INDOVINELLO: Può succedere dalla prima divisione alla NBA, è un qualcosa di intangibile, viene ancora prima di fare canestro, conta più del nome sulle maglie da gioco, senza questo aspetto anche le più grandi squadre hanno fallito miseramente. Cos’è?

Vi lascio 30 secondi, non c’è la chiamata a casa…

 

IL CERVELLO nella pallacanestro è tutto, perché dal cervello deriva la mentalità di un giocatore e conseguentemente della squadra. Mi riferisco ad una comprensione del gioco che va al di là della semplice esecuzione, spesso assomiglia al tanto amato “refuse to lose”, ma più in generale significa avere il controllo della situazione e soprattutto di sé stessi all’intero di un sistema.

Riporto una storia che riassume quanto sto cercando di spiegare:

Quando Brian Scalabrine nel 2005 firmò un contratto di 5 anni con i Boston Celtics doveva essere più che un semplice uomo spogliatoio, un combattente alla Mason Rocca, un giocatore gradito al pubblico e sempre pronto a incitare la squadra. Non gli avrebbero mai dato altrimenti 15 milioni di dollari totali. Ma quello era il momento in cui Danny Ainge, al vertice dei Celtics, si fidava ciecamente dei consigli di Jon Niednagel che nel mondo dello sport americano è noto come “The Brain Doctor”, il dottore del cervello.

Niednagel ha sviluppato un metodo, che gli vale molti milioni di dollari, che gli permette di etichettare ogni persona in base ai suoi comportamenti. Lui guarda in faccia un soggetto, ne analizza i gesti, specie se sottoposto alla pressione di qualche domanda, e può dirti che tipo di cervello abbia. E sulla base della tipologia è in grado di analizzare psicologicamente una persona. Scalabrine era un eccellente tiratore da fuori e un giocatore muscolarmente valido. Questo va detto. Ma Ainge lo firmò senza esitazione quando Niednagel gli disse che Scalabrine è … un ISTP. Introverted, Sensing, Thinking, Perceiving. Ovvero il suo cervello funziona e reagisce come quello di Michael Jordan. Se un atleta potesse scegliere il cervello vorrebbe un ISTP perchè chi ha quel tipo di materia grigia tende ad essere freddo sotto pressione. Scalabrine lo è. Dopodichè non sa giocare a basket come Michael Jordan, questo è ovvio. Ma le squadre NBA studiano anche queste cose per fare le scelte giuste. Che poi sbaglino lo stesso forse è l’aspetto divertente della storia.

Ma Niednagel, che per un po’ ha mandato gli scout dei Celtics in giro con la videocamera per poi analizzare i giocatori che seguivano, ricorda che Larry Bird, John Stockton, Hakeem Olajuwon hanno lo stesso tipo di cervello di Michael Jordan. Che Magic Johnson è uguale solo che è un ESTP. La prima E sta per estroverso. Raramente è un vantaggio ma può spiegare perchè sotto pressione qualche volta Magic abbia fallito. Karl Malone era lo stesso. Kobe Bryant è un ISFP. Non è un pensatore (Thinking) ma un istintivo (Feeling). Significa secondo lui che a differenza di Jordan è meno freddo e più testardo, tende a seguire istinto, temperamento. A voler fare le cose di forza. Non è forse vero? Così adesso a Treviso sanno che Scalabrine avrà molti difetti, non è giovane, non è più abituato a gestire le responsabilità, non è atletico. Ma sotto pressione farà la cosa giusta.

WHITE MAMBA ÜBER ALLES

scalabrine

 

Proseguendo con gli acronimi, è indispensabile in questo gioco il CCP: Cervello Cuore Palle. Quando un giocatore o una squadra possiede questi 3 fondamentali, il successo è garantito.

Dopo anni e anni di delusioni a livello europeo, soldi spesi senza senso e squadre costruite da fare invidia al GM dei Lakers, l’Olympiacos Pireo si trova alle Final Four di Istanbul quasi come spettatore non pagante in vista di una finale CSKA – Barcellona. In semifinale avviene il primo miracolo, eliminato il Barcellona con una prova d’orgoglio meravigliosa.
La finale è oggettivamente impossibile: Teodosic – Siskauskas – AK 47 tanto per citarne 3. L’inizio è a senso unico, tutti si preparano a vedere il trionfo russo. +20 per il CSKA, vodka già pronta.

 

CUORE: i greci non ci stanno, Papanikolau è più sfrontato di un politico italiano in campagna elettorale e segna un paio di triple, Spanoulis è in missione. L’Olympiacos si riavvicina, rimettete in freezer la vodka che non siamo ancora pronti.

PALLE: la carriera di un giocatore può essere determinata da un singolo episodio. Anche i più grandi interpreti di questo gioco possono essere bollati come “perdenti” o “senza palle” per un tiro che esce.

+1 CSKA a una manciata di secondi dalla fine, fallo sistematico su Siskauskas. I russi tirano un sospiro di sollievo, Siska in lunetta è affidabile come Lee Harvey Osvold dalla finestra. SDENG il primo, SDENG il secondo…

CERVELLO: la palla finisce a Spanoulis, tutto il mondo sa che tirerà lui, lo sa anche il CSKA che si chiude per evitare l’inevitabile. Ma Spanoulis sa che i suoi compagni hanno palle quanto lui, sa di avere vicino il suo Steve Kerr (a sto giro un po’ più di mediterranee sembianze). Palla a Printezis poco più lontano dalle tacche…

E’ solo un esempio, nemmeno il più eclatante, di quanto la storia del basket sia un insieme di aspetti che spesso vedono la pallacanestro stessa come conseguenza.

La bomba da 4 di Danilovic, quella da 9 metri di Ruben Douglas, le finali tra Dallas e Miami (ENTRAMBE), Francia – Spagna degli ultimi Mondiali, i Bad Boys… posso andare avanti davvero per ore, fino ad arrivare ad una partita di DNG di ieri tra Virtus Bologna e Venezia. I secondi imbattuti e favoriti, i primi senza due giocatori importanti.

+17 Virtus con una partita condotta dall’inizio alla fine perché NESSUNO di loro era preoccupato di pensare alle assenze, volevano solo vincere e dimostrare che il gruppo fa la differenza ancora prima dei nomi.

La mentalità costruisce i successi e soprattutto i giocatori fin dalle giovanili: non c’è scoglio impossibile da superare se si è convinti di quello che si fa a partire dalla propria testa.