Narra la leggenda che durante le invasioni barbariche, in pieno agosto, un re Barbaro giunto a Reggio Calabria vedendo all’orizzonte la Sicilia si domandò come raggiungerla. Fu allora che apparve una donna bellissima, la Fata Morgana. “Vedo che guardi quella meravigliosa isola e ne ammiri le distese di aranci e ulivi, i dolci declivi ed il suo magico vulcano. Io posso donartela se la vuoi”. Era agosto, il mare era tranquillo e neppure un alito di vento turbava la pace e la serenità del luogo, l’aria era tersa e limpida e davanti agli occhi del re barbaro accadde uno strano fenomeno: la Sicilia era vicinissima, si potevano vedere chiaramente gli alberi da frutto, il monte che vomitava fuoco e perfino gli uomini che scaricavano merci dalle navi. Il re Barbaro si buttò sicuro di poterla raggiungere con pochi passi. Si gettò così in acqua convinto di poterla raggiungere con poche bracciate. Ma presto l’illusione si dissolse e lo straniero affogò tra le membra terribili di Scilla e Cariddi.

Nelle giornate terse di agosto e settembre, l’illusione di Morgana compare spesso agli occhi dei reggini, che nei millenni hanno imparato a diffidare dei disegni ammalianti stagliati sul mare dello Stretto. Eppure nell’estate 2001 tutta la città, tutta la Calabria, tutto il basket italiano rischiarono di affogare a causa di un altro Barbaro, che re lo diventò per un paio di settimane. Domenico Barbaro, per gli amici Mimmetto, non ha certo i lineamenti soavi e la voce dolce di Morgana.

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Le figure che però delineava sopra lo Stretto erano altrettanto suadenti. La mattina del 10 agosto 2001, camminando sotto il sole cocente del Chilometro più bello d’Italia, il primo abbaglio: la Viola, con il rischio fallimento dietro l’angolo dopo la salvezza colta sul campo di qualche mese prima, starebbe per essere rilevata da tale Domenico Barbaro, imprenditore a capo delle Saline Joniche. Santo Versace, che aveva salvato la società da un destino analogo qualche anno prima, vuole lasciare e Mimmetto sarebbe pronto a mettere sul piatto 15 miliardi di lire da investire in un progetto triennale con un grande obiettivo: lo scudetto.

Sembra tutto vero, tanto che alla vigilia di Ferragosto, il 14, la stampa viene invitata alle 3 di pomeriggio al salone conferenze del centro sportivo Viola. Dopo giorni di supposizioni e silenzi, Barbaro compare. Sembra vero, nessun effetto ottico nonostante i 37° dell’estate calabrese. Al suo fianco c’è una persona che non è solo un ex giocatore della Viola, ma è una garanzia di serietà: Sandro Santoro. Al capitano degli anni d’oro neroarancio viene affidato il ruolo di direttore sportivo e nello stesso giorno viene rinnovato per quattro anni il contratto di una giovane promessa di nome Carlos Delfino.

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Atti concreti, persone vere, non sono parole come quelle di quello che si annuncia come il nuovo presidente della Viola. “Ho rilevato il 100% del pacchetto azionario”. Sarà, ma siamo a metà agosto e ancora non si sa nulla dell’organigramma societario, non c’è l’allenatore, non c’è una squadra. Si deve accelerare e Santoro lo fa pensando all’uomo che l’ha forgiato come giocatore e come uomo: Carlo Recalcati. Con “Charlie” in panchina e Santoro in campo, la Viola ha toccato l’apice della sua storia, il 6° posto in serie A con l’eliminazione ai quarti di finale contro l’odiata Treviso con la schiacciata fuori tempo massimo che fuori tempo massimo non era di Dean Garrett. Tra i due c’è un legame profondo, che li ha portati ad incontrarsi di nuovo a Montegranaro un decennio dopo. Santoro convince Barbaro, che lo vuole a tutti i costi nonostante l’allenatore milanese debba ancora rescindere il contratto con la Fortitudo, cui ha regalato il primo scudetto nel 2000 perdendo però di nuovo in finale pochi mesi prima.

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La trattativa è lampo: cifre faraoniche, contratto triennale. Venerdì 17 (…) è già il giorno dell’annuncio: Recalcati rescinde con la Effe lasciando sul piatto il suo ultimo anno di contratto senza chiedere buonuscita, alle 13 lascia Bologna e alle 18 è già a Reggio dove, con un occhiale rosso fiammante comprato a Fiumicino, si presenta alla stampa per il suo ritorno al cospetto della Fata Morgana.

Anche lui non è un miraggio, è fatto di carne e ossa. In 200 lo attendono per riabbracciare l’indimenticato condottiero che è tornato per riportare in alto la Viola. Al suo fianco siedono Santoro e Barbaro. Mimmetto è incontenibile: scudetto, Europa, nomi da favola. La città è in subbuglio. Il neo patron parla degli ingaggi già fatti del play Byron Dinkins dal Peristeri, sulle cui tracce c’è mezza Europa, e dell’ala Brian Evans da Siena ad aggiungersi a Delfino. In prova dovrebbero arrivare due brasiliani di belle speranze di nome Nenè ed Anderson Varejao, quest’ultimo fresco Mvp del campionato carioca. Circolano voci sull’interessamento per Anthony “Pig” Miller, Deon Thomas e Thierry Gadou. Un’ottima squadra, sulla carta. “Ma senza Carlton Myers…” si lascia scappare Barbaro.

Il giorno dopo, sabato 18 agosto, è quello dei fuochi d’artificio. In mattinata, Barbaro annuncia di aver rilevato pure la squadra di volley femminile con l’obiettivo di mettere in piedi una polisportiva. Ma nel pomeriggio la città esplode quando al centro sportivo compare Myers in persona. L’accordo ancora non c’è, ma si materializzerà già due giorni dopo, lunedì 20, quando il capitano della Nazionale, chiusa la porta della Fortitudo e con un precontratto col Tau Vitoria in mano, dice sì alle sirene di Barbaro. Per 6,5 miliardi lordi di buoni motivi.

Arrivano in 1500 al centro sportivo. C’è anche il banchetto per fare gli abbonamenti, letteralmente preso d’assalto. Se ne conteranno 3000 qualche giorno dopo, cifra che sarebbe record societario ampiamente abbattuto. “Non sono venuto solo per giocare a pallacanestro, ma per vincere lo scudetto; il quinto o sesto posto non mi interessano”. Le parole di Myers fugano ogni dubbio: la Viola è pronta per il grande salto tra le grandi, tra le Bologna e le Treviso, tra le Cantù e le Milano, ora c’è anche l’orgoglio del Sud.

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La squadra sarebbe già forte così. Ma Barbaro vuole ancora di più. E fa un nome che lascia letteralmente tutti senza fiato: Arvydas Sabonis. Il campione lituano, a 37 anni, vorrebbe tornare vicino a casa. Ma nell’ultima stagione in NBA, a Portland, ha incassato qualcosa come 11 milioni di dollari, cifra da capogiro per qualsiasi corazzata europea.

Effetto Fata Morgana: Mimmetto dà mandato a Santoro e Recalcati di buttarsi in acqua e cercare di raggiungere la Sicilia a nuoto. Contattano Sasha Volkov, ex Viola, per creare il contatto mentre sul fronte pallavolo già si parla dell’approdo di Maurizia Cacciatori, che con se porterebbe ancora l’allora fidanzato Gianmarco Pozzecco. Praticamente qualsiasi foglia si muova sembra avvicinarsi alla Viola. È un delirio collettivo, tutti si gettano a mare per raggiungere la Sicilia a nuoto. Non si accorgono, però, che a riva è rimasto Myers.

Carlton e il suo agente Raskovic pretendono che sul contratto ci sia anche la firma di Carlo Casile, amministratore delegato già in sella dalla gestione Versace. Ma a che pro, se il presidente è ormai Barbaro? Siamo al 22 agosto, Recalcati vuole chiudere al più presto la squadra per partire con la preparazione. Ma anche per gli americani si richiedono le firme di Casile. Ma l’uomo di fiducia di Versace non ci sta, sbatte la porta e se ne va. Santoro e Recalcati si ritrovano con i soli contratti firmato di Delfino e Myers e un nuovo patron, Barbaro, che nel frattempo ha fatto perdere le tracce di sé. Che sta succedendo?

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Travolto dallo stress, Mimmetto crolla e viene ricoverato a Roma, dove riappare tre giorni dopo. Si scopre che in realtà non aveva rilevato nessuna quota della società, che quindi si ritrova punto e a capo ma con sole poche settimane per allestire una squadra almeno presentabile. Recalcati raccoglierà il testimone di Tanjevic sulla panchina della Nazionale, Sabonis tornerà nella sua Kaunas (cosa che in effetti pare un concetto più condivisibile di “riavvicinarsi a casa”) e Myers sale su un aereo in direzione Roma con 300 milioni in tasca.

La Viola, nonostante tutto, riesce a sopravvivere. La squadra, al 22 agosto, doveva essere più o meno questa: Pozzecco-Myers-Evans-Varejao-Sabonis in quintetto, Dinkins-Delfino-Ruggeri-Thomas-Nenè dalla panchina. Ma esattamente un mese dopo, alla prima stagionale, a Roma, si ritrova un gruppo raccattato all’ultimo minuto: Zampogna-Ansaloni-M’Bahia-Randazzo-Scola (Michele, non Luis) in quintetto, Lestini-Cortese-Pensabene-Davi-Canale.

Pronti per conquistare l’Italia e l’Europa, vero Mimmetto?

La squadra inanella 13 sconfitte consecutive, poi l’intervento in extremis del gruppo Silipo raddrizza la baracca con il ritorno di Delfino e Montecchia e gli ingaggi di Brian Evans, “Il cardinale” Mazzarino e Benjamin Eze e un gruppo di buoni americani. Missione salvezza compiuta.

E Barbaro? Ogni estate, quando la calura fa brutti scherzi, i tifosi reggini ne scorgono la figura goffa tra i flutti dello Stretto seduta sul Ponte che collega lo Stivale alla Sicilia. Ma in acqua ora arrivano fin dove si tocca.

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(illustrazione di copertina a cura di Eleonora Catalini)