Poco meno di un anno fa anche queste pagine erano costrette a sancirne l’ennesima sparizione dalla geografia della pallacanestro italiana (https://lagiornatatipo.it/le-sette-vite-di-napoli/), perdendo il conto di quante volte fosse accaduto negli ultimi anni. E quando in estate qualcuno ci ha riprovato nuovamente a portare la pallacanestro a Napoli, ha dovuto fare i conti con l’ilarità e lo scherno di chi presto avrebbe facilmente pronosticato un nuovo fallimento.

Tanti, forse. Ma non tutti. Non, certamente, quelli che conoscevano la giovane ma già vincente storia di Ciro Ruggiero e la sua Cilento Basket Agropoli, una creatura nata nel 2011 laddove, in un’altra cittadina che mangia pane e basket, poggiava le fondamenta dell’ascesa verso il professionismo la Polisportiva Basket. Già, perché se è vero che la Coppa Italia appena conquistata a Bologna è il primo trofeo della nuova era del basket partenopeo oltre un decennio dopo l’ultimo trionfo dell’era Maione, questo poggia le basi su una mentalità già giovane, ma ambiziosa. La Coppa di B, al primo anno di partecipazione, va infatti ad aggiungersi ad una bacheca che vanta già quattro campionati vinti – dalla Promozione alla B ra il 2011 e il 2016 – una Coppa Campania ed anche una partecipazione alle Finali Nazionali Giovanili. Non male, per essere nata appena nel 2011. 

Poi, in Estate, dopo lo spareggio di Avellino vinto contro Pozzuoli, la decisione di spostare il Cuore di questo progetto dal piccolo comune cilentano alla grande metropoli, nella speranza di rinverdire i fasti del passato, ma facendo i conti col grave scotto con cui soprattutto tifosi e appassionati hanno dovuto fare i conti per ben sei volte negli ultimi otto anni. Ovviamente, non tutto è così semplice, perchè la ratifica del trasferimento di sede da Agropoli a Napoli arriva solo ad Agosto inoltrato, quando i giocator rimasti sul mercato non sono più tantissimi: “Inizialmente abbiamo un po’ fatto fatica a convincere i giocatori a venire a Napoli, ma chi ci ha detto sì, l’ha fatto senza pensarci due volte e accettando immediatamente la nostra proposta – spiega il ds Pino Corvo, tre anni con la Jcoplastic a metà degli anni ’90, pluricampione del Mondo Over 40 e uno dei silenziosi artefici di questo miracolo – senza che rincorressimo nessuno, presentandoci sicuramente con uno dei budget più bassi della categoria. Anche perchè la società è sulle spalle del solo presidente Ruggiero, una persona da sempre abituata a rispettare tutti gli impegni, senza, quindi, fare il passo più lungo della gamba”.

Il Presidente Ciro Ruggiero con la Coppa Campania, stagione 13/14

Non più giocatori illustri e contratti faraonici, spesso a tre zeri, impossibili poi da onorare, ma un mix letale e perfettamente riuscito di atleti esperti (Barsanti), talenti in rampa di lancio (Mastroianni, S. Nikolic), giovani alla prima vetrina di questo spessore (Murolo), il tutto condito dalla classe di Njegos Visnijc, otto campionati regionali vinti alle spalle dopo una stagione da otto punti di media a Novara in A2 e prima di poter debuttare in B grazie alla sanatoria federale, e affidato alle mani di capitan Roberto Maggio, un napoletano doc rientrato, a 27 anni, a prendere in mano la squadra della sua città con la quale, giovanissimo, aveva debuttato in Serie A.

La gestione dell’orchestra? Ad un altro partenopeo di sangue, per la precisione di Sant’Antimo, a nove km da Napoli. Ciccio Ponticiello, maestro con i giovani (vinse il premio Under in A2 Silver con la Reggio Calabria di Sabbatino e Monaldi) e forse troppo frettolosamente dimenticato ai piani alti tra l’esonero di Scafati e l’ultimo scorcio di stagione a Matera, si è tuffato nuovamente, nella sua terra, in un campionato che aveva frequentato – all’epoca si chiama B2 – per l’ultima volta nella stagione 1999/2000, subentrando sulla panchina di Potenza.

Abile oratore dalla piacevole dialettica, professionista rigoroso dalla cultura a 360 gradi, ha sempre proiettato in maniera complementare la sua figura di allenatore anche all’esterno del parquet, attraverso rubriche ricche di aneddoti su personaggi della palla a spicchi ed una assidua frequentazione dei social.

Rinunciando solo in nome di un più tradizionale outfit societario ad un abbigliamento curioso e mai banale.

Pochi soldi, nessuna ambizione al di fuori di una tranquilla salvezza, ma la promessa di onorare la maglia col sudore del duro lavoro quotidiano e riportare gente al PalaBarbuto. Non facile, e non perchè la squadra non lo meriti o non ne sia capace. L’impianto di Fuorigrotta, infatti, viene chiuso dopo un paio di settimane per problemi burocratici, costringendo il Cuore Basket ad un lungo “esilio” tra i campi dell’hinterland, supportato solo da alcune società locali: “Abbiamo dovuto disputare alcune partite a Cercola ed altre a Casalnuovo, che è diventata di fatto la nostra casa – prosegue Corvo – dove, grazie all’aiuto della società di Antonio Caliendo, abbiamo ottenuto gli spazi che erano rimasti liberi a Novembre, allenandoci solo nella parte finale della settimana a Fuorigrotta”. Gli orari? Alle volte improbabili. Primo pomeriggio, spesso, in orari di partita, raramente. Mettendo fine, finalmente, anche al lungo periodo che la squadra ha trascorso in albergo, in attesa di capire quale fosse la sistemazione semidefinitiva per dotarsi di appartamenti non troppo lontano dagli allenamenti.

Un passo alla volta, dunque, ma si intuisce subito non solo che la società abbia alle spalle una struttura in grado di portarla in fondo alla stagione, ma anche che la squadra, incurante delle difficoltà logistiche sullo sfondo, voglia sfruttare questa chance fino in fondo e spingersi ben oltre ogni aspettativa. “Siamo stati bravi e fortunati, col merito di assemblare e mettere insieme questo roster – riprende l’ex capitano di Scafati e Sant’Antimo – che, prima degli arrivi di Marzaioli e Matrone, senza i quali pensavo comunque potessimo essere da playoff, ripartiva dall’ossatura che aveva vinto il campionato di C Silver ad Agropoli, di cui molti erano giovani e senza troppi minuti alle spalle. Per il resto Mastroianni è l’autentica rivelazione, Stefan Nikolic l’intuizione giusta. A metà Agosto, quando l’abbiamo chiamato, non lo aveva ancora cercato nessuno, allora vista la necessità di prendere un altro under, mi sono ricordato di quando ci abbiamo giocato contro lo scorso anno – era con l’Under 20 alla Stella Azzurra Roma Nord oltre ai pochi minuti in B con la prima squadra – e l’abbiamo portato da noi, dove ha già completato l’ultimo anno di formazione italiana. Per il resto Maggio e Barsanti dovevano essere, e sono pienamente, l’anima di questa squadra: ci serviva un playmaker vecchio stampo per una squadra così giovane ed un collante che fosse un grande difensore, ma anche un giocatore in grado di prendere un tiro estemporaneo e fuori dai giochi come Barsanti. La squadra lo sa e non capita mai che qualcuno abbia la faccia storta quando accade. Si allenano tutti due volte al giorno, una squadra veramente con gli attributi”.

La situazione ideale, soprattutto per i più giovani, per partecipare ad un campionato di Serie B che sia un valido trampolino di lancio per la propria crescita, dunque, anche perchè i risultati di squadra non stentano ad arrivare.

L’imbattibilità persa a Barcellona non tange minimamente un gruppo che comincia a prendere consapevolezza espugnando, più di un anno dopo, un campo sempre ostico come quello di Palestrina: 92-73, con un ultimo quarto da 32-8 e 13 punti in 14′ di uno dei tanti prodotti della “cantera”, il ’98 Andrea Murolo.

Un playmaker effervescente che non ha paura di prendere le chiavi della squadra in mano neanche a Cassino, quando Maggio va ko, ma la squadra – trascinata dai 34 + 15 di Visnjic – vince in volata 86-82, sempre con un ultimo parziale decisivo, da 26-14.

Neanche una settimana, però, e stavolta il quarto periodo è fatale alla Cuore Napoli Basket, che si arrende e cede momentamente la vetta della classifica alla Virtus Valmontone, che passa 97-89 grazie all’esperienza dei suoi giocatori più navigati. Sarà solo un arrivederci neanche troppo lontano, a quella che sarà la semifinale della Unipol Arena di Bologna.

Già, perchè i successi post-natalizi contro le romane Vis Nova e Luiss arrivano puntuali e la squadra di Ponticiello può meritatamente festeggiare la qualificazione all’atto finale della Coppa Italia. Quella che, fortunatamente oseremmo dire e ne scopriremo a breve il perchè, l’Azzurro Napoli Basket, sempre nel girone C della scorsa serie B, lasciò sul campo di Empoli, dopo aver inflitto il primo stop della stagione all’Eurobasket. Vi immaginate cosa sarebbe stato far partecipare – e magari vincere- una squadra costruita a suon di acquisti roboanti, ma esclusa dal campionato proprio subito dopo l’edizione 2015 della Coppa di Rimini?

Nel frattempo, però, pochissime distrazioni ed un solo incidente di percorso, sul mai facile campo di Cefalù (84-75), in mezzo ad una serie di vittorie che riproiettano, alla vigilia della Coppa, i partenopei in testa alla classifica. Un primato ulteriormente impreziosito dalla vittoria in volata su Palestrina proprio prima di partire per la Via Emilia.

Con un accoppiamento difficile, per non dire proibitivo subito in partenza, contro Omegna, e una carta d’identià più anziana, forse, solo della PMS Moncalieri.

Ma è forse proprio la spensieratezza, unita ad un ritmo forsennato che coach Ponticiello è stato bravo ad accettare ed assecondare, pur in controtendenza rispetto ad un gioco più controllato tipico delle sue squadre passate, a spingere la Cenerentola fino a +21, sulla corazzata frastornata ed obbligata a vincere come le era successo in DNA qualche anno fa. Poi i canestri di Mastroianni e Barsanti a ricacciare indietro l’orgoglioso tentativo di rimonta della Paffoni ed il rimbalzo offensivo di Visnijc a secretare il primo upset dell’edizione bolognese della Coppa.

Che, in semifinale, presenta la rivincita della sfida di campionato contro una Valmontone in grado, forse ben oltre le previsioni, di completare contro Moncalieri la doppietta del girone C contro il raggruppamento più settentrionale. E’ per entrambe la prima alla Unipol Arena, dove anche la Coppa di B si è spostata dalle semifinali, uno scenario suggestivo ed affascinante che forse spaventa più gli esperti (Carrizo, Bisconti, Caceres, Ochoa…) bianconeri laziali, rispetto ad una Cuore Basket più abituata, dato che nel frattempo è tornata a giocare, ed ha riportato gente (1500 le presenze fisse) al PalaBarbuto.

Anche in questa circostanza, infatti, i biancoazzurri scappano (42-25 all’intervallo), ma pagano il grande dispendio di energie nel finale, pur riuscendo a controllare il rientro della Virtus, che con i liberi di Reali arriva fino al -1. E’ qui che si spiega e realizza compiutamente, però, il perchè Napoli sia arrivata fin lì, con la capacità dei suoi giocatori di essere sempre pronti al momento giusto, a prescindere da quanti minuti avessero giocato in precedenza. Tocca a Matrone, uno degli arrivi del mercato di riparazione insieme a Marzaioli, a cui spetterà sbloccare l’impasse del quarto periodo in finale ed arrestare la fuga di Orzinuovi, traverstirsi da “esperto” e contendere a Bisconti, a discapito dei 13 anni di differenza che li separano, il rimbalzo decisivo segnare dalla lunetta il libero del +2 a nove secondi dalla fine. Poi, sull’ultima azione, la difesa si chiude, rendendo troppo lungo il passaggio back-door che da Bisconti doveva essere diretto a De Fabritiis, un altro giocatore abituato ai finali caldi, che quindi spedisce Napoli in finale contro l’Agribertocchi.

Sud contro Nord, il maestro contro l’allievo, perchè il regista titolare dei bresciani è Carletto Cantone, nativo di Sant’Antimo ed ora papà trentaduenne, ma già molto giovane playmaker, tra il 2001 ed il 2003, di una JuveCaserta guidata in B1 proprio da Ponticiello. Un allenatore che non ha mai guardato alla carta d’identità anche in tempi molto lontani rispetto all’obbligo degli under dei giorni nostri, e che ritroverà alle sue dipendenze il regista ex Matera anche nella Sant’Antimo città d’origine. Tutti insieme nella partita delle stelle organizzata due anni fa nella cittadina a Nord di Napoli, che si spinse finanche ad una stagione di Legadue.

Una finale prevedibilmente a punteggio basso e con tanti errori da ambo le parti (un canestro da tre a testa nel primo tempo), la sblocca Nikolic (’97 mvp assoluto e miglior Under 22 della manifestazione), gelido nel mettere, senza ritmo, due bombe semiconsecutive nell’ultimo minuto, mentre Roberto Maggio, claudicante per tutto il secondo tempo, segna il floater decisivo dopo il canestro da tre della parità a 58, tutto d’orgoglio, di un altro campano doc come Antonello Ruggiero. Sognava un inizio diverso il playmaker della Cuore Basket, unico reduce della finale dello scorso anno vinta, da grande protagonista, con la maglia di Forlì senza far rimpiangere l’assenza di Vico. Diverso perchè stavolta la gioca da capitano e con il nome della sua città stampato sulla canotta, ma dopo 2 minuti e sedici secondi la caviglia fa crack sulla ricaduta di Piunti e lo costringe tra panchina e spogliatoi per tutto il primo tempo. Ma Murolo non lo fa rimpiangere e lui torna in campo dopo l’intervallo, soffrendo e commettendo qualche errore di chi vorrebbe, ma non può, a causa delle complicate condizioni fisiche. Ma decide che in ogni caso l’ultima palla sarà la sua…

Undici anni dopo, quindi, schivato l’ultimo brivido sulla preghiera di Scanzi spentasi sul ferro, Napoli torna ad iscrivere il suo nome in un albo d’oro e ad aggiungere un trofeo nella sua bacheca. Meno prezioso di altri, forse, ma probabilmente più sentito ed emozionante, perché mette da parte anni di illusioni e fallimenti, promesse disattese e speranze eclissatesi spesso prima del tempo. Ma, soprattutto, perchè arriva dalla voglia e dall’ardore di una squadra che assomiglia a quella di un college americano, camaleontica nel corso della partita e capace di vincere tre sfide senza ritorno su tre al rush finale: sette punti di differenziale in tre partite, come se non fosse la Cenerentola invitata al grande ballo.

Guidata, come detto, dall’estro di Maggio, dalle prodezze balistiche di Barsanti e dall’ecletticità e le braccia lunghe di Mastroianni e Matrone, oltre che dalla solidità di Marzaioli e l’interscambiabile bidimensionalità di una coppia di lunghi che sembra fatta con lo stampino. Non solo per la somiglianza fisica, ma anche per la capacità di variare e rendere poco prevedibili le proprie soluzioni offensive, segnando 20 dei primi 25 punti di squadra laddove Orzinuovi, in teoria, avrebbe dovuto avere più vantaggi, per poi aprirsi e colpire dall’arco nell’ultimo minuto: alla fine l’ha decisa Nikolic, il più esperto dei due nonostante i 18 anni in meno che di Visnijc ne farebbero quasi il figlio, se non fosse che lui almeno un anno di B, con la maglia della Stella Azzurra Roma, l’ha già giocato. Con l’imprescindibile contributo di una panchina consapevole e matura nel capire quanto questa opportunità non potesse essere lasciata scappar via, ed abile, a memoria, con un canestro di Rappoccio dalla spazzatura ed un libero di Ronconi, nel farsi trovare pronta e dare tutto anche nei pochi minuti sul parquet.

Per la gioia di un pubblico che ha subito saputo immedesimarsi in questa nuova creatura, già ripagato, probabilmente, di tutti i bocconi amari ingoiati negli ultimi anni. Ma da oggi l’attenzione torna già proiettata sulla difficile trasferta di Scauri, con l’asse Corvo – Ponticiello a fare da pompiere, sapendo che adesso l’effetto sorpresa è definitivamente finito e questa è una squadra che ognuno vorrà provare a battere.

“Adesso viene la parte più difficile, perchè non sarà semplice tenere a freno l’entusiasmo – gli fa eco il ds partenopeo che ha anche una scuola basket a Battipaglia – ma questo è un gruppo solido e con dei valori, che saprà subito trovare nuove motivazioni già da domenica e sulla strada dei playoff”.

Napoli punto e a capo, dunque. Stavolta non di nuovo da zero, ma con un trofeo in bacheca in più e la testa proiettata ad un futuro che si spera ben più roseo, anzi più azzurro, dell’ultimo decennio.