Sono Aglaia (è un nome, non si mangia e non dà effetti collaterali) grande appassionata di palla a spicchi (con sfumature neroargento) e per riuscire a incontrare i giocatori di basket più forti del pianeta ho scelto un metodo semplice e veloce: entrare nella squadra olimpica di nuoto e sperare di incontrarli a Rio de Janeiro.

Forse sarebbe stato più semplice comprare un biglietto aereo e vedere una qualsiasi partita di regular season, ma vi posso assicurare che la mia strategia è andata a buon fine!

L’Olimpiade è un’esperienza mistica, un concentrato di luoghi, volti, lingue e gesti che ti invadono in una manciata di giorni e ti lasciano l’arduo compito, una volta tornata alla vita reale, di distinguere cosa sia accaduto davvero e cosa sia invece, frutto della tua immaginazione.

Escludendo i momenti strettamente legati alle mie gare e agli allenamenti la mia, di giornata tipo, era dedicata a scovare i giocatori in giro per il Villaggio.

Il mio primo incontro paranormale, e senza dubbio il più emozionante, è stato trovare in mensa (ebbene sì, in mensa come i comuni mortali) Manu Ginobili. Dopo aver sputato il raviolo cinese che mi era andato di traverso dinanzi a tale epifania sono riuscita a raggiungerlo e a scambiarci qualche parola giocandomi la carta “gli parlo in italiano così ignora quei quattro cileni che vogliono un autografo”. Missione compiuta, ho balbettato qualcosa sugli Spurs e ho fatto la foto più sfocata, mossa e brutta della mia vita che probabilmente diventerà un poster grande come il soffitto di camera mia. Avrei potuto anche tornarmene a casa da quanto ero contenta, ma visto che c’ero ho deciso di gareggiare il giorno dopo.

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lui strafatto io in preda alle convulsioni

Il tempo a disposizione degli atleti per vedere sport diversi dal proprio non è molto, ma avevo deciso che per nulla al mondo avrei perso l’occasione di veder giocare il Team Usa dal vivo. Così, terminate le mie gare, sono riuscita ad assistere a USA-VENEZUELA.

(NOTA A MARGINE Il giorno prima avevo incontrato un paio di giocatori del Venezuela a visitare il Cristo Redentore: probabilmente hanno pensato che andare in pellegrinaggio, gli avrebbe dato più possibilità di limitare le brutte figure in campo.)

Riassunto e analisi tecnica: la partita meno equilibrata che abbia mai visto, accompagnata dalla birra più cattiva che abbia mai bevuto. Ero la persona più felice del mondo!

avevamo i posti in piccionaia ma visti i grandi controlli di sicurezza brasiliani ci siamo trovati in ottava fila

avevamo i posti in piccionaia ma visti i grandi controlli di sicurezza brasiliani ci siamo trovati in ottava fila

Ero riuscita ad avere Melo, Klay, KD e compagnia bella a pochi metri da me. E sapendo bene che la squadra USA non alloggiava al villaggio (niente mensa per loro), ma su una nave attraccata al porto, consideravo quei 40 minuti di garbage time l’unico mio momento di intimità con i campioni a stelle e strisce.

Ma gli dèi dell’Olimpo devono aver un debole per la nuotatrici e il giorno dopo, ovvero il mio ultimo giorno a Rio, mi offrono su un piatto d’argento l’opportunità più incredibile della mia vita.

Finite le finali di nuoto, con l’ennesimo successo di Phelps, sposto lo sguardo sulla tribuna dove la squadra statunitense acclamava lo squalo di Baltimora, e noto Greg (Paltrinieri ndr) che sedeva vicino ad atleti troppo alti per essere nuotatori. SONO LORO.
Solo sei in realtà, ma potevo accontentarmi.
Suppongo di aver fatto due rampe di scale per raggiungerli, anche se onestamente non riesco a ricordarlo, mostrando il mio pass a chiunque incontrassi. Riesco a raggiungere la tribuna dalla quale si stavano allontanando per uscire dall’impianto. Cosi una volta cementati i miei piedi su un gradino, ho aspettato che salissero le scale per chiedere la foto ad ognuno di loro.
Devo essere onesta con voi, non l’ho chiesta a tutti. Credetemi se vi dico che Lowry non sembra un giocatore di basket ma un simpatico volontario con la pancia da spritz e la maglia USA. Mea culpa.

Durante la foto con DeAndre mi lancio in una conversazione che lo ha portato a capire che sono venezuelana, e non che il giorno prima avevo visto la loro partita con il Venezuela.

ma che ve la metto a fare una didascalia qui?

ma che ve la metto a fare una didascalia qui?

Finite le foto insulto meritatamente Gregorio per non avermi avvisata prima che i fenomeni fossero lì e lui mi confida di aver fatto la foto solo con Klay, (a detta sua dopo “essersi scambiati lunghi sguardi durante le gare”, assumiti la responsabilità delle tue parole Greg) e non aver chiesto la foto agli altri “per non disturbare”. Esattamente con lo stesso intento di non disturbare ho iniziato a pedinare il gruppo mentre uscivano scortati per andare in una stanza dove avrebbero incontrato i campioni della squadra USA di nuoto.

Memore degli insegnamenti popovichani di come un piccolo scalpello possa spaccare una pietra, ho martellato molto gentilmente Klay Thompson chiedendogli di regalarmi il suo cappello. La nostra conversazione composta principalmente di:

–  “Klay please give me your hat

–  “NO

Si è protratta nella stanza dove stavano andando e nella quale sono entrata abusivamente.
Essendo una donna non avevo mai dovuto sperimentare prima la tecnica “per sfinimento” per conquistare qualcuno, eppure ragazzi devo ammettere che funziona: riesco a convincerlo a darmi il cappellino e siccome gli americani non si fanno mai fregare, vuole qualcosa da parte mia e così gli offro uno scambio molto favorevole per lui con una stupenda spilla del CONI (well done Malagò). Chiaramente non può rifiutare e io esco dalla stanza con il mio cappellino USA autografato. Inutile dire che ho passato tutta la sera a sfottere Greg che guardava il mio trofeo come molte ragazze sognano di essere guardate da un uomo.

IL cappellino

IL cappellino

La foto che vedrete tra poco è stata scattata prima che la nostra amicizia naufragasse a causa del cappello…

foto scattata prima che la nostra amicizia naufragasse a causa del cappello

 

Alcuni mi hanno chiesto se queste Olimpiadi hanno avuto un lato negativo. Eccolo… (Forza Azzurri!)

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Di Aglaia Pezzato