AUTOESIGENZA

“Le cose devono essere fatte con mezzo secondo di anticipo…non puoi chiedermi 10/15 partite per capire com’è la vita. Tutto il problema nasce lì… nel momento in cui 3 dei miei 10 giocatori sono autoesigenti con sè stessi e con i compagni, io ho vinto”.

Queste alcune delle parole di coach Ettore Messina nel suo famoso discorso sull’autoesigenza, un brevissimo trattato di psicologia nello sport che invito ad ascoltare più di una volta.

Deve esserci una volontà del giocatore, un “sense of urgency” come direbbe Marco Crespi, un’attitudine mentale a riconoscere il momento clou di una stagione, o persino di una carriera, per cui la prestazione deve essere guidata da un’energia e una prontezza mentale che consenta all’atleta di portare a casa il risultato.

Un misto di determinazione, fiducia nei propri mezzi e nei compagni e rifiuto della sconfitta che ti permette di avere uno “scatto nella testa” determinante.

 

L’OCCASIONE DELLA VITA

Il preolimpico organizzato a Torino doveva essere una festa di 5 giorni che avrebbe accompagnato l’Italia alle Olimpiadi di Rio. La migliore squadra possibile, il migliore allenatore possibile. Inutile nascondersi, ogni risultato al di fuori della vittoria finale sarebbe stato vissuto come un fallimento.

Non è una questione di tecnica, è più un discorso di “ciclo”. Un ciclo che è iniziato con i deludenti Europei del 2011, in cui però Belinelli era un 25enne che aveva appena iniziato a vedere minuti veri in NBA, Gallinari era in evoluzione tecnica e fisica e Datome non era ancora visto come uno dei “fab four”.

In Slovenia un’ottima figura da cui è probabilmente nato l’attaccamento dei tifosi italiani.

Negli ultimi Europei sprazzi di talento in un basket da anarchia pura, un quarto di finale raggiunto e un’occasione d’oro sprecata contro la Lituania, vincente dopo un overtime.

Ricordo che quegli Europei potevano finire mooooolto prima, contro la Germania. Schröder va a qualche millimetro dal mandarci fuori.

Torino doveva essere l’Occasione. Un gruppo di giocatori il cui nucleo principale è attorno ai 30 anni, ossia al top della maturazione cestistica.

Non è stato così.

 

LO SAPEVAMO GIA’

In fondo, se ci pensiamo bene, era quasi impossibile aspettarsi la vittoria del torneo.

Sì, perché quando le cose funzionano al contrario, quando si spera di ottenere un successo per “dimenticare tutto e festeggiare”, regolarmente il karma presenta il conto.

Anno dopo anno il basket in Italia sta andando controcorrente rispetto ad altre realtà europee, un sistema che purtroppo sta seguendo un filone calcistico che andrebbe evitato come la peste. Mancano volti nuovi ai vertici, manca una programmazione, i più bravi scappano all’estero e li vediamo trionfare: Gherardini al Fenerbahce, Baiesi al Bamberg solo per fare due nomi di persone competenti dietro ad una scrivania. Non si ha interesse a ripartire, si prova ad aggiustare qualcosa che non può funzionare più: come insegna un proverbio caro a noi bolognesi, “più si mescola e più puzza”.

Si è chiesto ad una Nazionale di nascondere lo sporco sotto il divano. Mossa che difficilmente viene premiata.

 

ONE SHOT ONE KILL

In una competizione come questa non è necessario analizzare il percorso, vista la brevità del torneo e una prima fase a gironi dove bastava una vittoria per passare.

Nella preparazione al torneo, gli azzurri hanno dominato tutte le avversarie molto modeste, perdendo però l’unica partita contro un avversario probante, il Canada… anche in questo caso dopo un supplementare!

La Croazia vista sabato è stata una squadra che ha rispettato in pieno il concetto di autoesigenza: sempre in controllo a parte 2 minuti del terzo quarto, un roster epurato da giocatori che non sudavano per la maglia, una responsabilità affidata a Simon, Bogdanovic e ad un Saric MVP incontrastato della 5 giorni torinese.

C’è poco da fare, dall’altra parte dell’Adriatico c’è una mentalità vincente, che viene esaltata quando le imprese si fanno dure o anche impossibili. L’ambiente ostile, il “chi non salta è un croato” ( ideona..) dei tifosi italiani, sono musica per le orecchie dei ragazzi di un Petrovic odiato da tutti ma che si è “Mourinhizzato” per i suoi giocatori: io prendo tutti gli insulti, vi proteggo, voi pensate a giocare.

 

DAMMI SOLO UN MINUTO

7.45 dalla fine del terzo quarto, è e sarà il miglior momento dell’Italia nella finale. 42 – 39, vantaggio azzurro.

Croazia alle corde e leggermente nervosa, ottima difesa e closeout di Datome, transizione.

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Nel faccia a faccia con Flavio Tranquillo andato in onda su Sky, Messina aveva parlato di “flow”: una continuità di azione anche da canestro subito. Concetto NBA ma ormai piuttosto familiare anche in Europa. Ecco, forse l’errore più grave nella finale, da un punto di vista tattico, è stato proprio la mancanza di questo flusso continuo di gioco.

E’ un momento importante, se si arriva a più di un possesso di vantaggio la partita può cambiare definitivamente.

Gallinari è reduce da un gioco da 3 punti, ha la possibilità di attaccare un Saric “alto” sulle gambe e una difesa che non è rientrata. Il Gallo aspetterà Hackett, si passa da una situazione di vantaggio a una situazione statica che porterà comunque ad un buon tiro da 3 del nostro play titolare che però non vedrà nemmeno il ferro.

Palla persa Croazia. Si torna da Gallinari in post basso, stavolta.

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Croati tutti dentro l’area, Simon staccatissimo da Datome.

Datome fino a quel momento è il più preciso dei nostri, senza mai forzare come suo solito. In questo caso ha la possibilità di mettersi a posto dietro l’arco, fare segnali di fumo a Gallinari e prendersi un piazzato dalla sua posizione preferita. Invece taglierà. Forzatura di Gallinari ed errore.

Tranquillo in telecronaca a inizio del match è sicuro che Gigi “farà delle cose speciali”.

Ne ero sicuro anch’io, causa anche i problemi di falli non abbiamo visto quello che speravamo.

Mi piacerebbe ogni tanto vedere un Datome “ignorante” in campo, uno che si prende anche qualche tiro forzato o che alza la voce con un suo compagno. Temo altrimenti di assistere ad un’ottima carriera di un ragazzo di intelligenza superiore che ha “superinterpretato” la pallacanestro e ha ottenuto meno di quanto potesse meritare.

Torniamo a questa fase di gioco. Errore di Gallinari, transizione croata. Bogdanovic guida, Ukic incrocia tagliando, Simon si allarga.

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Non criticherò mai Belinelli per quello che fa in attacco quando gioca in Nazionale. Questo perché gioca un basket non suo: in NBA è uno specialista puro. Pochi tocchi, uscite dai blocchi e tiro immediato. Con l’Italia ha la palla in mano continuamente, probabilmente ha fin troppa libertà di azione, per cui va a snaturare il suo gioco.

Oltre all’assenza di un playmaker al di fuori di Hackett (maledetto l’infortunio a De Nicolao), gli azzurri non sono grandi passatori. Questo è un problema piuttosto grave, basti vedere la Croazia cosa combina quando la palla è in mano a Simon e Saric.

Belinelli è probabilmente l’unico che su pick and roll riesce a pescare il lungo o trovare una soluzione estemporanea. Ci sono state tantissime occasioni in cui Melli o Gallinari hanno tagliato fuori il proprio uomo dentro il pitturato ma non hanno ricevuto la palla. Poca fiducia nel passaggio.

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Quello che però non posso accettare da Belinelli sono i tanti errori commessi in fase difensiva: bomba iniziale di Simon, comunicazione mancata con Cusin e altra bomba croata, poi questa scelta. Non puoi mai lasciare Simon libero, specie quando arriva “a rimorchio”. Meglio un appoggio di Ukic.

A mio avviso questo è stato un minuto fondamentale, dove la partita poteva prendere una strada e invece ha seguito il copione del primo tempo.

 

PERDONAMI ETTORE, MA…

Da virtussino, è superfluo dire che stravedo per Messina. Si sapeva, però, che in caso di insuccesso sarebbe stato anche lui al centro delle critiche. Penso che sia giusto, se perdi la responsabilità è di tutti.

Per una volta anch’io pratico lo sport nazionale del “se io fossi stato in lui”:

1) In una competizione del genere Della Valle lo porto sempre. Perché se la palla scotta hai bisogno di uno con la faccia tosta che si alza e tira. Naturalmente la legge di Murphy è infallibile, quindi si è proprio arrivati ad una situazione del genere: giù Gallinari, Datome e Hackett per 5 falli nelle fasi decisive.

E’ stato un palla a Belinelli e speriamo faccia canestro.

Tantissimi tiri rifiutati. Gentile che, dopo aver iniziato benissimo, forza due conclusioni e il pubblico rumoreggia. Gentile con la palla in mano nell’ultimo minuto e il pubblico che urla “passala!!! dai!!!”. Gentile che sbaglia l’appoggio del -2 nell’overtime e perde una palla da minibasket sull’apertura.

Credo che le critiche al figlio di Nando siano dovute, esattamente come a tutti gli altri. Ergerlo a “capro espiatorio” è un errore madornale. Bisogna sperare che ritrovi serenità e soprattutto il piacere di giocare a pallacanestro, cosa che mi sembra abbia perso. La scelta di rimanere a Milano mi lascia perplesso onestamente… Spagna, Grecia, Germania: i migliori giocatori del preolimpico sono stati Hackett e Melli, che hanno disputato due stagioni fantastiche all’Olympiacos e al Bamberg. Esperienze che ti formano, vinci un campionato da protagonista e cresci in una cultura sportiva diversa, dove magari i fan giudicano di meno e non commentano su Instagram.

Foto: Paolo Serena

Foto: Paolo Serena

Ecco, in una situazione da dentro o fuori, quando la palla non va, un Della Valle con la sua “faccia cattiva” forse avrebbe dato una mano.

2) Se io, in Prima Divisione, non vado mai ad allenamento ma dico che tutti i giorni vado in palestra e tiro al campetto di casa, il mio allenatore non mi convoca mai.

Ad un livello così alto, se Bargnani non gioca una partita ufficiale per 5 mesi, per me Bargnani non deve essere convocato. Per me è un discorso molto semplice. O vai a giocare da qualche parte o non puoi far parte del gruppo.

Coach Messina forse credeva in una redenzione del Mago, ma fin dalla prima partita erano evidenti le difficoltà a concludere e un tono muscolare decisamente inferiore. La scelta di Cusin nell’overtime e Bargnani in panchina è stata quasi un’ammissione.

Visto inoltre che ultimamente non vincono le squadre coi giocatori più forti ma quelle che sono disposte al sacrificio maggiore e hanno chiaro il concetto di “gruppo”, penso che un Dada Pascolo sarebbe stato forse più adeguato.

3) Capisco che è difficile cambiare concetti offensivi in poco tempo, specie quando hai giocatori abbastanza simili tra di loro. Speravo però di assistere ad un gioco un po’ più coinvolgente. Tantissimi isolamenti, una miriade di pick and roll, qualche soluzione in post basso che si è vista nelle prime partite ma è quasi totalmente sparita nella finale.

Ho visto Gallinari ricevere sempre in posizione statica, fermare spesso il pallone, prendere tiri perché “doveva prenderseli”, spesso fuori ritmo. A mio avviso la serie di infortuni che ha avuto si fanno sentire, quando attacca il canestro il Gallo cerca sempre una soluzione alla “lo famo strano” piuttosto di una giocata aggressiva. Ho anche notato che sulle conclusioni in penetrazione, moltissime volte Gallinari si lascia cadere per terra, forse per attutire l’eventuale contraccolpo alla schiena? Fatto sta che ho visto un gioco molto simile all’era Pianigiani, con una maggiore ricerca del tiro migliore ma con mancanza di convinzione (che è comunque difficile da allenare).

E’ facile parlare dopo la sconfitta, credo altresì che queste considerazioni sarebbero state fatte anche in caso di vittoria con la Croazia. Spero vivamente che Messina rimanga coach della nazionale fino ad almeno i prossimi Europei nel 2017, un’esperienza isolata come questa credo che non serva a nessuno, Messina incluso.

 

NEL BLU DIPINTO DI NERO

Dopo un risultato del genere è difficile pensare positivo. Il guaio più grande è che non si vede all’orizzonte una volontà di cambiare lo stato attuale delle cose. Ho sperato in qualche reazione più decisa da giocatori ed addetti. Mi sembra invece che sia tutto un giocare sul filo di un’ipocrisia da cui non c’è speranza di uscire, dove le parole scritte siano di facciata, quando poi le coltellate alla schiena sono dietro l’angolo.

Finchè la mentalità è questa, non vedo come la nostra pallacanestro possa vedere una luce diversa.

Si prevede ora un’estate vergognosa di politica cestistica: in questo momento realtà come Trento, Reggio Emilia e Sassari non giocheranno in Europa perché è stato posto il divieto, laddove le altre federazioni in Europa hanno dato libera scelta ai club, come è giusto che sia.

Non si capisce chi giocherà in Serie A, non si capisce nemmeno quante squadre ci giocheranno.

Almeno se l’Italia fosse andata a Rio ci saremmo passati l’estate, ripiombando sulle vicende interne a metà agosto.

Ed invece niente vacanze brasiliane, si prende in mano straccio e scopettone perché c’è da tirar fuori tutto lo sporco sotto il divano… sarà un agosto poco azzurro e molto nero.

 

di Ivan Belletti