Siamo nel parco Esplanade di Fremantle, cittadina a sud di Perth nel Western Australia, la vera e propria Little Italy della capitale del WA. L’oceano è vicino ed i luoghi dove poter mangiare un ottimo boccone e bere una buona pinta son tantissimi; una delle migliori se non la miglior pizza si mangia a Magna Pizza.

E’ un posto speciale non solo per l’ottimo cibo che si gusta ma perché il proprietario del locale è Brad Ness, portabandiera australiano alle ultime paralimpiadi di Rio, vincitore dell’oro olimpico a Pechino, di altre 2 medaglie d’argento ad  Atene 2004 e Londra 2012, di 2 campionati mondiali nelle ultime due edizioni e capitano della nazionale australiana di basket in carrozzina.

Una carriera lunga 20 anni che l’ha visto gareggiare e non solo (adora allenare ragazzini che si affaciano al basket in carrozzina) sui parquet di tutto il mondo.

La sua carriera comincia nel 1996 e dopo soli 3 anni arriva la prima convocazione in nazionale, un viaggio interminabile che lo porterà a prender parte a 5 diverse edizioni dei giochi. Nei primi anni del nuovo millennio grazie ad una scholarship offertagli per meriti sportivi, studia presso l’Università del Texas ad Arlington e partecipa al campionato NCAA, trampolino di lancio per la carriera professionistica che lo vedrà protagonista di numerosissime vittorie in tutte le squadre in cui ha militato: scudetti italiani, campionati australiani e coppa intercontinentale. Ha girato l’Italia in lungo e in largo: più di 10 anni tra Sassari, Roma, Cantù e Taranto. Parla, infatti, un ottimo italiano ed affronta tematiche attuali del nostro paese con la passione e partecipazione di una persona che ama quella terra. Attualmente milita nei Red Dust Heelers in NWBL, il campionato nazionale australiano.

Da ragazzo non giocava a basket e si divideva tra lavoro e football australiano: un 18enne, promessa dell’AFL, Australian Football League, che lavorava come marinaio al porto di Fremantle e proprio lì un incidente navale ha compromesso irreparabilmente la sua caviglia destra costringendolo all’amputazione dal ginocchio in giù. Ci incontriamo per la nostra chiacchierata subito dopo un suo discorso sull’importanza della sicurezza sul posto di lavoro che ha tenuto per i dipendenti del porto di Fremantle, luogo dove accadde l’incidente.

Brad, infatti, non è solo un atleta incredibile ma anche un imprenditore ed uno speaker motivazionale.

brad

Brad, hai appena aperto il tuo secondo ristorante, ma cos’è più difficile: essere un atleta paralimpico di fama mondiale o fare l’imprenditore?

Molto più difficile fare l’imprenditore! Se potessi fare l’atleta per tutta la vita sarebbe perfetto. A parte gli scherzi devo ringraziare Dio che ho Giovanna (sua moglie) perché lei mi dà una grandissima mano. Business e sport li affronto alla stessa maniera: voglio sempre migliorare, ogni sera vedo quante pizze abbiam fatto per migliorare continuamente. Anche grazie a tutte le esperienze che ho avuto nel basket, tratto i miei dipendenti più come dei compagni di squadra che come dei veri e propri dipendenti: comunichiamo, collaboriamo e ci aiutiamo sempre l’un con l’altro.

 

Hai detto che devi molto del business che gestisci a tua moglie Giovanna, vi siete conosciuti grazie alla pallacanestro?

Sì, era una partita di coppa Italia e c’era una troupe di giornalisti e reporter che stava girando un video-documentario e la loro attrezzatura non mi faceva passare con la carrozzina, li l’ho vista la prima volta. Due settimane dopo la rincontrai ad una cena e provai a parlare un po’ in italiano per conoscerla, e fortunatamente mi disse che potevamo parlare tranquillamente in inglese perché lo capiva bene.

6 mesi dopo mi disse “Ti ricordi la prima sera che ci siam conosciuti? Non capii una singola parola perché il tuo australiano era impossibile da comprendere!”

 

Torniamo adesso però al 7 settembre 2016, data della Cerimonia d’apertura degli ultimi giochi paralimpici. Sei stato il portabandiera australiano, cos’hai provato in quei momenti?

Guarda, mi viene la pelle d’oca solo al pensiero. È durato un minuto ma avrei voluto poter rallentare e non ascoltare gli organizzatori che mi dicevano di andar veloce. Un onore immenso, non riesco a descriverlo a parole, in quei momenti pensi a tutte le persone che ti hanno aiutato nella tua carriera, con me c’era un pezzo di loro, è come se fossero arrivati tutti insieme con me alla cerimonia con quella bandiera. Avere poi tutti i migliori atleti australiani alle tue spalle è incredibile. Una sensazione unica. 

Ecco la collezione di medaglie di Brad.

Ecco la collezione di medaglie di Brad.

                   

Ma quando e come te l’hanno comunicato?

Eravamo già a Rio e mi hanno convocato al Penthouse, io credevo che qualcuno dei miei compagni avesse fatto qualche cazzata e invece appena aprii la porta vidi la telecamera e iniziai ad intuire qualcosa, ma non ci potevo davvero credere. Non me l’aspettavo minimamente e loro mi fanno “Che fai la sera del 7 settembre?” ed io “guardo la cerimonia con gli altri compagni”, “ok, cambia i tuoi programmi perché sarai il nostro portabandiera”, come ti ho detto è impossibile da descrivere a parole.

 

Parlando del torneo, eravate i favoriti sulla carta, 3 podi olimpici nelle ultime 3 edizioni, 2 campionati mondiali nelle ultime 2 edizioni , cos’è successo? (ndr l’Australia ha chiuso al 6° posto)

È stata una paralimpiade molto strana, la grande gioia della prima settimana: la cerimonia da portabandiera, la bella vittoria contro l’Olanda, la grande sfida contro la Turchia; poi però qualcosa è andato storto, è arrivata la Spagna e abbiam perso e poi abbiam subito un’altra sconfitta con la Gran Bretagna nei quarti. Ma il livello di pallacanestro giocata è stato incredibile, molto più alto rispetto a Pechino e Londra. 5/6 Squadre potevano tranquillamente vincere l’oro e faccio i complimenti agli USA perché hanno giocato meglio e hanno meritato la vittoria finale. Ti ho detto, è stata molto strana quest’edizione dei Giochi, tanta gioia all’inizio ma una grossa delusione alla fine.

Brad con la bandiera Aussie sulle spiagge di Rio

Brad con la bandiera Aussie sulle spiagge di Rio

 

Nelle partite fondamentali del torneo, la sfida del girone con la Spagna e lo scontro nei quarti di finale contro la Gran Bretagna hai avuto il miglior plus/minus della squadra (+8 contro la Spagna e +5 contro la Gran Bretagna) a 41 anni! Stai pensando già al riscatto a Tokyo 2020?

Guarda non lo so, ho sempre detto che non voglio giocare per Brad Ness ma voglio il meglio per l’Australia. Abbiamo giovani eccezionali e forse è il momento di dare loro un’opportunità per poter costruire il futuro di questa nazione. Il Canada ha vinto l’oro 4 anni fa e si è classificato all’11° posto quest’anno, non vedo futuro per loro perché non hanno giovani, noi invece, abbiam grandi ragazzi e grande potenziale, abbiamo una grande opportunità per riscattarci  a Tokyo. Alcuni giovani adesso sono negli States a giocare in NCAA, miglioreranno e daranno un grande aiuto ai Rollers nel futuro.

 

Parlando di college americani, hai frequentato University of Texas at Arlington come studente,cosa pensi di quella esperienza e più in generale della vita da atleta/studente che si vive nelle realtà collegiali americane?

È una grande opportunità soprattutto per noi atleti paralimpici: studiare e praticare sport con una borsa di studio è eccezionale, non devi chiedere nessun prestito per poter studiare e ti consente poi di fare carriera in Europa a livello professionistico  guadagnando i soldi che ti bastano per vivere. Io ho vissuto 12 anni in Italia mantenendomi con il basket,  Il movimento paralimpico sta crescendo e ci sono sempre più sport che ti consentono di guadagnare praticandoli. 

 

Parliamo un po’ di Italia, hai vissuto tanti anni qui, il campionato italiano di pallacanestro non attrae più i campioni degli scorsi decenni, le società fanno fatica a stilare budget importanti e a trovare istituzioni e figure competenti che possano far tornare il movimento a crescere da un punto di vista commerciale e non solo. C’è qualcosa delle tue esperienze tra Stati Uniti e Australia che potrebbe aiutarci a migliorare come intero movimento?

Io credo che negli ultimi anni stia venendo meno un concetto importante che è quello della cultura sportiva; vedo in Italia tanta attenzione verso il calcio e molti bambini che vengono indirizzati a quella disciplina perché ti fa guadagnare tanto e ti può far condurre una vita lussuosa.

Qui in Australia c’è una cultura sportiva da ammirare, tutti quanti fanno sport perché amano lo sport e non per quello che ti fa o farà guadagnare in futuro. La gente corre e fa attività continuamente, rispetta gli spazi pubblici dove ci sono palestre all’aperto e campi da gioco e chiaramente lo stato continua ad investire nello sport proprio perché c’è questa cultura sportiva fortemente radicata. Lo vedi anche nell’ambiente della nazionale; diciamo sempre che ognuno di noi è uno dei 18 (12 giocatori e 6 membri dello staff) tutti allo stesso livello, vinciamo insieme e perdiamo insieme.

Pechino 2008, edizione in cui l’Australia capitanata da Brad vinse l’oro olimpico.

Pechino 2008, edizione in cui l’Australia capitanata da Brad vinse l’oro olimpico.

 

Parlando proprio di questo, negli anni ’80 il governo Australiano ha istituito un college nazionale, l’Australian Istitute of Sport, che ha dato modo a tantissimi atleti nazionali di crescere ed emergere a livello internazionale (ndr Dellavedova, Bogut, Andersen, Exum e Longley solo nella pallacanestro). Cosa pensi di questo progetto?

Come ti dicevo lo stato investe molto, ha formato non solo giocatori ma anche figure tecniche come allenatori e dirigenti. Poi tutto si riversa nelle nostre nazionali, quando giochi contro di noi, sia che tu abbia vinto o che tu abbia perso finisci le partite esausto. Questo perché diamo tutto per lo sport che amiamo e perché ci è sempre stato trasmesso questo.  Un esempio è la nazionale di calcio australiana, nel 2006 stavano per eliminare la nazionale italiana di calcio ai mondiali (ndr partita vinta allo scadere con un rigore di Totti) solo con la passione e l’amore per lo sport, non erano tutti atleti professionisti e tecnicamente erano decisamente inferiori ma non si sono arresi affatto.

 

Brad questo weekend (ndr 7 ottobre) è cominciato l’NBL, il campionato di basket australiano, una realtà che cresce sempre più. Attrae giocatori stranieri e soprattutto investimenti, anche grazie ad un modello di business piuttosto chiaro, palazzetti moderni e accoglienti ed un salary cap che aumenta la competitività generale. Cosa ne pensi?

Assolutamente un campionato in crescita, la federazione negli ultimi 5 anni ha creato grandissimo movimento con nuove sponsorship, giusti investimenti nelle infrastrutture e un modello di business che non fa vincere chi ha più soldi come magari accade in altri campionati ma fa vincere chi è più bravo. Hanno aumentato il numero di giocatori che possono essere tesserati dall’estero a 3 per alzar ancor di più il livello e hanno aggiunto una nuova squadra, i Brisbane Bullets.

Sarà una stagione molto interessante e anche se i Perth Wildcats sono i campioni in carica vedo favorite  Sidney Kings e Melbourne United.

 

Vogliamo chiudere con un messaggio per quei ragazzi che magari hanno subito gravi infortuni, traumi o malattie e sono in uno stato di invalidità. Cosa puoi dire loro anche grazie alla tua esperienza maturata negli anni.

La vita continua! Il mondo continua ad andare avanti, se tu continui a sognare puoi continuare a goderti la vita, il mio sogno era praticare sport e ora a 41 anni ho girato il mondo, ho conosciuto il Dalai lama, ho un invito a bere un tè con la regina di Inghilterra ancora in sospeso. Sono un ragazzo cresciuto in un paese di 1000 persone, 3 ore a sud di Perth e non solo ho sognato, ma ho creduto in tutto quello che ho fatto. E quando metti addosso la maglietta della nazionale so che quel sogno continua.

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di Simone Arena