29 Marzo 2014

Ce l’abbiamo fatta figliolo?

Si papà, andiamo in Texas. At & T Stadium. E chi l’ha mai visto uno stadio così? 80.000 posti a sedere.

Hai fatto giocare tutti?

Sai come va.. partita tirata fino all’ultimo possesso..

Sai quant’è importante che siano tutti coinvolti, Bo?

Ma lo sono. Lo siamo. Pensa che il 3, si chiama Zach, ha recuperato due palloni che valevano oro nonostante gli abbia potuto concedere solo un paio di minuti. Un altro, (40 minuti in panca) mi prende per la giacca: “Coach, abbiamo ancora un timeout. Possesso decisivo. Chiamiamolo.

Bravo figliolo, sono fiero di te.

 

Me lo immagino così, e deve averlo sognato così anche Bo Ryan, coach dell’Università di Wisconsin. Una carriera luminosa, una delle figure più importanti del college basketball. La sua squadra ha appena battuto Arizona conquistando una Final Four che definire impronosticabile è troppo poco. Bo allena col desiderio che il padre, Butch, possa vederlo almeno una volta in panchina, guidare la sua squadra mentre si gioca le Final Four NCAA. Butch ha un’umanità fuori dal comune. Reduce della seconda guerra mondiale ha dedicato tutta la sua vita ai ragazzini più sfortunati, agli emarginati. Ha insegnato loro la pallacanestro, gli ha dato un’opportunità. Sarebbe stato perfetto: Butch, 90 anni, davanti alla tv; Bo in panchina, impeccabile, cravatta rossa, ad allenare.

Ma la vita antepone sempre la realtà a tutto il resto. Butch è ormai vecchio, malato da tempo. Il 30 agosto del 2013 si spegne, con discrezione, come ha vissuto tutta la vita.

La stagione 2013/2014 inizia come tutte le altre. Wisconsin ha una squadra perfetta. Perfetta se devi pianificare la modellazione di sistemi fisici. Quasi tutti bianchi, poco atletici, tutti con ottimi risultati accademici, tutti futuri ingegneri. Li guardi, non c’è uno che ha un futuro da professionista sul campo.

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Oddio, uno speciale forse c’è. È alto 213 cm, ha mani morbidissime e si muove su quei piedoni come un ballerino.

A proposito.

L’unico problema è che ha poca sicurezza, poca fiducia in se stesso. È al suo anno da junior; nelle due precedenti stagioni il suo score medio dice: 3 punti, 1.5 rimbalzi in 9 minuti di impiego. Un po’ poco per un potenziale come quello.

Gioca con il numero 44, di nome fa Frank Kaminsky.

La sua stagione esplode dal mese di Dicembre in poi. Più di 15 punti di media, 7 rimbalzi, 2 stoppate a partita.

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Gli altri protagonisti sono: Ben Brust, al suo ultimo anno, Sam Dekker, sophomore, ala piccola. Ottimo atleta (uno dei pochi). Tiro discontinuo ma grandi ‘huevos’.  Josh Gasser, playmaker, fisico da ragioniere ma ottimo difensore sulla palla. Traevon Jackson, afroamericano, guardia mancina. L’unico con contaminazioni del basket da playground. Piccola taglia, grande considerazione di se. Supporting cast formato da: Bronson Koening, Nigel Hayes, Zach Showalter. Tutti freshman. Torneranno buoni più avanti.

Wisconsin chiude la stagione regolare con un incredibile 26-6 guidata dall’esplosione di Frank, da un solido ‘senso di squadra’ ma soprattutto dall’enorme esperienza e conoscenza del gioco di Bo Ryan. E si presenta al torneo della Big 10 con la testa di serie numero 2. Ma non il miracolo sembra già svanire: battuta Minnesota 80-67, i Badgers si fermano al secondo turno contro Michigan State nonostante i 28 punti di Kaminsky. Coraggio, pensavate vincessero la Big 10?

Terminato il torneo, si compone il tabellone del torneo Ncaa. Wisconsin prende ancora la testa di serie numero 2 nella parte ovest del tabellone. Buona. Ne danno 40 agli American, 10 a Oregon e addirittura 17 a Baylor (19 e 6 stoppate per Frank). Tutte vittorie nette: questi qui cominciano a fare sul serio. Il pick and pop che Frank gioca alternativamente con Gasser e Jackson (quando ha voglia di passarla) sta facendo ammattire tutte le difese.

Ora però in finale del Regional c’è Arizona. I Wildcats hanno iniziato la stagione (iniziato e finito sostanzialmente) con un discreto 21-0. Ne hanno perse un paio prima della March Madness e nella parte ovest del tabellone hanno, ovviamente, la testa di serie numero 1. Troppo grossi, troppo atletici: Aaron Gordon (si, lui.), Rondae Hollis-Jefferson, TJ McConell, Nick Johnson. Tutti concordi: li spazzano via. Che si inizi ad organizzare il volo di ritorno… Forse.

Bo Ryan prepara la partita perfetta: i Badgers abbassano il ritmo, attaccano con la precisione di un orologio svizzero e difendono come una vera squadra. Frank è incontenibile: la mette da 3, si muove sul perno in modo magistrale. Jackson si prende qualche tiro di troppo ma smazza 5 assist. Per i Wildcats Gordon scrive 18 rimbalzi, Nick Johnson ci aggiunge 16 punti. Al 40’ è 54 pari. Overtime. Frank segna 6 dei 10 punti totali di squadra. Ne appoggia 2 da sotto, poi mette dentro un semigancio destro anticipato da un dream shake di olajuwoniana memoria (Bello “olajuwoniana”). Sul 62-61 Badgers, Jackson vuole deciderla. Incrocia in palleggio, penetra, sottomano di destro…Sbaglia.

No Fear. C’è Frank.

Tap in vincente. Settimo rimbalzo in attacco della partita; punti numero 27 e 28 per lui. È quasi fatta. Si va di là… i Wildcats accorciano sul -1 poi a 25” dalla fine hanno la palla della vittoria. Sbaglia McConell, tap-out di Gordon, la prende Johnson, attacca in palleggio, è ad un passo dal ferro… si materializza dal nulla Gasser. Il ragioniere. Occupa la linea di penetrazione… fischio arbitrale: offensive foul. A 2” dalla fine i Wildcats avranno un’ulteriore occasione ma il tiro di Johnson arriva fuori tempo massimo. È finita. Wisconsin è alle Final Four. Bo Ryan ce l’ha fatta. A 67 anni conquista l’opportunità di giocarsela con i tre migliori atenei d’America. La dedica è immancabile

No, i Badgers non vinceranno il titolo statale. Non faranno neanche la finale se è per quello. In semifinale perdono contro Kentucky di un solo punto, all’ultimo respiro, in modo rocambolesco.

Hanno lottato. Hanno giocato alla pari contro una vagonata di talento vestita di blue.

Bo Ryan ha raggiunto il suo sogno. Sa che suo padre lo sta guardando… Butch ha tifato per lui. Ha visto suo figlio guidare quei ragazzi come un vero leader deve fare. Li ha messi di fronte ai propri limiti e gli ha fatto credere che li potessero superare. Giocando di squadra, collaborando, mettendoci il cuore. Li ha fatti sentire speciali. Tutti.

La stagione 2014/2015 parte senza grosse novità. Ben Brust ha terminato il suo percorso accademico e nessun freshman di livello è approdato alla corte di Bo. La squadra è sostanzialmente la stessa. Certo, Frank diventato nel frattempo “The Tank” è ormai consapevole di poter spiegare pallacanestro; Gasser ha una maturità che neanche un veterano alla decima stagione e Dekker è molto migliorato. Legge il gioco, si affida meno all’istinto… e poi c’è Bo.

Siamo seri però. Pensare di ripetere il cammino dell’anno precedente è follia.

Siamo sicuri?

Chiudono la stagione regolare con il record di 29-3

Kaminsky è National College Player of The Year: 19 punti di media, quasi 9 rimbalzi, 1.5 stoppate. Season high di 43 punti contro North Dakota.

Stanno crescendo benino anche i due giovani sophomore: Nigel Hayes e Bronson Koening. Hayes è un’ala piccola. Non è velocissimo ma ha una testa pazzesca: non forza un tiro ed è un buonissimo giocatore di post basso. Si spazia, usa le finte, può segnare da sotto o fronteggiare il canestro e mettere il jumper dai 4-5 metri. Koening è il perfetto alter ego di Gasser. La mette da 3 e ha discrete letture sul pick and roll. Al torneo della Big 10 Wisconsin batte nell’ordine Michigan, Purdue e Michigan State. Scarto minimo 11 punti. Dekker, Kaminsky, Hayes sempre in doppia cifra.  In finale contro gli Spartans Nigel ne mette addirittura 25. D’altronde il ragazzo è gasato il giusto.

Sono i campioni della Big 10 e arrivano lanciatissimi al torneo NCAA con la testa di serie numero 1 della parte ovest del Regional.

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Battono Coastal Carolina, Oregon e North Carolina non senza difficoltà. È ancora una volta finale Regional. Non sembra vero, un solo passo per ottenere un’altra storica Final Four. Dunque, chi c’è in finale Regional? Arizona. Ancora tu.  Incredibile a dirlo ma Wisconsin sostanzialmente controlla la partita per 40 minuti. Si, spesso si trovano punto a punto ma i Badgers dettano il ritmo, giocano la partita esattamente come l’hanno preparata. 29 per Frank, 27 per Dekker che la chiude così.

Bo è ancora una volta alla Final Four.

Tutti felici, Wisconsin ha ancora una volta sorpreso l’intera America. Adesso però quel volo di ritorno organizziamolo sul serio. Si perché in semifinale, ad Indianapolis, i Badgers giocheranno ancora contro i Wildcats. Quelli di Kentucky però. Kentucky nella versione 2014/2015 potrebbe giocarsi, a detta di ogni opinionista sportivo americano, i playoff nella Eastern Conference NBA.

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Karl- Anthony Towns , Willie Cauley- Stein, Trey Lyles, Devin Booker, Andrew Harrison , Dakari Johnson sono i sei giocatori che verranno scelti al draft Nba qualche settimana dopo. È ovviamente un record, che ve lo dico a fare? Non solo: i primi quattro citati vengono draftati con le scelte n. 1 (Minnesota), n. 6 (Sacramento), n. 12 (Utah), n. 13 (Phoenix).

I Wildcats arrivano alla semifinale statale con il record di 38 vinte e 0 perse. Coach Calipari, durante la stagione regolare, studia a tavolino una rotazione che gli permetta di dare un massimo di 20-25 minuti di impiego a partita ad ognuno dei suoi giocatori più rappresentativi. D’altronde il quindicesimo giocatore della rotazione sarebbe senz’altro quintetto base in qualsiasi altro ateneo.

Con queste premesse, il 4 Aprile 2015 al Lucas Oil Stadium di Indianapolis è palla a 2.

I due quintetti sono così composti

Wisconsin: Nigel Hayes, Sam Dekker, Bronson Koening, Josh Gasser, Frank “The Tank” Kaminsky.

Kentucky:  Karl-Anthony Towns, Trey Lyles, Willie Cauley- Stein, Aaron Harrison, Andrew Harrison.

“Il Calippo” Calipari sullo sgabello, brillantina ai capelli; Bo Ryan in piedi, braccia conserte, cravatta rossa.

Primi due possessi: Andrew Harrison gioca il pick and roll dalla punta con Towns. Carlantonio rolla, Andrew spara da 3. Solo rete. Di là Kaminsky perde palla, recupera Lyes, spinge la transizione ancora Andrew, supera la metà campo, alza per Cauley- Stein che si porta a casa il ferro. 5-0. ‘Nnamo bene.

La partita di Wisconsin emotivamente inizia neanche un minuto più tardi. Sul ribaltamento di Frank, Dekker spara la tripla dall’angolo. I Wildcats nel loro inconscio hanno partorito un’idea che gli sta martellando la testa: due partite. Una formalità. Vinciamo queste due partite, chiudiamo a 40 vinte e 0 perse e ci portiamo a casa il titolo. Cauley–Stein non contesta il tiro di Dekker, non lo guarda neanche e il biondino non la prende benissimo: gli dice due paroline graziose. È 5 pari, è iniziato il match dei Badgers.

È una partita di una qualità pazzesca; piccolo parziale per i Badgers, seguito da uno di Kentucky. Si va all’intervallo sul 36 pari. Il secondo tempo inizia anche meglio: dopo tre minuti e mezzo di gioco le due squadre devono ancora sbagliare un tiro.

A quasi 6’ dalla fine, + 4 Kentucky, arriviamo ad un altro punto di svolta, quello definitivo. Andrew Harrison attacca in palleggio con un paio di secondi sul cronometro dei 35. Tira un piccione viaggiatore verso il ferro, a rimbalzo Lyles si allaccia con Gasser. Tutto normale se non fosse che, con la palla neanche lontanamente vicina al bersaglio grosso, il numero 41 dei Wildcats scarica un perfetto gancio sinistro sul viso di Gasser. Flagrant 2, comodo. Official review: gli arbitri incredibilmente optano per un ‘no call’, normale contatto di gioco.

Perché stuzzicare i Badgers? Questi qui sono o non sono la squadra del destino?

Da quel momento in poi Wisconsin difende con una ferocia e una lucidità impressionanti. Kentucky resta senza canestri per 5 minuti abbondanti: 60 pari, palla Wisconsin, ricciolo di Dekker sul blocco di Kaminsky, la mette a terra… Step back.. 3 POINTS! Niente time out per Kentucky, palla in post per Lyles, il pugile. Lo prende Dekker. Lyles carica sul petto di Sam… offensive foul!

Siamo a 30” dalla fine, 64.63 per Wisconsin, it’s Frank The Tank time. Attacca in palleggio, virata su una moneta da 1 euro, appoggia a canestro, subisce fallo. 2 su 2 dalla lunetta senza sfiorare il ferro. Nell’altra metà campo Towns subisce fallo, 1 su 2 ai liberi. Wisconsin è avanti di 2 punti, 15” alla fine. La partita ormai si gioca ai liberi… Koening col ghiaccio nelle vene ne mette due perfetti. Gli ultimi sono di Frank. È un 2 su 2 scontato.

È finita.

I Badgers stavolta hanno esagerato. Hanno messo sotto i mostri, imbattuti per 38 gare filate. Bo Ryan ha firmato il capolavoro della sua vita.

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Vorrei raccontarvi dei festeggiamenti dei Badgers, di Frank che improvvisa un ballo a metà campo mentre viene premiato Mvp delle Final Four.

Vorrei raccontarvi soprattutto della gioia di un allenatore che a 68 anni alza per la prima volta il trofeo più importante del college basketball. Ma la vita, come detto, ti sbatte sempre la realtà in faccia.

Wisconsin due giorni dopo l’incredibile upset, in finale gioca contro Duke. Le finali Ncaa conquistate da coach K non si contano più. I Badgers sentono la pressione e la stanchezza psico-fisica di un’impensabile cavalcata; a quel punto tutti si aspettano la pennellata finale. Non ce la fanno… ko sul filo di lana, lottando, come sempre. Duke è campione Ncaa dopo aver battuto Wisconsin 68-63.

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Mentre leggete questo pezzo, Wisconsin, priva di Dekker e Frank scelti al draft (da Houston e Charlotte) e di Josh Gasser, che ha firmato per un’impronunciabile squadra di Bundesliga, hanno chiuso la stagione regolare con un buon 20-12, riprendendo per i capelli una stagione iniziata malissimo e rimessa in piedi grazie a 8 vittorie filate (con i clamorosi upset contro Michigan State e Indiana).

Bo Ryan ha lasciato la panchina al suo assistente, coach Greg Gard e la squadra è guidata sul campo da Nigel Hayes (cifre pazzesche per lui), Bronson Koening e da Ethan Happ, una buonissimo ala grande al primo anno accademico.

Giocheranno il primo turno del torneo contro Pittsburgh. Chissà…

 

di Davide Zolfo