Rassegnamoci, perché tanto il calcio nella sua crisi, tristezza e falsità sarà sempre nel cuore dell’italiano medio. Rallegriamoci anche però, perché vuoi gli italiani in NBA, vuoi i social network, il nostro sport preferito nonché ragione di vita sta lottando per prendersi giorno dopo giorno quel posticino nella Gazzetta sotto il calcio, la formula 1, la moto GP, vicino al tennis se non vince Federer.

Una bella mano l’ha data e la sta dando la straordinaria programmazione di Sportitalia per questi Mondiali di Basket: il vero malato finora è stato sul divano una media di 6 ore tra l’esaltazione per le Filippine, il nervoso per aver visto la Finlandia al posto nostro, la trepida attesa per la finale più scontata di sempre.

Ok, questo è il malato. Quello che si sente dire “staggher” sa che non è un nuovo snack dell’Algida. Quello che quando si parla di “post up” non va a vedere se gli sono arrivate delle mail.

Ora però vorrei concentrare l’attenzione sull’utente medio di un canale del digitale terrestre o della stessa sky, che magari attende il Calciomercato..oppure è un bambino che sbaglia con il telecomando e viene incuriosito da questo sport veloce dove vince chi gioca meglio e basta il più delle volte.

Un gioco è bello quando si sanno le regole. O meglio: un gioco è bello quando si capiscono le regole. Nella pallacanestro ce ne sono moltissime, ma effettivamente per seguirla basta comprenderne 4 massimo 5.

Negli altri paesi europei i commentatori si attengono quasi esclusivamente a ciò che succede in campo, lasciandosi al massimo coinvolgere da straordinari eventi. Alcuni rischiano anche la vita quando sono troppo coinvolti

In tutto questo però , vuoi perché è da solo, vuoi perché tutto quello che succede è talmente veloce e incredibile che non si ha tempo di respirare, si ha un perfetto racconto delle azioni.

In Italia si sta verificando sempre più spesso il fenomeno della “logorrea cestistica”: la spalla tecnica parla in continuazione, lasciandosi andare a commenti tecnici in profusione mentre la partita va avanti.

Se io sono un neofita di questo sport voglio che il commentatore mi racconti tutto ciò che succede per filo e per segno perché devo seguire e devo capire. L’analista di turno mi racconta di tal giocatore che ha cambiato modo di tirare rispetto a quando era nel suo club ecc..ecc..ecc..? Sì vabbè chissenefrega, andiamo su Italia Uno che c’è Dawson’s Creek.

Ben inteso, non sono un commentatore, né voglio esserlo: ma il basket è uno sport straordinario perché fondamentalmente non ci sono tempi morti. Parlare di altro sopra le azioni lo trovo quasi fastidioso, secondo me per le considerazioni sulla partita ci sono i time out e l’intervallo. Oppure c’è Buffa e allora vale tutto.

PICK AND ROLL, PICK AND POP, ROCK AND ROLL AND ASGANAWAY: la partita però è talmente bella che alla fine basta ignorare i monologhi che non interessano e si rimane lì fino alla fine.

Ci sono alcune cose che magari affascinano ma non si comprendono: si ha semplicemente bisogno di una spiegazione molto diretta, anche perché il basket si basa su concetti direi geometrici tra spaziature, angoli e schieramenti. Bastano davvero poche parole per rendere chiaro un concetto di pick and roll per esempio:

Chi ha la palla sfrutta un blocco del suo compagno, in modo tale che ci sia maggiore spazio per cercare il canestro o passarla allo stesso compagno che gli ha portato il blocco.

Basta questo, non serve spiegare che il lungo del caso ha più scelte a disposizione, oppure dopo c’è un principio di triangle offense o c’è lo screen o menate del genere. Concetti chiari e semplici, in modo tale che magari il ragazzino alla visione rimanga affascinato da un movimento unico nel suo genere.

Stessa cosa per altri termini quali ad esempio post up o appunto quello staggher che ad un addetto può sembrare l’ABC dell’italiano, ma magari al 12enne sembra una parolaccia.

Sono tutti piccoli accorgimenti che bisogna prendere in considerazione per rendere sempre più popolare il basket, senza farlo diventare nazionalpopolare.. c’è una bella differenza.

Un consiglio, sempre per il discorso che copiare da chi sa fare il suo lavoro in alcuni casi è meglio se non necessario: qualche anno fa mi sono affacciato al football americano. 1350 regole, un sacco di botte ma tanta spettacolarità. Una fatica immane a capire qualche regola quando ecco che per i playoff il canale di riferimento americano nei time out decide di inserire alcuni video dimostrativi proprio per far capire le fondamenta del gioco.

Perché non si può fare anche nel basket, magari al posto delle lavagne che tanto ammaliano gli appassionati quanto deprimono i nuovi arrivati.

Una roba del genere, ad esempio, per il pick and roll:

A volte la sensazione è che proprio gli addetti non vogliano “diffondere il verbo”, perché comunque la pallacanestro è sempre stata in Italia uno sport elitario.

E allora non ci si “aiuta”, e allora il basket rimane sempre una colonnina bassa minuscola nei quotidiani sportivi. Insomma, è uno snake that bites his tail (se non usavo un anglicismo prima della fine mi sentivo out).