Da diversi anni a questa parte, durante il torneo NCAA, io e i miei amici registriamo tutte le partite che vengono mandate in onda. Una volta con ESPN America era il trionfo della palla a spicchi (un minuto di silenzio per il canale più bello che non c’è più), adesso tra Sky, streaming, missioni di spionaggio per avere password di canali americani eccetera si riesce comunque a vedere un numero di partite più che ragionevole.

Da diversi anni a questa parte, io e i miei amici facciamo un gioco, il gioco del “chi prenderesti in Europa di questi?”. Sì perché sulla totalità dei giocatori collegiali, il 93% circa va a fare l’avvocato, il dentista, il ragioniere, il rapper o lo spacciatore. Il 3% va in NBA,il restante 4% cerca un contratto in Europa.

Ce n’è per tutti i gusti, dal bianco tiratore mormone che è buono ma ha le stesse capacità di inserirsi in un contesto europeo che Fred di stare in mezzo ai tifosi brasiliani..al nero fisico che sotto canestro è enorme ma salta anche se uno gli chiede delle indicazioni stradali.  Ci sono però anche veri e propri crack, quei giocatori che in NCAA hanno fatto la storia del loro college e che in Europa sono perfetti sia per lo stile di gioco che per la voglia di emergere.

Ne abbiamo individuati tanti che sono esplosi poi tra campionato italiano ed Eurolega, e tutte le volte che sentiamo “grandissimo giocatore, sconosciuto un po’ a tutti. Grande pesca del gm” vorremmo urlare ai 4 venti in stile Baudiano “l’ho inventato io lui qua,l’ho inventato io!”. Ecco quale potrebbe essere un ipotetico devastante quintetto di giocatori visti al college che ci hanno esaltato e/o continuano esaltare in Europa.

 

PLAYMAKER: ho iniziato da poco a seguire anche il college, ci capisco il giusto, non mi è chiara la faccenda 1+1 o bonus, 35 secondi mi sembrano un’esagerazione. Ma è basket e lo guardo. Vedo un po’ di Duke – Clemson, la seconda manco so dove sia geograficamente parlando. Vedo uno basso mancino che segna, ma segna tanto eh. Provo a ricordarmi il nome, si chiama Mc..boh su queste due lettere mi viene una fame esagerata e dimentico il cognome. Qualche anno dopo sono a palazzo a seguire una Virtus appena tornata in A1. Campionato onesto ma playoff che restano un miraggio. Almeno però contro Reggio Emilia bisogna vincere dai, è un derby. In posizione di playmaker c’è Terrell McIntyre, l’avevo visto vincere l’A2 con Capo D’Orlando in carrozza. Ecco, lo vedrò dominare in lungo e in largo in Italia e in Europa. E quella serata di un Aprile bolognese vidi la prestazione individuale più mostruosa ever.

 

GUARDIA: A me Syracuse ha sempre fatto incazzare. Questa zona per 40 minuti su 40, stra adattata che manda in bestia tutti. Tra l’altro non ha mai vinto il torneo se non l’anno in cui giocava un certo Carmelo Anthony. E’ altrettanto vero però che arriva sempre al torneo e spesso anche alle final four. Giocatori di sistema, con qualche individualità super. Anno scorso sono arrivati alle final four spazzando via Indiana, grazie anche al loro leader Brandon Triche. Giocatore intenso come pochi, in attacco non ha un gran tiro continuo, ma quando è in giornata è immarcabile. EUROPE ALERT. Questo ci sta di brutto. Dissolvenza…ed eccolo qui Brandon Triche a Trento (ma possibile che nessuno in A1 ci abbia pensato???). Una finale incredibile con una prestazione in gara 3 da occhi lucidi. I capelli rossi alla Ron Weasley, movenze feline alla Derrick Rose sano. Per chi non lo avesse visto, contro Capo D’Orlando ha fatto questo:

 

ALA PICCOLA: una tra le più grandi rivalità (a parte proprio le classiche) che ho potuto seguire dalla loro nascita è stata sicuramente quella tra Duke e Maryland. Vedo questa guardia, difensore della madonna affianco a Juan Dixon. Uno stopper clamoroso e buon tiro da 3. Ma troppo esile per l’NBA. Vince l’NCAA ed è pronto per l’Europa. Passano alcuni mesi ed ecco che vedo lo stesso ragazzi a Livorno sparare dei 30elli. Un attaccante spaventoso, dietro all’inizio ci dà il giusto ma quando conta è devastante. Da lì una delle carriere più brillanti per un americano, vincendo tutto quello che si può vincere. Drew Nicholas.

 

ALA GRANDE: vedo giocare Minnesota, sotto canestro l’idolo incontrastato delle folle. E’ enorme, due piedi grandi come una zattera, salta e stoppa, davanti sa anche fronteggiare. E’ il mio idolo in un match in cui i suoi Golden Gophers battono Indiana, favoritissima. Fa queste cosine qui:

Si chiama Trevor Mbakwe. Quest’anno sappiamo tutti l’anno che ha fatto a Roma, grandissima pesca di Alberani dopo Lawal. Ora ha mercato in tutta Europa, fieri di averlo visto in tempi non sospetti.

 

CENTRO: non ho fatto in tempo causa problemi anagrafici a vedermi i fab five. Ho un ricordo molto annebbiato del time out di Webber, devo averlo visto da qualche parte. Di Michigan però mi ircordo gli anni successivi, all’ostinata ricerca di un nuovo quintetto delle meraviglie. Mi ircordo bene due giocatori, che hanno poi fatto un percorso simile. Il play, Louis Sweet Loue Bullock (a Verona sono andati giù di testa più per lui che per Giulietta) e un lungo con 0 movimenti,0 tiro ma un atletismo e intensità da paura: Maceo Baston. Ecco,questo è stato uno dei primi casi di un trend che adesso è ben diffuso: ci si fa le ossa e si impara a giocare in Europa, poi si va in NBA. Baston ha viaggiato più di un 19enne in interrail, ha provato la carta nba troppo presto, dopo pochissimo è andato a spiegare il significato di alley oop in eurolega, quando a passargli la palla c’era tale Sarunas Jasikevicius. Non talento allo stato puro ok, ma tempismo e capacità di riempire l’area che adesso sono i due requisiti fondamentali di un 5. Requisiti riassunti in questi 25 secondi:

 

QUINTETTO: McIntyre , Triche, Nicholas, Mbakwe, Baston. Sono pronto per affrontare i mostri di Space Jam.