Se si dovesse decidere il periodo dell’anno in cui si può vedere il livello più alto possibile di pallacanestro, molti di voi risponderebbero l’inizio di giugno in occasione delle finali NBA, magari i puristi sceglierebbero la metà di maggio preferendo le Final Four di Eurolega. Se invece si dovesse decidere il momento dell’anno più elettrizzante, la risposta sarebbe molto più semplice. Siamo entrati nelle tre settimane più eccitanti di ogni stagione cestistica, quelle della March Madness. In poco più di 15 giorni qualcosa come 68 squadre (precedentemente scremate tra le oltre 300 che partecipano alla Division I) di studenti/giocatori si sfidano in un tabellone tennistico ad eliminazione diretta. Se perdi vai a casa, se vinci continui a ballare. E questo non è un termine usato a caso, perché uno dei sinonimi con cui viene chiamato il Torneo NCAA è proprio “Big Dance”, il grande ballo, e le squadre che riescono ad avanzare contro pronostico vengono ribattezzate “Cinderellas”, ovvero le Cenerentole che continuano a ballare anche quando dovrebbero ormai essere altrove. E la grandissima peculiarità della March Madness è proprio questa: tutti vorrebbero una finale NBA tra Golden State e Atlanta o tra San Antonio e Cleveland, ogni tifoso desidererebbe una Final Four di Eurolega con Real Madrid, CSKA Mosca, Olympiacos e Barcellona, mentre in pochi preferirebbero una finale a sorpresa tra New Orleans e Milwaukee oppure tra Zalgiris Kaunas e Nizhny Novgorod. Nel basket NCAA è il contrario: assistere ad un upset è una gioia, vedere una squadra avanzare contro pronostico è una libidine, sorprendersi per un crollo di una squadra molto quotata di fronte ad una composta di semisconosciuti che tra tre mesi smetteranno di giocare o finiranno nelle leghe più strane del mondo può regalare un’eccitazione del tutto particolare. E in un mondo magico come quello della March Madness, i colpi di scena, le vittorie a sorpresa, le grande rimonte, i finali emozionanti sono quasi una certezza. Per questo ho deciso di elencare qui alcuni dei momenti più memorabili che io ricordi da quando ho iniziato a seguire il College Basketball nel 2002, le partite, le squadre o i giocatori che più mi hanno emozionato e ricordo con maggior nitidezza, senza alcuna pretesa di voler fornire una classifica o una qualsiasi graduatoria di spettacolarità. Ma solo per emozionarmi di nuovo assieme a voi, in attesa delle nuove pagine incredibili pronte ad essere scritte in questi giorni.

 

SYRACUSE-VERMONT (2005)

Uno dei primi veri grandi upset che abbia visto: al primo turno del Torneo 2005 Syracuse viene eliminata dalla piccola Vermont. I Catamounts giocano praticamente in tre: alle due stelline Taylor Coppenrath e TJ Sorrentine (poi visti anche in Italia rispettivamente a Biella e Trapani) si aggiunge il camerunense Germain Mopa-Njila, uno da 5.3 punti di media in stagione: questi tre segnano 53 dei 60 punti di Vermont, che attacca bene la zona di Boeheim e regge in difesa l’urto di Warrick e McNamara. Dopo la parità al termine dei regolamentari, all’overtime la decide una tripla di Sorrentine “from the parking lot”, come disse Gus Johnson in diretta.

 

BUCKNELL-KANSAS (2005)

Una cosa che abbiamo imparato nel corso degli anni è che Kansas si presta bene ad upset e sorprese di ogni tipo. Una delle più grosse rimane quella di 10 anni fa, quando al primo turno i Jayhawks abbandonarono subito il ballo contro Bucknell, squadra della non irresistibile Patriot League. Dopo il canestro del sorpasso dei Bison a 10” dalla fine, il tiro di Keith Langford non trova il canestro, facendo uscire subito di scena Kansas.

 

WEST VIRGINIA-WAKE FOREST (2005)

La partita che mi fece innamorare dei Mountaineers (assieme alla sfrenata passione per Kevin Pittsnogle che ho raccontato qui: https://lagiornatatipo.it/you-been-pittsnogled-campagnolo-eroe-stato-intero/. Arrivati al torneo da mina vagante, i ragazzi di coach Beilein si ritrovano davanti una delle grandi favorite, la Wake Forest di Chris Paul. Ne esce una partita incredibile che si risolve solo con uno zemaniano 111-105 dopo due supplementari.

 

NORTHWESTERN STATE-IOWA (2006)

Ci sono partite che ti fanno capire perché è impossibile non amare il Torneo NCAA e questa è una di quelle. Iowa col numero 3 del regional, la piccola Northwestern State con il 14. Partenza 13-2 per gli Hawkeyes nei primi 5 minuti. Sembra tutto deciso e invece no: Iowa da lì in poi fa una fatica bestiale a fare canestro, i Demons recuperano e alla fine la vincono in questo modo.

 

WEST VIRGINIA-TEXAS (2006)

Questa la ricordo molto meno volentieri, come avrete letto anche nell’articolo linkato sopra. Texas che sta avanti per gran parte della partita con un Aldridge dominante, West Virginia che recupera, pareggia a 5” dalla fine con tripla di Pittsnogle e poi viene trafitta sulla sirena da un onesto figurante come Kenton Paulino. Una delusione cocente come raramente ne ho subite da una partita di pallacanestro.

 

UCLA-GONZAGA (2006)

Una partita non adatta ai deboli di cuore, peraltro nella stessa notte di quella di cui avete letto qua sopra: Gonzaga-UCLA, Sweet Sixteen del 2006. Gli Zags dominano il primo tempo grazie ad Adam Morrison, il miglior marcatore e miglior giocatore di quella stagione NCAA, e arriva a condurre anche di 17 punti. Nel secondo tempo però parte la rimonta dei Bruins che conduce fino a questo incredibile finale, “Heartbreak City”, come lo definì in diretta Gus Johnson. Ricordo che quasi mi commossi davanti alle lacrime di genuina disperazione di Morrison, che chiuse quella sera la propria carriera NCAA con la sconfitta più bruciante della sua vita.

 

CONNECTICUT-GEORGE MASON (2006)

Qui si arriva ad uno dei picchi di “cenerentolismo” più alti, se non il più alto in assoluto. Partiti con l’11esimo seed nel loro lato di tabellone, George Mason University eliminò in serie Michigan State, North Carolina, Wichita State e infine la favoritissima Connecticut, numero 1 assoluto del tabellone con questa partita pazzesca, guadagnandosi uno storico accesso alle Final Four completamente impronosticabile alla vigilia del Torneo. Purtroppo poi la favola si interruppe in semifinale contro Florida (poi campione NCAA), ma gli incredibili Patriots di coach Larranaga, oltre che di tanti giocatori poi visti in Italia, fecero sognare tutti gli States per tre settimane.

 

STEPHEN CURRY (2008)

Qua per una volta non si tratta di una partita ma del Torneo più impressionante che abbia mai visto da parte di un singolo giocatore: anno 2008, Stephen Curry trascina Davidson (seed 10 nella sua parte di tabellone) fino a un soffio dalle Final Four segnando 40 punti al primo turno contro Gonzaga, 30 al secondo turno contro Georgetown, 33 alle Sweet16 contro Wisconsin e poi “solo” 25 nella sconfitta decisiva contro Kansas alle Elite Eight. In una parola: immarcabile.

 

KANSAS-MEMPHIS (2008)

La finale NCAA più equilibrata degli ultimi anni: Kansas-Memphis, torneo 2008. Sì, ci sarebbe anche Duke-Butler, ma di quella parlerò dopo e comunque mi ha lasciato troppa delusione per poterla preferire a questa. Derrick Rose trascina Memphis a un passo dal titolo, ma Mario Chalmers acciuffa l’overtime al pelo con la tripla del pareggio (fare fallo no?) e nel supplementare i Jayhawks volano a conquistare il loro “Shining moment”.

 

NORTHERN IOWA-KANSAS (2010)

Un altro degli upset più eccitanti ed indimenticabili da quando seguo la March Madness: Kansas, numero 1 assoluta nel ranking del Torneo 2010, viene eliminata già al secondo turno dalla allora semisconosciuta Northern Iowa (non perdetela d’occhio nel torneo di quest’anno). I vari Cole Aldrich, Marcus Morris, Markieff Morris, Xavier Henry, che di lì a poco sbarcheranno in NBA, non possono nulla di fronte allo scatenato Ali Farokhmanesh, uno che pochi mesi più tardi andrà a militare in Svizzera nel SAM Massagno, prendendo 2500 $ al mese per giocare davanti a 500 persone di media (per poi passare successivamente nel campionato austriaco e olandese), guadagnandosi però nel frattempo l’immortalità e una copertina di Sports Illustrated con questa partita. That’s why they call it Madness.

 

MICHIGAN STATE-MARYLAND (2010)

Altra partita fantastica: nel primo tempo Michigan State perde uno dei suoi giocatori più importanti, Kalin Lucas, per la rottura del tendine d’Achille. Chiude comunque avanti 48-39 il primo tempo, ma nella ripresa uno straordinario Greivis Vasquez da 26 punti e 8 assist trascina Maryland fino alla rimonta, segnando 10 degli ultimi 12 punti della sua squadra, tra cui i due del sorpasso. Ma i Terrapins non avevano fatto i conti con Korie Lucious. At the buzzer!

 

XAVIER-KANSAS STATE (2010)

Una delle partite più elettrizzanti che abbia mai guardato in assoluto: Sweet Sixteen del 2010, notte fonda in Italia, Xavier e Kansas State mettono in piedi una partita pazzesca che si risolve solo dopo due overtime e mille colpi di scena. Degli scatenati Holloway e Jordan Crawford (58 punti in due) non bastano a fermare i Wildcats di Clemente (visto anche a Pesaro dove però sembrava un cadavere) e Pullen (oggi a Brindisi). Più volte Gus Johnson, il mio telecronista preferito in assoluto (peraltro ammetto candidamente di essermi ispirato, come omaggio nei suoi confronti, al suo “rise and fire” per il mio “si alza e spara”), rischia di subire un collasso davanti al microfono. A game for the ages.

 

BUTLER-DUKE (2010)

La volta che si andò vicini a una delle più grosse sorprese per quanto riguarda la vincitrice finale. Butler poteva contare sul seed #5 nel suo regional, ma nonostante avesse disputato una gran stagione (entrava con un record di 28-4 e il titolo della propria conference) davvero in pochi credevano nei Bulldogs di coach Stevens. Invece le vittorie contro UTEP, Murray State, la #1 Syracuse e la #2 Kansas State portarono alle Final Four di casa (Butler è un college proprio di Indianapolis) Gordon Hayward e compagni. In quelle Final Four giocava una delle mie favorite, West Virginia, e una cenerentola a cui guardavo con grande simpatia, ovvero la stessa Butler, oltre alla squadra che forse sopporto di meno in assoluto, Duke. Inutile dire che i Blue Devils eliminarono prima WVU e poi sconfissero in finale Butler di 2 per colpa di un digiuno infinito dei Bulldogs negli ultimi 10 minuti di partita, con Hayward che per pochi cm non segnò ugualmente la tripla della vittoria da metà campo. Sarebbe stato il finale più bello per una favola incredibile.

 

VCU TO THE FINAL FOUR (2011)

Un’altra storia stile George Mason, se non fosse che Virginia Commonwealth ha fatto qualcosa che nessun altro aveva mai fatto: arrivare alle Final Four partendo dalle play-in games. Invitata con un at-large bid, la squadra di Shaka Smart (uno dei miei allenatori NCAA preferiti) ha dovuto sconfiggere 59-46 Southern California per entrare nel tabellone principale. Da lì upset contro Georgetown, Purdue, Florida State al supplementare e alla fine la numero 1 del regional Kansas. Purtroppo alle Final Four la marcia si fermerà contro Butler, ancora una volta finalista a sorpresa ma successivamente sconfitta da UConn. Però il ballo della cenerentola VCU rimane tra i più elettrizzanti di una underdog.

 

DUKE-LEHIGH e NORFOLK STATE-MISSOURI (2012)

Che una squadra con un seed #15 riesca ad eliminare una con il #2 è avvenimento piuttosto raro. Che ciò accada per DUE volte nello stesso giorno, beh, è semplicemente impossibile. O quasi. Perché in realtà tre anni fa è capitato qualcosa che non era mai successo prima: nella March Madness 2012 due squadre con la seconda testa di serie del proprio regional sono cadute al primo turno, una novità assoluta a questo livello. Duke si fece sorprendere dalla Le High University di CJ McCollum, mentre Missouri uscì contro Norfolk State sotto i colpi di Kyle O’Quinn. Se sperate che una cosa del genere possa accadere di nuovo, temo dobbiate prepararvi ad aspettare a lungo.

 

FLORIDA GULF COAST’S DUNK CITY (2013)

Brava George Mason, brava VCU, ma forse la storia più bella e incredibile, per quanto mi riguarda, resta quella di Florida Gulf Coast University. Un college entrato ufficialmente a far parte della Division I nel 2011/12 e che alla sua seconda stagione già aveva vinto il suo torneo di conference, qualificandosi per la March Madness. Bravi, direte voi, ma non è finita qui. Questa squadra di nani, saltatori folli, tiratori senza coscienza e giocatori con un cuore enorme, partita con il seed #15, fece innamorare di sé tutto il mondo prima eliminando la #2 Georgetown e poi battendo anche la #7 San Diego State. Il suo gioco divertente, condito da numerose schiacciate dei suoi atletici nanerottoli, porterà FGCU ad essere soprannominata Dunk City. Il sogno si spezzerà alle Sweet 16 contro i cuginoni molto più forti e potenti di Florida, ma la storia è degna di essere ricordata.

 

KANSAS-MICHIGAN (2013)

La #1 del regional Kansas contro una squadra in missione come Michigan, mentre dall’altra parte dello stesso lato di tabellone avanzava Florida Gulf Coast. Ormai avete imparato che, eccezion fatta per la finale vincente contro Memphis, in questo articolo Kansas entra spesso e volentieri dalla parte sbagliata della favola. E’ così anche in questo caso: i Jayhawks arrivano anche sul +14 a meno di 7 minuti da giocare, hanno ancora 5 punti di vantaggio da gestire a 17” dalla fine, eppure perdono. La sconfitta arriva al supplementare per 87-85, dopo che la gara era stata prolungata da una tripla da distanza siderale di Trey Burke: nell’ultima azione dell’overtime Elijah Johnson batte la difesa e arriva a canestro, ma invece di appoggiare il lay-up del pareggio ributta inspiegabilmente (e pure male) fuori il pallone per una tripla da 9 metri di un compagno, che ovviamente sbaglia. Se volete una interpretazione di suicidio cestistico, questa ci va molto vicina.

 

LA SALLE, WICHITA STATE E IL WEST REGIONAL (2013)

Sempre nel 2013 è successo un po’ di tutto in un regional che ha rovinato praticamente ogni singolo bracket esistente sul pianeta. Perché è quasi impossibili azzeccare 5 upset su 8 partite del primo turno, una #1 che esce alla seconda partita, una #12 e una #13 che si sfidano per un posto nelle Sweet 16 e una #9 che arriva alle Final Four. E invece è successo tutto. Al primo turno sono cadute  New Mexico, Kansas State, Wisconsin, Notre Dame e Pittsburgh, tutte meglio piazzate rispetto alle squadre che le hanno eliminate. Al secondo turno sono avanzate #9, #10, #12, #13 e #14, e lì la #9 Wichita State ha eliminato anche la top-seeded Gonzaga. Dallo scontro tra cenerentole Mississippi e La Salle sono venuti fuori gli Explorers, col canestro a 2” dalla fine che vedete sotto. In un particolare match di Sweet 16 tra la #13 La Salle e la #9 Wichita State alla fine sono stati gli Shockers a prevalere, battendo poi anche la seconda favorita Ohio State e completando tutta la follia di quel regional con un’inaspettata qualificazione alle Final Four. Ecco perché siamo sempre così su di giri quando arriva metà marzo.

 

VCU-STEPHEN F. AUSTIN (2014)

Ho pescato questa partita come copertina della March Madness dell’anno scorso, ma davvero avrei potuto sceglierne almeno altre 5 o 6 di questo livello. Mai come nella passata edizione il termine “Madness” ha avuto un suo senso ed è stato sufficientemente adeguato. Nel solo primo turno, che teoricamente sarebbe quindi il più scontato, ci sono state cinque partite andate ai supplementari. In tutto il torneo delle due edizioni precedenti c’erano state complessivamente due gare concluse all’overtime. Due su 126 partite in due anni, cinque su 32 partite in due giorni. Poi si prosegue con gli upset: Duke che esce subito al primo turno contro il #14 seed Mercer, la #11 Dayton che fa fuori in serie Ohio State, Syracuse e Stanford, arrivando alle Elite Eight a giocarsi un posto nelle Final Four contro Florida, la #12 Harvard che fa fuori Cincinnati, un’altra #12 come North Dakota State che elimina Oklahoma, l’ennesima #12 Stephen F. Austin (hanno fatto tre upset su quattro! L’unica #5 a passare è stata St.Louis, vincendo però solo all’overtime contro NC State, altrimenti sarebbe stato un poker storico…) che manda a casa VCU. E proprio questa partita è quella forse più memorabile: Virginia Commonwealth insegue per tutto il primo tempo, poi nella ripresa rimonta e passa avanti. Arriva negli ultimi secondi avanti di 4 e con la palla in mano, ormai è praticamente fatta. E invece no: sul fallo sistematico Burgess fa 0/2 in lunetta, e sul tiro della disperazione di Stephen F. Austin arriva una giocata folle di Lewis, che salta addosso al tiratore e commette fallo. Palla che entra, 3+1 e tutti al supplementare, dove poi vinceranno i Lumberjacks. Nel complesso di tutte le partite, forse il primo turno più incredibile ed eccitante di sempre. E nel mezzo mille storie, i finali di Wisconsin contro Arizona e Kentucky, la favola di Michigan State e del suo rapporto con Princess Lacey, il miliardo di dollari offerto da Warren Buffett nel caso in cui qualcuno fosse riuscito a compilare un bracket perfetto (inutile dire che tutti i pronostici registrati nel mondo erano già andati a farsi benedire dopo il primo turno). Non è un caso che quella March Madness si sia poi conclusa con la finale a sorpresa tra Connecticut e Kentucky, una #7 e una #8: fino a quel giorno alla championship game aveva sempre partecipato almeno una squadra che aveva ricevuto una delle prime 3 teste di serie nel proprio regional. Invece ad Arlington è andata in scena la finale con i seed complessivamente più bassi di sempre, vinta a sorpresa dalla UConn di Kevin Ollie, su cui nessuno avrebbe scommesso un dollaro.

Ah, e se volete questo è un bel riepilogone di quanto appena scritto

 

Speriamo che tutte queste premesse possano essere di buon auspicio per altre tre settimane di follia, adrenalina e indigestioni di basket universitario. Il grande ballo sta per cominciare, e c’è già pronta una Cenerentola là fuori che non ha alcuna voglia di perdere la sua scarpetta di cristallo.

UConn v Saint Joseph's