Dopo la stagione del lancio, quella della conferma. Riparte l’Eurolega e riparte confermando in toto il format a girone unico da 16 squadre che tanto è piaciuto a fans quanto ha diviso giocatori, coach e addetti ai lavori. Non è detto la formula resti questa ancora a lungo (si parla di prossimi ampliamenti a 18 o 20 squadre) ma anche questo autunno il fronte caldo più che questo è quello dello scontro con la Fiba sulle finestre per le qualificazioni ai Mondiali ’19. Le due parti, per la prima volta da anni, stanno quantomeno discutendo per trovare un accordo per evitare l’attuale sovrapposizione tra impegni delle Nazionali e coppe europee in due distinte finestre, a novembre e a febbraio. Ma mentre la politica discute, il tassametro corre e la corsa verso le Final Four di Belgrado sta già per entrare nel vivo.

Come ogni anno, vi proponiamo il power ranking delle fantastiche 16, consci che, anche questo come ogni anno, i pronostici di ottobre sono affidabili come una tripla da 10 metri di Kyle Hines. Enjoy!

 

  1. ZALGIRIS KAUNAS

Out: Westermann (Cska), Motum (Efes), Lekavicius (Panathinaikos), Seibutis (Neptunas), Hartenstein (Rio Grande Valley Vipers), Lima (Besiktas), Javtokas (ritirato).

In: Bost (Monaco), Davies (Monaco), White (Zenit), Toupane (New Orleans Pelicans), Micic (Stella Rossa), Sajus (Starogard Gdanski).

Quintetto: Bost, Pangos, Ulanovas, Jankunas, Davies.

Coach: Sarunas Jasikevicius (confermato).

Anche quest’anno, bisogna fare le nozze coi fichi secchi a Kaunas, dove già da qualche settimana si parla di problemi economici a coprire un budget tutt’altro che stellare. E allora ennesima estate con le porte girevoli alla Zalgirio Arena, con coach Jasikevicius che però dopo la bella campagna europea della passata stagione si è convinto a rimanere ancora vicino a casa. Lasciati andare verso lidi migliori i vari Westermann, Motum e Lekavicius, le scommesse quest’anno hanno il nome di Aaron White, ala “Motum style” che ha fatto grandi cose allo Zenit San Pietroburgo, e di due grandi promesse finora mantenute solo in parte come il francesone ex Nba Axel Toupane, del quale Saras ha detto “non si rende conto di quanto sia forte, sarà compito mio convincerlo”, e Vasilje Micic, atteso di continuo da una consacrazione che tarda ad arrivare. Da Montecarlo arriva l’usato sicuro Bost-Davies, i soliti Milaknis, Kavaliauskas e Ulanovas sono onesti mestieranti e in rampa di lancio ci sono i giovanissimi Masiulis e Sajus, ma arrivare ancora una volta a ridosso della zona playoff renderebbe Jasi meritevole della beatificazione.

“Ci hai messo ultimi?!?”

 

  1. BROSE BAMBERG

Out: Causeur (Real), Melli (Fenerbahce), Theis (Boston Celtics), D. Miller (New Orleans Pelicans), McNeal (Hapoel Tel Aviv), Kratzer (Wurzburg), Veremeenko (free agent).

In: Hackett (Olympiacos), Hickman (Milano), Q. Miller (Maccabi Tel Aviv), Mitrovic (Stella Rossa), Rubit (Ulm), Taylor (Bayern).

Quintetto: Hackett, Hickman, Taylor, Mitrovic, Radosevic.

Coach: Andrea Trinchieri (confermato).

Tanti punti interrogativi quelli che aleggiano intorno al rinnovato Bamberg di coach Trinchieri. Anche in Baviera, come in Lituania, si deve spesso cercare di fare tanto con poco e allora il Brose ha puntato come solito su tanti giocatori in cerca di riscatto. Si ricompone sulle sponde del fiume Regnitz la coppia Hackett-Hickman, che nel 2012 spinse la sorprendente Pesaro alle soglie della finale scudetto. Ma oggi sui due aleggia più di qualche dubbio: Daniel è sì reduce da un discreto Europeo, ma viene da mezza stagione ai box per infortunio e Ricky a Milano non ha certo avuto la sua miglior stagione in carriera. Discorso analogo quello su Quincy Miller, talentone esploso due anni fa alla Stella Rossa ma praticamente mai visto nella passata stagione al Maccabi. Intrigante il duo Mitrovic-Rubit, che va a rimpolpare un reparto ali fornito e variegato insieme a Heckmann e Miller, ma con quei punti di domanda in un backcourt in cui Nikos Zisis sarà chiamato ancora ad un ruolo di vitale importanza (a meno che non esploda Maodo Lo) e con mancanza di stazza e atletismo sotto le plance (Leon Radosevic è l’unico vero lungo nel roster) difficile pensare di andare lontano.

Daniel Hackett e Ricky Hickman ai tempi di Pesaro

 

  1. STELLA ROSSA BELGRADO

Out: Guduric (Fenerbahce), Jenkins (Khimki), Wolters (Utah Jazz), Mitrovic (Bamberg), Kuzmic (Real), Jovic (Bayern), Simonovic (Zenit), Simanic (FMP Belgrado).

In: Keselj (Ostenda), Feldeine (Panathinaikos), Rochestie (Lokomotiv Kuban), Antic (Fenerbahce), Lessort (Nanterre), Jankovic (Erie Bayhawks), Jovanovic (Westchester Knicks).

Quintetto: Rochestie, Feldeine, Dangubic, Antic, Bjelica.

Coach: Dusan Alimpijevic (FMP Belgrado).

Classica estate di rivoluzione in casa Stella Rossa dopo la straordinaria cavalcata della passata stagione fermatasi ad un soffio dai quarti di finale. Chiuso il ciclo di coach Radonijc, la dirigenza biancorossa ha affidato al giovanissimo Alimpijevic (appena 31 anni) il compito di costruire un nuovo ciclo. Guardando ai nuovi innesti, la Stella Rossa che verrà dovrebbe essere squadra più da corsa rispetto a quella ruvida e a ritmi lenti del recente passato. Rochestie e Feldeine sono due esterni agli antipodi rispetto a Jovic e Jenkins e sarà interessante capire se e come riusciranno ad accendere il debordante atletismo del lungo da Nanterre Mathias Lessort.

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Non dovesse funzionare la convivenza, ci sono sempre gli esperti Milko Bjelica e, attenzione attenzione, il ritorno a Belgrado di Pero Antic, che prenderà il posto di Simonovic col ruolo di faro emotivo e realizzatore mortifero dall’arco. È tornato a casa pure Marko Keselj, lanciato dai biancorossi nel basket che conta ma disperso per l’Europa minore dopo l’Eurolega vinta in maglia Olympiacos, ma non ci si dimentica la linea verde del recente passato, col ritorno in Europa di Stefan Jankovic e Nikola Jovanovic, entrambi reduci da poco esaltanti parentesi in G-League dopo i rispettivi percorsi collegiali. Vincere a Belgrado sarà come solito impresa ardua per tutti, ma le Final Four alla Kombank Arena per i serbi non possono che essere un miraggio.

 

  1. UNICAJA MALAGA

Out: Fogg (Guangzhou Lions), LaFayette (Segafredo Bologna), Smith (Kazan), Omic (Hapoel Gerusalemme).

In: McCallum (Grand Rapids Drive), Augustine (Cska), Shermadini (Andorra), Salin (Gran Canaria), Milosavljevic (Alba Berlino), Soluade (Burgos).

Quintetto: McCallum, Diaz, Waczynski, Brooks, Augustine.

Coach: Joan Plaza (confermato).

Torna in Eurolega dopo la trionfale campagna in Eurocup l’Unicaja Malaga, una habitué di questi palcoscenici.

I sobri festeggiamenti all’aeroporto di Malaga per l’Eurocup vinta qualche mese fa

La creatura di Joan Plaza parte con l’ambizione di provare ad inserirsi nell’affollatissima corsa playoff cambiando poco ma in punti nevralgici del roster. Di sicuro la Malaga 2017/2018 è squadra molto più fisica di quella leggera dell’anno passato, con la certezza James Augustine e un Giorgi Shermadini rinato in quel di Andorra ad aggiungersi all’emergente Dejan Musli e al poliedrico ex Cantù Jeff Brooks. Sugli esterni, però, c’erano da tamponare le dipartite di Kyle Fogg e Jamar Smith. Ok, il giovane prodotto di casa Alberto Diaz, Mvp delle finali di Eurocup, sembra pronto a salire ancora di livello e Nemanja Nedovic dà ampie garanzie, ma il solo Ray McCallum, carabina che in Nba si è accesa solo a sprazzi, potrebbe non bastare. Il sistema di Plaza è oliato a dovere, ma per arrivare tra le prime otto ci vuole ben altro.

 

  1. MACCABI FOX TEL AVIV

Out: Goudelock (Milano), Rudd (Gaziantep), Seeley (Gran Canaria), Simpson (Buyukcemece), Mekel (Gran Canaria), Pnini (Hapoel Holon), Ohayon (Hapoel Gerusalemme), Landesberg (Estudiantes), Miller (Bamberg), Alexander (Hapoel Holon), Iverson (free agent), Smith (ritirato).

In: Thomas (Efes), Mashour (Bnei Hertzeliya), Roll (Besiktas), Kane (Siviglia), Tyus (Galatasaray), Di Bartolomeo (Maccabi Haifa), Cohen (Maccabi Ashdod), Cole (Oklahoma City Thunder), Bolden (FMP Belgrado), Parakhouski (Kazan), Jackson (Texas Legends).

Quintetto: Jackson, Cole, Kane, Thomas, Parakhouski.

Coach: Neven Spahija (vice Atlanta Hawks).

Estate di rivoluzione totale in casa Maccabi dopo la disastrosa stagione passata. La dirigenza gialloblu ha voluto fare tabula rasa, liberandosi persino dei due veteranissimi Guy Pnini e Yogev Ohayon per ricostruire in maniera totale. Per guidare la squadra tutto il carisma di Neven Spahija, di ritorno in Europa dopo la lunga esperienza da vice di Budenholzer ad Atlanta, che sarà affiancato da due figure storiche del team gialloblu: Guy Goodes e Tal Burstein, entrambi ex giocatori maccabei. La rosa allestita di sicuro non manca di talento.

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[Lo riconoscete?]

Pierre Jackson e il dj di cui sopra Norris Cole danno punti e dinamismo in backcourt, completandosi bene con un all around come DeAndre Kane. Occhio al cecchino Michael Roll e all’Mvp dell’ultimo campionato israeliano Jonh Di Bartolomeo, che completa così una scalata iniziata nella Division III della Ncaa. Vicino al ferro, all’atletico Alex Tyus e al roccioso Artsiom Parakhouski occhio alla sensation australiana Jonah Bolden, rookie of the year in Lega Adriatica (seguendo nel palmares gente come Zizic, Jokic e Saric) dopo essersi messo in luce due stagioni fa a Ucla meritandosi una chiamata alla numero 36 al draft 2016 da parte dei 76ers. Milano ’14 è lontana, ma se tutti i pezzi vanno al loro posto…

 

  1. ARMANI EXCHANGE MILANO

Out: McLean (Olympiacos), Hickman (Bamberg), Raduljica (Jiangsun Dragons), Macvan (Bayern), Sanders (Barcellona), Cerella (Venezia), Simon (Efes).

In: Goudelock (Maccabi), Theodore (Banvit), Micov (Galatasaray), Cusin (Avellino), M’Baye (Brindisi), Young (Olympiacos), Jefferson (Alaska Aces), Bertans (Darussafaka), Gudaitis (Lietuvos Rytas).

Quintetto: Theodore, Goudelock, Micov, Jefferson, Gudaitis.

Coach: Simone Pianigiani (Hapoel Gerusalemme).

Restyling obbligato in casa Olimpia dopo la terribile annata passata. Approdato a Milano tra le polemiche un Simone Pianigiani reduce dal titolo israeliano con l’Hapoel Gerusalemme, la Armani Exchange si è messa in gran parte nelle mani del “dynamic duo” Goudelock-Theodore. Il primo è semplicemente una delle macchine da canestri più continue d’Europa, il secondo ha impressionato in maglia Banvit (Mvp della Champions League) e non vede l’ora di poter scrivere il suo soprannome sulla canotta.

https://twitter.com/J__Theo25/status/905006250810802176

I dolori, però, arrivano ancora una volta vicino al ferro. Con il possente Patric Young attanagliato dagli infortuni e il buon Kaleb Tarczewski a non convincere a pieno il coach ex Siena, la società è dovuta correre ai ripari con Marco Cusin e Arturas Gudaitis, ma sotto le plance l’impressione è che è che alla fine ci sia molta quantità e poca qualità. Le variabili, però, potrebbero essere Vlado Micov e Cory Jefferson: se il primo ritroverà la continuità dei giorni migliori e il secondo bisserà quanto di buono fatto vedere in G-League allora la stagione milanese potrebbe riservare delle belle sorprese.

 

  1. KHIMKI MOSCA

Out: Pullen (Philadelphia 76ers), Brown (Oklahoma City Thunder), Ilnitskiy (Lokomotiv Kuban), Likhodey (Nevezis), Evans (Atlanta Hawks), Rowland (Eskisehir), Hummel (ritirato).

In: Robinson (Los Angeles Lakers), Honeycutt (Efes), Markovic (Zenit), Gill (Yesilgiresun), Zubkov (Lokomotiv Kuban), Anderson (Darussafaka), Jenkins (Stella Rossa), Thomas (Jilin Northeast Tigers).

Quintetto: Shved, Anderson, Honeycutt, Gill, Thomas.

Coach: Georgios Bartzokas (Barcellona).

Torna in pista il Khimki e torna in pista Georgios Bartzokas, che atterra in Russia due anni dopo l’incredibile galoppata del Lokomotiv Kuban per provare a sorprendere di nuovo. I moscoviti hanno messo di fianco ad un Aleksey Shved rigenerato da un Europeo da superstar un’altra bocca da fuoco come James Anderson, reduce da una stagione a corrente alternata al Darussafaka, e due giocatori dediti al gioco oscuro come il mastino Charles Jenkins e l’aliante Tyler Honeycutt, senza dimenticare il veterano Stefan Markovic.

And no fear
Sergei Monia is still here!

Le scommesse sono tutte sotto canestro: l’ala Anthony Gill dovrà confermare le grandi cose fatte vedere in Turchia allo Yesilgiresun, con il pretoriano del coach Andrey Zubkov a coprirgli le spalle, mentre gli esordienti Malcolm Thomas e Thomas Robinson dovranno dimostrare di valere la fiducia concessagli alla prima esperienza europea. Per un posto nei playoff bisogna fare i conti anche con loro.

 

  1. BASKONIA VITORIA-GASTEIZ

Out: Larkin (Boston Celtics), Hanga (Barcellona), Blazic (Andorra), Tillie (Olympiacos), Laprovittola (Zenit), Ledo (Efes), Budinger (free agent), Luz (free agent), Bargnani (free agent).

In: Vildoza (Quilmes), Huertas (Los Angeles Lakers), Timma (Zenit), Malmanis (Valmiera), Janning (Lokomotiv Kuban), Granger (Efes), Poirier (Paris Levallois), Delfino (Boca Juniors), Garino (Orlando Magic), McRae (Canton Charge).

Quintetto: Huertas, Beaubois, Timma, Shengelia, Voigtmann.

Coach: Pablo Prigioni (esordiente).

Un Baskonia sempre più sudamericano, come quello degli anni d’oro di inizio Millennio. E proprio da uno dei pezzi pregiati di quella squadra targata Taugres che fece germogliare la Generacion Dorada è ripartita la società basca: parliamo ovviamente di Pablo Prigioni, passato in pochi mesi dal campo alla panchina.

[Una Liga, 3 Coppe de Re e 4 Supercoppe in canotta Baskonia per Prigioni]

Compito arduo quello affidato al Maestro di Rio Tercero, che non dovrà far rimpiangere l’ottimo lavoro svolto da Sito Alonso, che ha ceduto alle sirene catalane. Perse le stelle Larkin e Hanga, i baschi hanno riempito i due buchi riportando in Europa Marcelinho Huertas, reduce da una tutt’altro che felice parentesi americana, e lanciando ad alto livello il lettone Janis Timma, ala con fisico e dinamismo per non far rimpiangere troppo l’all around ungherese. Se il pick and roll del play brasiliano aveva contribuito a far sbocciare la stella di Tomic al Barca, ora toccherà fare altrettanto per Voigtmann, tedescone dalle mani educatissime cui quest’anno si chiede la definitiva consacrazione. Grandi aspettative ci sono per gli altri due reduci dalla Nba, Pato Garino e soprattutto Jordan McRae, al momento ai box per un infortunio. Sugli esterni, l’usato sicuro porta i nomi di Matt Janning e del “rinato” Carlos Delfino, che torna a giocare davvero dopo quattro anni a dir poco travagliati mettendosi agli ordini di un suo ex compagno di squadra. Tante le scommesse da vincere per puntare ai playoff. Ma era così anche 12 mesi fa…

 

  1. ANADOLU EFES ISTANBUL

Out: Thomas (Maccabi), Honeycutt (Khimki), Osman (Cleveland Cavaliers), Geyik (Besiktas), Granger (Baskonia); Heurtel (Barcellona), Mutaf (Besiktas), Paul (San Antonio Spurs), Kirk (free agent).

In: Ledo (Baskonia), McCollum (Galatasaray), Motum (Zalgiris), Adams (Saratov), Stimac (Besiktas), Muric (Banvit), Simon (Milano).

Quintetto: Adams, McCollum, Ledo, Brown, Dunston.

Coach: Velimir Perasovic (confermato).

Cambiano gli interpreti, non la sostanza. L’Efes di Perasovic riproverà anche quest’anno a fare risultati imponendo un gioco fatto di corsa e pressione a tutto campo. Un gioco che ha bisogno di interpreti con caratteristiche adeguate. Se sotto le plance con due lunghi dinamici come Derrick Brown e Bryant Dunston non ci saranno particolari problemi, sugli esterni è tutto da verificare il terzetto composto da Josh Adams, molto positivo al primo anno da pro in quel di Saratov, Errick McCollum, che si candida ad essere uno dei migliori realizzatori della competizione, e Ricky Ledo, top scorer della lega turca in maglia Yesilgiresun. Tre tipetti dal grilletto facile cui dovranno dare equilibrio i senatori Birkan Batuk e Dogus Balbay e gli altri due nuovi arrivi Edo Muric, fresco di titolo europeo con la Slovenia, e Krunoslav Simon. Di solito le squadre di Perasovic ci mettono un po’ per recepire la disciplina ferrea del coach croato ed infatti l’Efes ha aperto il campionato cedendo al Pinar. Ma quando carburano poi sanno essere entusiasmanti e difficili da arrestare. I playoff il traguardo minimo, qualcosa in più il sogno.

[Roster lungo quest’anno per l’Efes]

 

  1. VALENCIA

Out: Sikma (Alba Berlino), Kravtsov (Eskisehir), Oriola (Barcellona).

In: Pleiss (Galatasaray), Williams (Kazan), Green (Olympiacos), Doornekamp (Tenerife), Llompart (Murcia), Hlinasson (Akureyri), Abalde (Badalona).

Quintetto: Vives, Green, San Emeterio, Thomas, Dubljevic.

Coach: Txus Vidorreta (Tenerife).

Squadra che vince non si cambia.  Motto rispettato praticamente alla lettera dal Valencia campione di Spagna e finalista della scorsa Eurocup, che ha già aperto la stagione con un altro trofeo: la Supercoppa iberica. In vista della quarta stagione in Eurolega della propria storia, i valenciani hanno però cambiato guida tecnica, mettendo un roster cambiato con grande oculatezza nelle mani di Txus Vidorreta, il mago del miracolo Tenerife. Il pensiero di coach e staff dirigenziale è andato soprattutto a potenziarsi sotto le plance, dove al posto di Sikma e Oriola (oltre a Kravtsov, visto a singhiozzo la scorsa stagione) sono arrivati il lunghissimo Tibor Pleiss e l’esplosivo Latavious Williams, perfetti complementi per un Bojan Dubljevic pronto per recitare finalmente da protagonista anche al massimo livello europeo. Sugli esterni la grossa novità si chiama Erick Green: la guardia ex Siena avrà quella licenza di uccidere che non poteva avere all’Olympiacos e si candida quindi ad essere uno dei realizzatori più letali della competizione. Squadra che si conosce a memoria, costruita con logica negli anni e con uno dei palazzi più caldi d’Europa: 5 euro puntati per la squadra rivelazione della stagione.

https://twitter.com/valenciabasket/status/917085158582431744

[E poi hanno il profilo Twitter più bello d’Europa]

 

  1. BARCELLONA LASSA

Out: Munford (Milwaukee Bucks), Faverani (Murcia), Peno (Alba Berlino), Eriksson (Gran Canaria), Diagne (Andorra), Oleson (Murcia), Renfroe (Galatasaray), Perperoglu (Hapoel Gerusalemme), Doellman (free agent).

In: Seraphin (Indiana Pacers), Pressey (Santa Cruz Warriors), Hanga (Baskonia), Heurtel (Efes), Oriola (Valencia), Moerman (Darussafaka), Sanders (Milano).

Quintetto: Pressey, Koponen, Hanga, Vezenkov, Tomic.

Coach: Sito Alonso (Baskonia).

Dopo la tragica stagione 2016/2017, non poteva che esserci una mezza rivoluzione in casa blaugrana. Epurato coach Bartzokas e ripudiato Tyrese Rice (ancora sotto contratto ma fuori dai piani della società, si parlava addirittura di un suo impiego nella squadra B), lo sguardo si è volto verso Vitoria, da cui si è attinto per la pesca grossa con coach Sito Alonso e Adam Hanga, ingaggiato dopo un estenuante tira e molla durato mezza estate. Grandi novità anche in cabina di regia, con la scommessa Phil Pressey al fianco del talentuoso ma incostante Thomas Heurtel più Petteri Koponen a dare punti ed equilibrio. Vicino al ferro, i muscoli di Kevin Seraphin e la mobilità di Pierre Oriola completano bene il talento soft di Ante Tomic, mentre Adrien Moerman è quanto di più vicino ci possa essere ad un altro ripudiato celebre, Justin Doellman, anche se è attesa l’esplosione del bulgaro Alex Vezenkov. Puzzle enigmatico quelle nelle mani di Alonso, con l’obiettivo minimo di tornare ai playoff e quello poco nascosto di mettere i piedi sul volo per Belgrado.

[Juan Carlos Navarro ha rinnovato per 10 anni: uno da giocatore e 9 da dirigente. Ci portiamo avanti con i ricordi]

 

  1. PANATHINAIKOS ATENE

Out: Nichols (Cedevita), James (Phoenix Suns), Fotsis (Ilysiakos) Feldeine (Stella Rossa), Gontikas (Apollon Patrasso), Bourousis (Zhejiang Lions).

In: Denmon (Gaziantep), Vougioukas (Lokomotiv Kuban), Lekavicius (Zalgiris), Auguste (Usak), Lojeski (Olympiacos), Antetokounmpo (Andorra), Mitoglu (Wake Forest).

Quintetto: Calathes, Denmon, Rivers, Gist, Singleton.

Coach: Xavi Pascual (confermato).

Fiducia nel percorso iniziato lo scorso anno per casa Pana, dove le novità di peso si contano sulle dita di una mano. Pur se il 3-0 con il fattore campo a favore rimediato nei quarti di finale dello scorso anno contro il Fenerbahce bruciò e non poco, il presidente Giannakopoulos ha confermato la fiducia a Xavi Pascual, salvatosi col titolo di Grecia sfilato agli odiati rivali dell’Olympiacos. Cui non è stato portato via solo il campionato ma anche un pezzo importante come Matt Lojeski, collante ideale nel sistema del coach iberico, il quale ha poi scelto di dare la prima grande chance della sua carriera all’ex Brindisi Marcus Denmon, ottimo lo scorso anno a Gaziantep. Sotto canestro non si è pianto troppo per la partenza direzione Cina di Ioannis Bourousis, il cui posto verrà preso dall’emergente Zach Auguste e dal ritorno del navigato Ian Vougiokas, che in verde vinse l’Eurolega 2011. A Lukas Lekavicius si chiede la metamorfosi in Mike James 2.0 (auguri), mentre la sorpresa potrebbe essere Thanasis Antetokounmpo, fratellino di Giannis (e come lui atleta della madonna), molto convincente a Eurobasket con la divisa greca. Un Pana meno talentuoso ma più solido, obiettivo tornare alle Final Four a cinque anni da Istanbul 2012.

Altrimenti il pullman è già caldo

 

 

  1. OLYMPIACOS PIREO

Out: Lojeski (Panathinaikos), Hackett (Bamberg), Young (Milano), Green (Valencia), Birch (Orlando Magic), Waters (Pinar).

In: McLean (Milano), Strelnieks (Bamberg), Tillie (Baskonia), Roberts (New Orleans Pelicans), Bogris (Tenerife), Thompson (Austin Spurs).

Quintetto: Spanoulis, Mantzaris, Papanikolaou, Printezis, Milutinov.

Coach: Ioannis Sfairopoulos (confermato).

Cambia il supporting cast, ma con Spanoulis e Printezis ancora ai loro posti i conti con l’Olympiacos bisogna sempre farli. I biancorossi hanno conservato il nucleo della squadra finalista a Istanbul per riprovare di nuovo a dare la caccia al bersaglio grosso. Il nuovo Oly ha sicuramente meno fisicità senza Birch e Young ma ha aggiunto mobilità con Jamel McLean e Kim Tillie, oltre all’emergente Georgios Bogris, alla prima chance di alto livello in carriera dopo la Champions vinta a Tenerife. Gli innesti più interessanti sono però sugli esterni, visto che a coprire le spalle a Spanoulis e Mantzaris ci saranno l’estro di Janis Strelnieks e difesa e tiro da fuori di Brian Roberts, che torna in Europa dopo qualche discreta stagione in Nba. La scommessa è però Hollis Thompson, ala tiratrice rimasta schiacciata dal “Trust the process” dei 76ers (sfiorava i 10 di media nel 2015/2016). Ogni anno più vecchi, ma scommettereste contro di loro?

 

  1. REAL MADRID

Out: Hunter (Cska), Suarez (Saragozza), Draper (free agent), Nocioni (ritirato).

In: Causeur (Bamberg), Campazzo (Murcia), Randle (Westchester Knicks), Yusta (Obradoiro), Kuzmic (Stella Rossa).

Quintetto: Causeur, Doncic, Maciulis, Randolph, Ayon.

Coach: Pablo Laso (confermato).

Tagliamo corto: l’esplosione di Luka Doncic basterà a compensare l’assenza per almeno metà stagione di Sergio Llull?

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[Gif dell’anno, senza se e senza ma]

Se la risposta sarà sì, il Real sarà ancora una volta tra la grandi pretendenti al trono di Spagna e d’Europa. Se i fatti diranno di no, allora potrebbe essere l’inizio della transizione per un Real che si avvia verso un ricambio generazionale improrogabile: Andres Nocioni ha lasciato, Felipe Reyes lo farà, Doncic è destinato all’America, Rudy Fernandez mostra il fianco all’età e così via. Ma tanto dipenderà da quando e come rientrerà l’Mvp dell’ultima Eurolega dall’infortunio patito in estate in Nazionale. Per tappare la falla, i blancos hanno puntato sulla quantità, richiamando la “mosca atomica” Facundo Campazzo e inserendo la certezza Fabien Causeur e la scommessa Chasson Randle. Il resto è pressochè immutato, con il solo innesto di Ognjen Kuzmic al posto del partente Othello Hunter. Roster infinito, qualità diffusa e ritmo forsennato: le qualità madridiste saranno sempre le solite. Ma senza Llull…

 

  1. CSKA MOSCA

Out: Teodosic (Los Angeles Clippers), Augustine (Malaga), Jackson (Beijing Ducks), Freeland (free agent).

In: Rodriguez (Philadelphia 76ers), Makiev (Saratov), Clyburn (Darussafaka), Hunter (Real), Westermann (Zalgiris).

Quintetto: Rodriguez, De Colo, Kurbanov, Vorontsevich, Hines.

Coach: Dimitris Itoudis (confermato).

Anno primo dopo Milos in casa Cska. È vero che l’Armata Rossa è grosso modo quella del recente passato (anche se non va sottovalutata anche la dipartita di Aaron Jackson), ma togliere l’uomo simbolo della squadra nelle ultime sei stagioni, la chiave (insieme a Nando De Colo) del ritorno sul tetto d’Europa nel 2016 a otto anni dal trionfo di Madrid 2008 non può che essere uno shock tanto tecnico quanto emotivo. Con il budget infinito (per gli standard europei) a disposizione, si è pescato il meglio sulla piazza, ovvero Sergio Rodriguez.

Giuro che la smetto con gli estratti dal promo di Euroleague

“El Chacho” è talento indiscutibile (Mvp di Eurolega nel 2014) con forse solo meno propensione realizzativa rispetto al mago di Valjevo, ma ovviamente la scommessa sarà l’intesa da trovare con De Colo, l’altra metà di una coppia potenzialmente devastante quanto quella precedente. A dar man forte ai due ci sarà anche Leo Westermann, regista completamente diverso dall’energico Aaron Jackson (che ha preferito i soldoni cinesi all’ennesima cavalcata moscovita), mentre Will Clyburn e Othello Hunter aggiungono versatilità e copertura difensiva ad una squadra troppo spesso ondivaga sotto quest’ultimo punto di vista. L’obiettivo a Mosca è sempre lo stesso da decenni: vincere tutto il vincibile.

 

  1. FENERBAHCE DOGUS ISTANBUL

Out: Bogdanovic (Sacramento Kings), Udoh (Utah Jazz), Antic (Stella Rossa), Bennett (Brooklyn Nets), Ugurlu (Pinar).

In: Thompson (Shandong Golden Stars), Melli (Bamberg), Wanamaker (Darussafaka), Guduric (Stella Rossa), Guler (Galatasaray).

Quintetto: Dixon, Wanamaker, Datome, Thompson, Vesely.

Coach: Zelimir Obradovic (confermato).

La scelta dello sponsor Dogus di lasciare dopo due sole stagioni i progetti di grandezza del Darussafaka per coprire d’oro il Fenerbahce (triennale da 45 milioni di euro) sembrava scontrarsi con le prime mosse di mercato dei campioni d’Europa, mossisi presto per il trio Melli-Guduric-Guler ma con qualche dubbio viste le partenze direzione America dei due pezzi da novanta Bogdan Bogdanovic ed Ekpe Udoh. Gli assi, però, Maurizio Gherardini e Zeljko Obradovic li hanno calati giù al momento giusto. Brad Wanamaker cresce di anno in anno e la possibilità di giocare per sé e per gli altri lo rende quanto di più vicino si potesse trovare per tappare la falla Bogdanovic. Con Jason Thompson, invece, Obradovic ritenta l’operazione riuscita con successo con Udoh: rilanciare un lungo finito in un vicolo cieco dopo un più che promettente inizio di carriera. Saranno dolori per tutti se i due confermeranno le attese, con una panchina decisamente più lunga e ricca rispetto a quella che, martoriata dagli infortuni, aveva fatto vacillare i gialloblu sul finire dell’inverno scorso.

Niente da dichiarare sotto la maglietta, Gigi?