in foto Ben Simmons

 

 

Hi Guys!!!! (alla Chiara Ferragni)

…..

Come dite? No eh? Meglio che stia nel mio?

In effetti… vabbè… CIAO miei giovani seguitori, arieccomi qua, per raccontarvi le mie fantasmagoriche gesta qui dalla terra delle opportunità. E’ passato un mese dall’ultima volta che ci siamo sentiti, e davvero sembra una vita; lo so, l’ho detto anche l’altra volta, sono monotono, ma ho davvero un rapporto strano col tempo da quando sono qua.

Dormo quando dovrei essere sveglio, sono sveglio quando dovrei dormire, non mi rendo conto di che ore sono, faccio (pochi) pasti in orari assurdi, insomma il concetto di bioritmo qua per me è assolutamente disordinato.

Ovviamente tutto sto casino è determinato dal caos che regna nella mia vita: una vita fatta praticamente solo di punti interrogativi, dove il futuro è un lusso che al momento non posso permettermi e dove il concetto di guardare avanti significa guardare a cosa combinare domani pomeriggio, non più in là di lì. E vi posso garantire che tutto ciò è molto stressante.

Cercherò il meno possibile di tediarvi con le mie paranoie e le mie cose tristi, quindi comincio dalla fine, cioè dall’evento più recente: il mio Natale NBA. Avevo paura a comunicarlo prima del 25, perchè superstizioso come sono avevo paura di portarmi sfiga da solo, temendo che una slavina travolgesse il Madison Square Garden e sospendesse una partita o altre calamità assortite che mi facessero perdere il lavoro (non pensiate che sia paranoico, è già successo: vi ricordate la bomba esplosa dal tizio nel tunnel della metropolitana qualche settimana fa???? Indovinate chi aveva un lavoro in quella esatta zona quella esatta mattina, e invece è dovuto tornare a casa??????), ma grazie al cielo, nonostante l’autospoiler che mi sono fatto, tutto è filato più o meno liscio.

Liscio…

Riavvolgiamo il nastro: vengo chiamato dagli uffici della NBA, mi viene detto di presentarmi al palazzo eccetera eccetera. La notte prima preparo qualunque elemento del mio armamentario come se fossero dei neonati, accarezzo tutte le macchine e le imploro di non lasciarmi a piedi; verifico tipo 20 volte di aver preso tutto, e mi metto a nanna all’1.00, pronto per dormire ed essere fresco alle 7.30 della mattina di Natale. Secondo voi quanto ho dormito??

Appena ho spento la luce il cervello ha cominciato ad ipotizzare tutte le sfighe che sarebbero potute succedere:

  • e se ti cade la macchina fotografica?
  • e se ti rubano l’attrezzatura?
  • e se ti stuprano lungo il tragitto?
  • e se come in Space Jam ti rubano i talenti e non sei più capace di fare foto?

Risultato: ho dormito 35 minuti. TOTALI EH.

Mi alzo bello croccante, vado all’ingresso del Madison alle 9.15 e un omone di 350 kg mi dice che non posso entrare:

– “Prego??????”

– “Devi aspettare, i media entrano solo alle 10.30”

– “Ma la partita è alle, 12.00, signor Omone!!!”

– “Aspetta fuori e non rompere i coglioni”

Dopo un invito così di classe, non potevo esimermi e mi sono messo ad aspettare fuori. Piccolo problema, è arrivato l’inverno nel frattempo a NY; sono stato un’ora e un quarto fuori con zero gradi e un vento che mi faceva sbattere le orecchie tipo Dumbo. In quei gelidi minuti ho avuto modo di riflettere sui miei peccati, in special modo quelli dove associ animali da cortile a divinità monoteiste; da quel lato mi sono sentito davvero un peccatore, in quel lasso di tempo.

Photo by Matteo Marchi/NBAE via Getty Images

Alla fine sono riuscito a entrare, e dopo aver scongelato i maroni mi sono accorto che avevo la sudarella: dovevo fare una marea di cose, e avevo poco tempo.



Ri-controllata l’attrezzatura (grazie a Dio non mi ero scordato niente), ho cominciato a fare i miei soliti ritratti pregame in particolare a Simmons e a Embiid, per poi dirigermi definitivamente verso la mia posizione, che era in alto. La cosa particolare di questo lavoro per la NBA era che io non editavo le mie foto: infatti un cavo internet entrava direttamente nella mia Nikon, e le immagini finivano direttamente sul desk di Secaucus, New Jersey, dove gli editors provvedevano a distribuirle in giro.

Curiosità: facendo cosi, non ti ricordi neanche le foto che hai fatto! Infatti il mio giovane amico e collega Massimo Ceretti dall’Italia mi mandava screenshot di foto pubblicate da Knicks in tempo reale dicendomi “Grande! Questa è tua”, e io che rispondevo “ma va là… impossibile, quella stoppata non l’ho mica fotografata!”.

E invece aveva ragione lui. I giovani vanno sempre ascoltati. E le medicine per l’Alzheimer vanno prese sempre, nel mio caso.

Photo by Matteo Marchi/NBAE via Getty Images

Photo by Matteo Marchi/NBAE via Getty Images

La partita è scorsa via abbastanza fluida, senza però niente di clamoroso. Sicuramente le squadre hanno risentito del fatto che la partita fosse un matinèe e quindi, come direbbero in Francia, il tutto è stato un po’ loffio. Anche se l’ultimo quarto ha regalato qualche emozione degna di nota.

Photo by Matteo Marchi/NBAE via Getty Images

Photo by Matteo Marchi/NBAE via Getty Images

Il mio risultato fotografico è stato accettabile, non eccelso perchè si può sempre migliorare, ma posso affermare con certezza che ho fatto di peggio. Quindi ok. Speriamo solo che il prossimo lavoro per la Lega non sia tra 6 mesi ma sia il prima possibile!!!

Cambiando argomento, di cose in questo mese ne sono successe parecchie. Tra gli highlights posso annoverare di essere stato uno dei fotografi a un evento super figo a Ellis Island, dove gli invitati a questa cena di beneficenza spendevano solo cinquemila dollari a testa per una degustazione di piatti preparati da un certo Massimo Bottura. Unico neo, non era previsto da contratto che venissimo sfamati: posso assicuravi che fotografare Bottura che prepara da mangiare con lo stomaco che borbotta sarà una delle prossime tecniche di tortura adottate in Corea del Nord.

Massimo Bottura – foto Matteo Marchi

Ad un certo punto lo chef ha guardato me e gli altri 2 colleghi, e si deve essere impietosito viste le nostre facce da golden retriever con la lingua di fuori, allungandoci un piatto che abbiamo divorato come se fossimo stati a digiuno da giugno.

Buono eh… ma io ero abituato alle porzioni di mia nonna… TAGLIATELLA DOVE SEIIIIIIIIIIIII

 

Un altro evento interessante è stata la serata di gala organizzata a Staten Island dalla United Pugliesi Federation, cioè l’associazione che raccoglie tutti coloro che vivono qua e che sono originari di quelle terre, dove sul palco davanti a centinaia di fans in festa si sono esibiti il cantante Gianni Rutigliano “La voce calda del Sud” e il comico Uccio de Santis. Barzellette sui carabinieri, grandi gags, simpatia, ricchi premi e cotillons.

La serata è stata organizzata dalla famiglia Laterza, dove la mia amica Maria (Laterza, appunto: chi si intende di basket femminile sa di cosa sto parlando) assieme ai suoi meravigliosi genitori ha avuto la delicatezza di invitarmi. Non paghi di avermi avuto tra le palle quella sera, mi hanno pure invitato a cena la Vigilia di Natale! La mamma Beatrice è campionessa mondiale cintura nerissima di focaccia pugliese con pomodorini, il papà Giacomo ha una cattedra in preparazione pesce/crostacei: son passati già dei giorni, ma io quella aragosta non me la scordo!!!!

 

Ecco, in queste righe che avete letto ci saranno 3 giornate delle 40 che sono passate: purtroppo qua c’è tanto tempo per pensare, perchè il lavoro al momento sta scarseggiando e le cose sono un po’ lente a muoversi. Tanta gente mi dice che devo smetterla di rompere, che mi lamento sempre, ma purtroppo io non è che abbia finanze solide da poter dire che posso aspettare con calma e nel frattempo godermi la vita! New York in particolare è una città costosissima, e in più adesso sta arrivando una leggera brezza dal Polo Nord, che farà scendere le temperature sotto i meno 10 gradi; insomma, passo tanto tempo a casa, e purtroppo pensare è uno degli sport preferiti dal mio cervello.

Belli freschi

Se qualcuno avesse qualche consiglio sul come arginare la negatività dilagante, sono tutto orecchie.

Nel frattempo cerco di combattere la noia col nuovo hobby: cercare di isolare le finestre di camera mia dal freddo agghiacciante che c’è; dovete sapere che le case negli Stati Uniti sono costruite praticamente con la carta (talmente di carta che qualche settimana fa sentivo l’inquilina che vive 2 piani sopra di me piangere alle 4 di mattina perchè aveva scoperto che il suo fidanzato aveva messo incinta un’altra… vabbè dettagli), e quindi le finestre non sono esattamente isolate al 100%. La cosa era sopportabile finchè la temperatura era decente, ma adesso che siamo in freezer non funziona più: ergo, devo trovare la maniera di tenere gli spifferi fuori da camera mia.

La mia bedroom, però, è dotata di 2 finestre e di 1 porta finestra che da sull’esterno, e ovviamente la porta non è una porta da esterni. Come fare? Per il momento ho optato per la soluzione media, cioè un pannello di polistirolo tagliato a misura e messo davanti alla porta, e delle pellicole apposite da applicare sulle finestre; cosa fare per gli angoli, notoriamente difficili? Facile, ho preso tutti i cartoni dei mobili dell’Ikea, li ho tagliati, arrotolati col nastro americano e messi nei vari piccoli buchi da cui passa l’aria: il problema è che non riesco mai a fermare l’emorragia d’aria!!!

Mi sento come quei gatti che seguono il raggio laser senza mai prenderlo: un coglione.

Avevo pensato anche di murare tutto, in un attimo di disperazione, ma l’idea poi di vivere in un rifugio antiatomico modello guerra fredda non mi sembrava entusiasmante. Ad ogni modo il ricambio d’aria non lo faccio certo aprendo le finestre…..mi metterò a soffiare molto come se fosse il mio compleanno tutti i giorni.

Facile no?

Adesso capite perchè vi chiedo se avete qualche idea per non impazzire?

A proposito, l’ho già fatto e lo farò sempre: grazie davvero a tutti voi ragazzi, ricevo tutti i giorni messaggi di incoraggiamento, e questa cosa mi sta letteralmente tenendo in piedi. Voi vedete NBA, New York e vi immaginate che io faccia chissà quale vita: in realtà, sto solo cercando di costruirne una decente. Ma mi sa che ho scelto la via più difficile, cazzo. E da qua non si può più tornare indietro, quindi o la va o la spacca.

Se la spacca, faccio un appello a voi imprenditori che state leggendo: offritemi un lavoro se sarò costretto a tornare in Italia!

Astenersi perditempo.

Un abbraccio davvero forte

Matteo

 


 

P.S.

Quando parlavo di voi ragazzi che mi volete bene… ecco avrei un appello da fare.

Come credo possiate comprendere, sto guadagnando molti follower su Instagram grazie a La Giornata Tipo, e la cosa mi fa molto ma molto piacere, ovviamente. Ma un’occhiata alle statistiche mi ha fatto notare che l’incremento dei follower ha fatto sì che ora i maschi siano l’80% del totale, e questo non va bene!

Cioè, il mio profilo una sagra della salsiccia no!!!!

Non vorrei diventare un simbolo della tribù dei SOLO BRAGHE.

QUINDI, ragazzi dovete aiutarmi: fate in modo che delle signorine possano seguirmi, per riequilibrare il tutto; convocate morose, madri, cugine, zie e quant’altro. Sennò finisce che poi siamo tutti uomini, ci annoiamo e poi tutto si perde.

Sono disposto a fare un concorso: chi mi porta 5 follower di sesso femminile, avrà in omaggio un corso tenuto da Lonzo Ball, per perfezionare la meccanica di tiro.

AFFRETTATEVI!!!

LEGGI QUI LE PRIME DUE PUNTATE DI AMERICAN PORTRAITS