-Stop crying-, -smettila di frignare-.

Non importa se stai facendo “flopping” o se sei a terra sanguinante maledicendo il giorno in cui hai deciso di prendere un volo per Gatwick, nel basket inglese gli unici ad essere emarginati sono quelli che si lamentano. E che sia un compagno, un avversario o uno spettatore capitato lì per sbaglio a dirtelo, questa frase ti viene ripetuta come un mantra ogni qual volta hai qualcosa di cui lamentarti. Differenze culturali, ci ho messo un po’ a capirlo, ma una volta che cogli questa semplice regola, tra una pinta di Magners ed un campo in gomma blu nei sobborghi di Londra, vedi tutto da un’altra prospettiva. Dove tutti giocano per divertimento, c’è spazio solo per la passione e l’amore per il basket.

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Non sono venuto in Inghilterra per migliorare il mio gioco o dare una direzione “esotica” alla mia carriera cestistica. Come tante altre volte il basket, la mia più grande passione, è stato un mezzo per raggiungere un qualcosa di importante, in questo caso anche per esplorare un mondo che non conoscevo. E’ partito tutto da una mail, mentre lavoravo per la redazione di carriereinternazionali.com, indirizzata al settore sport della Solent University di Southampton a Maggio dello scorso anno. Dopo uno scambio di video, di informazioni e di punti di vista con Sylvain, il coach francese dei Solent Suns, mi è stata offerta una borsa di studio per seguire un master in HRM (gli Inglesi hanno una passione sfrenata per gli acronimi), vale a dire Gestione delle Risorse Umane.

Con la sola eccezione dell’Università Luiss di Roma nella quale mi sono laureato, il sistema delle borse di studio universitarie sportive in UK è avanti anni luce rispetto al nostro, anche per uno sport come il basket che qui è popolare come da noi lo è il lancio del cinghiale. E sono rimasto sorpreso nello scoprire quanti italiani ci siano in questo campionato, a partire da Guido, il mio amico e compagno anglo-barese, che difende con la stessa intensità con cui fa taglia-fuori al bancone del “Giddy Bridge”, passando per i ragazzi romani di London Southbank, fino ad arrivare a Lorenzo, bomber/barista emiliano trapiantato a Oxford, con cui ho recentemente condiviso un emozionante terzo tempo al pub a bordo campo (per non perdere tempo prezioso negli spostamenti) della palestra degli Oxford Brookes. Ad ogni irripetibile imprecazione in lingua madre, ogni partita arriva puntuale la voce di qualcuno dell’altra squadra: “ah italiano anche tu”. Paisà.

Due campionati, uno BUCS (British Universities and Colleges Sport), vale a dire Premier League delle Università UK, ed uno di Div.3, volgarmente la serie B inglese. Una marea di partite, campi talvolta imbarazzanti, lunghi meeting di squadra al pub e la stessa, immancabile voglia di vincere di sempre. Molti pregiudizi sul basket inglese forse sono veri. Non ci caga nessuno. Siamo irrimediablimente una nicchia. E’ totalmente fuori dalla loro cultura come lo è da noi giocare a badminton. I miei compagni mi raccontavano di come quando l’NBA fosse venuta per una partita di campionato a Londra, e questa fosse finita in parità, lo speaker della O2 Arena avesse dovuto dire esplicitamente che ci sarebbero stati altri 5 minuti di overtime, in quanto gran parte della gente era già proiettata verso il parcheggio. Avranno pensato: per una partita che veniamo a vedere, non vince nessuno, too bad.

Sport - BUCS 2011-11

Eppure vi garantisco che di talento ce n’è tantissimo. E ci sono tanti ragazzi che vorrebbero davvero una chance per giocare da “pro”, che sia in BBL (la lega semi-professionistica inglese), in un college USA o in qualche posto dell’Europa continentale. La mancanza d’interesse tuttavia spinge le società e il governo di Sua Maestà ad investire cifre cospicue in altri sport. E’ quasi frustrante vedere tanti ragazzi che cercano disperatamente una struttura dove allenarsi, qualcuno che li segua come si deve e soprattutto che possa dar loro un’occasione. Ho visto giocatori con un potenziale invidiabile, che ben allenati da noi farebbero la differenza in A2. E la cosa che mi ha più colpito è stata la loro umiltà. Mezz’ora prima della partita (warm up cortini qui eh) erano lì che organizzavano tutto, pulivano il campo, preparavano le sedie per i pochi spettatori presenti e montavano i 24 secondi. Poi in campo erano mazzate vere, ma non potevo fare altro che ammirarli. In tutta onestà se un paio di anni fa il custode del palazzetto mi avesse chiesto di montare i 24 secondi e dare una pulita al campo avrei pensato ad una supercazzola. Che sfigato.

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Sto scrivendo questo piccolo pezzo mentre torniamo da Newcastle, estremo Nord dell’Inghilterra, oltre il maestoso Angelo del Nord di Gateshead. Un mese fa a Bath ci siamo qualificati per le Final 8 BUCS. Ho provato una grande emozione: quando sei molto lontano da casa spesso la squadra diventa una vera famiglia e condividere con loro un qualcosa che, per quanto ai più possa interessare relativamente, è un risultato storico per questa università, mi ha riempito il cuore. Ci aspettano altre 6 ore di viaggio in pulmino. Guido ha ormai finito da poco di snocciolare la sua infinita serie di aneddoti sul meraviglioso mondo del basket pugliese. Il nostro lungo americano, Colton, ora mi sta spiegando la sua teoria sui pasti pre-partita. Mi dice che il Veggie sandwich di Subway è la soluzione perfetta e che no, il trionfo di peperoni e cipolle di cui il panino abbonda non è poi così pesante un’ora prima della partita. E’ un ragazzone dell’Alabama dalla mano morbida e dall’appetito infinito. Il primo giorno che è arrivato a Southampton dopo aver divorato 750 grammi della mia Carbonara, mi ha giurato che fosse la cosa più buona che avesse mai mangiato. La sera dopo ha detto la stessa cosa di una pizza surgelata da un pound con ananas e pollo piccante, bloccando sul nascere qualsiasi mia velleità da aspirante MasterChef.

Le Final 8 non sono andate benissimo. Siamo usciti ai quarti contro la University of Worcester. L’esperienza è stata comunque meravigliosa e soprattutto mi ha aiutato a capire il mai banale e ricco di sorprese basket inglese, che presenta molte differenze tra Nord e Sud. Per via dell’alta concentrazione di squadre BBL nelle regioni più settentrionali, alcune università quali la suddetta Worcester, Loughborough o Northumbria presentano roster molto più competitivi di quelli del Sud, soprattutto dal punto di vista atletico e fisico. Le strutture della Northumbria University che hanno ospitato l’evento sono incredibili. Dentro il campus universitario oltre ad un palazzetto con 3 campi da basket in parquet (in cui quello centrale e più gremito di spettatori era comunque quello in cui oggi si tenevano delle emozionanti sfide di badminton…), vi sono piste da atletica indoor, piscine e qualsiasi altro campo di cui studenti e potenziali tali possano avere bisogno. Il binomio sport-università qui è vissuto come una parte integrante della vita di qualsiasi studente ed è capace di generare un senso di attaccamento al proprio ateneo difficile da immaginare. La cosa che mi ha fatto più piacere è comunque avere avuto la possibilità di cementare ancora di più il rapporto di amicizia con un gruppo di ragazzi meravigliosi, che giocano soltanto per la loro passione. Alla fine della storia, ovunque tu ti posso trovare, tutto si riduce a 2 meravigliosi e semplici ingredienti: amicizia e passione.

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Come ultimo pensiero vorrei riportare una frase che un mio allenatore, Andrea Capobianco, una volta ha detto o scritto in un’intervista e che mai come quest’anno mi è tornata in mente, aiutandomi tante volte: “E’ difficile credere nelle proprie idee quando queste non producono risultati immediati o quando sei solo. Per questo è necessario allenarsi e vedere i piccoli segni che nessuno vede e non rinunciare con facilità all’unica cosa stabile del nostro mondo: le relazioni interpersonali”, in altre parole qualsiasi cosa succeda, “stop crying”.

 

A seguire decalogo personale con le 10 regole da seguire per sopravvivere nel meraviglioso mondo delle minors inglesi.

DECALOGO

  • In ogni campo che si rispetti ci sono linee di 14 colori diversi. Spendi 5 minuti prima della partita a capire bene di che colore siano le linee giuste
  • Il flopping è sanzionato con fallo tecnico, pubblico ludibrio e insulti da arbitri, avversari e compagni di squadra
  • Non parlare mai italiano in campo, qualsiasi cosa tu stia dicendo gli arbitri saranno convinti che tu li stia insultando in madrelingua. Se devi insultare qualcuno fallo in inglese, è molto più “fair”
  • la fiducia dei compagni la si conquista nel pub
  • gli arbitri non arrivano mai prima di 15 minuti dall’inizio della partita. Se lo fanno, probabile che si inizi prima
  • lo spogliatoio viene condiviso con gli avversari, quindi pensaci bene prima di insultare il lungo della squadra avversaria con un passato da hooligan alle spalle
  • è molto raro che ti fischino sfondamento a favore, nelle minors inglesi non c’è posto per gli eroi
  • gli inglesi non hanno mai freddo. Non lamentarti se la temperatura percepita nel palazzetto è di -6 gradi…
  • Se si gioca alle 3 del pomeriggio (il 90% delle volte) la colazione all’inglese (uova, salsicce, bacon ecc.) è comunque il pasto consigliato da qualsiasi allenatore, giocatore e nutrizionista britannico
  • Qualsiasi cosa succeda in mezzo al campo mai lamentarsi (stop crying- vedi sopra..)

 

di Riccardo Marzoli