ore 00.00 Il #GamerTipo si sveglia spontaneamente manco fosse la vigilia di Natale. Occhi spiritati come quelli di Duncan e un solo pensiero in testa. “Oggi esce NBA 2K16”.

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ore 00.01 Si cambia maglietta alla velocità di Ridnour e si fionda fuori casa. Il negozio dista solo 2 isolati ma siccome è entrato nella parte cambia maglia a ogni incrocio. Due volte a incrocio.

 

ore 00.10 Arriva davanti al negozio prima del rilascio di Steph Curry. Peccato che apra alle 9.30. Per ingannare l’attesa si accende una sigaretta.

 

ore 9.29 Ha fumato più di Vlade Divac nel suo anno da rookie, ha la schiena a pezzi e le palpebre che si chiudono da sole. Diagnosi: Tracy McGrady.

 

ore 9.30 Si spalancano le porte e comincia la corsa agli scaffali. Vorrebbe avere la freschezza atletica di Javale McGee. Invece ha la sua freschezza mentale.

 

ore 9.31 È rimasta una sola copia del gioco su un ripiano in alto. Un bambino salta per prenderlo ma non ci arriva. Lui si solleva e lo afferra. Quando il pargolo sorride, tendendogli le mani, gli mostra il ditone in stile Mutombo. “Not in my Shop”.

 

ore 9.45 In cassa c’è troppa coda. Il direttore non sa come bloccarla. Chiama Perkins.

 

ore 9.46 Scoppia una maxi rissa. Per sedarla la cassiera indossa la canotta di Ron Artest. Torna immediatamente a regnare l’ordine.

 

ore 11.30 Il #GamerTipo apre gli occhi e si ritrova ancora in negozio, sdraiato di fronte alla porta, più fermo di Rudy Fernandez dopo l’incontro con Jankunas. Il bambino era il fratello minore di Olynyk.

 

ore 11.35 Arriva l’ambulanza. Il soccorritore del 118 testa i riflessi e chiede chi è il suo medico curante. Dopo un quarto d’ora risponde Julius Erving. Diagnosi: DeAndre Jordan.

 

ore 12 Entra in casa più zoppicante di Willis Reed, stacca il telefono fisso, spegne il cellulare, spranga la porta, tira giù le tapparelle e mette Tony Allen all’ingresso della sala. Finalmente si può giocare in pace.

 

ore 12.01 È tempo di scegliere la squadra. Improvvisamente si mette a piangere a dirotto: ha visto il roster dei Lakers.

 

ore 12.10 Si parte con la regular season. Partite: 82. Serie playoff: al meglio delle 7. Modalità: simulazione. Livello: superstar. Durata quarti: 12 minuti.

 

ore 12.32 Bilancio primo quarto: più in difficoltà dei Bobcats del 2012 e con gli avversari in bonus dopo minuti 1. Disperato chiama il Pentagono per sapere come arginare LeBron in contropiede. Risposta: “Non ne abbiamo la più pallida idea”.

 

ore 12.33 Partite: 29. Serie playoff: al meglio delle 3 . Modalità: arcade. Livello: rookie. Durata quarti: 5 minuti.

 

ore 12.38 Sta vincendo 50 a 2 contro i Golden State Warriors. Usando i Knicks.

 

ore 15.15 Dopo aver completato il primo three-peat della storia dei Knicks riceve la telefonata di Phil Jackson: “Un stagione archetipica, escatologicamente parlando”.

 

ore 15.16 Cerca “escatologia” sul dizionario e manda un biglietto di condoglianze a Carmelo Anthony: “Almeno a Syracuse hai vinto il titolo, dai”.

 

ore 16.35 Al secondo three-peat il joyoad fuma più delle many di Klay Thompson bendato. I pompieri accorrono chiamati dai vicini e cercano di irrompere dal balcone. Niente da fare, c’è Robert Sacre che sta stendendo gli asciugamani.

 

ore 16.40 Ci riprovano aggirando l’isolato. Puntano la finestra ma qualcosa blocca l’autoscala. È Tony Allen. I bollenti spiriti si placano solo quando scopre che modalità carriera è stata realizzata con la collaborazione di Spike Lee.

 

ore 16.41 Crea “Jesus Shuttlesworth”. Con l’abilità al tiro da 3 di Ray Allen e le fattezze di Gigi Datome.

 

Ore 16.55 In preda alla disidratazione va in cucina a prendere da bere e trova Antetokounmpo in ginocchio. Sta spolverando il lampadario.

 

Ore 18.10 Si cimenta con un fantasy draft. Alla numero uno sceglie Jahlil Okafor. Sperando non faccia la fine di Emeka Okafor.

 

ore 19 Si perde a scegliere una delle 254.721 inquadrature disponibili. I replay sono così realistici che sul primo piano di Marjanovic il joypad vibra dalla paura. Su quello di Sonya Curry dall’eccitazione.

 

ore 20 “Vieni a farti una birra stasera?” – “Ultima partita e vi raggiungo”. Uscirà dalla stanza tre mesi dopo, più solo di Damian Lillard, con la barba alla James Harden, il monociglio alla Anthony Davis e tre speciali di “Chi l’ha visto?” all’attivo.

 

ore 23.57 Non dorme da 24 ore. Si mette a letto con le Air Jordan ancora ai piedi e la lampada accesa.

 

ore 23.58 Gobert spegne la luce.

 

ore 23.59 In sottofondo si sente ancora la colonna sonora del gioco. Quando finisce di ascoltare tutte le tracce si sveglia spontaneamente nel cuore della notte. Occhi spiritati alla Tyler Hansbrough e un solo pensiero in testa. “Oggi esce NBA 2K19”.

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(disegno di copertina a cura di http://fanciullodelghetto.blogspot.it/)