articolo aggiornato il 5 marzo 2019

Manzoni, nel 5 maggio, scrisse di Napoleone che “tutto ei provò” : la fuga e la vittoria, la reggia e l’esilio, la polvere e l’altare. Ironicamente, e nonostante le proteste del Manzoni che dall’aldilà riecheggiano fin qui nelle mie orecchie, credo che queste parole possano essere accostate anche ad un uomo di importanza e stazza proporzionalmente opposte quelle di Napoleone, ossia Shaquille O’Neal. Anche lui, come Napo, nel corso della sua vita ha provato tutto: grandi vittorie e cocenti sconfitte, straordinarie prestazioni individuali e cupi fallimenti, rapporti idilliaci e ostili separazioni. Anche lui ha lasciato un marchio indelebile nella storia, seppure solo in quella della pallacanestro. Ma ciò di cui si tratterà non saranno i suoi risultati sportivi, se non per il minimo indispensabile: riguardo a questo argomento tanti articoli sono stati scritti e molti ancora ce ne saranno in futuro. Quello di cui si tratterà saranno le tante sfaccettature della sua personalità, il suo modo di vivere la vita e di rapportarsi con la società dentro e fuori dal campo e la sua inarrestabile energia, il tutto attraverso una serie di aneddoti che lo riguardano: molti li conoscerete, alcuni no; certi faranno ridere, altri sorprenderanno. Una cosa è certa: i giocatori, anzi gli uomini, come Shaq si potrebbero contare sulla punta dei suoi capelli.

1. Shaquille RaShaun, il nome completo di Shaq, significa “Piccolo Guerriero”. Sul Guerriero nulla da eccepire, ma il Piccolo mi sembra decisamente fuori luogo: quando usciva con il piccolo Shaq, sua madre Lucille era costretta a portare sempre in borsa un  certificato di nascita e un metro da sarta perché nessuno, dal controllore del tram al commesso del McDonald, credeva che quell’armadio di un metro e 84 avesse solo 12 anni.

2. Il padre adottivo di Shaq, Philip Harrison, era un sergente dell’Esercito Americano che fu declassato per i suoi metodi troppo duri con le reclute.
Il numero delle mazzate prese da Shaq durante l’infanzia supera di gran lunga la somma di punti segnati e di rimbalzi. padre

3. Sia il padre naturale di Shaq, tal James Tomey, sia il sergente Harrison, suo padre adottivo, erano ottimi giocatori di basket. Il Sergente fu anche quello che lo inziò ai fondamentali della pallacanestro: di lui si diceva che da giovane fosse un incrocio tra Robert Parish e George Gervin. Nel dubbio, ho paura.

4. Shaq da giovane aveva spesso l’abitudine di comporre autoritariamente i conflitti con i coetanei, ossia di riempirli de botte. Una volta, un ragazzo fece la spia su una sua marachella e Shaq lo aspettò ai campetti per pestarlo: ma, mentre lo menava, il poveretto ebbe una crisi epilettica. Shaq fu beccato da un ufficiale della base – all’epoca risiedeva nella base di Fort Stewart, vicino a Hinnesvile, Georgia – e, per usare un eufemismo, “passò un brutto quarto d’ora”.

5. Quando abitava in una base militare in Germania, capitò che Dale Brown, coach di Louisiana State, giungesse in loco per un clinic. Quando il 13enne Shaq gli chiese che esercizi doveva fare per migliorare l’elevazione, Brown lo scambiò per un soldato veterano. dale brown

6. Ai tempi del liceo Shaq andava in giro con un cappello di Gucci con la visiera tirata all’indietro e indossava collanoni di plastica con attaccata una stella della Mercedes rubata da una macchina e dipinta d’oro. Ogni volta che usciva di casa, nel mondo, uno stilista cessava di esistere.

7. Shaq si è attribuito questo soprannome perché era un fan di Charles Shackleford, che all’epoca militava a North Carolina State ed era soprannominato Shack. Ebbero anche l’occasione di incontrarsi, quando Shaq doveva scegliere il college e visitò NCS: nutrirono subito simpatia l’uno per l’altro e passarono un pomeriggio insieme, ma alla sera Shackleford piantò Shaq in asso per uscire con una ragazza. Come biasimarlo?
In seguito Shackleford passò anche per i nostri parquet, dominando e regalando il sogno della vittoria del campionato ai tifosi di Caserta. Charles_Shackleford_(1990-91)

8. La prima schiacciata di Shaq avvenne al liceo, quando giocava alla Cole High School di San Antonio: fino ad allora non ci aveva mai provato in partita, per paura di sbagliare.
Verso la fine del match gli avversari , in svantaggio, avevano iniziato a pressare a tutto campo, e a Shaq arrivò la palla mentre si trovava nel cerchio di centrocampo. Decise quindi di andare fino in fondo, ma provò a concludere con un terzo tempo prendendo il ferro dietro e sbagliò: il Sergente, che era in tribuna, scese infuriato in campo approfittando del time-out chiamato dagli avversari, lo portò in un corridoio e gli chiese cosa diavolo fosse quel sottomano. Quando Shaq rispose che voleva imitare Doctor J, il Sergente mandò a quel paese lui e Julius Erving e gli disse di tornare dentro e di schiacciare. Shaq ubbidì e iniziò a tirare schiaccioni paurosi a destra e a manca. shaquille-oneal-cole

9. Durante il suo ultimo anno di liceo, la Cole High School raggiunse la finale del campionato. Prima della partita, nello spogliatoio, tutti i suoi compagni erano tesissimi, e ogni cinque minuti qualcuno si alzava per andare in bagno. Shaq non era particolarmente teso, perché era sicuro di vincere (veniva da quarantelli nelle semifinali), ma quel viavai di gente dalla toilette gli stimolò il colon, forse per empatia. Dopo qualche minuto uscì dal bagno con un asciugamano pieno di merda (pardon!) e iniziò a inseguire i compagni e a creare scompiglio per stemperare la tensione. Forse non fu un metodo che i poeti del dolce Stilnovo avrebbero approvato, ma a quanto pare funzionò, perché alla fine vinsero.

10. Quando venne il momento della scelta del college, Shaq era conteso da molte università: tra le altre visitò anche Louisiana State,dove allenava il suo mentore Dale Brown, ma che nonostante ciò non era tra le più accreditate. Vista la fitta corrispondenza tra lui e il coach, Shaq rimase sorpreso quando il coach gli disse che non gli garantiva il posto da titolare, avendo già in squadra l’allora quotatissimo Stanley Roberts. Poi però lo portò ad una partita della squadra di football, dove ad un tratto un faro enorme fu puntato su di lui e lo speaker gridò alla folla di spettatori di esultare se volevano che Shaquille O’Neal scegliesse LSU. Ovviamente la folla impazzì, e Shaq rimediò pure una slinguazzata con una ragazza che gli promise di diventare sua “amica” se avesse scelto quel college. Inutile che vi dica quale sia stata la sua scelta. louisiana

11. Uno dei compagni di Shaq a LSU, Chris Jackson, aveva la sindrome di Tourette. Tra le tante manie che lo affliggevano, una consisteva nel non entrare mai nella sua camera prima di aver fatto fare tre particolari scatti alla maniglia: una sera rimase davanti alla porta per più di un’ora, fino a quando Shaq non ando ad aprirgli la porta. Lui lo ringraziò ed entrò senza aggiungere altro. Quel ragazzo, tiratore formidabile, fu scelto alla 3 dai Denver Nuggets al Draft del 90. Nel ’93 si convertì all’Islam e prese il nome di Mamoud Abdul – Rauf. Ha portato il suo tiro micidiale anche nei parquet italiani, con la maglia di Roseto. (ne abbiamo parlato tempo fa qui)

12. All’università Shaq era costretto a gestire i soldi in maniera morigerata, visto lo stretto controllo dell’NCAA, ma adorava far finta di averne a bizzeffe. Una volta staccò una cornetta da un telefono a gettoni e la mise in macchina, e andò girando per il campus fingendo di essere impegnato in importantissime conversazioni riguardo il suo futuro in NBA; Un’altra volta si fece consegnare una borsa di studio di 2.500 dollari in cinque pezzi da 100 e il resto in pezzi da 1, e andò in giro a sventolare le mazzette di banconote con i pezzi da 100 alle estremità. No comment.

13. Quando Shaq lasciò il college per passare all’NBA, lo fece senza seguire la procedura “ufficiale”, ma solo dopo averne parlato con coach Brown. Quindi l’athletic director di LSU, David “Bo” Bahnsen (che era stato un po’ il guardiano di Shaq durante i suoi anni al college) dovette confiscare il deposito che il giocatore aveva versato al momento dell’iscrizione, tre anni prima. Ancora oggi, quando lo vede, Shaq gli chiede indietro i suoi cinquanta dollari. Shaquille-O-Neal-l-ex-star-du-basket-vend-son-manoir-pour-10-dollars-!_portrait_w674

14. Poco prima del Draft del ‘92, Shaq firmò un contratto di sponsorizzazione milonario. Riuscì a spendere tutti quei soldi in due giorni, prima ripagando debiti arretrati dei suoi genitori, poi comprandosi un macchinone della Mercedes. Quando il Sergente lo vide arrivare a casa con quel transatlantico, chiese dove fosse la sua: allora Shaq tornò dal concessionario e ne comprò una per il Sergente e una terza per sua madre, che giustamente non poteva rimanere l’unica in casa senza Mercedes. Dopo però decise di assumere un commercialista perché era già in rosso di 25.000 dollari.

15. La notte prima del Draft, Shaq faticò moltissimo a prendere sonno per il timore che la prima scelta fosse Christian Laettner, meglio noto come “Quello Che Non Riconoscete Nella Foto Del Dream Team”, e non lui. Effettivamente Laettner all’epoca era molto quotato ed era una grande promessa. Al draft, quando Laettner finì terzo dietro a lui e ad Alonzo Mourning, Shaq pensò fosse ingiusto: il tempo non gli diede ragione.

16. Dopo il draft, Shaq fu immediatamente conteso da molte multinazionali come testimonial: ad un incontro con i dirigenti della Nike, gruppo che non gradiva particolarmente, si presentò indossando una felpa della Reebok, società per la quale aveva già deciso di firmare. La cosa indispettì (per usare un eufemismo) Phil Knight, cofondatore e all’epoca presidente della Nike. Quando si dice la diplomazia. reebok-classic-shaq-attaq-shaquille-o-neal-01

17. Shaq ha pubblicato diversi album in cui si è cimentato come rapper: il primo, Shaq Diesel, ha venduto più di un milione di copie, e in alcuni brani si burlava di Greg Anthony, Shawn Kemp e Larry Johnson. In Shaq Fu: Da Return, del ’94, è presente il brano Biological Didn’t Bother, che scrisse quando seppe che il suo padre biologico James Toney si era rivolto ad uno show televisivo affinché Shaq riprendesse i contatti con lui. E’ certamente una coincidenza che prima che Shaq diventasse famoso, Tomey lo avesse incontrato giusto un paio di volte, vero?

18. Per Shaq fu quasi sicuramente un grande successo personale pubbicare album musicali e recitare in diversi film – anche se sulla qualità dei suddetti non sempre ci sentiamo di garantire – perché ha sempre sofferto di una forma lieve di balbuzie. Ancora oggi ne è affetto, ma riesce a gestirla con qualche trucchetto, ad esempio parlando lentamente.                                            

19. Dopo la famosa schiacciata contro i Nets con la quale tirò giù il tabellone e rischiò di beccarselo sulla zucca, a quelli della Pepsi venne l’idea di girare uno spot in cui Shaq saltava in cima al palazzetto. Shaq disse di no perché “lui faceva solo cose normali, come rompere canestri e giocare con i bambini”. Anche io, ogni mercoledì.

20. Ad Orlando aprì una catena di lavanderie a gettoni, e riempì 3 botti di monetine perché gli piaceva vedere fisicamente i propri soldi. Quando il suo commercialista lo scoprì si incazzò tantissimo, e dovettero andare a depositare in banca 250.000 dollari in monetine. Altro che una chiesa, il bancario deve aver pensato come minimo che questi avevano derubato il tesoretto del Vaticano.

21. Gli Orlando Magic ebbero una discreta fortuna, ottenendo una prima scelta al draft 1993 per il secondo anno consecutivo e con solo una possibilità su 66. Inizialmente il front office voleva prendere Chris Webber, ma Shaq andò a fare pressioni affinché scegliessero Penny Hardaway, che aveva conosciuto durante le riprese del film “Blue Chips”. I due si stavano simpatici, e si trovavano bene a giocare insieme, ma erano estremamente competitivi tra di loro. Per dare un’idea, quando Penny Hardaway gli mostrò la sua Ferrari, Shaq ne comprò due, ne fece tagliare a metà una e la face saldare con l’altra. Giusto per mettere in chiaro chi fosse il maschio alfa. penny shaq

22. Una volta Shaq doveva recarsi a tenere un clinic in Brasile. Durante la preparazione del viaggio, il suo agente Dennis Tracey si dimenticò che nell’emisfero Sud le stagioni sono invertite, e quindi lui e Shaq partirono con abiti estivi nonostante lì fosse inverno.
Per “vendicarsi” di Tracey, a San Paolo, mentre erano fermi ad un semaforo, scommise 5000 dollari con lui che non avrebbe avuto il coraggio di denudarsi, arrivare all’incrocio e tornare indietro. Tracey accettò, ma appena scese dalla macchina Shaq bloccò le portiere e partì. Lo fece correre per quasi un chilometro, prima di fermarsi a condizione che Tracey rinunciasse ai soldi. E ricordiamo che tutto questo avvenne in pieno inverno, per quanto mite potesse essere.

23. Quando i Magic sconfissero i Bulls ai Playoff del ‘95 e arrivarono quindi in Finale, erano i grandi favoriti al titolo. Però si montarono la testa, festeggiarono per metà dei giorni di riposo che li separavano dalle finali, e Shaq, Dennis Scott, Brian Shaw e Anthony Avent registrarono addirittura una canzone celebrativa della vittoria ancora prima di gara 1. Roba che anche un barbagianni si sarebbe tirato una grattatina. shaq-and-nick

24. Durante le Finals contro i Rockets, ad un certo punto Shaq mollò un pugno nello stomaco ad Olajuwon: quello gli rispose “Bel colpo!” e nell’azione seguente lo ubriacò di finte, segnò in fadeaway e tornando in difesa gli disse che doveva colpirlo più forte. Shaq rimase senza parole. E senza anello.

25. Dopo la serie persa contro i Rockets nel 95, Shaq sfidò pubblicamente Hakeem Olajuwon ad affrontarlo in un 1vs1 da campetto. La notizia suscitò un grande hype, con Taco Bell che si era addirittura dichiarata pronta a sponsorizzare l’evento. Alla fine purtroppo non se ne fece nulla.

26. La separazione di Shaq dai Magic avvenne per motivi economici, in quanto le due parti non riuscirono a trovare l’accordo per il rinnovo. A quanto pare, i Magic non volevano offrire quanto Shaq richiedeva perché Penny Hardaway aveva fatto pressioni per essere il giocatore più pagato, alla faccia della riconoscenza. Si potrebbe anche dire che Haradaway non voleva essere pagato nemmeno un Penny di meno, ma temo veniate a cercarmi sottocasa.

27. Shaq, che ha sempre fatto molta beneficenza, durante il suo primo Natale ai Lakers si era recato in una comunità che ospitava circa 800 bambini poveri, travestito da Babbo Natale, per regalare loro i giochi che volevano. Quando uno di questi bambini chiese che voleva vedere la neve, fece scendere 3 tir carichi di neve dalle Bear Mountains e trasformò il parcheggio della comunità in una sorta di pista da sci di fondo. Durante il viaggio aveva comprato anche 80 biciclette.
In un’altra occasione creò scompiglio in un negozio di giocattoli quando comprò tutti i videogiochi in vendita per soddisfare le richieste dei bambini.
Tenete i bambini lontani da questo aneddoto, per il bene delle vostre tasche. shaqclausejpg-d516952cb97172fe_large

28. Poco dopo il suo approdo a Los Angeles, Shaq comprò una Ferrari color argento, ma per colpa della sua mole non riusciva nemmeno ad entrarci. Riuscì a creare un po’ di spazio per le gambe solo facendo spostare il motore sul davanti, ma dopo questa operazione l’unico serbatoio che riuscirono a montare fu quello di un tagliaerba: un pieno gli costava solo 9 dollari.

29. In un’altra occasione Shaq comprò una Mercedes che riempì di airbag e montò un acquario nel lunotto posteriore, sopra gli altoparlanti dello stereo. Nella maggior parte dei casi, i pesci non sopravvivevano al viaggio da casa sua agli allenamenti (circa un’ora di macchina) perché l’acquario non aveva filtro e Shaq pompava la musica a mille, e quindi li cambiava ogni volta. Un momento di silenzio per tutte le ittiche vittime della stravaganza di Shaq.

30. Appena si presentò al primo allenamento, la prima cosa che fecero fare a Shaq fu di provare dei tiri da fuori. C’era un assistente che gli passava i palloni, e quando Shaq gli chiese il nome questi si rivelò essere Derek Fisher, che assistente effettivamente non era, bensì era un giovane rookie. Nonostante ciò, dimostrava già 35 anni. champs

31. Dopo la sconfitta dei Lakers contro i Jazz ai playoff del 1997, il centro di Utah Greg Ostertag dichiarò che ciò era avvenuto grazie alla sua brillante prestazione contro Shaq: restava da capire quali sostanze lo avessero indotto ad una simile sparata, visto che aveva viaggiato a 3 punti e 6 rimbalzi di media contro i 22 punti e 11 rimbalzi di media del centro dei Lakers.
In ogni caso Shaq se la legò al dito, e al loro seguente incontro, che fu la prima partita della stagione successiva, durante il riscaldamento Shaq andò da lui dicendogli di non parlare a vanvera. Alla risposta dell’altro, che lo mandò a quel paese, Shaq gli rifilò uno scappellotto in testa e Ostertag piombò al suolo gridando di aver perso le lenti a contatto. Shaq fu squalificato, multato e fece incazzare come una iena Jerry West. Ma senza dubbio deve essere stato divertente.

32. Quella stagione i Lakers vinsero 61 partite, ma vennero eliminati in finale di Conference, ancora una volta dai Jazz. Stavolta niente dichiarazioni di Ostertag, ma la sconfitta fu più pesante, con i Lakers mandati a casa senza aver vinto nemmeno una partita. Dopo Gara 4, Shaq era talmente frustrato che inziò a distruggere gli spogliatoi, facendo a pezzi il suo armadietto, i suoi vestiti e sradicando dal muro un lavandino e un orinatoio. Si fermò solo quando arrivò Jerry West a gridargli in faccia prendendolo per il bavero della casacca: immaginatevi la scena, e provate rispetto per il coraggio di West.

33. Si sa che Phil Jackson è sempre stato un po’ mistico. Quando arrivò ai Lakers adottò dei metodi particolari, che derivava dalla filosofia orientale dello Zen. Uno di questi consisteva nel chiudere i giocatori in una stanza e farli meditare bruciando delle erbe aromatiche; Shaq, che è cresciuto sulla strada, era convinto che si trattasse di un certo tipo di erba, nonostante Phil Jackson lo negasse e affermasse che era solo una sua “lontana cugina”. In altre occasioni riuniva la squadra in un teatro, spegneva le luci, saliva sul palco e – sempre con l’ausilio della “cugina dell’erba”– diceva ai giocatori di rilassarsi e li motivava. Molti ronfavano clamorosamente in queste occasioni, talvolta anche Shaq.

34. Una volta Shaq si vide negato dai Clippers la richiesta di dodici biglietti omaggio per la partita che avrebbe giocato contro di loro la sera del suo compleanno. Contrariato, giocò una discreta partita con 61 punti e 23 rimbalzi, dopodiché gridò ad uno dei loro dirigenti di non dirgli mai più di no quando chiedeva dei biglietti.

35. Sul rapporto fra Shaq e Kobe Bryant si potrebbero scrivere molte pagine: in sintesi, si può dire che i due non furono mai amici, anche per i loro opposti caratteri, ed essendo entrambi molto competitivi furono quasi da subito rivali: ma non lasciarono quasi mai che la loro rivalità influenzasse in maniera negativa il loro gioco, bensì servì da stimolo per entrambi. Poi entrambi avevano un ego che poteva riempire l’area che va dal Manzanarre al Reno, quindi era fisologico che prima o poi sarebbero entrati in contrasto. SHAQUILLE O'NEAL KOBE BRYANT

36. Dopo una serie trionfante di partite nella regular season del 2000 – 2001, alla domanda di un giornalista su come vi fossero riusciti, Shaq rispose che “l’attacco dei Lakers era come il teorema di Pitagora: non c’era soluzione”. Effettivamente non era proprio così il teorema, e quando qualcuno glielo fece notare, Shaq replicò “Prima che troviate la soluzione ho segnato 40 punti, preso 10 rimbalzi e abbiamo già programmato la festa per il titolo”. Avrei dovuto rispondere qualcosa di simile alla mia professoressa di matematica.

37. Durante la celebrazione per la vittoria del primo titolo, Shaq garantì alla folla la vittoria anche l’anno seguente, gridando la celebre fase “Can You Dig It?!” e fece lo stesso l’anno successivo, garantendo un three-peat. Ma non garantì un quarto titolo perché era preoccupato dall’infortunio che aveva all’alluce, e giustamente non se la sentiva di fare promesse non sapendo quante partite avrebbe potuto saltare.

38. Durante il suo periodo a Los Angeles, Shaq si era iscritto all’Accademia di Polizia di Los Angeles, perché voleva entrare a far parte di una squadra SWAT. Per coronare il suo sogno doveva però superare una prova che consisteva nell’arrampicarsi su di una corda alta 30 metri, cosa che non riusciva a fare perché era troppo grosso. Arrivò ad appenderne una al tetto di casa sua, e riuscì anche ad arrivare in cima facendo dei piccoli nodi per migliorare la presa. Quando ci riprovò senza nodi arrivò molto in alto, ma a tre quarti perse la presa e si schiantò al suolo: non solo probabilmente non si vedeva una caduta simile dai tempi del disastro dell’Hindenburg, ma rischiò di infortunarsi seriamente al bacino. L’infortunio si rivelò, per grazia della sorte, meno grave del previsto. Abbandonato il sogno di entrare in un team SWAT, Shaq riuscì comunque a diventare un normale poliziotto, e prestò servizio in diverse azioni di polizia. In un occasione prese parte ad una retata indossando un passamontagna, perché nessuno doveva sapere che vi aveva partecipato. Un tizio che stava arrestando, sbronzo marcio, lo guardò con occhio stralunato, poi guardò un poster di O’Neal dei tempi di LSU appeso alla parete, poi lo guardò di nuovo ed esclamò “Tu non sei un poliziotto! Tu sei Shaq!”: Shaq gli diede del pazzo e gli disse di mettere le mani dietro la schiena.
E’proprio vero che In Vino Veritas Est. ShaqCop

39. Il rapporto tra Shaq e Kobe si incrinò definitivamente dopo che Kobe dovette difendersi dalle accuse (poi ritirate) di stupro, perché era rimasto deluso dal fatto che Shaq non gli avesse mostrato il suo sostegno. Shaq aveva sostenuto di aver chiamato Kobe in più occasioni e che questi non gli avesse risposto, ma la frattura tra i due erano insanabile e dopo vari punzecchiamenti arrivarono ad un Brian Shaw di distanza dal mettersi le mani addosso, anche se poi stabilirono una sorta di tregua. Durante questa tregua armata lo spogliatoio dei Lakers era diviso in tutto e per tutto, e c’erano addirittura due preparatori atletici per le opposte fazioni
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40. Nel 2004, quandò passò ai Miami Heat, Shaq dichiarò che l’unica ragione per cui era approdato in Florida era perché così mentre giocava poteva sentire Stan Van Gundy urlare non “tre secondi” ma “gli stanno facendo fallo”.

41. Alla prima partita contro i Lakers, un giornalista chiese a Shaq cosa pensasse di Kobe. Shaq rispose “Kobe chi?”. Sono quasi certo che la domanda riguardasse il fanciullo Kobe Paras, che avrebbe firmato per UCLA 10 anni dopo.                                                             

42. Agli Heat, nonostante il coach fosse Van Gundy, in sostanza comandava Pat Riley. Uno dei suoi diktat era che i centri dovevano avere al massimo il 10 % di massa grassa corporea. Per Shaq, che era sui 18 % abbondanti, fu un colpo al cuore. Durante l’estate chiamò un suo socio in affari con il quale aveva aperto una catena di palestre aperte 24 ore su 24 e ne inaugurarono cinque nella zona di Miami. Shaq praticamente divenne il miglior cliente di sé stesso.                                                              

43. Ad ogni trasferta, Shaq organizzava dei Team Meetings ai quali partecipavano Wade, Damon Jones, Posey, Payton, ‘Toine Walker, Haslem, Dorrell Wright e talvolta anche Alonzo Mourning. Consistevano in feste nelle discoteche delle località dove giocavano. E tecnicamente non si può neanche dire che il nome non fosse corretto, alla fine erano riunioni di squadra: ma ho la sensazione che Riley non le gradisse moltissimo. finals

44. In Gara 4 della serie contro i Mavericks, ad un tratto a Jerry Stackhouse si chiuse la vena e durante un contropiede colpì Shaq da dietro con una gomitata alla testa, beccandosi una pesantissima sospensione di una gara in pieni playoff. Shaq afferma di non aver sentito niente (in effetti tra Sergente e 15 anni di raddoppi qualche botta deve averla presa) ed ad una domanda di un giornalista rispose che le sue figlie lo picchiavano più duramente quando tornava a casa la sera.

45. In gara 6 della stessa serie si giocava a Dallas, e gli Heat erano in vantaggio per 3-2. Pat Riley voleva chiuderla lì, e per mettere le cose in chiaro ordinò che tutti portassero un solo abito, arrivando persino a controllare le valigie. Shaq decise di portare un abito nero, perché era determinato ad assistere al “funerale “ dei Mavericks. E poi snellisce.

46. Durante le celebrazioni della vittoria del titolo del 2006, Shaq riuscì a far ballare anche Pat Riley (non credo a quello che sto scrivendo) ma dopo il titolo questi riprese la sua crociata contro il grasso corporeo (ora mi sto riprendendo) e durante il training camp costrinse i giocatori ad allenamenti lunghi e intensi, dopo i quali li faceva montare su delle cyclette e li collegava con dei sensori che misuravano il battito cardiaco di ciascuno su dei monitor: a seconda di età, peso e altezza ognuno doveva mantenere un certo ritmo. Shaq, Wade e Posey scoprirono che sfregando il sensore attaccato al braccio il numero di battiti mostrato sui display diventava più alto di quelli effettivi, e usarono questo metodo per fare meno fatica. Chissà cosa pensava Riley vedendo quei tre che ridacchiavano senza fiato mentre pedalavano. pat

47. Nel 2008 Shaq iniziò ad avere problemi alla gamba, e Riley lo mandò a Los Angeles a fare un particolare trattamento che non sembrò alleviare il dolore. Dopo una risonanza magnetica, i medici parlarono di “borsite”, ma Riley era probabilmente convinto che Shaq fingesse. Cercò dunque di farlo consigliare da uno psicologo e, quando costui gli chiese dei suoi sentimenti, Shaq, che era abbastanza indispettito, gli disse che era arrabbiato. Quando lo psicologo gli chiese il motivo, Shaq rispose che era arrabbiato perché non gli piacevano le persone che pensano di sapere tutto e invece non sanno niente, e lo definì una spia di Riley. La loro conversazione non andò molto avanti, e neanche l’avventura di Shaq agli Heat.

48. Shaq passò ai Suns, e l’ottimo staff medico che ha la squadra dell’Arizona diagnosticò che i suoi problemi alla gamba erano causati dal vecchio infortunio all’alluce, che lo portava a sovraccaricare i muscoli della gamba. Una volta tornato in campo dopo cura e riabilitazione, Bill Walton si chiese durante una telecronaca perché Shaq non corresse a Miami, ripescando la voce degli infortuni simulati. Una volta saputo ciò, Shaq dichiarò : “Mr. Walton ha violato l’articolo 225.7 del codice dei centri: il suo curriculum non è abbastanza buono per parlare di quello che faccio io.” Anche perché effettivamente Walton non era certo esente da infortuni, ai suoi tempi.

49. Durante l’All Star Game del 2007, ha interpretato a suo modo l’allenamento dell’Est, insegnando LeBron e Dwight Howard che anche uno come lui è in grado di ballare la breakdance. Ecco la sua performance commentata da Federico Buffa e Flavio Tranquillo.

50. Più volte, nel corso della sua carriera, Shaq è entrato a contatto con la WWE e il mondo del wrestling. Nel 2009, quando è stato ospite a Monday Night Raw, è stato accolto da Big Show e Chris Jericho che lo aveva apostrofato dicendogli “Quando mi avevano detto che ci sarebbe stato il giocatore più dominante della lega, mi aspettavo venisse Kobe Bryant.” Shaq in tutta risposta lo chiamò Christina, dandogli un bacio sulla fronte.

51. Ha anche partecipato all’Andre The Giant Memorial Battle Royal del 2016, dove si trovò nuovamente faccia a faccia con Big Show. Decisamente due personcine in grado di onorare (almeno per la mole) il leggendario wrestler francese.

52. Viviamo in un epoca storica in cui i lunghi top sono giocatori molto completi, spesso in grado di aprire il campo tirando da tre. In tutta la sua carriera, per dire quanto siano cambiati i tempi, Shaq ha messo una sola tripla (su 22 tentate).

53. Durante la sua breve permanenza a Phoenix, Shaq riportò in auge una delle burle che praticava in quel di Orlando: tendere agguati ai compagni che uscivano dalle docce, placcandoli a terra. Ovviamente, nudo.
Ora, immaginatevi Steve Nash placcato da uno Shaq nudo, e poi provate a prendere sonno stanotte, se ci riuscite. suns

54. Shaq ha condotto per qualche tempo un reality show intitolato “Shaq Vs”, nel quale sfidava campioni di diversi sport con un piccolo handicap a suo favore. In una puntata, avendo perso la gara di nuoto con Micheal Phelps, per penitenza dovette adare in giro per la spiaggia di Santa Monica in bikini.
Ecco, adesso non ho dubbi che stanotte nessuno tra voi prenderà sonno.

55. Dopo una fallimentare parentesi a Cleveland con Lebron, Shaq approdò ai Celtics. Non essendo più un giovincello, doveva fare molto riscaldamento prima delle partite, mantenendo i muscoli sempre in movimento. Durante un discorso pre-partita di coach Rivers, si mise a cercare dei pesi da sollevare, ma non ne trovò. Di conseguenza si mise ad usare l’assistente allenatore Mike Longabardi come peso: Garnett, che è l’intensità per definizione, abbassò la testa per non ridere, Rivers cercò in tutti i modi di restare serio, ma alla fine tutta la squadra scoppiò a ridere, mentre Shaq continuava a fare sollevamenti. cavs

56. La prima volta che incontrò il futuro compagno di squadra Glen “Big Baby” Davis, questi lo sfidò ad un incontro di wrestling. E gli fece una bodyslam.

57. Il rapporto tra Shaq e “his boy” Javale McGee è tutt’altro che roseo: l’ex giocatore dei Warriors non ha mai apprezzato le prese in giro di O’Neal, Barkley e di tutto il gruppo di Inside The NBA, che si burlavano dei suoi errori in campo nel segmento “Shaqtin’a fool”. McGee e Shaq hanno avuto anche qualche acceso diverbio su Twitter.

58. Il suo score mandato in onda durante una partita ad Orlando, è ancora oggi lo score più bello mai fatto registrare da un giocatore:

59. Nel 2016 ha partecipato ad un programma televisivo “Lip Sync Battle” in cui personaggi celebri devono reinterpretare delle canzoni famose cantando in playback. La sua “Maniac” ha rappresentato uno dei momenti di televisione più belli della storia.

60. Molto si potrebbe imparare da questi aneddoti: ma l’unica interpretazione che mi sento di suggerire è di non cercare cinquanta sfumature caratteriali in scialbi e grigi personaggi di film di dubbio gusto, bensì di cogliere le sfumature che ognuno di noi possiede ed esprimerle come meglio si crede, un po’ come ha fatto Shaq. Anche se sconsiglio a tutti di tenere in braccio un panda. pandfa