Uno degli aspetti più belli dello sport è quello di portare a galla storie di personaggi a volte emozionanti, altre paradigmatiche, altre ancora surreali. In quale di queste categorie si potrebbe inserire quella di Tony Maestranzi, da “Uomo della Provvidenza” azzurro a venditore di coltelli? Ma andiamo con ordine.

Antonio Giovanni Maestranzi nasce nel 1984 a Chicago da figli di immigrati italiani originari del Trentino. Per questo, conclusa l’esperienza universitaria a Northern Illinois, Tony, come lo chiamano tutti, decide di darci un taglio con l’America ed approdare nella terra dei suoi avi. Reggio Calabria non è proprio Trento, ma nell’estate 2006 con la maglia della Viola si mette in luce nel campionato di Legadue, nel quale esplode nelle due successive stagioni in quel di Jesi, mettendo in mostra una mano più morbida del culo di un neonato e trascinando una squadra di giovani promesse come Sambugaro, Rossini e Cantarello ad un campionato di altissimo livello.

Lo nota la Sutor Montegranaro, che deve sostituire Kiwane Garris e punta su di lui per raggiungere una tranquilla salvezza. Maestranzi non sente il salto di categoria e trascina la squadra ai playoff chiudendo la stagione 2009/2010 con un “passabile” 45% da 3 punti. A fine stagione, Brunner gli devolverà mezza chioma per l’abilità nell’innescarlo col pick’n’roll e Lechtaler inciderà a fuoco il suo nome su tutti i boschi del Sud Tirol.

Anche il ct azzurro Simone Pianigiani, attratto dal suo baffetto da sparviero e da un capello sempre impeccabile, se ne innamora e lo convoca per gli impegni estivi nella Nazionale in vista dell’Europeo di Lituania dell’anno successivo.

Quella del 2010/2011, quindi, è una stagione cruciale per Tony, che decide di restare a Montegranaro per cercare la definitiva consacrazione. Ma stavolta la squadra fatica, lui si infortuna a metà stagione e salta diverse partite, spingendo la Sutor ad acquistare un veterano come Shammond Williams per tappare la falla. Magicamente, appena arriva l’americano ex Barcellona, i malanni spariscono, ma le prestazioni non sono quelle delle stagioni precedenti.

colte

Montegranaro si salva per miracolo all’ultima giornata ma Pianigiani, nonostante tutto, lo ama più della brillantina e lo convoca come playmaker titolare in vista di Eurobasket2011. Si dovrà ricredere, perché Tony fa una fatica terribile al massimo livello europeo col suo metro e settantacinque scarso e in cabina di regia Hackett ci mette quanto Bolt sui 100 metri per rubargli il posto.

È l’inizio della fine per la carriera cestistica di Tony. Pianigiani ha istinti omosessuali per lui e spinge per il suo acquisto da parte di Siena. La Mens Sana esegue ma lo gira in prestito a Roma, dove però nella stagione 2011/2012 azzecca meno partite di Bargnani ai Knicks e si dice abbia fatto bestemmiare anche il Papa.

Cosa sia successo nei mesi successivi, nessuno l’ha ben capito. A ottobre 2012 rescinde con Siena e il suo nome viene accostato a varie squadre (Avellino, Pesaro, Caserta) ma lui rifiuta tutte le offerte. Da ultima arriva Veroli, che nell’estate 2013 sembra pronta a firmarlo per riportarlo in Legadue dopo gli anni di gioie e dolori al piano di sopra.

Ma Tony, quando è tutto fatto, rifiuta il trasferimento. Ok, Veroli non è Hollywood ma per un giocatore di 29 anni, dopo una stagione fuori dai radar, può essere una discreta occasione.

“Se devo lasciare il lavoro per tornare a mettere le scarpette voglio una proposta importante”. Scusa scusa: lavoro? Sì. Perché nel frattempo Tony è rientrato in America, non nella natia Chicago ma nei sobborghi di Orlando, dove la famiglia vive gestendo l’azienda di famiglia, la Florida Knife & Slicer Service, ditta che produce e vende coltelli. Sì, coltelli. E qui ci ricolleghiamo alle radici trentine di Tony.

Nonno Costanzo aveva ereditato dai suoi avi l’abilità nel produrli artigianalmente e quando, partendo dalla minuscola Giustino (700 anime alla porte di Trento) emigrò a Chicago seguendo i genitori, decise di portare avanti l’attività di famiglia. Da Costanzo, le redini della ditta di famiglia passano a papà John, quarta generazione della manifattura dei coltelli che occupa tutta la famiglia. Oggi, John ha lasciato la sua eredità a Tony, Nick e John jr., i suoi tre figli, che gestiscono insieme tutta l’attività. E la pallacanestro? Per ora accantonata.

E così, almeno per ora, si è arenata in Florida, ma non tra palme e mamme di Lebron, la carriera cestistica di Tony Maestranzi. Chissà che non lo rivedremo tra qualche anno in discutibili televendite su qualche sciagurata tv locale. Non so perché, ma con quel baffetto non lo vedrei male.