Scritta “autobiograficamente” da Domenico Riccio, con qualche mio piccolo intervento.

ore 6:30 Sveglia. Un’ora prima dei normali esseri viventi, perché lui è svelto a prepararsi. Molto svelto..

ore 7:30 Colazione con pane, nutella e qualche pillola.

ore 8:00 Si và di corsa al lavoro. Vabbè, di corsa, non facciamo i pignoli eh!

ore 8:15 Arriva sul posto di lavoro.

ore 9:00 Dopo 45 minuti di bestemmie, riesce a trovare un posto per disabili che non sia occupato da uno che come unica disabilità ha quella di avere il QI di Javale McGee dopo che ha fatto serata con Jr Smith.

ore 13:00 Pranzo a base di pasta alla carbonara, carne arrostita, parmigiana di melanzane, capretto al forno, arrosto di maiale e un frutto… avrebbe potuto dividere il pranzo con Boris Diaw, ma tanto oggi c’è allenamento, smaltirà in palestra correndo… ah no, aspè… vabbè ormai l’ha mangiata.

ore 14:00 Ha dinanzi a sè il suo più acerrimo nemico, più del rasoio per Datome, più di un allarme per Poeta: il fisioterapista che vuole farlo diventare un maratoneta.

ore 15:00 Dopo aver lottato con il fisioterapista come Shaq contro il dietologo, si và al campo di allenamento.

ore 15:20 Al 3° suicidio non sente più le braccia. Come se non bastassero già le gambe.

ore 15.40 Prova un palleggio sotto le gambe. Schizza una vite della ruota. Allenamento sospeso.

ore 16:30 Al termine dell’allenamento si và a casa, nella speranza di riposare, poi si ricorda di aver registrato la partita NBA della notte: Knicks vs Nets. La guarda consapevole che prenderebbe più rimbalzi di Bargnani, correndo molto più veloce di Paul Pierce e colpirebbe Jasone in modo che oltre a versare la soda in campo rischierebbe di giocare con lui la prossima stagione.

ore 18:30 Si torna in palestra, c’è la partita. Parcheggia sperando che Poeta non passi di là.

ore 19:00 L’allenatore decide di farlo partire in quintetto. E’ pronto per saltare sulla palla a due… poi si ricorda che Datome non l’ha ancora incontrato e si limita ad alzare il braccio.

ore 19:30 All’intervallo è talmente stanco e a pezzi che gli appare Sacre che agita l’asciugamano in panchina e una in tribuna che assomiglia alla mamma di LeBron ma che in realtà è la nonna di uno che è in squadra con lui. E sta limonando con uno. Sa che non ce la può fare, poi guarda il canestro e capisce che piuttosto di dire all’allenatore che si ritira, preferirebbe farsi amputare una gamba. Tanto mica gli serve.

ore 21:00 La partita è finita, ha segnato il canestro della vittoria e tutti sono corsi ad abbracciarlo. Risultato: 8 carrozzine accartocciate, manco fosse passato di lì Hibbert a dargli uno schiaffo.

ore 23:00 Di ritorno a casa imposta la registrazione della partita della notte, sperando di non dover rivedere i Knicks.

ore 23:30 E’ a letto, fa la solita preghierina a Gigione e cerca di addormentarsi pensando che domani è un altro giorno. Un’altra estenuante lotta per il parcheggio.

ore 23:45 Addormentandosi come tutti i ragazzi di questo mondo, un solo pensiero rimane indelebile nella sua mente: “We love this game”