in foto Ramondino e Pansa (fonte asjunior.com)
articolo di Donatello Viggiano

 

 

Non ci sarà nessun Paolo Galbiati nella Coppa Italia di A2 che si assegnerà a Jesi a partire da oggi pomeriggio. Gli otto allenatori qualificati, ammessi alla Coppa proprio per aver fatto bene nella prima metà di campionato, sono, con l’eccezione dell’esordiente Lorenzo Pansa, saldamente sulle loro panchine da ben prima dell’inizio di questa stagione, ma in molti sognano legittimamente di emulare le gesta del quasi coetaneo, se non anche più giovane, coach della FIAT.

E se le superpotenze dell’Est – manca la lanciatissima Treviso, fermata a Verona dopo nove vittorie consecutive – sono andate sicure sull’esperienza dei Dalmasson, Boniciolli, Lardo e lo stesso Antimo Martino (non ancora quarantenne, ma già sette stagioni da assistente allenatore in A alle spalle prima del ciclo ravennate), l’altra sponda dello Stivale, storicamente meno ricca, ha puntato sulla forza di idee, freschezza ed entusiasmo che molto spesso vengono da lontano, puntando sulla scelta precisa di iniziare ad allenare molto presto, senza una carriera da giocatore professionista alle spalle. Con il 1982 anno di nascita ad accomunare tre di essi, Marco Ramondino, Michele Carrea e Lorenzo Pansa: uno in meno di Adriano Vertemati, al settimo anno sulla panchina di Treviglio e con un contratto prolungato fino al 2020 che ne rafforzerà ulteriormente il primato di coach da più tempo sulla stessa panchina. Un binomio capace di coniugare quattro qualificazioni ai playoff con la crescita dei giovani, uno sviluppo quasi naturale per un tecnico campione d’Italia Under 19 nel 2011 con Treviso.

Adriano Vertemati – giornaleditreviglio.it

Curioso come il capo allenatore della Junior Casale capolista, tra i tre coetanei in ballo per la Coppa – a confronte il quarantunenne Ducarello sembra un coach navigato – sia proprio l’unico a non essere cresciuto nel vivaio della società del presidente Cerutti, da dove sono partite (Pansa) o passate (Carrea) delle carriere comunque giunte meritatamente ai vertici del secondo campionato nazionale. Ma qualche centinaio di chilometri più a sud era, neanche 18enne, il coach di Avellino quando maturò la prima esperienza nel settore giovanile della Scandone, pur senza sapere che, poco dopo, l’avrei battuto, da giocatore, in entrambe le sfide Potenza – Salerno di un campionato Cadetti, stagione 2003-04.

I tre tecnici guidano un Piemonte che sogna di bissare il successo fiorentino dell’Auxilium e raccolgono i frutti di un lungo lavoro alternatosi e articolatosi tra le minors e giovanili. Pansa è stato coach dell’anno in B a Valsesia e vinto la successiva regular season con la giovanissima Moncalieri, mentre Ramondino, per anni assistente di Capobianco tra Salerno, Jesi e Teramo, ha iniziato a Veroli la sua avventura in A2 da capo allenatore.

Capobianco e Ramondino – roseto.com

Percorso leggermente diverso per Michele Carrea, campione d’Italia Under 19 con Casalpusterlengo nel 2014 in una finale decisa allo scadere contro Venezia e autore della più emozionante delle dediche finali.

Identikit non causali, scelti da società capaci di programmare a lungo termine e consolidarsi/confermarsi ad alti livelli negli ultimi anni, resistendo agli investimenti delle superpotenze e a qualche momento inevitabilmente critico, nel corso di due matrimoni così felici e longevi. Ramondino e Carrea sono rispettivamente alla quarta e terza stagione sulle panchine di Casale e Biella, capaci di superare, anche grazie alla lungimiranza di società che hanno guardato all’etica professionale più che al singolo risultato, lo 0/6 iniziale che tuttavia non ha impedito a Casale di conquistare i playoff anche l’anno scorso, nonché il penultimo posto, a metà girone d’andata della stagione precedente, di una Angelico che arrivò a sfiorare i playoff.

Capacità di far crescere e valorizzare i giocatori a disposizione attraverso il lavoro quotidiano, quasi una costrizione nelle giovanili, quando devi tirare fuori il meglio dagli atleti senza poter ricorrere al mercato, aggiunte all’impossibilità di un extrabudget – leggasi Stefano Gentile, Daniele Cinciarini e Daniele Cavaliero inseriti dalle contenders dell’Est prima dei playoff dello scorso anno – connotano in maniera netta l’identità di società “di sviluppo”, quelle che i giocatori, giovani e meno giovani, riconoscono ormai ad occhio nudo, a costo di qualche sacrificio economico, per spiccare il volo o rilanciare le proprie carriere dopo qualche stagione complessa.

Tomassini (“ho con lui un rapporto simile a quello con mia moglie”, disse il coach della Junior al termine di una conferenza stampa), Blizzard e Jamarr Sanders, non a caso già alle dipendenze di Ramondino a Veroli, sono, insieme al capitano Martinoni, le chiocce di una Junior che ha integrato alla perfezione nel suo sistema giovani di belle speranze come Bellan, Denegri (argento ai mondiali Under 19), Valentini e Cattapan. Un incastro che fidelizza il pubblico e fa fruttare anche i bilanci: è valso 88mila euro, oltre alla qualificazione ai playoff, il secondo posto della Junior nella classifica dell’utilizzo under dell’ultima regular season.

Davide Denegri – www.casalenews.it

Un fil rouge che lega Casale anche alla vicina Biella, dove Michele Carrea, fatte le ossa a Casalpusterlengo dietro un allenatore altrettanto bravo con i giovani come Andrea Zanchi, ha dimostrato di saperci fare anche in prima persona. Superate le già citate difficoltà del primo anno, l’Angelico ha dominato la stagione scorsa, pagando, dopo una regular season da 15/15, con l’eliminazione a gara 5 per mano di Verona, l’unica sconfitta al Forum dell’intera stagione.

Ma che ha avuto la stessa forza di ripartire, dopo aver dato alla serie A un giocatore come De Vico e rinunciato all’esplosività di Udom e Hall, restituendo definitivamente un ruolo da protagonista ad Amedeo Tessitori, letteralmente rinato dopo un improduttivo girovagare senza successo tra le squadre di Serie A.

Amedeo Tessitori – www.pallacanestrobiella.it

E quando c’è da togliere le castagne dal fuoco, la classe di Tim Bowers fa sempre comodo, anche per distogliere le attenzioni delle difese dalle prodezze del folletto Jazzmarr Ferguson.

La pazienza deve essere di casa in Piemonte, dove si è sì chiuso il ciclo di Tortona con Demis Cavina, resistito anch’esso ben tre anni pur dopo un inizio da 1/6 nel matricolato in A2 Silver, ma l’occhio acuto di un dirigente giovane, ma di cui si sentirà parlare come Miro De Giuli l’ha saputo sostituire senza dolori con Lorenzo Pansa: impossibile ignorarlo dopo le meraviglie della Valsesia che spaventò in finale la corazzata Forlì e il primo posto con la Moncalieri dei giovani, arresasi solo in semifinale, lo scorso anno, ad un’altra macchina da guerra come Cento.

Anche qui il gruppo che esalta i singoli, e non viceversa. Usato sicuro e pochi rischi con gli USA (le triple di Melvin Johnson e la spettacolare verticalità di Sorokas fanno tappa a Tortona, rispettivamente terza e quarta maglia italiana della loro carriera), Luca Garri, trentasei anni come il suo coach, è l’unica conferma della sola superstite ad Ovest del primo turno degli scorsi playoff, che ha rigenerato Spanghero e ridato fiducia a Quaglia, scommettendo su un nucleo di motivati “semisconosciuti” (Stefanelli e Meluzzi vengono dalla B, Quaglia tolto dalla naftalina di Cantù, Radonjic con un ruolo ben diverso rispetto a Roseto), pronti a ricalcare le orme di Pippo Ricci e Phil Green, di Davide Alviti e Glen Cosey. Con un Mirza Alibegovic in più nel motore, a confermare la credibilità, tecnica e societaria (pronto un nuovo palazzetto, per il momento gioca a Voghera, grazie al sostegno del marchio nautico Bertram, che permetterà di programmare la Serie A a breve termine), di un club che una volta in ballo, non ha certo voglia di tirarsi indietro. In Coppa sfiderà Trieste e si è preparata, con 34 di Johnson conditi dal canestro decisivo, espugnando al supplementare, davanti a 2.722 spettatori, il campo di Casale, nel primo ritorno da avversario di un coach, Pensa, come detto, cresciuto tra le mura del PalaFerraris.

Non ci sarà – e avrebbe contribuito ad abbassare sensibilmente la carta d’identità degli allenatori a Est – solo per classifica avulsa, Gabriele Ceccarelli, classe ’86, un passato da backup di un giovane Ariel Filloy in C2 a Rimini e autentica rivelazione alla guida di una Poderosa che ha definitivamente rimesso sulla mappa del basket di Serie A una cittadina da sempre appassionata come Montegranaro. Il coach riminese, campione d’Italia Under 19 Elite alla guida di Ravenna nel 2014 e miglior allenatore della manifestazione, ha raccolto il non semplice testimone di un tecnico esperto come Furio Steffè, facendo ancora meglio, già al primo tentativo, di una promozione in A2 sfuggita solo agli spareggi di Montecatini.

Duttilità e ritmi altissimi le chiavi del successo veregrense, capace di riproporsi subito ad alti livelli (al momento è terza),grazie anche alla “complicità” di un altro giovane GM come Alessandro Bolognesi: la conferma già per la prossima stagione di LaMarshall Corbett e l’ingaggio, sempre fino al 2019, di Stefan Nikolic, miglior Under dell’ultima B con Napoli, in cui ha vinto Coppa e Campionato, sono chiari messaggi della capacità di conciliare programmi a breve termine con un occhio al futuro.

Gabriele Ceccarelli – www.informazione.tv

Il primo a subentrare a stagione in corso era stato Andrea Turchetto, classe ’85 già responsabile del settore giovanile di Pesaro (anche una semifinale scudetto come vice di Dalmonte) quattro partite da head coach alle spalle due anni fa a Ferrara e reduce da un’esperienza in Cina: la sua Eurobasket nel 2018 viaggia a ritmi da secondo posto. Una settimana dopo era toccato a Matteo Mecacci, richiamato, dopo aver fatto da vice a Ramagli e Griccoli, a guidare una Mens Sana che aveva portato in Serie A2 nella Final Four del 2015.

Ma c’è chi ha scommesso sulla soluzione “fatta in casa” con risultati anche migliori. Alessandro Rossi, classe ’83, ha ereditato la panchina che è stata di Luciano Nunzi (una promozione in A2 e due comode salvezze) per ben cinque anni, ma il tecnico napoletano, beneficiando del solo inserimento di Olasewere al posto di Davenport, ora sogna di dare (11-8 il suo bilancio, con ben cinque vittorie in trasferta) la prima qualificazione ai playoff a Rieti. Ha fatto ancora meglio, con sei vittorie su sette, impreziosite dal successo davanti alle telecamere di Sportitalia, Andrea Bonacina, da quando è capo allenatore di Ferrara: il patron Bulgarelli ha scelto lui, già vice, dopo la cessazione del rapporto con Martelossi, alla guida degli estensi in ben tre diverse circostanze.

Andrea Bonacina – www.lospallino.com

Ma c’è già un collega pronto a battere ogni record, è Andrea Vicenzutto, classe ’92 (l’allenatore nazionale più giovane d’Italia), chiamato a risollevare Bergamo dal rischio di retrocessione diretta condiviso con le pari classifica Orzinuovi (richiamato Crotti, il coach della promozione, dopo l’interim da una sola vittoria di Finelli) e Roseto, che, giustamente, non ha dimenticato l’esaltante qualificazione ai playoff scorsi sotto la guida del debuttante (nato nel 1981) Emanuele di Paolantonio.

Andrea Vicenzutto – youbasket.net

Difficile tracciare una linea comune tra scelte fatte in tempi molto diversi nell’arco di un campionato. Si può scegliere di impiegare un extrabudget per un giocatore che alzi il livello della squadra come giocare al risparmio, nella consapevolezza che anche il più bravo degli allenatori possa non trovare subito la chiave di volta di una squadra non costruita da lui in Estate. Oppure, nel caso degli assistenti, optare per un tecnico più giovane, ma già inserito e conosciuto nell’ambiente e che conosca vizi e virtù della squadra, per evitare di perdere ulteriore terreno nell’inevitabile processo di inserimento che anche il coach più navigato dei coach deve subire. Un vantaggio non da poco rispetto a chi debba subentrare totalmente dall’esterno, con l’auspicio che i buoni risultati possano valere la conferma anche in Estate.

Un traghettamento cui ha avuto il merito e la bravura di resistere Damiano Cagnazzo, bombe decisive, da giocatore, nel derby – promozione in B2 vinto dalla sua Porto Sant’Elpidio su Civitanova e ora alla seconda stagione da capo allenatore a Jesi, dopo essere subentrato nella seconda parte dell’annata 2015-16: al suo fianco, una volta smesso di giocare, il quasi coetaneo e amico di una vita Giorgio Contigiani.

Damiano Cagnazzo – centropagina.it

Inoltre, nonostante qualche “disoccupato” di lusso – Cesare Pancotto su tutti – l’esclusività del tesseramento di un allenatore, ovvero l’impossibilità di subentrare su un’altra panchina fino a fine stagione dopo essersi dimesso/essere stato esonerato, restringe ulteriormente il campo delle alternative. Dall’altra parte della barricata, invece, in un settore in cui molto spesso la domanda (gli allenatori disponibili) supera l’offerta (le panchine libere), serve accettare il rischio di correggere, subentrando in corsa, una situazione complessa indipendentemente dalla propria responsabilità e prendere un treno che non passa troppo spesso. E che, di questi tempi, porta alla Serie A più con una promozione conquistata sul campo, è il caso dei Buscaglia, Bechi, Diana e più di recente Ramagli – che con un’offerta dal piano di sopra. Boniciolli, Dalmasson, Pillastrini, Dalmonte (senza dimenticare Lardo) permettendo, ovviamente.

Ma con una sola promozione per trentadue squadre attenti a credere che sia bravo solo chi vince, perché sono tanti i giovani che hanno già saputo tener testa e mettere in difficoltà veri e propri decani del parquet.