foto in copertina di Ciamillo – LaPresse 28 /08 /2004 Olimpiadi Atene Italia-Argentina

 

 

Per farvi capire la gioia che mi ha pervaso dopo la semifinale contro la Lituania ad Atene 2004, pensate che sono entrato nella mensa del villaggio olimpico, verso l’una di notte, cantando come un cretino a voce altissima mentre tutti mi guardavano come per dire:  “Ma sto idiota di un italiano che cazzo fa?”. Dal canto mio dicevo: “Pensate quello che volete, tanto ormai al collo una medaglia ce l’ho, quindi passare da idiota me ne frega meno di niente!”

Il giorno dopo sappiamo tutti come è andata a finire ma, credetemi, la delusione per aver perso quella partita è durata giusto il tempo di realizzare che avevamo vinto una medaglia d’argento alle Olimpiadi.

Ora, domando: “Secondo voi come si festeggia un momento e un traguardo come quello?”

Prima di tutto, ovviamente, in spogliatoio e subito dopo sul podio davanti a tutti i tifosi, abbracciandosi e gustandosi ogni minima sensazione e pensiero che ti passano per la testa. Poi però comincia il vero rituale con tricche tracche e bombe a mano, vale a dire la serata in discoteca.

Il club che ci ha “ospitato” era a Glyfada, una zona residenziale sulla spiaggia nella zona sud di Atene, un quartiere fighetto che ha compensato, a livello di immagine, tutte le barbarie e le schifezze che sono successe quella sera.

Che sarebbe stata una serata particolare, a parte il motivo scontato per cui festeggiavamo, lo abbiamo capito appena siamo entrati e ci siamo ritrovati davanti i ragazzi dell’Argentina. Uno scambio di sguardi, un sorriso grande come una casa ed eravamo già tutti abbracciati a saltare come dei coglioni qualunque. Sapete che tra greci e italiani, quando ci si incontra o si passa un po’ di tempo insieme, esce sempre la frase “Una faccia, una razza”, per dire che ci assomigliamo molto, sia fisicamente che nei modi di fare. A me piace estendere questo modo di dire anche agli argentini perché con loro ci sono enormi affinità, che vanno oltre al fatto che tanti nostri connazionali sono volati a costruirsi una famiglia aldilà dell’Oceano.

argentina 2004

Devo dire, ma potrei farne anche a meno, che il tasso alcolico della comitiva allargata era piuttosto alto e questo ha facilitato il susseguirsi di comportamenti non proprio da fighetti. Uno di questi era rappresentato da Nocioni e Scola che all’improvviso si sono messi a lanciare bicchieri verso la spiaggia urlando e cantando canzoni della loro terra. Immagino sarà successo anche a qualcuno di voi, solo che qualche minuto più tardi proprio Nocioni si è tolto le scarpe e ha pensato bene di farsi un bagno rinfrescante correndo verso il mare e passando sopra a tutti i bicchieri rotti. Un fenomeno, non ha fatto un piega.

nocioni scola ubriachi

Nel frattempo, come in tutte le feste che si rispettino, è partito il momento dei gavettoni. Solo che potevamo usare solo quello che ci capitava per le mani, quindi birre, cuba libre, succhi di frutta e coca (cola, testine di minchia). Prima abbiamo cominciato con le quantità contenute nei bicchieri poi siamo passati a chiedere in prestito i porta ghiaccio ai barman riempiendoli di acqua e infine prendendo direttamente dai banconi le brocche di succhi. La maglietta che indossavo quella sera porta ancora oggi le macchie di quel mix di bevande, lo giuro. E puzza ancora di alcool. (No dai scherzo. Cioè, non puzza di alcool, puzza di sudore e di marcio perché una volta l’ho prestata al Baso)

La serata aveva già preso la piega molesta, infatti è arrivato il rituale delle sberle sul coppino o in testa. All’inizio solo tra noi italiani, poi purtroppo per la poca lucidità ci siamo fatti prendere un po’ la mano (ah ah, la mano e le sberle ah ah. Va beh..) e abbiamo iniziato a colpire pure gli argentini.

Galanda mentre prende a schiaffoni Prigioni

La scena quindi era costituita da una ventina di energumeni che si rincorrevano e si tenevano agguati in mezzo ad altra gente che pensava solo a ballare o ad accoppiarsi. Grazie al cielo si sono divertiti pure Ginobili & Co. altrimenti sai che incidente diplomatico! Pierre de Coubertin ci avrebbe tolto le medaglie direttamente da lassù.

A questo punto  ho iniziato a notare che gli altri avventori della discoteca tendevano a manifestare i primi sintomi di fastidio per quello che stava succedendo intorno a loro, ma naturalmente nulla ha impedito che ce ne fottessimo allegramente e continuassimo a festeggiare e a fare i nostri porci comodi.

Finita la fase dei gavettoni fantasiosi siamo passati al rituale delle bevute offerte con la variante che si era obbligati a bere direttamente dalla bottiglia. Fin qui nulla di strano, solo che la bottiglia era tenuta sopra la nostra testa dal compare argentino di turno e il liquido scendeva direttamente in gola a mo di cascata dell’Angelo. Dovete sapere che non sono un gran bevitore e soprattutto i superalcolici mi danno fastidio; ad un certo punto Scola si è avvicinato con una bottiglia di Jack Daniel’s e mi ha detto: “Vai Matteo, bevi!”, io ridendo gli ho risposto “No, davvero, non mi piace”. Avete presente Scola? Ora immaginatelo ubriaco e molesto. Fatto? Esatto, mi sono fatto versare il Jack in bocca e l’ho pure ringraziato.

Ora voi direte: “Che delusione, non è successo nemmeno qualcosa di increscioso”. Invece è successo ed è pure l’highlight della serata. Non farò nomi ovviamente e voi non provate ad indovinare perché non riuscireste mai. Ciò che vi racconto è capitato prima che ci chiedessero “gentilmente” di uscire dal locale e fortunatamente nessuno, a parte quei pochi che se ne sono accorti, ha visto e notato niente ed io mi vanto di far parte di quel piccolo gruppo di eletti.

Preso dall’enorme entusiasmo e dal gran divertimento il protagonista ha pensato bene di fare pipì. In mezzo al locale. In mezzo alla gente. E per toccare livelli praticamente irraggiungibili, mentre la faceva si è pure messo a correre. Già cosi è da vergognarsi, il fatto è che ha anche urinato su una gamba di un tipo che si stava bevendo qualcosa in piedi. Stiamo ancora ringraziando Zeus e tutte le divinità greche per aver tolto la sensibilità alla gamba di quel ragazzo che altrimenti (giustamente) avrebbe reagito un tantino adirato.

Non chiedetemi chi è, non ve lo dico…

Una volta usciti dal locale sono orgoglioso di aver dato inizio alla battaglia di sputi che però stavolta ha coinvolto solo alcuni di noi. Non fate tanto gli schizzinosi perché non ce n’è motivo, ma soprattutto sti gran cazzi. E’ in questa circostanza che ho avuto uno dei più grandi attestati di stima e una delle più grandi soddisfazioni della mia vita sportiva e non. Dopo un meraviglioso sputo in faccia al Bullo, Ginobili testimone del bellissimo “move” viene verso di me e dandomi un cinque mi dice: “Grandissimo Teo!”. Avete capito? Manu che si complimenta con me!! Ora si che posso raccontare qualcosa di unico a mia figlia, altro che medaglia d’argento alle Olimpiadi….

Pace, Amore e Felicità amici.

 

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