Ho boicottato MTV in 4a superiore. Ne vado fierissimo. C’era un tempo in cui mi alzavo, facevo colazione ascoltando sempre quelle 4-5 canzoni che andavano di moda allora, si passava dai Placebo a Justin Timberlake, Eminem. Ma adoravo i pezzi vecchi, e ad un certo punto mi ero reso conto che avevano totalmente smesso di passare i No Doubt, i Soundgarden, gli anni ’90.

Ho 26 anni e sono il più anziano della squadra in cui gioco. La metà di noi deve ancora finire le giovanili, mi tocca confrontarmi con gente che ha il mito di Justin Bieber e Miley Cyrus. Guardano MTV. Ho il vomito. Dopo un allenamento, il nostro Coach si rivolge a uno dei nostri under. “Fabio, in che anno è stata scoperta l’America?” “Non lo so, però tu dimmi come si chiama il moro degli One Direction.” Rido mezz’ora, in realtà sono schifatissimo. Prendo i miei stracci e vado in macchina. Non ho sonno. Accendo il pannello musicale di Sky, canale Soul. C’è un pezzo che mi rilassa un sacco di Wayman Tisdale, “no vabbé, non può essere lui”. Si chiama “Rebound“. E’ suo, eccome.

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Wayman Tisdale è la classica storia NBA di cui non può fregare niente al nessuno, a cominciare dal fatto che si tratta di un nero credente, che ha avuto una famiglia alle spalle. Questo giocava, insomma: 3 volte All-American, oro olimpico nel 1984, scelto alla numero 2 dai Pacers nel 1985 subito dopo Pat Ewing. Parliamo di un’ala-centro mancina con notevoli mezzi fisici, tanto popolare che ad Indianapolis girava uno spot del McDonald con la sua faccia. Dopo 4 anni lascerà il proscenio a Reggie, per accasarsi a Sacramento: è il periodo migliore della sua carriera – 22 e 7.5 rimbalzi di media nella stagione 1989/90 -, qualche anno più tardi, in coppia con Mitch “The Rock” Richmond, finalmente i ragazzi dell’alta California avranno un motivo per esultare che non sia la riapertura del museo della Corsa all’oro. Questo non vuol dire necessariamente andare ai play-off (anche un anno da 1-40 in trasferta per i derelitti Kings), Wayman molla la barca come Schettino e chiude la carriera nei Phoenix Suns. A 33 anni saluta tutti, scusatelo. Deve suonare.

 

Wayman pizzicava il basso nella chiesa di suo babbo, ed è per questo che al College Billy Tubbs, Coach degli Oklahoma Sooners, dovette spostare gli allenamenti domenicali alla sera. Sempre in chiesa Tisdale conobbe Regina, sua futura moglie: il legame con la musica (“il mio primo amore”), la famiglia e la religione è sempre stato fortissimo, da buon jazzman. L’album di debutto, ‘Power Forward‘, esce dopo la prima stagione in Arizona, nel 1995. 6 Anni dopo, ‘Face to face’ sale fino alla no.1 nelle classifiche jazz-blues americane; l’ultimo lavoro, il già citato ‘Rebound’, è del 2008. E’ il momento peggiore. C’è da curare un tumore.

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Tisdale lo scopre rompendosi la gamba destra nel Marzo 2007, d’accordo con la moglie decide comunque di tenere la cosa nascosta, per quanto possibile, ai suoi 4 figli. Decide per l’amputazione, il modo migliore per evitare che questo ritorni. Sarebbe anche carico per un nuovo tour, niente da fare: l’ex Pacers muore, per problemi respiratori, il 15 Maggio 2009. Lo omaggiano tutti, giustamente: Marcus Miller (uno dei maggiori bassisti contemporanei) lavora con Toby Keith per un tribute album, che uscirà poche settimane dopo; per la prima volta una canotta dei Sooners viene ritirata dall’Università dell’Oklahoma (la sua no.23, che cederà comunque a Blake Griffin); ancora oggi, il premio di miglior freshman – giocatore al 1° anno – del College basket si chiama “Wayman Tisdale Award”. Un grande. Se preferite due rime in croce e petti nudi, però, continuate pure a guardare MTV.