Tutti abbiamo davanti agli occhi la sfuriata del sergente Hartman di “Full metal jacket” (se non sapete di cosa sto parlando, datevi una sberla, cercate su Youtube e poi ritornate a leggere). Sfido chiunque, posso tranquillamente scommettere il contratto del Gallo a Denver, a dire che non ha riso e in parte goduto per quegli insulti diciamo “creativi”. Provate ora ad immaginarvi al posto di Palla di lardo o al posto del soldato Biancaneve o identificarvi in una pila di merda. Ridete un po’ di meno adesso, vero?

Naturalmente non sono mai stato allenato dal sergente maggiore Hartman, ma vi posso assicurare che ho sentito/subito diversi cazziatoni, alcuni a dir poco originali e quando ci ripenso una risata me la strappano. Sul momento, quando la vittima ero io, stringevo i pugni, mandavo giù il boccone amaro e continuavo l’allenamento con un filo di incazzatura in più, altrimenti mi rimaneva un sorrisino beffardo perché l’insulto l’aveva subito qualcun altro.

Per ovvi motivi non posso dirvi da quale bocca sono uscite queste perle, vi dico in che squadra giocavo e potreste fare voi il gioco di abbinarle all’allenatore più adatto.

Partirei con una frase che, anche se sono passati veramente parecchi anni, mi ricordo come se fosse ieri e mi è rimasta  nel cuore. Ero decisamente giovane e durante uno dei pochi raduni delle nazionali giovanili a cui ho partecipato le cose non andavano particolarmente bene. Facevo fatica a giocare bene, ero (non me ne vergogno) impaurito e in soggezione con l’allenatore. All’ennesima cagata, dopo gli insulti di rito che sono gli stessi a qualsiasi latitudine e longitudine e in qualsiasi sport, il coach mi guarda negli occhi e con un tono ben udibile dagli altri ragazzi mi fa: “Soragna mi hai rotto le palle, hai l’encefalogramma piatto come Peo Pericoli”. Ora, se avete più o meno la mia età, avete già fatto l’accostamento con la caratteristica principale del personaggio citato. Se siete più giovincelli andate a cercare i video di Teo Teocoli a “Mai dire gol” e probabilmente noterete una certa affinità con un tratto somatico che caratterizza anche me…

peo

Un’altra scena memorabile, che però non mi ha visto protagonista, è legata ad un allenatore che spesso quando in campo qualcuno faceva una cagata, se la prendeva con i pari ruolo in panca.  Ero a Biella, nel mio primo quadriennio, fatto sta che uno dei miei compagni aveva un locale dove, tra le altre cose, si potevano gustare cocktail. Inoltre era (è) un raider, cioè, non un raider qualsiasi, un Harleysta.

Probabilmente queste due caratteristiche erano ben fisse nella mente del coach visto che, dopo che il nostro barman ha sbagliato qualcosa in campo, si gira verso la panchina e mima in alternanza i gesti di uno che sta preparando una bevanda e di uno che gira la manopola dell’acceleratore. Il tutto urlando: “Shakera, shakera, moto, moto!!!”. Provo ad interpretare: Questo pensa di più al pub e alla moto che a giocare a pallacanestro.

Potete capire che tutti i ragazzi seduti sul pino appena possibile sono scoppiati in una risata clamorosa e chiaramente con questa storia siamo andati avanti un bel po’. Il pub non ce l’ha più, la moto invece è sempre sotto il suo culo. Mitico!

Un grande classico di uno degli allenatori (un maestro nel perculare i giocatori) che ho avuto nel mio periodo Benettoniano, era una frase che spesso indirizzava ai giocatori delle giovanili o a qualche ragazzino che arrivava in prova dall’estero. Accadeva soprattutto quando uno di questi era un po’ troppo “sicuro di se” e non prestava molta attenzione ai dettami o alle regole da seguire quando sei uno sbarbatello alla corte della prima squadra. Se l’allenatore si spazientiva (e succedeva spesso), toglieva dal campo il giovane e veniva comunicato a uno degli assistenti la seguente: “Per cortesia, prendilo da parte e fagli fare piegamenti fino a quando gli esplodono i gomiti. Magari così capisce.” Non credo di aver mai sentito rumori di gomiti esplodere, però sono sicuro di aver notato una certa attenzione in più da parte di quei giocatori, che tra l’altro ora possono vantare pettorali di tutto rispetto…

Una perla che spesso e volentieri racconto, sia a compagni di squadra che ad allenatori, non è un cazziatone o un insulto, ma un metodo originale e divertente (per chi guarda) per comunicare ad un giocatore che è il momento di prendersi una pausa e riflettere sulle cagate che sta facendo. E’ l’unico caso in cui citerò l’autore, perché se lo merita, e si tratta del grandissimo Dule Vujosevic. Funziona più o meno così: chiama il giocatore da pigliare per il culo e un altro compagno di squadra (solitamente un pivot), chiede a quest’ultimo di mettersi sulle tacche pronto a portare un blocco. A questo punto sistema l’altro sotto canestro e gli dice di usare il blocco per ricevere la palla. Questo parte deciso, solo che appena esce dal blocco, Dule gli dice: “Continua a correre, continua e vai a sederti in panchina!”, il tutto condito dai classici insulti della lingua serbo/croata. Ora ditemi voi se non è una cosa geniale questa e se non merita un minuto di standing ovation, soprattutto perchè il guru montenegrino, appena terminava questa scenetta, rideva e grazie al cielo non eri costretto a fingerti serio o a sforzarti di esserlo.

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Il sarcasmo è una caratteristica che spesso accomuna gli allenatori e alcuni hanno un vero e proprio talento nell’improvvisare e nel farsi beffe di un loro giocatore. Mi viene in mente l’episodio (sempre a Treviso) che ha visto protagonista un mio compagno che ogni tanto esagerava nel palleggiare e dopo aver chiamato uno schema, perso l’attimo per fare il passaggio di entrata, persa la possibilità di liberarsi del pallone per trovare un’altra soluzione, ha pensato di chiamare il lungo per giocarsi un pick & roll. Ovviamente erano passati almeno 15/16 secondi di azione in solitaria, cosi il coach ha fermato l’azione e con un briciolo di ironia mista a sarcasmo ha detto:”***** (sarebbe il nome ma non ve lo dico),  dai palleggia ancora un po’. Se vuoi ti chiamo Ivan Lendl e fate quattro scambi solo voi due”. Ha riso anche il mio play (indizio che fa già una prova), credo soprattutto per la prontezza della battuta, visto che la tensione che creava durante gli allenamenti quell’allenatore non ti permetteva di essere tanto rilassato e portato alla risata.

Lo stesso artista della cazziata, ad un lungo molto talentuoso che era ancora giovane e ogni tanto non si spostava con i tempi e la decisione giusti, disse con un tono più incazzoso:”Ma come cazzo ti muovi? Mi sembri l’orsetto del luna park che va a destra e sinistra con le mani alzate e noi gli dobbiamo sparare. A questo punto fai anche il verso, no?” e vi giuro che ha fatto il verso di un animale che viene colpito a morte, proprio come al luna park. Se vi dicessi chi sono i due protagonisti ridereste per i prossimi dieci giorni. Io lo faccio ancora oggi…

Ci sono altre storielle, ma se le raccontassi sarebbero o troppo volgari o decisamente politicamente scorrette, quindi evito di mettermi in situazioni scomode visto che c’è la possibilità che questo pezzo venga letto dai diretti interessati. D’altra parte LA GIORNATA TIPO ha varcato i confini dell’universo…

 

Pace, Amore e Felicità cazziati del mondo della pallacanestro!