VENERDI 13 MAGGIO

Ore 15.35 la musichetta irritante che annuncia l’arrivo in orario, ci sveglia sul volo che da Bologna ci ha portato a Berlino. Un sonnellino disturbato dal pilota Ryanair che ha deciso di scendere praticamente in picchiata verso la pista di atterraggio.

Corsa al taxi per poi andare in hotel, con un solo obiettivo: arrivare alla Mercedes Benz Arena in orario per accreditarsi e goderci il prepartita.

Ore 16.45 Berlino non è Milano: 2 anni fa, per ottenere il pass, il tempo per sbrigare tutta la burocrazia (che alla fine è una foto e la plastificazione del pass) sfiorò l’ora e mezza.

Qui dopo 5 minuti siamo già nella nostra postazione. L’arena non ha nulla da invidiare all’NBA: visibilità perfetta praticamente ovunque, suite da cui vedere le partite, locali tutto intorno all’ “anello” esterno al campo. Un brindisi è decisamente d’obbligo, specie con le birre tedesche!

 

Facciamo più di un giro attorno all’arena, come se fosse la più classica delle “vasche in centro” il sabato pomeriggio. I VIP cestistici di certo non mancano: Smodis (non proprio in formissima), Tsartsaris, Siskauskas, Giannakis, Vujcic. Tutti personaggi che qualcosa nella loro vita hanno vinto insomma.

Ore 17.50 Manca poco alla palla a due della prima semifinale, il derby russo. Siamo lontani dal tutto esaurito, i tifosi del Kuban sono pochini. Molto di più quelli del CSKA, con uno spicchio femminile che farebbe invidia alle modelle di Victoria’s Secret (ho appena scoperto che sono le cheerleader, la più grande domattina ha geografia alla prima ora).

Giornalisti che vengono da tutto il mondo naturalmente, tantissimi quelli italiani: un po’ per Datome, un po’ perché questo sport inizia piaciucchiare a diversa gente.

Della partita ne abbiamo già parlato a sufficienza (qui), dal terzo quarto i fans del Fenerbahce cominciano a farsi sentire eD a tifare per il Kuban (mica scemi!).

Il CSKA realizza 88 punti con la pipa in bocca, giocando di sistema e di letture… uno spettacolo davvero. Ottima anche la reazione del Kuban a cui manca Claver ed ha un Randolph acciaccato nel secondo tempo.

ORE 20 Nel media work room c’è il buffet, abbiamo una fame che mangeremmo una coscia di Schortsanitis. Un giornalista tedesco davanti a noi ci mette più o meno 15 minuti a decidere il da farsi, si rischia l’incidente diplomatico.

Un burger vegetale, una foglia di insalata, il panino. Penso che tanto, essendo sposato e nel paradiso della pallacanestro, posso anche azzardare una fettina di cipolla. Bene: mentre scrivo queste righe sono le 00.42 di Lunedì 17 maggio e il mio intestino sta ancora lottando con quella maledetta “zwiebeln” (cipolla in tedesco).

ORE 21 la seconda semifinale è meravigliosa sia in campo che sugli spalti. Il tifo turco è assordante, quello basco coinvolgente.

ORE 23.45 dopo 2 ore di partita il Fenerbahce la spunta dopo un overtime. C’è la corsa per andare ad intervistare i giocatori, io rimango incantato dai tifosi del Laboral: suonano e cantano, aspettano i loro beniamini che ovviamente torneranno in campo per salutarli. (video)

Notare il tifoso che telefona con un mocassino

Notare il tifoso che telefona con un mocassino

In sala stampa Perasovic è a pezzi, nonostante penso sia ben consapevole di aver fatto una stagione irreale.

ORE 00.30 Un giretto nei pressi dell’hotel, di fianco alla Mercedes Benz Arena: musica dal vivo in strada, gente di ogni età che va a ballare o mangia qualcosa nei tantissimi locali limitrofi: se mai ce ne fosse stato bisogno, Berlino mi dà un’ulteriore riprova che è la capitale europea più glamour di tutte.

 

SABATO 14 MAGGIO: giornata libera.

ORE 08.30 l’albergo è molto molto carino, la camera piccola ma graziosa. Con un piccolo difetto: le tende sono bianche e non coprono la larghezza delle finestre.

Come Dracula davanti alla luce, imprechiamo di prima mattina e decidiamo che la giornata può iniziare.

ORE 09.30 Colazione davanti alla Porta di Brandeburgo: 2 muffin e 2 cappuccini 11 euro. Sti Ka..kiouzis!

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ORE 11 Siamo in Potsdamer Platz, è la zona più all’avanguardia di Berlino. Sembra di essere davvero a New York, con un tocco di gusto europeo che rende tutta la zona meravigliosa.

Ci perdiamo a camminare nei larghi marciapiedi berlinesi, tra una chiacchiera cestistica e l’altra.

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ORE 13.30 Raggiungiamo Nikolai Viertel, altra chicca berlinese. Mangiamo una cotoletta da far invidia a Canavacciuolo, birretta di ordinanza… siamo pronti per la fan zone in Alexanderplatz.

Ecco… la fan zone è uno scempio: sembra più una sagra paesana con in mezzo un campo da basket e qualche altro canestro sui lati. Pochissimo merchandising, solo magliette delle final four e nessuna canotta delle squadre… Why? Warum? Perché??? Delusi, ci allontaniamo.

ORE 17 Siamo all’Hotel Hilton, l’albergo deputato a quartiere generale di squadre e staff dell’Eurolega. Due chiacchiere, Antic in infradito + bermuda + canotta + occhiali da sole, atmosfera molto rilassata… non c’è una singola persona che non parli di basket.

ORE 21 Cena in un posto che si chiama White Trash: musica rock dal vivo, birre a 3 euro, ottimi hamburger. Consigliatissimo!

ORE 00.00 Hotel, domani sarà una giornata lunga.

ORE 04 Siamo ancora svegli a parlare di promozione bolognese. Bene ma non benissimo.

 

DOMENICA 15 MAGGIO

ORE 11.45 Finale under 18 di Eurolega: Barcellona – Stella Rossa. Ci sediamo in prima fila, alla nostra destra coach Patrick Baumann, alla nostra sinistra Kenneth Faried. Nella nostra mano destra un caffè, in quell’altra 3 pasticcini. Sembriamo tipo Pio e Amedeo, meglio darsi un contegno.

ORE 13.30 vince il Barcellona una partita stupenda: livello altissimo, fisicità che in Italia ce la sogniamo proprio. Moltissimi di questi ragazzi giocano già con automatismi da senior: catch and shoot senza praticamente guardare il ferro, raddoppi sistematici e letture che farebbero invidia a tanti americani del nostro campionato.

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Usciamo dall’arena, ci ritorneremo tra qualche ora: adesso è “kebab time”.

ORE 17 finale per il terzo posto in campo, i due quarti di finale di A2 sui computer, aggiornamenti da Serie B e Serie C sul cellulare. La CNN ci fa una pippa.

A2

ORE 19 il Kuban vince contro un Laboral che aveva voglia di giocare questa partita come noi di tornare in ufficio lunedì.

Sale la tensione per la finale. Siamo tesi anche noi. La musica nell’arena è alta al punto giusto, il silenzio a bordo campo stride con i tifosi che cominciano a caricare i propri giocatori. Le facce dei giocatori sono contratte, c’è un livello di concentrazione che penso di non aver mai visto. Come se stessero già giocando la partita nella loro testa.

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ORE 20 palla a due. I tifosi turchi saltano come al loro solito e fanno un chiasso infernale. I tifosi del CSKA sono molti, il parterre è praticamente tutto loro. C’è anche un signore avvinazzato con la sua donna prosperosa…

 

ORE 22.30 due ore e mezza di partita. La durata di una partita NBA. Una qualità che non ha nulla da invidiare. Azzarderei anche un “è anche meglio”, ma poi non se ne esce più da questi discorsi.

Vince il CSKA 101-96, Teodosic a momenti non riesce a sorridere nemmeno adesso. Intervistato dalla tv spagnola, che gli chiede a cosa stia pensando, lui risponde “sto pensando a quanto berrò stasera”. MVP.

In sala stampa Obradovic si lamenta dell’arbitraggio e dimostra anche stavolta di non saper perdere. Al momento delle domande per lui, nessuno alza la mano. Puro terrore.

Itoudis invece è splendido come suo solito: vuole una sedia anche per il suo vice, ringrazia tutti compreso Obradovic per “avergli insegnato la via”. Sulla domanda di un giornalista “è meglio vincere da vice o da capo allenatore?” decidiamo che è il momento di andare via.

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ORE 04 “eh già, noi siamo ancora qua” come direbbe Vasco. Ripercorriamo la partita, parliamo degli altri risultati, ridiamo perché di gente strana in giro ne abbiam vista in 3 giorni.

 

Sono stati 3 giorni come mai ci saremmo potuti aspettare. Si è iniziato a parlare di basket sull’aereo dell’andata e abbiam finito atterrati a Bologna. Con tutti: giornalisti, appassionati, giocatori, procuratori, allenatori, amici, neofiti.

Il problema è uno solo: non ci basta mai!

 

di Ivan Belletti