grafica di Davide Giudici
articolo di Marco A. Munno

 

 

Una delle peculiarità dell’ultimo periodo d’oro della Serie A è stata rappresentata dalle rivalità al vertice, quelle con protagoniste le due squadre di Bologna e Treviso.

Trascorsi ormai circa tre lustri,sebbene senza lo stesso battage pubblicitario e livello tecnico assoluto, possiamo assistere ad un altro scontro divenuto ormai abituale nei playoff: sono giunte ormai al terzo scontro consecutivo in postseason l’Olimpia Milano e l’Aquila Basket Trento, questa volta a sfidarsi nella serie di maggior importanza fra le tre, direttamente quella di finale per la vittoria dello scudetto.

Il primo incrocio fra le due squadre con un’eliminazione diretta in palio di due stagioni fa si disputò però in EuroCup: a spuntarla nei quarti di finale fu Trento con una doppia vittoria sulla compagine meneghina.

Tuttavia nel primo scontro nei playoff di Serie A fra le due squadre, a primeggiare fu l’Olimpia: nel testacoda fra prima e ottava qualificata nella griglia, i milanesi con un secco 3-0 eliminarono i trentini, prosciugati dal percorso europeo in cui si arresero nel turno di semifinale.

Con questo canestro allo scadere di Alessandro Gentile si chiuse gara 3 e l’intera serie

Nella stagione scorsa, vendetta sportiva completata: fu Trento ad eliminare Milano in semifinale scudetto, con l’Olimpia a cedere il passo per 4-1, con il piccolo dramma sportivo di Davide Pascolo, passato in estate dai bianconeri ai biancorossi e migliore per i meneghini fino all’infortunio al ginocchio a fine gara 4, a tenerlo sostanzialmente fuori dai giochi nell’ultima partita della serie.

foto di www.giornaletrentino.it

Tuttavia, entrambe le squadre si ritrovarono al termine dei playoff ad assistere alla vittoria dello scudetto da parte della Reyer Venezia, nella scomoda posizionedi principali contendenti battute: Trento superata in finale dopo una intensa serie conclusa 4-2,Milano ad aver mancato un titolo per la quale si presentava come favorita ad inizio anno.

Affrontata quindi con una motivazione ulteriore la nuova stagione da parte di Olimpia e Aquila, sono entrambe arrivate sino all’ultimo atto di questo campionato, dimostrando la bontà del proprio lavoro, pronte ora per aggiungere una nuova puntata alla loro rivalità (con un bilancio totale nella storia degli scontri diretti di 11 vittorie a 8 per Milano). Risulta curioso come le due siano giunte all’appuntamento finale della Serie A viaggiando su binari del tutto opposti sui vari fronti.

 

Le premesse

Quando si parla dell’Olimpia Milano, qualsiasi risultato diverso dalla vittoria è considerato un fallimento. Unica rappresentante italiana in Eurolega, budget più ricco della Serie A, la società di proprietà di Armani non può accontentarsi di terminare una stagione senza disputare almeno la finale scudetto. Migliorare il risultato dello scorso campionato ha rappresentato quindi un imperativo per la squadra allestita dal presidente Proli.

Di contro, quella con la finale scudetto rappresenta la stagione migliore della storia per l’Aquila Basket Trento; arrivata in Serie A solamente nel 2014, in una continua escalation di qualità mostrata sul campo e di risultati ottenuti, la società del presidente Longhi ha ancora una volta superato i propri limiti per andare a giocarsi fino alla fine un trofeo che sulla carta non avrebbe potuto neanche sognare di sfiorare. Si sono ripresentati ai nastri di partenza aggiungendo l’impegno in EuroCup, consci di come sarebbe quasi impossibile per loro ripetere quanto ottenuto in campionato.

 

Il progetto

Dopo la delusione della scorsa annata, l’Olimpia ha deciso di aprire un nuovo ciclo, confermando pochi giocatori rispetto alla scorsa stagione e andando a cercare sul mercato i pezzi su cui costruire le basi per le prossime auspicate vittorie. E’ restato in maglia meneghina il gruppo italiano composto da Cinciarini, Pascolo, Abass e Fontecchio (ceduto anche lui successivamente a dicembre), oltre agli stranieri Kalnietis e Tarczewski, il cui rendimento dopo l’ingaggio arrivato solo a metà marzo siera rilevato una lieta sorpresa nel corso del finale della scorsa stagione. Per il resto un rinnovamento totale: nel parco esterni sono arrivati Andrew Goudelock e Jordan Theodore fra le guardie, Vlado Micov in ala e Dairis Bertāns quale jolly fra le posizioni di 2 e 3; sotto canestro sono stati ingaggiati lo statunitense Cory Jefferson e la rivelazione dello scorso campionato Amath M’Baye in ala forte e Artūras Gudaitis e Marco Cusin come centri, sommati alla scommessa Patric Young, che nelle previsioni al momento della firma sarebbe stato disponibile da dicembre (e che finirà per non disputare nemmeno un minuto in Serie A prima della rescissione). Passato un mese e mezzo dall’inizio dell’anno sportivo si è aggiunto anche l’americano Curtis Jerrells, di ritorno a Milano dopo quattro stagionie a gennaio è stata colta al volo un’occasione di qualità come quella rappresentata da Mindaugas Kuzminskas, appena tagliato dai New York Knicks, con conseguente rinuncia a Jefferson. Tre lituani, un serbo, un polacco, quattro italiani, un francese, un lettone: il melting pot su cui si fonda la squadra del coach neoassunto per guidare la squadra milanese verso nuovi successi, Simone Pianigiani, presenta un’ampia base di matrice europea.

foto di Alessia Doniselli

Per Trento, la parola d’ordine è stata invece “continuità”; partendo dalla conferma del terzetto rappresentato dal coach Buscaglia,da Toto Forray e da Diego Flaccadori, sempre presenti rispettivamente in panchina e a referto in tutte le 149 partite giocate in Serie A dall’Aquila. A loro, si sono aggiunti gli altri reduci dalla cavalcata dello scorso anno: Beto Gomes, Shavon Shields, Luca Lechthaler e Dominique Sutton (tornato all’ovile dal gennaio 2017 dopo una parentesi di 6 mesi fra Germania e Francia). Inoltre, dopo un terzo di stagione, si è verificato anche il ritorno di Dustin Hogue, riportando a 7 il numero di giocatori presenti a roster anche nella passata stagione dopo la cessione a novembre di Baldi Rossi. Le novità sono state quindirappresentate da Ojārs Siliņš, da Yannick Frankee da Jorge Gutiérrez; quest’ultimo, insieme a Sutton, Hogue e Shields, è andato a formare un ceppo di giocatori dalla formazione cestistica di marca statunitense, distintiva nell’organico trentino.

 

L’andamento stagionale

Rispettando i pronostici di inizio stagione, Milano parte bene: quattro vittorie nelle prime quattro giornate, sommando un inizio in Eurolega dove nonostante le prime sconfitte le prestazioni iniziali sembrano confortanti. Sull’altro versante, invece, Trento presenta grandi difficoltà, con tre sconfitte nelle prime quattro giocate.
Proseguendo con la stagione, arrivati alla diciottesima giornata l’Olimpia si ritrova prima in classifica mentre l’Aquila decima fuori dai posti per la qualificazione ai playoff.

Tuttavia, per entrambe le compagini arriva un’inversione di rotta: i trentini, sostituito dall’undicesima giornata Behanan nel ruolo di centro titolare con il cavallo di ritorno Hogue, collezionano 10 vittorie e 2 sconfitte nelle restanti 12 partite, compresa la striscia stagionale di successi più lunga, con 7 vittorie di fila; i milanesi invece non stabilizzano gli equilibri all’interno di un roster nutrito di alternative, con uscita prematura in Coppa Italia, eliminazione dall’Eurolega e perdendo 3 delle ultime 4 gare di campionato.

Nonostante la sconfitta per entrambe nell’ultimo turno della stagione regolare, in cui perdono il confronto per ottenere il miglior piazzamento in griglia, con Venezia per la vetta della classifica per quanto riguarda l’Olimpia e con Avellino per quanto riguarda il vantaggio casa nel primo turno per l’Aquila, entrambe però si fanno trovare pronte all’ingresso in campo nei playoff.

 

Le caratteristiche in campo

In antitesi anche i modi di stare in campo delle due squadre.

Da una parte, la squadra milanese, la cui maggiore qualità è rappresentata dalla produzione offensiva. Nel percorso che ha portato l’Olimpia alla finale, il dato registrato sull’offensive rating di 120.8 è il migliore fra quello delle otto partecipanti, conferma di quellosecondoin campionato (Sassari, l’unica migliore, non partecipa però ai playoff); allo stesso modo i meneghini risultano primi nei playoff per punti segnati con 84.7 a partita, per percentuale da tre punti del 41% e per tiri liberi del 81%.

Dalla stoppata di Gudaitis, transizione con campo allargato da ottime spaziature e conclusione vincente da 3 punti

Per quanto riguarda l’impiego dei giocatori, l’organico, attrezzato per la partecipazione alle tre competizioni, risulta in questo finale di stagione più ampio del necessario, portando Pianigiani a fare delle scelte nette. Di conseguenza, M’Baye, Kalnietis e Theodore non hanno giocato nemmeno un minuto nei playoffs; inoltre, fra coloro considerati in pianta stabile fra i convocati, i minutisono stati suddivisi con otto giocatori in campo per almeno 18.3 minuti a partita con Pascolo nono in rotazione dal minutaggio ampiamente in doppia cifra.Le responsabilità offensive sono condivise fra più giocatori, con la squadra propensa alla ricerca di un gioco corale come dimostrano i 7 giocatori con almeno 8.4 punti segnati a gara e il primato nei playoffs per assist a partita, con 17.7.

Attacchi non egoisti e circolazione di palla per cercare il miglior tiro; proprio Cinciarini a segno in questa azione è reduce dalla sua miglior serie di playoff in maglia Olimpia, contro Brescia

Sempre che a mettersi in proprio non sia il Mini-Mamba, quel Goudelock in grado di diventare irrefrenabile in uno contro uno:

Dopo i canestri decisivi nel derby di campionato sul campo di Cantù, anche nei playoff al PalaDesio punisce i canturini giocando la sua miglior partita di postseason

 

Sull’altro versante, invece, la caratteristica principale di Trento risulta la compattezza e l’abnegazione difensiva. Il dato di spicco difatti, dopo il miglior defensive rating della stagione regolare con 104.7, è rappresentato dai palloni persi dagli avversari dell’Aquila, che con 16.3 a gara nei playoff è la squadra a forzarne maggiormente alle squadre incontrate.

Merito di un roster che dispone di 8 giocatori compresi fra i 193 centimetri d’altezza di Flaccadori e i 206 di Lechthaler, sempre in campo nelle 4 posizioni diverse da quella di playmaker; di conseguenza è possibile il cambio sistematico e un rapido accoppiamento in difesa senza soffrire particolari mismatches.

Tre cambi per la difesa di Trento, con Venezia che prova a far arrivare la palla in post basso per sfruttare il mismatch ma non riesce, concludendo l’azione con un fallo in attacco

Alle caratteristiche fisiche e tecniche, inoltre, si somma una grinta che permette spesso ai trentini di arrivare per primi sui palloni vaganti:

Un minimo di pigrizia è subito punita da Trento

Dal punto di vista delle rotazioni, quelle dell’Aquila vedono maggior concentrazione di tempo trascorso in campo intorno a meno giocatori; in 4 superano i 24.8 minuti di impiego medio sul parquet, con Franke e Lechthaler nono e decimo della rotazione sotto i 10 minuti giocati a partita.Di conseguenza, dal punto di vista realizzativo, è il quartetto dei giocatori più impiegati ad assumersi la maggior parte delle responsabilità offensive e quindi primeggiare in termini di punti: 46.4 in media provengono da Shields, Sutton, Hogue e Beto Gomes, in quest’ordine anche i migliori realizzatori della squadra, gli unici di Trento ad almeno quota 9 punti a gara.

Fra questi, a spiccare è Shavon Shields; l’americano di passaporto danese si presenta quale miglior realizzatore in una singola serie per entrambe le squadre, con i 17 punti ad allacciata di scarpe durante il turno di semifinale con Venezia e una crescita dal punto di vista della consapevolezza che gli ha permessoanche il suo massimo in carriera con la divisa dell’Aquila, nonché record per un giocatore di Trento in una gara di playoff.

Nel corso della stagione, già 3 gli incroci fra i due team, partendo dalla prima partita ufficiale per entrambe, la semifinale di Supercoppa Italiana dove a primeggiare fu Milano:

Squadra milanese dalla fisionomia diversa ad inizio anno, ma col medesimo top scorer: fu Goudelock con 24

Favorevoli all’Olimpia anche i due scontri di campionato, con l’ultimo risalente a quasi tre mesi fa; nel frattempo però tanto è cambiato per le due squadre.

Milano in questo playoff ha vinto quando ha realizzato almeno 74 punti; l’Aquila ne subisce 75.3 di media a partita. Invece sinora l’Olimpia ha perso quando non è riuscita a mantenere sotto quota 76 punti segnati e 55% di percentuale effettiva di tiro l’altra squadra; l’Aquila ne ha segnati 79 a gara, con il 50.3%di percentuale effettiva di tiro che sale al 53.6% nelle partite vinte.

Con due giocatori non irresistibili in quintetto nella propria metà campo quali Goudelock e Micov, sarà quello il versante in cui Milano si giocherà le sue chances di vittoria, con la ricerca di un assetto valido per rallentare Shields e Beto Gomes fra gli esterni; nella semifinale con Brescia, i due migliori realizzatori per la Leonessa sono stato infatti Michele Vitali a 13.8 punti a gara e Cotton a 12.8.

Riguardo Trento, ha registrato un successo quando non ha permesso agli avversari di superare quota 80 punti; l’Olimpia ne ha segnati 90.8 di mediaa partita. E’stata invece sconfitta quando non ha superato i 108 punti di offensive rating; per l’Olimpia il defensive rating è stato di 104.4. Sarà fondamentale, per l’Aquila, riuscire ad imporre il proprio atletismo e non subire l’impatto a protezione del proprio canestro della coppia di giganti Gudaitis e Tarczewski contrapposti al più minuto Hogue, soprattutto alla distanza; nella sconfitta peggiore di Trento in postseason il miglior realizzatore avversario fu difatti Fesenko, con 20 punti, mentre nelle ultime due partite della serie di semifinale l’unico ad andare in doppia cifra in entrambi i casi è stato Watt.

Simbolico può essere il matchup fra le due ali forti delle due squadre, che seguendo il leitmotiv del raffronto fra le due squadre presentano caratteristiche opposte: per Milano il perimetrale Kuzminskas, che nelle 9 conclusioni che prende di media a partita, tira maggiormente da tre punti con 5 tentativi a gara (con un ottimo 43%) che da due; per Trento il più fisicato Sutton, che delle 8.1 conclusioni a gara ne prende 7 da due punti, con un 72% che lo rende il migliore per i suoi per percentuale dentro l’arco. L’andamento di questo confronto potrebbe rappresentare la chiave per l’intera sfida.

Una serie lunga sembra favorire l’Olimpia, data la profondità del roster, con l’Aquila che con una rotazione più corta si ritrova anche a dover fronteggiare l’infortunio a Flaccadori; di contro, la pressione per la vittoria è tutta sulle spalle di Milano, con Trento che senza nulla da perdere grazie al suo entusiasmo ha già piazzato colpi in trasferta proprio agli esordi delle proprie serie sia ad Avellino che a Venezia. La speranza è che il confronto non venga rovinato da altri problemi fisici ad escludere dal campo i vari protagonisti, per poter scrivere al meglio un’altra pagina della rivalità fra le due compagini, quella con in palio il premio più alto.