Chi segue la pallacanestro non può non conoscere Gianmarco, e una gran fetta di quelli che non seguono la palla a spicchi sa chi è o ne ha sentito parlare (male, ma pur sempre parlare). Quello che in molti non sanno è che, come nelle migliori tradizioni, il Poz nel privato è completamente diverso dal personaggio che il pubblico ha sempre ammirato. Probabilmente è stato destinato a sottostare alla legge del contrappasso Dantesco nella stessa vita. Quello che ho conosciuto io, sicuramente perché già maturo, è un ragazzo estremamente sensibile a quello che succede alle persone a cui vuole bene, pensa mille volte alle possibili conseguenze prima di prendere un decisione importante e, cosa in comune alla maschera che porta, è di una simpatia imbarazzante. Dimenticavo, è prolisso, quasi logorroico quando si tratta di raccontare qualche storia e naturalmente ne ha parecchie in serbo per ogni occasione.

Immagino tutti avrete sentito parlare della regola da applicare ai racconti sui partners avuti da uomini e donne. Per chi non lo sapesse, in sostanza, quando una donna dice quanti amanti ha avuto nella sua vita, bisogna moltiplicare il numero per tre. Al contrario, per gli uomini bisogna dividere per tre e si ha il numero esatto di femminucce conquistate.

Questa regola va applicata ai racconti del Poz con grande rigore, ma non per il numero delle donne conquistate, che saranno sicuramente miliardi. Ma che dico miliardi? Milioni!! Alle sue storie va fatta la tara su tutti i particolari o le iperboli che aggiunge. Dico questo con cognizione di causa perché quando racconta un avvenimento in cui ero presente, esagera sempre. Esagera nei dialoghi, esagera nelle reazioni dei protagonisti, esagera nelle azioni. Non che non sia successo nulla, è un po’ romanzato e sembra sempre un film. Infatti se esci a cena con Gianni (così lo chiamo io, oltre a Mister) al massimo c’è posto per un paio storielle, perché alle cinque di notte sarebbe anche ora di andare a letto.

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Altra caratteristica della nostra Mosca è il rapporto con il telefono.

Io capisco che nella sua vita, soprattutto da giocatore e da personaggio televisivo, il suo cellulare squillasse ininterrottamente da mattina a sera. Immagino ricevesse spesso telefonate da enormi leccaculo o gente pesantissima e quindi possa essere un attimo prevenuto. Solo che ci sono periodi (credetemi, a volte anche mesi) in cui non risponde manco se la terra stesse per esplodere e naturalmente gli spaccheresti una bottiglia di Coca in testa. Anzi no perché la userebbe per farsi una caraffa di Cuba Libre e sarebbe un regalo ben accetto. D’altro canto ci sono periodi in cui chiama tutti e ha voglia di parlare e raccontare troiate a raffica. La cosa che però mi mandava più in bestia, era il periodo in cui rispondeva in automatico “Non posso, chi è?”. Come chi è? Esce il mio nome, testa di cazzo. E poi non posso cosa? Per me puoi, anzi devi rispondere.

Miriadi le volte invece che, durante la telefonata o poco dopo che è iniziata, ti dice: “Teo, ti richiamo tra un secondo”. Ora, i miei orologi sono tarati per far durare un secondo 10 decimi oppure 100 centesimi, fate voi. Non so per quale motivo ma pare che i suoi orologi funzionino in un modo leggermente diverso e un mese sia formato da massimo quattro o cinque decimi, altrimenti non si spiega.

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Ho conosciuto lo scemo al mio primo raduno con la Nazionale in qualità di compagno di stanza. Ovviamente ero imbarazzato, emozionato e felice di poter condividere le nottate, conoscerlo veramente e passare parecchio tempo con lui. I primi giorni sono stati interlocutori, nel senso che io non mi azzardavo a rompergli le palle e lui (giustamente) non mi dava grande confidenza, ma solo perché non sapeva il mio nome e che giocavo anch’io a basket. Tutt’oggi quando mi vede in campo pensa “ma perché coso è qui?”. Piano piano mi sono sciolto e ci siamo fatti le prime risate costruendo il giocatore più scarso del mondo prendendo le peggiori caratteristiche degli atleti del nostro campionato. Non vi posso anticipare nulla perché ho già promesso al mio direttore che farò un pezzo su questo argomento, anche se sarà molto pericoloso vista la poca propensione della gente a prendersi in giro…..

La svolta della nostra amicizia però è avvenuta in Slovenia prima di una partita di qualificazione agli Europei del 2003. Sotto le finestre della nostra camera d’albergo c’erano dei lavori in corso e fondamentalmente era come avere le ruspe e il martello pneumatico sul cuscino. Riesco a prendere sonno per la pennica post pranzo ma dopo qualche minuto, non so per quale gioco di correnti d’aria, sento il rumore del Motorola Star Tac di Gianni che si chiude. Apro gli occhi e faccio: “Mi hai svegliato col telefono”. Lui è scoppiato a ridere dicendomi: “Cazzo, qui fuori c’è la terza guerra mondiale e tu hai sentito il rumore del cellulare? Ma va a cagare, va!”. Ovviamente siamo andati avanti con questa storia per un mese con le peggiori prese per il culo…

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Durante una delle notti passate insieme ho preso uno degli spaventi più grandi della mia vita. Gianni ha un leggerissimo difetto, il sonnambulismo. Se in camera c’è una porta finestra, prima di coricarsi gli mette una sedia davanti, giusto per essere sicuro di non ripetere la cazzata che fece quand’era piccolo. Pare che in gioventù sia caduto dal balcone di casa (questo spiegherebbe molte cose su come funzionano le sinapsi del suo cervello) e lo abbia ritrovato sua mamma la mattina che dormiva sul prato. Io posso capire che uno si alzi mentre dorme, anche che apra una porta della casa, ma che faccia un volo di tre metri, non si rompa nemmeno un’unghia e continui a dormire questo proprio non lo accetto. Capite quando dico che bisogna fare la tara a tutti i suoi racconti?

Dopo pochi giorni che ci conoscevamo, nel mezzo della mia fase R.E.M. (di notte canto “Losing my religion “e” Everybody hurts”), sento urlare “No, NO, NOOOOO”. Prima di capire cosa fosse successo sono andato in bagno a cambiarmi le mutande, poi ho chiesto: “Oh, Poz, tutto ok?” “…zzz…zzz…” “Poz, tutto ok?” “…zzz..zzz…”

Al risveglio, ancora tremolante, chiedo delucidazioni  e con la massima tranquillità mi dice che sì, ogni tanto parla nel sonno. Dirmelo prima, no?

Le volte successive, ormai preparato, liquidavo il tutto di default con: “Gianni, hai rotto il cazzo, dormi.”

fonte: Fotogramma Brescia, Andrea Campanelli

fonte: Fotogramma Brescia, Andrea Campanelli

Vi ricordate la festa ad Atene dopo la finale olimpica? Bene. (se non ve la ricordate, eccola qui)

La mattina dopo dovevamo andare a Casa Italia (il quartiere generale del Coni durante le Olimpiadi) per fare foto, interviste e una breve celebrazione. Alla partenza dal Villaggio le nostre condizioni non erano proprio lucidissime ma a dare un po’ di brio al gruppo è il nano che, indossando un paio di guantoni che Cammarelle gli aveva regalato qualche giorno prima e un paio di occhiali bianchi dall’evidentissimo taglio da donna, con un gioco di gambe e piedi da fare invidia a Cassius Clay inizia a colpire in faccia alcuni di noi. Dopo le prime naturali risate, al terzo pugno in faccia a Chiagic, il pivottone minaccia il suo playmaker di staccargli le braccia se ci avesse riprovato. Grazie al cielo l’hangover era sufficientemente sotto controllo e nessuno si è fatto del male.

A pensarci bene però, un cartone in testa alla Mosca ci poteva stare bene, chissà che non tornasse normale…

Purtroppo anche a Casa Italia ha continuato a colpire qualche malcapitato, solo che come spesso accade quando c’è lui di mezzo, tutti ridevano e si divertivano (parlo di giornalisti, addetti ai lavori, dirigenti federali…) facendo sì che si sentisse in diritto di continuare. Non mi ricordo bene, ma mi sembra sia stato l’intervento di Dino Meneghin a risolvere la situazione con una delle sue finissime minacce che potrebbero far calmare pure Robbie Williams in un mare di bamba.

A proposito di droghe, la convinzione comune è che Gianmarco ne abbia fatto largo uso nella sua vita. Niente di più lontano dalla realtà, visto che è totalmente terrorizzato dai possibili effetti che una qualsiasi sostanza ingerita possa provocare al suo corpo. L’unica eccezione riguarda gli alcolici, visto che in ogni discoteca del mondo esiste una cantina a lui dedicata e a lui riservata. Sapete che i vips hanno questi trattamenti di riguardo…

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Per concludere e fotografare al meglio il livello del personaggio, mi piace ricordare e raccontarvi una storiella che non mi ha visto come testimone, ma che solo a pensarci mi viene da allargare le braccia e pensare che non ci può essere speranza per uno cosi.

Nazionale allenata da Tanjevic, amichevole di preparazione ai Mondiali, il tormentone del raduno era tirarsi le botte sui coglioni (scusate il francesismo, ma rende bene solo cosi). Durante il minuto prima dell’inizio, Zanus Fortes colpisce Gianmarco e naturalmente si allontana come non fosse successo nulla. La Mosca incassa muto ma, come sempre accade, vuole subito sfogarsi contro qualcuno. Con la coda dell’occhio scorge dietro di lui una sagoma e con nonchalance da un buffetto al malcapitato in mezzo alle gambe. Che risate quando girandosi si accorge che la sagoma è… Tanjevic. Il gelo!

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E quando, ad un mese dal suo matrimonio, mi ha chiamato per dirmi che non si sposava più? Va beh, basta altrimenti non si finisce mai.

Ciao amicici.

 

Pace, Amore e Felicità