Ho sempre amato fare delle liste: lo so, non sono normale.

Infiniti tabelloni di tornei inventati che avrei poi giocato col canestrino a muro: Coppa Campioni (poi Eurolega), Mondiali, Coppa Italia. Una Coppa Italia speciale però: si incontravano dai trentaduesimi in poi le squadre dalla B2 all’A1. Una gara secca in casa della peggio classificata fino ai quarti, i quarti con andata/ritorno e differenza canestri e la Final Four.

Il 95% dei tornei non l’ho mai finito, ma un residuo di follia nerd mi è rimasta: adoro da sempre i tornei e le coppe ad eliminazione diretta, non riesco proprio a non seguirli.

La follia marzolina è il non plus ultra del godimento per me, ma un gustosissimo antipasto è costituito dalle coppe nazionali.

La Coppa Italia mi ha sempre esaltato, e ho quasi sempre avuto modo di vedere questa kermesse dal vivo.

Prima esperienza al PalaDozza, avevo 8 anni: arrivo per il secondo tempo di Glaxo Verona – Libertas Livorno. Ricordo davvero poco se non quell’ambiente fumoso che mi rimane tutt’ora nel cuore, quel sipario che si apre come si dovesse assistere ad un’opera teatrale. La seconda semifinale è Milano – Reggio Emilia, sono in seconda fila perché mio babbo giocava a biliardo con una delle maschere.

Partita orrenda, Milano vince, a metà del primo tempo Dado Lombardi russava di fianco a me.

Non andai a vedere la finale, avevano cambiato le maschere. Ricordo solo il servizio in televisione con Alberto Bucci che piangeva e Verona, squadra di A2, vincitrice. La cosa mi fece impazzire, per qualche mese da lì in poi nei miei tornei col canestrino vincevano solo squadre dalla B1 in giù.
(ne avevamo già parlato https://lagiornatatipo.it/il-decennio-dorato-della-scaligera/)

semifinale coppa italia 1990-91

Per tornare a vedere la Coppa Italia dal vivo devo aspettare 3 anni, ed è un momento che ricorderò per sempre: la prima volta al PalaMalaguti.

La sera prima dormii pochissimo, sognavo di essere dentro al palazzo (“non sono normale” volume 2): in finale un derby veneto, ancora Verona stavolta contro la Benetton. Furono proprio i biancoverdi a vincere, una partita abbastanza indirizzata fin dalla palla a due.. ma chissenefrega, a me sembrava di essere in America.

1998, è un anno che ai tifosi bolognesi rimarrà per sempre impresso nella memoria: Virtus e Fortitudo si giocano qualcosa di serio per la prima volta in Coppa Italia, sempre a Casalecchio. Non riesco a trovare un singolo biglietto, mio padre mi dice che non c’è speranza.

La seguo per radio, Moretti la chiude ai liberi, appena finisce squilla il telefono di casa.

“Ivan, è tuo babbo ma non si capisce niente”: la mamma mi passa il telefono. Un rumore assordante, lui che urla delle robe incomprensibili con la sua erre moscia, fino a che sento un distinto “GODO MERDA!”.

Mio babbo, che non è proprio quello da pubblicità del Mulino Bianco, era in campo a festeggiare: mi spiegò poi che, preso dall’angoscia, andò davanti ad un ingresso del palazzo e con un semplice “fammi entrare o spacco tutto” fece breccia nel cuore della maschera.

La domenica mi toccò pure vederlo commuoversi al palazzo davanti al primo trofeo vinto dalla sua squadra del cuore.

L’anno successivo sembra tutto apparecchiato per un derby in finale, anche se la Virtus non è proprio al 100%.

La Fortitudo gioca la semifinale contro Varese, squadra per cui io impazzivo: avevo già iniziato ad apprezzare Pozzecco dai tempi di Komazec alla Cagiva. Con Meneghin, De Pol e Galanda c’era della lucida follia in campo, Mrsic poi era il classico personaggio da commedia inglese: lui serissimo, attorno a lui una gabbia di matti. Invece questo connubio funzionava eccome: semifinale equilibratissima, Varese riesce a portarsi avanti di 1, palla a Myers. Myers penetra, attira il raddoppio e scarica per Vinnie Del Negro, acquistone della F nell’anno del lockout. Del Negro è a 4 metri dal canestro, si alza con la sua sospensione pulita.

Ferro

Io ero lì, lato corto del parterre. Guardo Myers, che lo fulmina e gli urla qualcosa simile a “Vinnie porto io!”

La Virtus riuscì a vincere quella Coppa Italia, Varese buttò via una finale a lunghi tratti dominata davanti ad un pubblico biancorosso numerosissimo che vide il loro play gettare per terra il trofeo del secondo posto. Si rifecero con gli interessi qualche mese dopo.

meneghin-pozzecco

Arrivarono poi gli anni del PalaFiera di Forlì, palazzo che personalmente adoro, fatto apposta per questo sport.

“Non sono normale” volume 3: di queste competizioni adoro tutti i primi turni, quando ci sono tante partite. Impazzisco per i quarti e le semifinali, tutto raggruppato in 3/4 giorni dove si possono assistere a veri upset dettati dalla forma di un giocatore in un momento preciso, o da un’unità di gruppo che fa la differenza.

Ricordi sparsi degli anni forlivesi: l’atletismo di Singleton, il tiro di Penberthy, l’invasione napoletana per la finale, Bodiroga dal vivo a mezzo metro, i 35 e 14 di Chiacig in finale contro la Virtus, il tap in schiacciato di Ginobili.

Furono le prime edizioni con la formula della Final Eight, formula che esordì a Reggio Calabria e che è in vigore tutt’ora. Fino a pochi anni fa si giocavano due partite il giovedì e due il venerdì, adesso i quarti sono tutti di venerdì a partire dalle 12……….per la gioia degli studenti pistoiesi che potranno uscire 2 ore prima da scuola per poter tifare la loro squadra del cuore.

op

Ho avuto la fortuna che la Coppa Italia si giocasse spesso a Bologna, e non ho mai mancato un appuntamento. Devo dire che la pallacanestro mi ha ripagato.

2007: in semifinale si affrontano la Virtus e l’Armani Milano. A Milano gioca Gallinari, dalle movenze sembra che sia di un altro livello. E’ forse il primo momento della sua giovane carriera dove si gioca qualcosa per davvero. La partita è equilibratissima, la Virtus sembra poterla vincere ma Milano non molla.

Penso di aver assistito alla prima partita da alieno del figlio di Vittorio: una personalità strabordante, un canestro in reverse che rimane una delle cose migliori viste al PalaMalaguti, la bomba del pareggio e 27 punti che non bastano però a portare Milano in finale. Una partita memorabile.

Tempo di una coca cola, il palazzo si svuota per metà e inizia la seconda semifinale. Montepaschi Siena – Benetton. Sulla carta un no contest. Tutti i tifosi virtussini (me compreso) tifano Treviso perché sarebbe l’avversaria più abbordabile. Ma non ce n’è, Siena è sopra saldamente.

71-55 Siena a 5’ dalla fine. E vabbè, andiamo via dai. Bomba di Mordente. Restiamo un minuto poi via. Bomba di Mordente. Troppo tardi cazzarola. Bomba di Mordente. Vabbè Siena adesso segna. Bomba di Mordente. Siena si caga addosso!

+2 per i toscani, manca poco…

Non aggiungo altro, che l’ego di Teo già è smisurato… per la cronaca, la Benetton vinse la Coppa Italia, 0/4 ai liberi di Michelori per la Virtus nell’ultimo minuto. Tutte le volte che lo vedo in campo penso intensamente a Mosconi.

Quella sconfitta in finale aprì una serie di 4 sconfitte consecutive della Virtus all’ultimo appuntamento: impossibile tifare contro Avellino l’anno successivo, una squadra di talento che ha fatto la storia del basket irpino proprio quell’anno.

avellino-coppa-italia

Nel 2009 fu Siena che all’ultimo respiro sconfisse la Virtus più forte degli ultimi 10 anni, quella di Boykins e Langford. Partita stupenda di un livello che probabilmente oggi in Italia non si vede più.

Le successive edizioni si divisero tra Torino e Milano: a Torino nello scenario che tra 5 mesi vedrà protagonista l’Italia nella rincorsa a Rio, un palazzo davvero meraviglioso.

A Milano come sempre si gioca al Forum, anch’esso un luogo perfetto per la pallacanestro (anche se forse un po’ di restyling almeno all’esterno sarebbe necessario).

Ultimo brivido legato ai ricordi dal vivo è proprio al Forum: Reggio Emilia batte Cantù nonostante le numerose assenze (history repeating..), con il giovanissimo Mussini in quintetto e un James White da pelle d’oca.

Nell’ultimo quarto di finale della Coppa Italia 2014 Sassari affronta la favoritissima Milano: sembra Treviso – Siena del 2007: ambiente soporifero, Armani in controllo, noi che siamo più al bar a bere birre che seduti.

Decidiamo di restare, e anche in questo caso non smetterò mai di ringraziare il mio sesto senso…e Drake Diener.

L’anno scorso mi son perso il trionfo di Sassari a Desio dal vivo, ma tra 2 giorni non si sbaglia: partenza ore 9 da Milano, colazione in autogrill e alle 11.30 circa ingresso al Forum (mi rifiuto di chiamarlo col suo nome attuale, tanto cambierà).

8 squadre, 4 partite in 10 ore, la formula può piacere o meno ma è una bella scorpacciata di basket.

Se mi piace così? Non lo so, sono sincero: chissà, forse da bambino ho avuto l’idea geniale… primo turno tra squadre di A2 e B, turni successivi con le squadre di A1 in trasferta fino alle Final Four all’interno di una kermesse che possa attirare tifosi e semplici appassionati…

Utopia?

Sì, siamo sempre in Italia.