I’m in love with the coco
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I got it for the low low
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Partiamo da qui ad analizzare quella che è la squadra più elettrizzante e godibile della NBA dai tempi dei Sacramento Kings di Bibby, Webber e Divac: i Golden State Warriors stanno spiegando la pallacanestro a tutto il mondo divertendo e soprattutto divertendosi, come si può vedere dall’immagine e dalla canzone di O.T. Genasis che puntualmente cantano sull’aereo, più carichi di un tedesco all’Oktoberfest.

Dietro a queste vittorie (19, di cui 14 consecutive a fronte di 2 sconfitte) c’è un gioco che si basa su alcune semplici direttive e una difesa insospettabilmente solida quando conta. Andiamo a vedere il perché a mio avviso questi Warriors possono arrivare a Giugno, mai come quest’anno.

I primi tre motivi sono presto detti: Steph, Curry e il 30. Ok, che avesse nel rilascio l’ottava meraviglia del mondo lo si sapeva già da anni, ma quello che mi sembra cambiato è l’atteggiamento. Sempre stato un leader dai tempi del college, in questa stagione Curry è in missione, ci crede davvero e ha piena fiducia nei suoi compagni perché sa che il roster quest’anno è davvero lungo.

Kerr inoltre in difesa lo fa lavorare duro spesso anche sui migliori giocatori avversari, impegnando il play sui due lati del campo e tenendolo praticamente sempre “in ritmo” e concentrato.

Ecco, poi però c’è la parte aliena di Curry che non è spiegabile nemmeno per Mulder e Scully.

Come Batman con Robin, Snoopy con Charlie Brown, Holly Hutton con Tom Becker, tutti I grandi personaggi hanno il loro amico fraterno, il loro bro, in questo caso lo “splash brother”. Steph Curry ha Klay Thompson.

“SHOW ME THE MONEYYY” (cit. di uno dei miei film preferiti, Jerry Maguire): penso che abbia detto questo Thompson alla dirigenza Warriors a inizio anno. Voi mi coprite di soldi, io provo a portare la squadra fino in fondo col mio amichetto del cuore. Detto, fatto: 70 milioni di dollari per 4 anni e il ragazzo di Los Angeles è abbastanza carico.

Avere la coppia di esterna più forte dell’NBA quindi aiuta e non poco, ma la grande forza di Golden State quest’anno viene dai cosiddetti gregari di lusso. Un nome su tutti: Draymond Green. A me fa impazzire, è un animale in difesa e quando ti aspetti di vedere un giocatore istintivo e un po’ impacciato alla Tony Allen in attacco, ecco che arriva la sorpresa. Green in attacco ha una comprensione del gioco da playmaker a dispetto della sua stazza. Posizione, letture e un tiro da 3 su cui ha lavorato tutta l’estate ha fatto dello Spartan il maggiore indiziato per l’MIP dell’anno.

Oltre a Green ci sono poi i “soliti sospetti”: Iguodala ha un ruolo quasi di chioccia e, conscio del fatto di non essere più quello che era ai 76ers, quando è in campo contribuisce tremendamente al gioco con la sua fisicità e tiro, pazienza se ogni tanto forza delle situazioni .. anche perché senza alcune forzature o tiri affrettati parleremmo di una squadra pronta a sconfiggere in una serie i mostri di Space Jam.

Bogut è per i Warriors quello che Divac era per i Kings, fatte le debite proporzioni. Barnes è all’ultimo anno di contratto e (“stranamente) è esploso. Un giocatore che adoro dai tempi di UNC, NBA ready come ce ne sono pochi, sa fare tutto. Se poi Speights è la versione intelligente di un giocatore che ha sempre avuto talento da vendere ma dei passaggi a vuoto degni di un Balotelli a Ibiza, ecco spiegato l’inizio straordinario della squadra della baia.

 

Paradossalmente il più grande problema di Kerr adesso sarà reinserire David Lee in un sistema oliato perfettamente: problemoni.

Già, Steve Kerr alla sua prima esperienza da coach sta facendo davvero sfracelli: innanzitutto partiamo dal presupposto che si è trovato in un contesto ottimale, con un gruppo meravigliosamente cresciuto da Mark Jackson che aveva bisogno solo di un paio di aggiustamenti dal punto di vista prima mentale che tattico.

Quegli aggiustamenti però erano necessari e Kerr li ha portati immediatamente, innanzitutto in difesa. Tendenzialmente Golden State gioca una partita di run&gun nei primi minuti della partita e non a caso “si porta dietro” gli avversari fino all’ultimo quarto. Sia contro Miami sia contro Chicago sia nelle ultime uscite l’ultimo quarto la difesa cresce spropositatamente, spesso con un quintetto più operaio. 5 minuti di difesa forte in regular season possono bastare? Sì, se poi dalla panchina rientra Steph Curry fresco ad ammazzare la partita.

Ad oggi non c’è dubbio quindi che Golden State sia la squadra nettamente più in palla della NBA: siamo a dicembre, gli Spurs sonnecchiano, i Cavs stanno prendendo un po’ le misure, solo i Grizzlies sono partiti così forti, soprattutto attendiamo il primo periodo di difficoltà dei ragazzi di Kerr che prima o poi di certo arriverà. Ma quest’anno non sono i soliti Warriors dallo spettacolo assicurato e risultato alterno, quest’anno i ragazzi fanno sul serio… almeno in campo.