X FACTOR – Isaac Fotu

Un biennio nel nostro campionato, e più precisamente in Veneto, tra Treviso e Venezia dal 2019 al 2021 per il giocatore più rappresentativo a livello internazionale dei Tall Blacks. Dopodiché il trasferimento dall’altra parte del mondo, per giocare in Giappone a Utsunomiya. Giocatore molto fisico e con buona mano da 3 punti che si sposa perfettamente con le caratteristiche della squadra, ha sempre tenuto molto a giocare per il suo Paese nonostante sia nato e cresciuto a York (il padre Manu ci giocava a rugby da professionista), come dimostra il terzo Mondiale che si appresta a giocare in carriera. 

La miglior prestazione in carriera di Fotu con la sua Nazionale arrivò al Mondiale cinese di 4 anni fa

 

 

#19 PORTO RICO

 

Roster

Tremont Waters (Levallois)
Jordan Howard (Napoli Basket)
Stephen Thompson (Bnei Herzelia)
Ethan Thompson (Windy City Bulls)
Justin Reyes (Varese)
Phillip Wheeler (Iowa Wolves)
Aleem Ford (Lakeland Magic)
John Holland (Stella Rossa)
George Conditt IV (Promitheas)
Christopher Ortiz (Osos)
Isaiah Pineiro (Pirates de Quebradillas)
Arnaldo Toro (Zwolle)
Ismael Romero (Vaqueros de Bayamón)

Coach: Nelson Colón (Vaqueros de Bayamón) 

 

di Daniele La Spina

Giovani, spavaldi e pronti a farsi notare. Porto Rico arriva con tutta la capacità di accendere sorrisi che il suo roster promette e con tanta voglia di passare il turno. Non sarà una missione semplice: classificarsi secondi significa battere il Sudan del Sud e, soprattutto, la Cina per piazzarsi dietro la Serbia. Per prepararsi all’impresa, i caraibici si sono sottoposti ad una preparazione con sole Nazionali di prima fascia, mettendo da parte le vittorie in favore della crescita. Oscurati dal DatHome Day, li abbiamo potuti apprezzare anche a Ravenna e le cose messe in campo sono ottime: l’esperienza e le mani rapide di Isaiah Piñerio, la dirompenza della staffetta tra i Thompson (Ethan e Stephen) e la capacità di essere riferimento in campo della star Tremont Waters. Lo scoglio da superare è apparso quello di saper costruire sempre di più e con costanza dal perimetro, vista la fatica in termini di centimetri in mezzo all’area. Qualche infortunio e voglia di rinnovare battezzano una squadra che può stupire.


UP

Il ritorno di John Holland può far bene in una squadra di, praticamente, solo esordienti. Se davvero è tutta acqua passata dopo il 2019 (Holland rifiutò la convocazione dopo aver chiesto e non ottenuto di essere pagato), il 34enne ex Crvena Zvezda può essere il faro della Nazionale Portoricana. Pur arrivando da una stagione non esaltante in Serbia, le capacità ci sono per aiutare la circolazione della palla e la creazione degli spazi. Voglia permettendo. 


DOWN

Oltre all’inesperienza e forse in funzione di essa, a pesare saranno le assenze. I forfait di Jose Alvarado e Gian Clavell si faranno sentire. Il primo per ovvi motivi, ma i Pelicans si sono messi di traverso per non rischiare oltre visto che gli ultimi esami alla tibia di Alvarado non hanno dato responsi positivissimi. Il secondo ha ovviamente riaperto le porte della Nazionale a Holland, ma pur senza garantire la stessa qualità, era una garanzia in termini di impegno e amalgama.


X FACTOR – George Conditt IV

Si parlava un gran bene di lui e, come ne ha avuto l’occasione, s’è subito messo in luce nella marcia di avvicinamento a questo Mondiale, nel caso qualcuno se lo fosse perso. Dovrà fare gli straordinari, essendo nella zona del campo dove i portoricani soffrono di più, ma si sono visti acuti d’intelligenza e di punti: guardare il primo tempo con gli USA nell’amichevole di Washington (12 punti conditi da 6 rimbalzi), per credere. 

In preparazione: Tremont Waters (178 cm) a stoppare Anžejs Pasečņiks (216 cm)

 

 

#18 GIAPPONE

Roster

Yuki Kawamura (Yokohama B-Corsairs)
Yuki Togashi (Chiba Jets)
Yūdai Baba (Texas Legends)
Keisei Tominaga (Nebraska)
Makoto Hiejima (Tochigi Brex)
Yudai Nishida (Aishin Horses)
Yuta Watanabe (Brooklyn Nets)
Shuta Hara (Chiba Jets)
Hirotaka Yoshii (Toyota Alvark)
Soichiro Inoue (Hitachi Sun)
Josh Hawkinson (Shinsu Warriors)
Hugh Watanabe (Ryukyu)
Koya Kawamata (Shiga Lakestars)
Luke Evans (Nagoya) 

Coach: Tom Hovasse

 

di Marco Pagliariccio

L’hype per il Mondiale casalingo è stato presto affievolito in casa Giappone. Il primo colpo era arrivato a fine aprile con il sorteggio dei gironi e gli “Akatsuki Five” (storia particolare quella del nomignolo) spediti in un girone di ferro con Australia, Germania e Finlandia. Il secondo, quello più duro, si è materializzato però a metà luglio, quando la star della squadra, Rui Hachimura, ha deciso di non partecipare alla competizione per concentrarsi sulla sua prossima stagione NBA. Chiaro che se una squadra che già di suo non abbonda per talento e fisicità, va a perdere la sua punta di diamante, le possibilità di fare strada in un torneo complicato come il Mondiale si abbassano drasticamente. La squadra di coach Tom Hovasse (due partite giocate con gli Atlanta Hawks nel 1994 prima di trovare il suo Eldorado in Giappone) ha giocato tantissimo, ben nove amichevoli nella lunga marcia di avvicinamento alla competizione, rimediando qualche sconfitta non proprio attesa (a domicilio con la Corea del Sud, poi un sonoro -19 contro la non irresistibile Nuova Zelanda) ma soprattutto tremando per le condizioni del suo giocatore più rappresentativo, il neo Phoenix Suns Yuta Watanabe, fermo per qualche settimana a causa di un infortunio alla caviglia rimediato nello scrimmage contro l’Angola. Niente di serio, pare, ma vista già l’assenza di Hachimura…


UP

Di sicuro ai giapponesi non manca potenza di fuoco nel tiro da fuori e pure una discreta esperienza internazionale. Detto di Watanabe (tiratore da 55,7% da 3 la scorsa stagione…), ma occhio anche ad altri giocatori di talento ed esperienza quali gli ex Texas Legends in G-League Yudai Baba e Yuki Togashi e l’astro nascente Keisei Tominaga. Guai a farli correre ed esaltare col tiro pesante…


DOWN

Se tutto sommato nel reparto esterni le soluzioni non mancano, l’assenza di Hachimura ha aggravato ulteriormente il problema cronico del basket dell’Estremo oriente: la taglia fisica sotto le plance. Senza l’ex Lakers, il grosso del peso del gioco interno sarà sulle spalle del naturalizzato Josh Hawkinson, prodotto di Washington State che ormai da sei anni ha fatto del Giappone la sua nuova casa e che è praticamente l’unico giocatore sopra i due metri del team. Un po’ pochino per battagliare contro Markkanen e Theis…



X FACTOR Keisei Tominaga

Se Watanabe e Baba sono giocatori nel loro prime e quindi i leader designati del gruppo, nelle ultime uscite Keisei Tominaga si è messo in luce sparando ventelli come non ci fosse un domani. Play-guardia classe 2001, è reduce da un’ottima stagione da junior a Nebraska (13,1 punti a partita col 40% da 3), giocando talmente bene da dichiararsi in un primo momento eleggibile al draft. Ha poi deciso di fare retromarcia e tornare agli Huskers per la stagione da senior (magari guardando anche a una classe 2024 del draft non di spessore come quella appena passata), ma se in patria già lo additano come il “Japanese Steph Curry” (con tanto di approvazione di Steph stesso), un motivo ci sarà…


Yūdai Baba così diventa ingiocabile

 

 

#17 MONTENEGRO

Roster

Igor Drobnjak (Budućnost)
Bojan Dubljević (Valencia)
Aleksa Ilić (Budućnost)
Nikola Ivanović (Stella Rossa Belgrado)
Vladimir Mihailović (Mornar Bar)
Kendrick Perry (Unicaja Malaga)
Petar Popović (Budućnost)
Dino Radončić (Zaragoza)
Nemanja Radović (Murcia)
Marko Simonović (Chicago Bulls)
Andrija Slavković (Studentski Centar)
Nikola Vučević (Chicago Bulls)

Coach: Boško Radović

 

di Mario Castelli

Siamo abituati ad avere aspettative sul Montenegro aspettative assimilabili a quelle che abbiamo su altre nazionali ex jugoslave, come Bosnia Herzegovina e Croazia, però è consigliabile fermarsi un attimo e rimettere in prospettiva quello che questa squadra ha fatto negli ultimi anni. Per la seconda edizione di fila il Montenegro sarà al via della Coppa del Mondo, qualcosa di considerevole se teniamo a mente che parliamo di una piccola nazione di 600mila abitanti (poco più della popolazione della Basilicata) e che prima della recente qualificazione di Capo Verde poteva vantarsi del titolo di paese meno popolo ad aver mai raggiunto la fase finale di un Mondiale. Quattro anni fa non andò benissimo con un 25esimo posto, mentre lo scorso anno ad Eurobasket le prestazioni furono decisamente migliori. Quest’anno l’obiettivo invece sarà quello di provare a guadagnare l’accesso alla seconda fase, un traguardo che potrebbe essere alla portata considerando il livello non insormontabile del girone. Le due stelle che dovranno provare a trascinare il Montenegro oltre la prima fase sono ovviamente Nikola Vučević, ormai da anni una macchina di doppie doppie in NBA, e Bojan Dubljević, che in estate si è separato dal Valencia dopo 11 anni e ha deciso di interrompere il suo percorso ad alto livello per farsi coprire di gas-rubli dallo Zenit San Pietroburgo. Oltre a loro l’altra certezza è rappresentata dal naturalizzato Kendrick Perry, ottimo un anno fa agli Europei, mentre ci sarà grande curiosità per Marko Simonović, talentuoso lungo 24enne ex Siena cha ha da poco firmato con la Stella Rossa dopo non essere riuscito a trovare spazio in NBA nelle ultime due stagioni. Il sogno di chiudere nei primi due posti del proprio girone e sfidare gli USA nella seconda fase sembra poter essere alla portata della squadra di Boško Radović.


UP

Uno dei vantaggi principali è stato portato dal sorteggio: il Messico ha una squadra meno fresca di un tempo (la più vecchia del torneo), l’Egitto è senza dubbio inferiore e se vogliamo anche la Lituania, rispetto ad altre edizioni del passato, non appare una corazzata insormontabile. Questo potrebbe rappresentare un’occasione per il Montenegro di approdare al secondo girone. Un’altra cosa che non manca a questa squadra è la stazza: nove su dodici superano i 195 cm, ben sette raggiungono almeno i 203 cm, e questo sarà un fattore contro un Messico che si ferma a 195 cm di media.


DOWN

Il tiro da tre punti potrebbe essere un problema per questa squadra e nel corso delle amichevoli di preparazione è più andato che venuto, come testimoniano il 4/22 contro la Francia o il 4/20 nella vittoria contro l’Iran. Dal momento che i giocatori di riferimento come Vučević e Dubljević gestiranno molti palloni in post, sarà fondamentale che gli esterni salgano di livello e riescano a trovare percentuali più costanti dall’arco sugli scarichi.


X FACTOR – Marko Simonović

Marko Simonović sarà chiamato a dimostrare sul campo tutte le belle cose che si dicono su di lui ma che non è mai riuscito a mettere in mostra nel suo biennio ai Chicago Bulls, di fianco al connazionale Vučević, scendendo in campo solo in 16 partite complessive per un totale di soli 60 minuti e 23 punti. Le buone cifre avute in G-League con i Windy City Bulls hanno dimostrato che il ragazzo è ormai tecnicamente maturo e quindi, in attesa di testarlo a livello di Eurolega, questo Mondiale sarà la vetrina perfetta per mettersi in mostra e sfogare tutte le sue extra-motivazioni per regalare qualcosa di speciale al proprio paese.

Nella selezione dei migliori 5 europei attuali, Nikola Vučević nomina sé stesso… come coach

 

 

#16 GEORGIA

 

Roster

Rati Andronikashvili (Murcia)
Mikheil Berishvili (Tbilisi Üniversity)
Goga Bitadze (Orlando Magic)
Luka Liklikadze (Olimpi Tbilisi)
Sandro Mamukelashvili (San Antonio Spurs)
Thaddus McFadden (Murcia)
Kakhaber Jıntcharadze (Kutaisi)
Duda Sanadze (Anorthosis Ammohostou)
Tornike Shengelia (Virtus Bologna)
Giorgi Shermadini (Tenerife)
Giorgi Tsintsadze (Tbilisi University)
Giorgi Turdziladze (Olimpi Tbilisi)

Coach: Ilias Zouros

 

di Mario Castelli

Una delle quattro debuttanti assolute di questo mondiale, la Georgia sbarca in Giappone dopo una qualificazione rocambolesca ma meritata, in cui ha approfittato dell’inevitabile esclusione in corsa della Russia per guadagnarsi un posticino al sole, strappato all’ultima azione dell’ultima partita nello scontro diretto contro l’Islanda. Per i georgiani, reduci l’anno scorso dal peggior risultato delle sue cinque partecipazioni consecutive agli Europei, il percorso verso i Mondiali era già stato impreziosito dalla vittoria all’overtime contro la Spagna nella prima fase delle qualificazioni, due punti inaspettati che poi si sono rivelati decisivi. Questo è il premio alla carriera per una generazione, quella di Shengelia, Shermadini e del naturalizzato McFadden, che provava da tempo a regalare qualcosa di grosso al proprio paese e ci è finalmente riuscita. Ora ci sarà da provare a dare il meglio in quel di Okinawa in un girone F abbordabile che comprende Slovenia, Venezuela e un’altra debuttante come Capo Verde. E la Georgia potrà contare anche su quei giovani puledri che le qualificazioni avevano giocoforza dovuto guardarle da lontano, come Goga Bitadze e Sandro Mamukelashvili, entrambi reduci da una stagione da comprimari in NBA, anche se il secondo ha chiuso con buone cifre nell’ultimo scorcio di annata disputato con i San Antonio Spurs dopo la trade. Questo grande traguardo da vivere assieme, “vecchi” e “giovani”, sa tanto di passaggio di consegne da una generazione all’altra del basket georgiano.


UP

La Georgia ha dimostrato nelle qualificazioni di avere un orgoglio infinito e di essere spinta dalla propria gente, con cui c’è grande sintonia. Shengelia ormai da anni fa mettere nei propri contratti delle clausole che impongano alle proprie squadre di liberarlo per le finestre delle nazionali anche se queste coincidono con partite di Eurolega. Questo attaccamento alla maglia di tutti sarà un carburante potenzialmente decisivo in un gruppo che l’urna benevola ha disegnato alla portata dei georgiani: sulla carta la squadra di Zouros è la seconda forza dietro la Slovenia e i buoni risultati nelle ultime amichevoli, dopo un inizio a rilento, fanno ben sperare. Inoltre avere in mezzo all’area un giocatore della stazza di Shermadini permette di poter contenere e sfidare Walter Tavares, il vero spauracchio tra le altre due rivali per il secondo posto.


DOWN

Il reparto esterni è abbastanza contato e stagionato: se tra ali e centri c’è più varietà e qualità, coi vari Shengelia, Mamukelashvili, Bitadze e Shermadini, tra i piccoli invece nessuno potrà sbagliare e dovrà anche gestire al meglio le energie, perché alle spalle le alternative più giovani non sono altrettanto di qualità. Inoltre bisognerà riuscire a trovare uno spirito difensivo un po’ più pugnace, dato che anche in queste amichevoli, come nel percorso di qualificazione, la Georgia ha spesso incassato tanti punti e ha vinto quasi solo quando è riuscita a segnare un punto in più, non a subirne uno in meno.



X FACTOR – Thaddus McFadden

Per le ragioni descritte qua sopra, l’uomo chiave sarà Thad McFadden, non esattamente un nativo della ZTL di Tbilisi centro ma comunque uno che da quando è stato naturalizzato ha dimostrato di tenerci davvero al suo paese adottivo, a differenza di alcuni colleghi. Nelle qualificazioni è stato eccellente con quasi 19 punti di media, dopo un Eurobasket 2022 di buon livello. Assieme ai vecchi bucanieri Tsintsadze e Sanadze sarà lui a guidare un backcourt abbastanza ristretto, nella speranza che i giovanissimi Andronikashvili e Liklikadze siano già pronti per dare una mano. Ma se si dovesse arrivare nella situazione in cui ci sarà un pallone pesante da gestire, quello quasi sicuramente finirà nelle mani di Thaddus McFaddenadze, georgiano acquisito di Tbilisi centro, Michigan.

I momenti carichi di tensione per la qualificazione: nel match finale la Georgia poteva perdere massimo di 3 punti con l’Islanda. Sul -3, nell’ultima azione dopo gli errori ai liberi, il ferro premia i georgiani

 

 

#15 LETTONIA

Roster

Artūrs Žagars (Nevezis)
Kristers Zoriks (VEF Riga)
Artūrs Kurucs (Baskonia)
Aigars Šķēle (Stal Ostrow)
Dairis Bertāns (Real Betis)
Jānis Timma (Grises de Humacao)
Rodions Kurucs (Strasburgo)
Artūrs Strautiņš (Reggio Emilia)
Dāvis Bertāns (Dallas Mavericks)
Rolands Šmits (Žalgiris Kaunas)
Mareks Mejeris (Hapoel Jerusalem)
Andrejs Gražulis (Dolomiti Trento)
Anžejs Pasečņiks (Real Betis)
Klāvs Čavars  (Pszczolka Lublin)

Coach: Luca Banchi (Strasburgo)

 

di Giorgio Barbareschi

La Lettonia si è qualificata per la Coppa del Mondo FIBA per la prima volta nella sua storia. Un grande risultato per il “nostro” Luca Banchi, capo allenatore della nazionale dal 2021, che ha però ora il difficile compito di provare a sovvertire un pronostico che sembra già chiuso in partenza, considerando l’inserimento in un girone di ferro con due delle principali favorite alla  vittoria finale come Francia e Canada (oltre al Libano, decisamente più abbordabile) e che la Lettonia arriva a questi Mondiali senza il suo miglior giocatore Kristaps Porziņģis.

I destini della formazione baltica sono affidati ai fratelli Dāvis e Dairis Bertāns insieme a Rodions Kurucs, Mareks Mejeris, Jānis Timma e Rolands Šmits, tutti giocatori con esperienza di alto livello in Europa. Trascinati dall’euforia per una storica qualificazione, i lettoni saranno in grado di compiere l’impresa o dovranno fare le valigie al termine della prima fase? 


UP

Le partite di qualificazione sono state estremamente positive, con undici vittorie su dodici gare giocate e l’unica sconfitta arrivata sul filo di lana contro la Serbia per 101 a 100. Hanno superato la Grecia e la Turchia per due volte, oltre ad essersi presi la rivincita contro i serbi nella seconda partita a Riga tenendo la formazione di Pešić  ad appena 59 punti segnati.

Dal punto di vista offensivo, in una serata in cui il tiro da tre punti funziona possono battere qualsiasi avversario, anche se l’assenza di Porziņģis priva i lettoni di una reale minaccia dentro l’area che possa togliere un po’ di pressione dai tiratori sul perimetro.


DOWN

Dopo aver concluso la sua miglior stagione NBA in quel di Washington, Porziņģis si stava preparando a disputare i suoi primi Mondiali ma ha dovuto dare forfait in extremis a causa di un infortunio al piede subito durante gli allenamenti. Nelle due partite disputate durante le qualificazioni, l’ex Knicks e Mavericks aveva sostanzialmente dominato con oltre 25 punti e 14 rimbalzi di media e la sua assenza renderà davvero difficile che i lettoni possano impensierire le due corazzate del girone.

Senza contare che mancheranno anche Rihards Lomažs e Jānis Strēlnieks, che stanno recuperando da due gravi infortuni rispettivamente ai legamenti del ginocchio e al tendine d’Achille.


X FACTOR – Jānis Timma

La forza trainante di questa squadra nazionale sono ormai da molti anni i fratelli Bertāns, Dāvis e Dairis, ma come X-Factor puntiamo sull’altro grande veterano Jānis Timma, che nelle qualificazioni ha registrato medie da 14 punti, 5,5 rimbalzi e tre rimbalzi a partita e che è capace di prendere (e segnare) tiri pesanti nei momenti più caldi delle partite.

L’estro di Jānis Timma applicato al trasporto bagagli

 

 

#14 FINLANDIA

Roster

Jacob Grandison (Duke)
Mikael Jantunen (Paris Basketball)
Henri Kantonen (Kahru Basket)
Miro Little (Sunrise Christian Academy)
Alexander Madsen (AEK Atene)
Lauri Markkanen (Utah Jazz)
Edon Maxhuni (Carilsheim)
Alex Murphy (Levanga)
Olivier Nkamhoua (Tennessee)
Sasu Salin (Lenovo Tenerife)
Ilari Seppala (Saint-Chamond)
Elias Valtonen (Rostock Seawolves)

Coach: Lassi Tuovi

 

di Marco Munno

Sebbene la relazione tra Finlandia e basket professionistico sia iniziata nel 1939, non è certo la palla a spicchi a venire in mente quando si parla di sport ad Helsinki e dintorni. Tuttavia, qualcosa sta cambiando negli ultimissimi anni: la presenza di Lauri Markkanen, il miglior giocatore mai visto nella storia della Nazione, sta trascinando un movimento grazie al suo miglioramento costante (quello che lo ha visto diventare ormai un All-Star nella NBA, con conquista in stagione del premio di Most Improved Player), con il Karhu Basket a partecipare per tre edizioni consecutive alla FIBA Champions League e soprattutto con la selezione nazionale maschile, la Susijengi, a piazzarsi settima in un Eurobasket zeppo di star come quello della scorsa estate (eliminata solo dalla Spagna poi campionessa) e a qualificarsi per la seconda volta in assoluto ad un Mondiale, dopo l’apparizione nella Coppa del Mondo del 2014, come prima europea in assoluto a strappare il pass.


UP

Lo spettacolare Eurobasket giocato da Markkanen, da secondo marcatore in assoluto del torneo con 27.9 punti a partita (fra cui i 43 per eliminare agli ottavi la Croazia), ha fatto da propellente per una stagione che lo ha visto consacrarsi anche nella NBA: chiaramente la selezione finlandese non può che partire dall’eccezionale contributo dato da Lauri. Lauri che, dopo aver prestato il servizio militare obbligatorio in Finlandia al termine della sua stagione ai Jazz, non sembra aver perso un colpo a giudicare dalle gare di preparazione al Mondiale; e che comunque sarà in buona compagnia, con vari ragazzi dalle grandi prospettive al fianco. Infatti, il valido sistema costruitogli intorno da coach Lassi Tuovi (con 36 anni d’età a sua volta particolarmente giovane e in rampa di lancio) potrà permettere anche al playmaker 19enne Mario Little, uno dei ragazzi più interessanti del panorama europeo, freshman nella prossima stagione a Baylor e al lungo 23enne Mikael Jantunen, visto nella scorsa Summer League coi Warriors dopo la stagione a Treviso, di dire la loro.


DOWN

Ritrovarsi nel mezzo di un percorso di crescita è esaltante, può essere però difficile gestirne un rallentamento se non uno stop. E il sorteggio è stato davvero penalizzante: ritrovarsi nel girone due squadre attrezzate per andare a medaglia, rispetto alle quali il talento puro è inferiore e l’organizzazione di squadra non in grado di colmarne il gap, potrebbe significare un’eliminazione precoce per la Finlandia, meteora quindi della manifestazione. Sovvertire i pronostici (senza poi snobbare completamente il Giappone, pur privo di Hachimura) sembra essere davvero complicatissimo per i nordici, con un potenziale ricasco su un futuro che pare avere tante buone potenzialità…


X FACTOR – Sasu Salin

Ai giovani appartiene il futuro, ma nel presente c’è ancora spazio per un veterano: il classe 1991 Sasu Salin, l’unico reduce dalla spedizione finlandese al Mondiale del 2014, è diventato nel frattempo il giocatore ad aver realizzato più triple nella storia della FIBA Champions League ma soprattutto non ha smesso di essere importante per la sua selezione. Di fianco a Markkanen è ancora pronto a prendersi le sue responsabilità, col suo mortifero tiro da fuori, quando conta.

Amichevole preMondiale contro la Lituania di fronte a un pubblico record per la Finlandia: per la vittoria sulla sirena c’è Mikael Jantunen

 

 

#13 REPUBBLICA DOMINICANA

Roster

Ands Feliz (Joventut)
Gelvis Solano (Cocodrilos)
Victor Liz (Arecibo)
Jean Montero (Real Betis)
Lester Quiñones (Santa Cruz Warriors)
Rigoberto Mendoza (La Guiara)
Gerardo Suero (Osos)
L.J. Figueroa (Humacao)
Antonio Peña (Maracaibo)
Karl-Anthony Towns (Minnesota Timberwolves)
Angel Delgado (Pinar Karşıyaka)
Eloy Vargas (Aguada)

Coach: Néstor Rafael García

 

di Roberto Gennari

Karl-Anthony Towns e Angel Delgado guidano una nazionale che ha come obiettivo dichiarato il passaggio alla seconda fase, obiettivo alla portata sia per le avversarie del girone (Italia, Filippine, Angola), sia perché i dominicani, ancora sull’abbrivio della rocambolesca qualificazione conquistata a Mar del Plata a spese dell’Argentina, hanno chiuso tra le prime 16 sia nel 2014 che nel 2019. Oltre a loro due, è giusto menzionare anche Lester Quiñones, guardia-ala già vista ai Memphis Tigers (con cui ha vinto il torneo NIT nel 2021, nonostante gli addii delle stelline James Wiseman e Precious Achiuwa) e attualmente in orbita Golden State Warriors. Il cammino di preparazione al mondiale, però, è andato così così, con la sconfitta nel “derby caraibico” contro Puerto Rico, accompagnata dalle battute d’arresto contro Spagna e Lituania, solo in parte compensate dalla vittoria contro il Canada nella prima partita in cui è sceso in campo Towns. Le assenze di Chris Duarte e Al Horford, però, tolgono profondità e sostanza ad un roster altrimenti basato su giocatori che hanno una limitata esperienza ad alti livelli e in larga parte alla loro prima apparizione ai mondiali. Il backcourt composto da Andrés Feliz, da due anni a Badalona, e dal capitano Victor Liz, non appare esattamente irresistibile, e dalla panchina ci si aspetta un contributo da Jean Montero, l’eroe della vittoria in Argentina, e dall’ex Ulm LJ Figueroa. La scelta di richiamare in panchina Néstor Garcia, di ritorno dopo un mondiale 2019 tutto sommato soddisfacente, ha fin qui pagato.


UP

L’arrivo di Towns, in queste due prime apparizioni con la maglia della nazionale, sembra avere pagato, visto che comunque una ventina di punti a referto li mette in scioltezza, oltre a costituire una minaccia costante anche da oltre i 6.75. Il lavoro di coach Garcia, comunque non certo un novellino, sarà per l’appunto massimizzare il rendimento dell’ala-centro in forza ai T’Wolves, in modo da creare spazi anche per gli altri. Non sembra una squadra di grandissimi egoismi, e se riesce a limitare i danni in difesa può far sudare chiunque. 


DOWN

Se da un lato c’è l’aggiunta importante di Towns, dall’altro le già citate assenze potrebbero pesare notevolmente per i dominicani. Il primo cambio dei lunghi sarà probabilmente Eloy Vargas, 35 primavere, al suo terzo mondiale dopo un 2014 abbastanza impalpabile e un 2019 discreto. Non è Horford, diciamo così. Stesso discorso per il backcourt, dove toccherà in primis a Montero far rifiatare i titolari, e avere la fisicità e la reattività di Chris Duarte, fresco di passaggio ai Sacramento Kings, sarebbe indubbiamente servito.


X FACTOR – Andrés Feliz

L’ago della bilancia per la Repubblica Dominicana potrebbe essere Andrés Feliz: reduce da una buona stagione a Fuenlabrada in cui ha migliorato praticamente tutte le sue voci statistiche. Il suo playmaking farà la differenza tra un mondiale anonimo e un mondiale in cui, perché no, si può anche provare a sognare: al momento in cui scriviamo, il power ranking della FIBA li mette al decimo posto, davanti a nazionali ben più blasonate come Grecia, Brasile e Lituania…

Si riparte da qui, da uno dei momenti più importanti della storia recente del basket dominicano

 

 

#12 BRASILE

Roster

Raul Neto (Fenerbahçe)
Marcelinho Huertas (Tenerife)
Yago Dos Santos (Stella Rossa)
George de Paula (Ulm)
Vitor Benite (Gran Canaria)
Leonardo Meindl (Cluj Napoca)
Didi Louzada (Cleveland Charge)
Guilherme Santos (Santa Cruz Warriors)
Gabriel Jau (Flamengo)
Lucas Dias (Franca)
Bruno Caboclo (Reyer Venezia)
Tim Soares (Mets de Guaynabo)
Felipe dos Anjos (Andorra)
Cristiano Felício (Granada)

Coach: Gustavo Conti (Flamengo)

 

di Michele Pedrotti

Squadra sempre interessante e difficile da affrontare, il Brasile di Gustavo Conti. Sfuggita la medaglia d’oro alla scorsa AmeriCup giocata in casa (sconfitta in finale 73-75 con l’Argentina vice campione del mondo, grande assente a questi Mondiali), la Nazionale verdeoro arriva a Jakarta inserita in un girone decisamente abbordabile con Spagna, Iran e Costa d’Avorio. Più difficile invece pensare al discorso quarti di finale, raggiunti l’ultima volta nel 2014 in Spagna, visto l’eventuale incrocio nel secondo girone dove ci sono Francia, Canada e Lettonia. Detto ciò, la conformazione della squadra si presenta simile a quella degli anni passati, con i punti fermi Marcelinho e Caboclo insieme al tonnellaggio importante di Cristiano Felicio come armi principali. 


UP

La forza del gruppo potrebbe essere l’arma in più di questa squadra, visto che diversi giocatori fanno parte del roster da tanti anni. Oltre ai nomi già citati, un altro fattore importante potrebbe essere Raul Neto, che dopo otto anni di NBA tornerà in Europa al Fenerbahçe nella prossima stagione. La già citata medaglia d’argento ai Campionati americani, che mancava da 11 anni, potrebbe aver dato consapevolezza ai ragazzi di Gustavo Conti.


DOWN

Come successo anche negli ultimi Mondiali, in cui peraltro c’erano ancora i monumenti Varejao e Leandrinho Barbosa, a questa Nazionale è spesso sembrato mancare qualcosa per fare lo step successivo e alzare il proprio livello, inserendosi tra le squadre di primissimo piano. Vedremo se il parziale ricambio generazionale avrà effetti positivi o negativi.


X FACTOR – Marcelinho Huertas

La ragione dice Caboclo ma si sa, il cuore conosce ragioni che la ragione non conosce. Non può che essere Marcelinho l’anima di questa squadra. 40 anni compiuti lo scorso 25 maggio, pronto al suo quinto Mondiale (!), di cosa c’è scritto sulla carta di identità gli importa relativamente. Anche nella stagione appena trascorsa ha messo a referto quasi 13 punti e 7 assist di media tra ACB e Champions League con Tenerife. Al Mondiale di 4 anni fa in tanti pensavano che sarebbe stata la sua ultima grande manifestazione con i colori verdeoro addosso, invece l’ex Fortitudo ha stupito tutti ed è ancora qui. Considerando che non ha ancora la minima intenzione di smettere, non saremmo stupiti se dovesse cercare di dare l’assalto a Parigi per quella che sarebbe la sua terza Olimpiade. 

Il nuovo giocatore di Venezia, Bruno Caboclo, in una gara di qualificazione contro Team USA

 

 

#11 LITUANIA

Roster

Rokas Jokubaitis (Barcellona)
Vaidas Kariniauskas (Rapid Bucurest)
Tomas Dimša (Žalgiris Kaunas)
Margiris Normantas (Lietkabelis)
Deividas Sirvydis (Wisconsin Herd)
Ignas Brazdeikis (Žalgiris Kaunas)
Tadas Sedekerskis (Baskonia)
Eimantas Bendžius (Dinamo Sassari)
Mindaugas Kuzminskas (Pinar Karşıyaka)
Donatas Motiejūnas (Monaco)
Jonas Valančiūnas (New Orleans Pelicans)
Gabrielius Maldūnas (Lietkabelis)

Coach: Kazys Maksvytis (Žalgiris Kaunas)

 

di Marco Munno

I tratti caratteristici del basket lituano restano sempre gli stessi: seguito “religioso” da parte del popolo, produzione di giocatori di livello molto alta rispetto ai 3 milioni scarsi di abitanti della nazione, telai ben strutturati e eccezionale padronanza dei fondamentali di gioco da parte dei cestisti. La somma di questi elementi aveva portato la Nazionale stabilmente ai piani alti della pallacanestro Europea e Mondiale: ma negli ultimi anni, dall’argento europeo del 2015, sono pian piano calati i risultati. Il numero dei prodotti dal movimento passati per la NBA è salito, in pieno rispetto del trend del resto del mondo, ma per la selezione nazionale non c’è stato un riflesso positivo: resta particolare il fatto che l’abbondanza di alternative fra giocatori di rilievo, fra cui un Domantas Sabonis che sta entrando nella discussione per la palma di miglior giocatore lituano di sempre (titolo detenuto dal padre Arvydas… ma questa è un’altra storia), non si traduca in una squadra capace di restare al top nelle diverse competizioni. Sarà frutto di semplici casualità o di qualche problematica più profonda? Domanda della quale non potremo avere una risposta esaustiva nel corso di questa Coppa del Mondo: la selezione lituana infatti (USA a parte) è quella con il maggior numero di pezzi grossi assenti alla manifestazione, dove però visto il livello dei ragazzi presenti e delle defezioni in giro resta una pericolosa outsider. 


UP

Less is more, come spesso si dice. E’ quello che si augurano i sostenitori lituani, dopo aver visto la serie di giocatori assenti. Nella selezione ideale per ogni ruolo ci sono due alternative da alto minutaggio in NBA o in Eurolega; in quella che si presenterà al Mondiale non sarà così, con la metà dei papabili ad essere assenti. Ma non dovrà essere per forza un male: una delle impressioni degli ultimi tornei della nazionale era quella di una difficoltà di gestione delle diverse individualità, a partire dall’equilibrio tattico mai davvero trovato fra i due big man Domantas Sabonis e Jonas Valančiūnas. Ridurre le possibilità di scelta, restando comunque con ottime opzioni a disposizione, rende per forza di cose le gerarchie più chiare (e meno confuse, vedasi i finali di gara dello scorso Europeo) e, nei momenti critici, sapere con certezza chi debba fare cosa è una delle condizioni fondamentali per poter avere successo.

 

DOWN

Se la gerarchia più chiara può essere un modo positivo di valutare la questione, resta il fatto che le assenze di rilievo tolgono diverse alternative a coach Maksvytis. Quello composto da Lekavičius-Grigonis-Giedraitis-Ulanovas-Sabonis potrebbe benissimo essere il quintetto titolare della squadra, la defezione contemporanea di tutti loro toglie la possibilità di variare e gestire le energie in un torneo che potrebbe rivelarsi lungo per i lituani, con risorse preziose a mancare andando avanti.


X FACTOR – Rokas Jokubaitis

“Giovane dai grandi flash, in cerca della continuità ad alto livello”: questa è la definizione che accompagna il ragazzo dal suo esordio senior, in un percorso che a livello di club lo ha visto crescere seguendo il mentore coach Jasikevičius alla ricerca di minuti da togliere ai giocatori più esperti titolari nel ruolo. Questa continuità però non è ancora arrivata, neanche in nazionale dove davanti ha avuto Mantas Kalnietis (che con indosso la maglia della Lituania si tramutava in una sorta di Magic Johnson) oltre a Lekavičius. Nel corso della prossima stagione dovrà prendersi il suo spazio in blaugrana senza il coach connazionale, ma prima c’è l’appuntamento di questa estate: viste le tante defezioni spazio ce ne sarà, starà a lui approfittarne e prendersi responsabilità, per un contributo di cui la squadra ha tanto bisogno.

Amichevole di preparazione contro la Georgia: vinta così da Tomas Dimša

 

 

#10 GRECIA

 

Roster

Thomas Walkup (Olympiacos)
Michalīs Lountzīs (Olympiacos)
Lefteris Bochoridis (Panathinaikos)
Dīmītrīs Mōraitīs (Peristeri)
Giannoulīs Larentzakīs (Olympiacos)
Nikos Rogkavopoulos (Merkezefendi)
Kōstas Papanikolaou (Olympiacos)
Iōannīs Papapetrou (Panathinaikos)
Thanasis Antetokounmpo (Milwaukee Bucks)
Kōnstantinos Mītoglou (Panathinaikos)
Georgios Papagiannīs (Fenerbahce)
Manos Chatzīdakīs (Kolossos)

Coach: Dīmītrīs Itoudīs (Fenerbahçe)

 

di Marco Pagliariccio

La Grecia si presenta ai Mondiali fondamentalmente nella stessa situazione della Serbia: ovvero priva del (possibile/probabile/papabile) giocatore più forte del mondo, che là è Jokic e qua Giannis Antetokounmpo, e del suo generale in campo, che là è Micic e qua Kostas Sloukas. Quantomeno gli ellenici hanno limitato fondamentalmente a questo duo (e a Kostas Antetokounmpo, non una primissima scelta comunque nel reparto lunghi) il novero degli assenti, ritrovando per strada anche un pimpante Dinos Mītoglou (al rientro dopo la squalifica per doping rimediata con la canotta di Milano), ma con la pressione di una nazione che aspetta una medaglia a livello internazionale dal bronzo europeo 2009. Starà a Dīmītrīs Itoudīs cercare il giusto equilibrio in una squadra che, senza una vera stella dichiarata, dovrà per forza di cose far affidamento sul sistema e su una difesa che, visti interpreti d’élite quali Thomas Walkup (scelto lasciando a casa Tyler Dorsey verosimilmente perché più adatto a tappare la falla aperta da Sloukas) e Kōstas Papanikolaou e un rim protector come Georgios Papagiannīs sotto canestro, ha tutto per poter essere di fascia altissima. La ricetta nelle amichevoli pre-Mondiale ha funzionato contro la Slovenia, meno contro Serbia e Italia e ha mostrato in maniera pesante il fianco nel test contro gli Stati Uniti, avversari anche nella fase a gironi. Con un raggruppamento che però vede come altre avversarie Nuova Zelanda e Giordania sarebbe un delitto non riuscire ad andare oltre, per poi andarsi a giocare le carte di quarti di finale verosimilmente con le Lituania o Montenegro di turno.


UP

Le squadre di Itoudīs amano giocare a ritmo alto e con grande intensità difensiva e questa Grecia non potrà fare a meno di avere queste caratteristiche. Mettere pressione forte sugli esterni avversari, contando sul fatto di avere 3-4 tra i migliori difensori sulla palla del torneo, sarà cruciale per coprire il non eccelso tasso di talento individuale e cercare quindi soluzioni in transizione. Una piacevole sorpresa della marcia di avvicinamento a Manila è stato certamente il rendimento di Mītoglou:: subito schierato in starting five, l’ex Olimpia è parso tirato a lucido come se non più di quanto lo era prima del lungo stop che ha subito. 


DOWN

Per quanto non manchino certo i giocatori di temperamento, è difficile scorgere nel roster greco un giocatore che possa creare fuori dagli schemi nella serata in cui le cose non girano. Ha provato a farlo con discreti risultati Thomas Walkup, ma non è certamente il suo pane e sappiamo quanto, soprattutto andando avanti nel torneo, questo aspetto poi conti.


X FACTOR – Thanasis Antetokounmpo

In un sistema che esalta difesa e atletismo, le caratteristiche del fratellone di Giannis potrebbero esserne esaltate. Lo abbiamo visto in versione mastino alle calcagna di Dončić nelle prime uscite della squadra ellenica e ha dato filo da torcere al fenomeno sloveno, rubando palla, decollando in contropiede, dando più in generale quella energia uscendo dalla panchina che nessuno degli altri giocatori a roster può avere. Non aspettiamoci Giannis e non aspettiamoci canestri pesanti, ovviamente, ma nell’economia di questa Grecia il suo impatto sarà determinante. 

Dopo uno stop di 495 giorni, Mītoglou subito attivo nell’amichevole di inizio agosto contro la Slovenia

 

 

#9 ITALIA

Roster

Marco Spissu (Reyer Venezia)
Matteo Spagnolo (Alba Berlino)
Alessandro Pajola (Virtus Bologna)
Stefano Tonut (Olimpia Milano)
Simone Fontecchio (Utah Jazz)
Gabriele Procida (Alba Berlino)
Luigi Datome (Olimpia Milano)
Achille Polonara (Virtus Bologna)
Giampaolo Ricci (Olimpia Milano)
Luca Severini (Derthona Tortona)
Nicolò Melli (Olimpia Milano)
Mouhamet Diouf (Breogan)

Coach: Gianmarco Pozzecco

 

di Daniele La Spina

I fedelissimi di Pozzecco, la squadra che più squadra non si può, e Fontecchio a suonare la carica. Sono gli ingredienti a cui aggrappare le speranze di un’estate da Notti Magiche a spicchi. Il gruppo rodato, ormai ufficialmente in continuità con quello iniziato da coach Sacchetti, ha buoni innesti e può far perno sulle capacità riconosciute, soprattutto offensive, del sistema di Pozzecco. I punti di Fontecchio, la difesa di Melli, la capacità di aprire il campo di Polonara, gli attributi di Marco Spissu nei momenti cruciali, l’importanza di Tonut su entrambi i lati del campo. E il Poz può anche pescare dalla panchina quel che serve: non solo con capitan Datome, ma anche con gli apporti di intelligenza cestistica e intensità come quelli che possono arrivare da Pippo Ricci e Alessandro Pajola. Le amichevoli finora giocate hanno anche dimostrato come all’occorrenza tutti siano riusciti a ritagliarsi un ruolo perfetto: Procida per spaccare le partite, Severini con difesa eccellente e tiro da fuori miglioratissimo, Diouf con un’affidabilità sempre più crescente. Le carte per fare bene gli Azzurri ce l’hanno: passare il girone è assolutamente doveroso, sperare in accoppiamenti fortunati anche (soprattutto in caso di primo posto), per poi giocarsela cercando di buttare il cuore oltre l’ostacolo ai quarti di finale. Non c’è da essere lì obbligatoriamente fino alla fine, è chiaro, ed è difficile anche sperare di strappare già ora un pass olimpico. Ma nel recente passato c’è un’Italia che non doveva farcela a fare certe cose, eppure le ha fatte. Ora è arrivato il Mondiale: 


UP

Conoscendo le squadre di Pozzecco e l’impostazione della Nazionale, la grande unità della squadra potrà essere e un aspetto di importanza vitale. Da cercare con forza sia nelle partite “semplici” che in quelle difficili. Mai sottovalutare e mai sottovalutarsi: l’Italia oscilla spesso in questo. Ma quando è convinta, il gioco è influenzato positivamente, e di conseguenza l’attacco gira a meraviglia con grande ritmo, percentuali da fuori alte e transizioni veloci: in questi casi abbiamo le skills per poter battere chiunque. 


DOWN

Il discorso è facilmente speculare: se le cose vanno male, rischiano di andare male per tutti. Forse solo con l’eccezione di Fontecchio e pochi altri sparuti esempi, il difetto dell’Italia è di essere spesso troppo umorale. Nelle partite che si mettono male e in quelle che “devi vincere” e poi magari rischi di perdere in maniera banale. Giocare sulle difficoltà, per impedire che ciò vada a tarpare le ali di schemi e di fantasie, di quello che hai preparato e di quello che sai inventare, finendo a giocare un basket prevedibile e non all’altezza quando ci saranno da pagare le nostre tasse, in centimetri e fisicità per esempio.


X FACTOR – Matteo Spagnolo

Potrebbe essere la manifestazione della consacrazione per Spagnolo. Partire dietro a Spissu può essere un modo per trasformarsi definitivamente nell’impact player che è sempre sembrato poter diventare e spaccare in due le partite con minuti di qualità. Lontano dall’attenzione, magari anche delle difese avversarie (magari anche da guardia), innescando intrecci interessanti con i lunghi e gestendo il pallone con la filosofia astuta e non prevedibile che ogni tanto sembra contenere lui stesso. 

Insomma, tutto sommato gli azzurri si lasciano guardare…

 

 

#8 SLOVENIA

Roster

Aleksej Nikolić (Gran Canaria)
Žiga Samar (Amburgo)
Klemen Prepelič (Valencia)
Jaka Blažič (Bahçeşehir)
Gregor Glas (Mornar)
Gregor Hrovat (Dijon)
Luka Dončić (Dallas Mavericks)
Zoran Dragić (Cedevita Olimpia)
Jakob Čebašek (Constanta)
Bine Prepelič (Spirou)
Mike Tobey (Barcellona)
Žiga Dimec (Nishinomiya Storks)

Coach: Aleksander Sekulić (Lokomotiv Kuban)

 

di Marco Pagliariccio

Luka Dončić. Potrebbe finire qui il capitolo dedicato alla Slovenia. Troppo totalizzante l’impatto di quello che è, con pochissimi dubbi, il giocatore più forte del torneo. Ormai il passaggio di consegne da Goran Dragić al fenomeno dei Mavs è compiuto da qualche anno, ma il vero problema per i sogni di gloria della truppa di coach Sekulić è un supporting cast notevolmente indebolito rispetto alle ultime uscite. E il problema non è solo l’assenza dell’Mvp dell’Europeo vinto nel 2017: non ci sarà l’altro giocatore NBA a roster, quel Vlatko Čančar che ha sentito il suo ginocchio fare crac nell’amichevole di tre settimane fa contro la Grecia, ed è fuori pure Edo Murić, mastino difensivo e tiratore importante ma soprattutto capitano e tra i leader del gruppo. Le amichevoli di avvicinamento, per quanto possano contare, hanno comunque lanciato foschi presagi, mostrando tutta la Doncic-dipendenza del team. Ad ogni modo, passare il primo turno dovendo sfidare Capo Verde, Georgia e Venezuela non dovrebbe essere un problema, ma da lì in avanti…


UP

E’ una squadra che si conosce molto bene, il suo nucleo è in parte lo stesso dell’oro di Eurobasket 2017 e che è andato a un soffio da una medaglia a Tokyo 2021. Jaka Blažič, Zoran Dragić e Klemen Prepelič sono giocatori di sicura affidabilità e Mike Tobey un perfetto esecutore per il pick and roll (o pop) da cui ama iniziare a creare Luka Magic. In gara secca possono davvero fare qualsiasi cosa, specie se sorretti da serate balistiche importanti nei cecchini appostati sull’arco ad attendere gli scarichi di Dončić.


DOWN

L’assenza di Čančar ha aperto una voragine in un reparto, quello dei lunghi, che già di base non era certamente affollato e che costringerà Sekulić a quintetti davvero particolari. Con Tobey l’unica alternativa è Žiga Dimec, corpaccione importante ma poco altro (parliamo pur sempre di un giocatore che viene dal campionato giapponese…). Bei tempi quelli della coppia Randolph-Vidmar…



X FACTOR – Luka Dončić

Scelta banale, ma non può essere altrimenti. Non meravigliatevi se chiuderà la manifestazione in tripla-doppia di media, ne ha già stampate un paio nelle amichevoli estive, figuriamoci durante il Mondiale. Sekulić dovrà essere attento a calibrarne il dosaggio nella prima fase per poter avere qualche goccia di energia da spremere in più nelle partite da dentro o fuori: al resto, poi, penserà il talento sconfinato del 24enne da Lubiana. 

Eh, Luka…

 

 

#7 SERBIA

Roster

Aleksa Avramović (Partizan)
Stefan Jović (Saragozza)
Bogdan Bogdanović (Atlanta Hawks)
Vanja Marinković (Baskonia)
Marko Gudurić (Fenerbahçe)
Ognjen Dobrić (Virtus Bologna)
Aleksa Radanov (Peristeri)
Dejan Davidovac (Stella Rossa)
Nikola Jović (Miami Heat)
Filip Petrušev (Stella Rossa)
Boriša Simanić (Saragozza)
Nikola Milutinov (Olympiacos)
Dušan Ristić (Galatasaray)

Coach: Svetislav Pešić 

 

di Marco Pagliariccio

Sembra passata una vita da Rio 2016, quando la Serbia sembrava aver assunto lo status di principale anti-USA centrando l’argento poi bissato l’anno dopo a Eurobasket, quando a dire no a un oro che sembrava cosa fatta fu la cavalcata da Cenerentola della Slovenia di Dragić e Dončić. Da quella sconfitta la Serbia sembra ancora doversi riprendere davvero. Prima l’eliminazione ai quarti per mano dell’Argentina ai Mondiali 2019. Poi l’Italia diventata d’improvviso spauracchio dopo la sconfitta di Belgrado nella finale del Preolimpico 2021 e quella di Berlino agli ottavi di Eurobasket 2022. Coach Svetislav Pešić, salito in sella nel 2021, non è ancora riuscito a trovare il bandolo della matassa per rendere un gruppo cui di certo non manca il talento una squadra capace di lottare con le big del mondo. Eppure il materiale umano, nonostante le assenze (Jokić, Pokuševski, Bjelica, Micić, Lučić, Kalinic, Smailagić, Trifunović…), resta di primissimo livello, pensando in primis al duo Gudurić-Bogdanović sugli esterni e al trio di lunghi Petrušev-Milutinov-Jović sotto le plance, ma anche a un gruppo di giocatori giovani ma già con parecchia esperienza a livello internazionale. La marcia di avvicinamento al Mondiale è stata comunque solida, con il successo di Oaka contro la Grecia “pareggiato” dalla scivolata contro l’Italia e poi la vittoria a valanga a Belgrado contro Portorico: chissà che arrivando a fari spenti stavolta…


UP

Di sicuro questa Serbia è una squadra con gerarchie molto ben definite. Nikola Milutinov è il perno in mezzo all’area, Bogdan Bogdanović e Marko Gudurić sono i delegati a creare in primis per sé e poi per gli altri. Un aiutino, a patto di non perdere occasioni strada facendo, può darlo il tabellone: Porto Rico, Cina e Sud Sudan sono tutte squadre ampiamente alla portata anche di una Serbia in tono minore, poi nella seconda fase si finirebbe con l’incrociare il girone dello “spauracchio” Italia, anche in questo caso non certo irresistibile a prescindere per la squadra di coach Pešić. Se tutto filerà liscio, la strada verso i quarti sembra sgombra di insidie. Da lì in avanti…  


DOWN

Avere o non avere quello che oggi è (probabilmente) il miglior giocatore del mondo (Nikola Jokić, a scanso di equivoci) chiaramente fa la differenza tra il giorno e la notte. Inoltre, l’assenza di Vasilije Micić apre una voragine in cabina di regia che non possono riempire uno Stefan Jović che ha giocato col contagocce negli ultimi due anni o l’onesto mestierante Aleksa Avramović. Pešić ha usato spesso Gudurić come point guard e lo abbiamo visto farlo con discreto successo anche in canotta Fenerbahçe, ma è chiaro che il rischio è quello di togliergli lucidità come finalizzatore in una squadra che, per l’appunto, non ne abbonda di certo a causa dei numerosi forfait.


X FACTOR – Nikola Milutinov

C’è molta curiosità di rivedere all’opera su un palcoscenico internazionale Nikola Milutinov, finito al confino (cestisticamente parlando) per la scelta di restare al Cska anche dopo l’esclusione del team russo dall’Eurolega. Non avendo Jokić a disposizione, coach Pešić è sembrato però volerlo usare “alla Jokić”, appoggiandogli molto il pallone anche come costruttore di gioco, seppur ovviamente non con la visionarietà del fresco campione NBA. La carta d’identità ci ricorda che il fresco acquisto dell’Olympiacos sarebbe nel suo prime, con i 29 anni da compiere il 30 dicembre: se sarà quello dei giorni migliori, l’assenza di Joker sarà un filo meno pesante del preventivabile.

Bogdanović in preparazione già discretamente caldo: chiedere alla Grecia…

 

 

#6 GERMANIA

Roster

Dennis Schröder (Toronto Raptors)
Maodo Lo (Olimpia Milano)
Justus Hollatz (Rio Breogan)
Andreas Obst (Bayern Monaco)
David Krämer (Braunschweig)
Niels Giffey (Bayern Monaco)
Franz Wagner (Orlando Magic)
Isaac Bonga (Bayern Monaco)
Johannes Thiemann (Alba Berlino)
Moritz Wagner (Orlando Magic)
Daniel Theis (Indiana Pacers)
Johannes Voigtmann (Olimpia Milano)

Coach: Gordon Herbert

 

di Michele Pedrotti

Dopo essersi messi al collo una prestigiosa medaglia di bronzo agli scorsi Europei, per di più giocati in casa, sarà molto interessante vedere come proseguirà il percorso di una squadra molto talentuosa come quella tedesca. Inserita nel girone più duro della competizione con Australia, Finlandia e Giappone, l’obiettivo iniziale sarà chiaramente quello di superare il turno anche per migliorare il pessimo Mondiale di 4 anni fa in Cina, chiuso con un’eliminazione al primo girone dietro a Francia e Repubblica Dominicana e il 18°posto finale. Nonostante questo, due anni dopo è arrivata ugualmente la qualificazione ai Giochi (che mancava da Pechino 2008) con un Preolimpico vinto in Croazia facendo fuori i padroni di casa in semifinale e il Brasile nell’atto conclusivo. Insomma, negli ultimi 24 mesi si sono visti risultati importanti anche quando le stelle non c’erano, considerando che nelle qualificazioni a questi Mondiali i ragazzi di Herbert (che ha appena rinnovato il suo contratto fino al 2025) hanno vinto sia il primo che il secondo girone con solo due sconfitte totali con Estonia e Slovenia. 


UP

La capacità di aprire il campo di giocatori come Voigtmann e Theis e di fare male dal perimetro, specialmente con Obst (48% con 25/52 complessivo da 3 punti in 9 partite agli Europei). Squadra dalla spiccata propensione offensiva e che per capacità di adeguamenti difensivi può fare bene contro chiunque. Non va mai dimenticata anche la presenza di Schröder, sempre più un veterano che con il suo talento e la sua creatività può sempre fare la differenza. 


DOWN

La notizia peggiore è sicuramente il girone di ferro, cosa peraltro già accaduta allo scorso Europeo. Guardando anche agli avversari, i tedeschi potrebbero avere problemi con la vivacità della Finlandia e la fisicità dell’Australia, già affrontata due anni fa a Tokyo e sofferta moltissimo. Vinsero infatti gli oceanici 89-76, con 18 di Landale (assente però quest’anno) e 16 di Kay a testimoniare la difficoltà avuta sotto canestro.


X FACTOR – Franz Wagner

Il faro sarà ancora il classe 2001 scelto all’ottava dai Magic due stagioni fa, reduce da una stagione NBA da quasi 19 punti di media in 80 partite, oltre a un Euro 2022 chiuso a 15 di media con l’high in Nazionale di 32 (con 8 rimbalzi) nella già leggendaria sfida dei gironi contro la Lituania, vinta dai tedeschi 109-107 dopo due overtime. La sensazione piuttosto evidente è che i margini di crescita siano sconfinati e che a 22 anni, al suo primo Mondiale, sia pronto per un altro step di livello assoluto. 

Tutta la meraviglia di Franz Wagner agli scorsi Europei

 

 

#5 AUSTRALIA

Roster

Josh Giddey (Oklahoma City Thunder)
Dante Exum (Dallas Mavericks)
Patty Mills (Atlanta Hawks)
Chris Goulding (Paris Basketball)
Josh Green (Dallas Mavericks)
Dyson Daniels (New Orleans Pelicans)
Matisse Thybulle (Portland Trail Blazers)
Joe Ingles (Milwaukee Bucks)
Jack White (Denver Nuggets)
Xavier Cooks (Washington Wizards)
Nick Kay (Shimane Magic)
Duop Reath (Al Riyadi)

Coach: Brian Goorjian (Bay Area Dragons)

 

di Marco Munno

Si fece sentire con forza Andrew Bogut a proposito dell’arbitraggio al termine della semifinale dello scorso Mondiale: con la sconfitta a suo dire immeritata contro la Spagna, vedeva allontanarsi sempre più la possibilità di conquistare qualcosa di importante, tra Coppa del Mondo e Olimpiadi, insieme a Matt Dellavedova, Joe Ingles, Patty Mills, Aron Baynes e Chris Goulding, in uno dei gruppi migliori mai assemblati nella storia dei Boomers. Arrivò un altro quarto posto, con la soddisfazione a giungere (ironicamente senza Bogut, ormai ritiratosi per i vari infortuni) con il bronzo nelle Olimpiadi del 2021. Poteva sembrare il termine di una lunga rincorsa, ma non solo: viste le qualità della nuova generazione, che conta ormai di una decina di esponenti quali giocatori di rotazione in NBA, potrebbe invece rivelarsi la prima di tante soddisfazioni.


UP

In ambito FIBA Patty Mills è sempre risultato uno dei migliori realizzatori delle manifestazioni a cui ha preso parte, dominante nelle sue scorribande offensive; al suo fianco, Joe Ingles con la sua intelligenza cestistica e la capacità di fare le scelte giuste, per sé e per gli altri, è stato un partner perfetto nelle ottime prove fornite in questi anni dai Boomers. Sarà un lusso poter contare ancora su di loro senza chiedergli, a 35 anni, di cantare e portare la croce: intorno infatti ci sono tanti ragazzi dalle qualità importanti per fornire tante alternative a coach Goorjian. Fra gli esterni, dal contributo a tutto tondo di Josh Giddey, a quello difensivo di Matisse Thybulle, da quello offensivo di Dyson Daniels a quello atletico di Josh Green è possibile trovare diverse soluzioni alternative fra loro, con Dante Exum inoltre proveniente finalmente da una stagione senza grossi infortuni, rinvigorito dal trattamento Obradović al Partizan. A proposito di infortuni superati, nel roster ci sarà anche Xavier Cooks, che saltò lo scorso Mondiale per infortunio, dando alternative avvicinandosi verso canestro così come Nick Kay e il campione NBA in questa stagione ai Nuggets Jack White. Insomma, un ampio arsenale a disposizione per cercare di andare molto, molto lontano nel torneo…


DOWN

All’abbondanza sugli esterni non corrisponde altrettanta varietà di opzioni tra i lunghi neanche con tutti gli effettivi a disposizione. Figurarsi se poi il titolare designato, nonchè punto di riferimento sotto canestro della selezione Jock Landale è costretto alla rinuncia per infortunio alla Coppa del Mondo: a disposizione come àncora nel pitturato per gli aussie è rimasto solo Duop Reath, quest’anno impegnato nel campionato libanese (insomma, non esattamente l’eccellenza di molti suoi compagni di squadra). Saranno alternate soluzioni con 4 esterni (tra l’altro, l’assenza di Ben Simmons toglie anche la possibilità di esperimenti ancora più estremi) ma resta evidente la disparità rispetto alle squadre dalle stesse grandi ambizioni degli australiani.


X FACTOR – Josh Giddey

Una point guard di oltre due metri, dalla grande attitudine al passaggio e buone capacità a rimbalzo nonostante un tiro non scintillante: da anni era stato tracciato l’identikit dell’uomo designato a raccogliere il testimone da Mills, Bogut e Ingles per guidare gli australiani ai futuri successi. Mentre si attendeva Ben Simmons, è arrivata però la crescita repentina di Josh Giddey, che si è preso di forza quel posto: con meno difesa di quella del miglior Ben (semmai lo si rivedrà più) ma un tiro più pericoloso, e soprattutto con gran continuità, dopo il progressivo miglioramento con i Thunder sembra pronto a un ruolo di primo piano anche in Nazionale, come già fatto vedere nelle amichevoli di preparazione. 

“Cose che voi umani…” : in preparazione, il poster di Duop Reath direttamente su Rudy Gobert

 

 

#4 FRANCIA

Roster

Nando De Colo (Asvel)
Sylvain Francisco (Peristeri)
Isaïa Cordinier (Virtus Bologna)
Elie Okobo (Monaco)
Yakuba Ouattara (Monaco)
Evan Fournier (New York Knicks)
Terry Tarpey (Le Mans)
Nicolas Batum (Los Angeles Clippers)
Guerschon Yabusele (Real Madrid)
Rudy Gobert (Minnesota Timberwolves)
Moustapha Fall (Olympiacos)
Mathias Lessort (Partizan)

Coach: Vincent Collet (Metropolitans 92)

 

di Daniele La Spina

Vedere i cugini francesi tra i favoriti potrà non fare mai piacere ma è anche una di quelle cose a cui un fan del basket si è abituato da tempo. I Galletti arrivano al torneo come una delle prime armate anti-America (volendo Nord America), col compito di tentare di trattenere l’Iride in Europa. Vincent Collet ha dovuto cambiare qualcosa in corsa, a causa dell’infortunio di Frank Ntilikina, ma può fare comunque affidamento sui suoi generali (Lessort rientrato in extremis). Difesa, dunque, come parola d’ordine, anche perché tra i “no” eccellenti di questo Mondiale c’è chiaramente Wembanyama, il che significa togliere alla squadra i 19 punti, 8 rimbalzi, 2 rubate e 3 stoppate di media fatte registrare dal Next Gen Freak nelle qualificazioni. Fondamentale per il cammino dei Blue sarà, nell’accoppiamento cult dei gironi, fare bene e provare a battere subito il Canada: un antipasto delle fasi finali e che potrebbe lanciare un segnale, oltre che evitare coincidenze scomode nel tabellone ad eliminazione diretta. Il podio è l’obiettivo minimo.


UP

La solidità del team non è in dubbio. Senza Wemba si perde dinamismo e prolificità in attacco, è vero. Ma nessuno ha dubbi sul muro granitico che opporranno Gobert e Fall nel pitturato. Unito all’onnipresenza di Batum e alla sua coesione con Yabusele, saranno facilmente i fattori da cui partirà ogni problema che si troveranno di fronte gli avversari dei transalpini. 


DOWN

Bronzo nel 2014 e nel 2019, argento agli Europei dell’anno scorso, argento Olimpico a Tokyo. È un ruolino di marcia invidiabile per chiunque ma può essere il vero problema della Francia. Nella testa, inizia a insidiarsi l’idea di essere gli eterni secondi, quelli che non arrivano mai a quagliare, pur avendo un roster di prim’ordine. La vittoria sarebbe un risultato eccezionale, ben inteso, ma anche la coronazione di un percorso sfavillante fatto da Collet e dal suo gruppo, che può però sentire il peso dell’ultima chance.


X FACTOR – Le Duo de Monaco

Yakuba Outtara-Elie Okobo arrivano come compagni di squadra e ben rodati. Nelle file del Monaco fanno bene insieme, spesso condividendo il campo e i loro meccanismi potrebbero fare la differenza se usati in sinergia nella second unit. Nelle partite che conteranno, in cui la Francia non può sbagliare dettagli saranno cruciali; nelle altre, potrebbe essere il fattore per far rifiatare il roster principale; in entrambi casi, potrebbe essere il difference maker. 

Non vincerà il premio simpatia, ma lì sotto canestro Rudy Gobert in area FIBA è irrinunciabile…

 

#3 SPAGNA

Roster

Sergio Llull (Real Madrid)
Alberto Díaz (Unicaja Malaga)
Juan Núñez (Ratiopharm Ulm)
Darío Brizuela (Unicaja Malaga)
Rudy Fernández (Real Madrid)
Álex Abrines (Barcellona)
Juancho Hernangómez (Panathinaikos)
Joel Parra (Joventut)
Víctor Claver (Valencia)
Santi Aldama (Memphis Grizzlies)
Willy Hernangómez (Barcellona)
Usman Garuba (Houston Rockets)

Coach: Sergio Scariolo (Virtus Bologna)

 

di Roberto Gennari

Campioni del Mondo in carica, campioni europei lo scorso anno nonostante un ricambio generazionale che, nella guida alla rassegna continentale, definimmo “non semplicissimo”. Rispetto alla rosa che ha portato a casa il titolo a EuroBasket 2022, coach Scariolo conferma 6 elementi su 12 (i due Hernangómez, l’eterno Rudy Fernández, Garuba, Brizuela e Alberto Díaz. Tra quelli che non erano a Berlino nello scorso settembre, la Roja recupera soprattutto Sergio Llull, ma anche Víctor Claver, Santi Aldama e Álex Abrines. Così sui due piedi, nonostante la rinuncia non di poco conto a Lorenzo Brown per problemi fisici, la squadra non sembra più debole di quella che si è portata a casa il quarto oro continentale nelle ultime sei edizioni. Certo, il sesto posto alle Olimpiadi 2020 era suonato come un campanello d’allarme per una squadra che anno dopo anno aveva perso i due Gasol, Navarro, il Chacho Rodríguez e chi più ne ha più ne metta, e solo un anno fa non erano in moltissimi quelli disposti a scommettere su una Roja sul gradino più alto del podio europeo, ma un po’ Scariolo, un po’ l’esperienza ad alti livelli e l’abitudine a giocare certi tipi di gare, un po’ l’effetto sorpresa, ecco che sono tornati dove siamo abituati a vederli ormai da un quarto di secolo. Non ci sarà, purtroppo per problemi non cestistici, l’MVP dello scorso mondiale, Ricky Rubio: il perché lo ha spiegato lui stesso e questo potrebbe essere un motivo in più, per i suoi compagni di squadra, per elevare il proprio rendimento. Il roster è profondo e esperto, e oh, è pur sempre la Spagna: davvero vi va di scommettere contro di loro? 


UP

Lo sappiamo, è un ritornello che ripetono in tanti, “vincere aiuta a vincere”, ma inevitabilmente c’è del vero. Sergio Scariolo, Rudy Fernández, il reigning MVP dell’europeo Willy Hernangómez, Sergio Llull: tutta gente abituata a gestire la pressione, a tirare fuori il meglio del proprio repertorio nei momenti che contano. Lo stesso Abrines, che nel 2014 giocò il suo primo mondiale a 21 anni ed era al tempo considerato un ragazzo prodigio (Euroleague Rising Star nel 2016, dopo Bogdan Bogdanović e prima di Luka Dončić), è ormai un giocatore di esperienza che al Barcellona ha vinto tanto anche se, curiosamente, con la maglia della nazionale non è mai andato oltre il terzo posto nelle competizioni in cui ha partecipato. In una manifestazione in cui si gioca ogni due giorni, roster lungo e mani che non tremano sono due caratteristiche che fanno comodo a tutti gli allenatori del mondo.


DOWN

Il sorteggio non è stato un grandissimo amico della Spagna, va detto. Dopo un primo girone in cui se la vedranno con Brasile, Iran e Costa d’Avorio, infatti, già nel secondo turno dovrebbero trovarsi nel gruppo con Canada (con cui hanno perso di misura all’overtime, senza Llull, l’11 agosto) e Francia, per poi trovare in un eventuale quarto di finale probabilmente una tra Australia e Slovenia. Non proprio il cammino dei sogni, certo, ma sono pur sempre i mondiali, quindi non è che si può pensare solo di trovarsi contro squadre materasso. Le assenze di Rubio e Brown, peraltro, si sommano alle non perfette condizioni fisiche di Alberto Díaz e Sergio Llull: in cabina di regia ci sarà bisogno anche del miglior Juan Nuñez.


X FACTOR – Santi Aldama

Avremmo potuto indicare almeno altri tre giocatori (Sergio Llull, Willy Hernangómez e Usman Garuba), ma alla fine la scelta è caduta sul talento classe 2001 in forza ai Memphis Grizzlies. Dopo una stagione da rookie non certo memorabile, infatti, il nativo di Las Palmas ha disputato un secondo anno decisamente più convincente, partendo per 20 volte in quintetto in una versione decisamente competitiva dei Memphis Grizzlies, con i quali ha anche assaggiato i playoff NBA. Più che un miglioramento, però, nel suo caso potremmo parlare di una conferma: il suo Europeo Under 18 di appena quattro anni fa (vittoria e premio di MVP a mani basse) aveva già fatto capire a tutti gli addetti ai lavori che per lui si prospettava un futuro di altissimo livello.

Due o tre cosette le sa fare, Santi…

 

 

#2 CANADA

Roster

Kyle Alexander (Hapoel Tel Aviv)
Nickeil Alexander-Walker (Minnesota Timberwolves)
RJ Barrett (New York Knicks)
Trae Bell-Haynes (Buducnost)
Dillon Brooks (Houston Rockets)
Luguentz Dort (Oklahoma City Thunder)
Zach Edey (Purdue)
Melvin Ejim (Unicaja Malaga)
Shai Gilgeous-Alexander (Oklahoma City Thunder)
Kelly Olynyk (Utah Jazz)
Dwight Powell (Dallas Mavericks)
Phil Scrubb (Monbus Obradoiro)
Thomas Scrubb (Monbus Obradoiro)

Coach: Jordi Fernández (Sacramento Kings)

 

di Mario Castelli

Se doveste fare una lista delle vostre superpotenze cestistiche del pianeta, probabilmente tra i primi nomi che indichereste non ci sarebbe il Canada. E avreste anche tutte le ragioni di questo mondo, dal momento che l’unica medaglia ad un “major tournament” della nazionale canadese risale al bronzo delle Olimpiadi di Berlino 1936, mentre ai Mondiali il risultato più prestigioso è il sesto posto raggiunto nelle edizioni del 1978 e 1982. Ma se dovessimo invece fare una lista delle candidate ad andare fino in fondo tra pochi giorni nelle Filippine, allora il Canada sarebbe uno dei primissimi nomi da fare. Negli ultimi anni il movimento cestistico della Foglia d’Acero è cresciuto tantissimo, e non vi inganni il 21esimo posto di quattro anni fa in Cina, quando di fatto si presentò una “squadra B”: ormai da parecchio tempo il Canada sforna giocatori NBA in serie e quest’anno ha deciso di provare a schierare il meglio o quasi a propria disposizione per raggiungere il primo podio mondiale della propria storia. Purtroppo proprio all’ultimo ha dovuto dare forfait la stella Jamal Murray, che non era in perfetta forma dopo le fatiche necessarie a vincere il titolo NBA da assoluto protagonista con i Denver Nuggets, ma questo non dovrebbe essere un problema enorme: la nazionale canadese è profondissima, ha centimetri, fisico, atletismo e gronda talento. Ci sarà comunque un All-Star dell’ultima stagione come Shai Gilgeous-Alexander (le uniche altre tre nazionali a poter vantare ciò sono la Slovenia con Doncic, la Finlandia con Markkanen e gli USA con Edwards, Haliburton e Jackson Jr.), diversi giocatori da doppia cifra di media in NBA e preziosi specialisti con corposa esperienza in termini di basket FIBA. E se pensate che oltre a Murray non sono presenti nel roster giocatori del livello di Andrew Wiggins, Bennedict Mathurin, Brandon Clarke solo per citarne alcuni, questo vi fa capire perché da adesso, anche senza un grande passato una tradizione vincente alle spalle, bisognerà iniziare a prendere il Canada molto sul serio.


UP

Il Canada è una squadra a cui non manca nulla per ambire quantomeno alla semifinale: ha un roster mediamente giovane (27 anni di media, la Francia sua rivale nel girone H sale a 29.5) ma con la giusta dose di esperienza, ci sono giocatori che possono produrre tanti punti, altri che possono fare legna in difesa o a rimbalzo, ci sono specialisti del tiro da fuori e volendo c’è anche il “pennellone” da mettere a centro area (ovvero Zach Edey coi suoi 220 centimetri) che come vediamo spesso in Eurolega può essere una risorsa fondamentale nel basket FIBA, dove non esistono i tre secondi difensivi. Jamal Murray sarebbe probabilmente stata la ciliegina sulla torta, ma non si può volere tutto.


DOWN

Come detto questa è la prima vera volta in cui il Canada porta gran parte del suo arsenale pesante in nazionale e questo lascia diverse incognite. In realtà un tentativo era già stato fatto (anche se con una squadra di livello lievemente inferiore) al preolimpico 2021 ospitato a Victoria, finito in disgrazia con una assurda sconfitta 101-103 contro la Repubblica Ceca. A maggior ragione bisognerà imparare da quel fallimento e vedere come si ambienteranno in un modo di giocare differente alcuni giocatori che dovrebbero fare le fortune della squadra. Il calendario che mette subito di fronte la Francia, senza alcuna possibilità di rodaggio, non aiuta. Inoltre sembra mancare qualcosina in termini di playmaking e questo si potrebbe pagare nei momenti di difficoltà offensiva.



X FACTOR – Luguentz Dort

In attacco saranno giocatori come Shai Gilgeous-Alexander e RJ Barrett a condurre lo show, ma se il Canada vorrà andare lontano avrà bisogno di trovare anche un’identità difensiva in un mondo come quello FIBA dove la metà campo di dietro assume un’importanza maggiore rispetto alla NBA, viste le diverse regole e il tipo di fisicità concesso. Per questo la chiave potrebbe essere Lu Dort, scudiero di SGA e “stopper” designato ad Oklahoma City, che oltre a poter contribuire in attacco sarà senza dubbio il giocatore di riferimento sugli esterni in difesa. Il suo compito sarà già delicato fin dalla importantissima partita d’esordio contro la Francia, con due clienti come Fournier e De Colo da limitare: vincere quella partita spianerebbe la strada a un approdo a punteggio pieno alla seconda fase dove il gruppo L, quello del Canada appunto, sarà probabilmente il più complicato. Per questo riuscire a limitare Les Bleus sarà doppiamente fondamentale.

Vittoria di prestigio contro la Spagna in preparazione: decisivo nel supplementare RJ Barrett

 

 

#1 STATI UNITI

Roster

Jalen Brunson (New York Knicks)
Tyrese Haliburton (Indiana Pacers)
Austin Reaves (Los Angeles Lakers)
Anthony Edwards (Minnesota Timberwolves)
Josh Hart (New York Knicks)
Mikal Bridges (Brooklyn Nets)
Cam Johnson (Brooklyn Nets)
Brandon Ingram (New Orleans Pelicans)
Paolo Banchero (Orlando Magic)
Walker Kessler (Utah Jazz)
Jaren Jackson Jr. (Memphis Grizzlies)
Bobby Portis (Milwaukee Bucks)

Coach: Steve Kerr (Golden State Warriors)

 

di Giorgio Barbareschi

Team USA arriva a questi Mondiali con un roster completamente rinnovato rispetto alle ultime manifestazioni, puntando sull’energia di giovani leoni come il rookie dell’anno NBA Paolo Banchero (che, ahimè, avremmo voluto vedere con un’altra maglia), l’ex prima scelta assoluta Anthony Edwards e l’All-Star Tyrese Haliburton, per cercare di conquistare il sesto titolo mondiale nella sua storia. I test disputati fin qui hanno messo in mostra tanta energia e una buona alchimia, ma anche qualche ombra. Nella partita contro la Germania (forse l’avversario più credibile affrontato lungo il percorso) soltanto un’esplosione realizzativa nell’ultimo quarto li ha salvati da una inaspettata sconfitta, per cui sarà interessante analizzare come si comporterà la squadra quando si arriverà alle partite decisive.


UP

Nonostante questa non sia la prima, e forse nemmeno la seconda squadra che, potendo scegliere, Steve Kerr e Grant Hill avrebbero voluto portare a questi Mondiali, gli Stati Uniti si presentano ai nastri di partenza come i favoriti per la vittoria finale. Se è vero infatti che soltanto uno dei giocatori del primo quintetto All-NBA di questa stagione può vantare un passaporto a stelle e strisce, è altrettanto vero che la profondità di talento a disposizione degli USA è ineguagliabile rispetto a qualsiasi altra nazionale del pianeta, il che ha permesso allo staff tecnico e dirigenziale di mettere insieme una notevole quantità di talento fisico e tecnico.

Inoltre, questo roster sembra essere molto ben attrezzato per il basket di area FIBA. Le guardie sono alte, grosse, o entrambe le cose assieme, mentre le ali sono tante e molto versatili, in grado di far canestro sia da fuori che da dentro l’area. Questo darà a coach Kerr la possibilità di variare molto i quintetti e di cercare l’alchimia giusta a seconda dell’avversario da affrontare.


DOWN

Il generale disinteresse dei big della NBA per le manifestazioni internazionali che non prevedano i cinque cerchi nel logo è ormai un fatto acclarato, ma questa è la seconda volta in cui il team USA si presenta ai Mondiali senza avere a roster almeno una delle superstar più affermate in termini di livello, standing ed esperienza, e la volta precedente in cui questo è avvenuto, ossia nel 2019, le cose non sono andate benissimo (per usare un largo eufemismo). 

Il problema non è certo una carenza di fisicità o punti nelle mani, ma la totale assenza di esperienza internazionale dei giocatori agli ordini di Kerr. Bisognerà quindi scoprire come reagiranno i più giovani nel momento in cui le cose dovessero mettersi male e, in particolare, se il tiro da fuori iniziasse a non entrare, rendendo così difficile farsi largo in aree che diventeranno prevedibilmente affollate dai difensori avversari.


X FACTOR – Jaren Jackson Jr.

Verrebbe facile dire Anthony Edwards, il più positivo nelle partite amichevoli disputate in fase di preparazione, ma andiamo con Jaren Jackson Jr. Gli eventuali grattacapi di Team USA difficilmente arriveranno in attacco, quanto piuttosto nella metà campo opposta e in soprattutto a rimbalzo, vista la penuria di lunghi “veri” a roster. Il giocatore dei Grizzlies, seppur abituato a giocare spesso a fianco di un altro big man come Adams, è un atleta difensivamente devastante e, per le caratteristiche fisiche e tecniche, difficilmente sostituibile da altri compagni. Il suo problema però è sempre stato evitare i falli, cosa che con il limite ridotto a cinque del basket FIBA ne renderà fondamentale la gestione per averlo disponibile nei finali di partita.

Giusto qualche lampo di quello che può fare JJJ a protezione del ferro.


I GIRONI E LA FORMULA

Le prime due classificate di ogni girone si qualificano alla seconda fase, formando 4 gironi da 4.

Per intenderci, le prime due del girone dell’Italia (A) finiscono in un nuovo girone con le prime due del girone B (quello della Serbia). Tutti i punti fatti nel primo girone si portano dietro nel secondo girone nel quale ogni squadra gioca solamente contro le due squadre del girone che incrocia (quindi se l’Italia passa, gioca due partite contro le prime due del girone della Serbia). Le prime due in classifica si qualificano poi ai quarti di finale. Le altre accedono al tabellone per la qualificazione dal 9° al 16° posto.

Se l’Italia dovesse passare il primo turno, e poi anche il secondo, ai quarti di finale incrocerebbe la prima o la seconda del girone J: il girone della seconda fase formato dalle prime due del gruppo C (quello di USA e Grecia) e del gruppo D (quello con Montenegro e Lituania).

Trovate il calendario completo di tutte le partite: QUI.

Importante: questi Mondiali qualificano per le Olimpiadi di Parigi 2024. Saranno 7 le squadre che si qualificheranno direttamente, ossia le migliori 2 europee classificate, le migliori 2 americane, la miglior asiatica, la miglior africana e la miglior oceanica (oltre alla Francia qualificata di diritto perchè Paese ospitante). La maggior parte delle nazionali non qualificate direttamente potranno accedere ai PreOlimpici (dai quali usciranno le ultime 4 qualificate).

 


DOVE SI VEDONO LE PARTITE IN TV E IN STREAMING?

 

Il Mondiale verrà trasmesso integralmente (ossia tutte le partite di ogni squadra) solo da DAZN. Tutte le partite dell’Italia, più alcuni big match verranno trasmessi anche da SkySport (e di conseguenza in streaming da NOW). Le partite dell’Italia saranno trasmesse anche in chiaro su RaiDue (e di conseguenza in streaming su RaiPlay).

Per chi fosse all’estero in alcuni Paesi è possibile vedere RaiPlay, altrimenti c’è la piattaforma a pagamento di FIBA, Courtside 1891. Importante: la piattaforma FIBA è visibile solo nei Paesi in cui nessuna emittente ha acquisito i diritti per il Mondiale, quindi, per esempio, in Italia non si può vedere.

Per chi non riuscisse a vedere le partite, ma volesse seguire in diretta i risultati, sul sito di FIBA trovate il live score di tutte le partite: QUI.

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