Praticamente un anno fa sentii il bisogno di esaltare una piazza genuina che anno dopo anno stava costruendo una squadra che non poteva lasciare indifferenti. 30 Luglio 2014: “Il favoloso mondo di Reggio Emilia”.

 

FAST FORWARD

tifosi

Foto gentilmente concessa da www.reggionline.com

Piazza Martiri è gremita, si distinguono maglie bianche, cuori rossi stampati e sciarpe biancorosse con qualche sfumatura di azzurro, effetto del gemellaggio con la squadra rivale (uno dei tanti particolari per cui questa finale è passata alla storia).

C’è entusiasmo, c’è voglia di festeggiare… ma c’è anche una fottuta paura.

Reggio è arrivata a questa gara dopo un anno che davvero merita un film della Walt Disney: un mercato entusiasmante, tanti italiani sapientemente mescolati a giocatori esperti che sanno vincere.

Una serie di infortuni e sfighe che renderebbe fiero un fan di Marco Masini, infortuni che colpiscono la squadra di Menetti fin da inizio anno.

Questa favola vale la pena di essere raccontata insomma.

Che sia un anno speciale lo si comincia ad intuire dalla prima partita di Eurocup. L’avversario è il Bamberg, squadra di coach Trinchieri futuro campione di Germania.

Mancano praticamente tutti, da Diener a Lavrinovic a Silins…credo che Frosini abbia seriamente preso in considerazione l’ipotesi di tesserarsi.

Ho la fortuna di assistere alla partita: i biancorossi lottano, non mollano un colpo, mettono dentro una 3-2 davvero tosta (che tornerà molto utile qualche mese dopo) e vincono grazie all’aiuto del loro baby prodigio.

Come direbbe il principe di Bel Air, le toste giornate di Reggio filavano così, tra un tiro di Mussini e la regia del Cincia.

Il doppio impegno però a questi ritmi e con questa intensità fisica è qualcosa che una squadra a rotazione corta non può affrontare per troppo tempo.

L’Eurocup sfuma al girone eliminatorio a causa fondamentalmente di una partita assurda buttata via contro Bonn in “casa” (a Bologna), in campionato le cose non vanno malaccio nonostante qualche passaggio a vuoto, su tutti la caduta a Pesaro e il tracollo a Milano.

Sembra incredibile, ma Reggio pur essendo stabile tra le prime 5 non convince. Diener non sta quasi mai bene, Silins si crede Klay Thompson e si affida troppo al tiro da fuori, Lavrinovic è commovente, Polonara ha più alti che bassi ma si aspetta l’esplosione, Della Valle tira fuori partite irreali (vedi a Varese) a prestazioni nervose.

La Grissin Bon finisce terza in campionato e trova Brindisi nei quarti di finale. Il PalaBigi è colorato di bianco, Brindisi parte 30-7… esatto trentaasette… ma Reggio trova la forza di rimontare e chiudere gara 1. Gara 2 è un altro incubo e stavolta non c’è miracolo che tenga, Brindisi ruba il fattore campo.

brindisi

Gara 3 vede una Reggio battagliera che perde ma dà segnali di vita, ed infatti in gara 4 viene fuori tutta la leadership di Cinciarini. Gara 5 è una formalità.

E’ qui che cambia la stagione degli emiliani a mio avviso. L’obiettivo delle semifinali è stato raggiunto, comunque vada sarà un successo.

Già, perchè Diener fa crack un’altra volta e purtroppo Mussini lo segue in gara 3 contro Venezia. Si torna come ad ottobre, roster ridotto all’osso e in più una stagione davvero infinita. Venezia poi in casa non perde mai…

Parlavamo però di un film della Walt Disney, e il lieto fine in qualche modo ci deve essere…come ci devono essere gli eroi. E visto che ci piace esagerare, questa volta gli eroi saranno di casa nostra. Cinciarini disputa una gara 7 come nessun play italiano era riuscito a giocare da tanto tempo a questa parte, Della Valle dimostra che oltre ai dentoni ha un’altra cosa ancora più grande che finisce con “-oni”.

Permettetemi però di aprire non un capitolo ma quantomeno un paragrafo sull’ultimo dei principi azzurri: il suo nome ricorda una semi divinità greca, il ragazzo onora la scelta dei suoi genitori giocando con un’energia e una mentalità davvero fuori dal mondo.

Achille Polonara per me è l’MVP di questi playoff: un tempismo a rimbalzo che non hanno nemmeno gli americani, in transizione è un highlight continuo, e quando bisogna segnare o prendersi delle responsabilità lui risponde sempre presente.

Questi meravigliosi ragazzi hanno poi un maestro in campo con loro, come Splinter per le Tartarughe Ninja: Rimantas Kaukenas piuttosto che perdere apre un conto in Grecia.

Gara 7 a Venezia non può finire diversamente, Reggio vola in finale dove ad aspettarla non c’è incredibilmente Milano ma un’altra storia incredibile dalla stagione vincente e allo stesso tempo burrascosa. La finale è Reggio Emilia – Sassari.

finale

Alessandro Catellani Photography

Ecco, la favola iniziata a Luglio dell’anno scorso finisce qui, come nei film in cui, con le immagini dei protagonisti, scorrono in sovraimpressione le notizie di ognuno di essi:

  • Andrea Cinciarini: chiude i playoff giocando quasi 35 di media, distribuisce 125 assist a fronte di 55 palle perse. D’ora in poi chiamatelo pure “il professore”
  • Amedeo Della Valle: alla prima esperienza senior della sua vita segna quasi 10 punti di media col 35 scarso da 3 punti. Segnerà in finale delle bombe che non si vedevano a Reggio dai tempi di un certo Gianluca Basile.
  • Achille Polonara: sfiora la doppia doppia di media, ha il plus/minus più alto di tutta la squadra. I tifosi vogliono una strada a suo nome.
  • Rimantas Kaukenas: si scoprirà alla fine della stagione che nelle vene scorre incredibilmente sangue e non ghiaccio come tutti pensavano.
  • Lavrinovic: più letale di una silenziosa sotto le lenzuola, piuttosto che rinunciare al campo è pronto a sostituire la gamba malandata con quella del suo gemello.
  • Riccardo Cervi: quando c’è da giocarsi la stagione non si scherza mica come su facebook, giocherà una gara 7 memorabile.
  • Drake Diener: è stato subito amore coi tifosi, se solo ci fosse un telecomando per tornare indietro in gara 7, a 4 dalla fine palla in mano dopo una bomba irreale…
  • Federico Mussini: questa storia inizia e finisce con lui. Zaino in spalla, scarpe da basket ai piedi, New York che lo aspetta..
  • Giovanni Pini: tifare come un matto dalla panca aspettando il proprio momento, sapendo che arriverà, farsi trovare pronti, rischiare di decidere la finale scudetto. Anche la favola di questo ragazzo è appena iniziata.
  • Ojars Silins: sembra non recuperare mai bene dall’infortunio, non ha confidenza con la partita… ecco, poi quando conta sembra uno dei veterani. Il suo talento tecnico e atletico lo porteranno ad indossare il cappellino di Brooklyn molto presto.
  • Coach Menetti: eroi i giocatori, eroe anche e soprattutto il coach: quando non c’è pressione e si può lavorare bene è relativamente facile ottenere consensi. Quest’anno Menetti invece se l’è sudata eccome: con una squadra che non si poteva nascondere, da vero mago è riuscito ad adattare il suo gioco a roster che cambiavano quasi settimanalmente. Il tutto con una semplicità disarmante. E Reggio Emilia è stata una delle poche squadre viste quest’anno in Italia ad avere una certa coerenza anche dal punto di vista tattico. Chapeau per l’allenatore ma prima di tutto per l’uomo, un vero Signore.

 

 

C’è chi dice che un’occasione del genere non capiterà mai più a Reggio Emilia. Io dico che siamo solo all’inizio, e finchè i protagonisti saranno quei ragazzi che calcano il campo delle giovanili in tutta Italia, non mi stancherò mai di narrare le loro gesta.

reggiooo

Alessandro Catellani Photography