Le storie di redenzione cestistica piu’ note e famose ai piu’ sono tipicamente altre:

 

  • quella di Gilbert Arenas a.k.a. Agent 0dalla panca fissa (che gli veniva prospettata persino come un lusso rispetto alle sue presunte capacita’) ad essere uomo franchigia e clutch-man dei Wizards
  • quella, piu’ recente ed a noi piu’ vicina, di Marco Belinellida ‘Sdeng’ a campione del tiro da 3 all’All Star Game, nonche’ primo italiano a mettersi un anello NBA al dito alla faccia dei tanti detrattori

 

Oltre a queste, ce ne sarebbe anche un’altra, ed e’ proprio quella che mi accingo a raccontarvi: la storia del Dragone Sloveno, ovvero Goran Dragic.
Nato il 6 Maggio 1986 in quel di Lubljiana, questo play-guardia (1,91 m x 89 kg) inizia la sua carriera da professionista in Slovenia, dove gioca dal 2003 al 2006 quando viene acquistato dal Saski Baskonia. A dirla tutta, la inizia come un ripiego, dirottandosi sul basket a seguito di un brutto infortunio ottenuto sul campo da calcio.

Come nel piu’ classico degli scherzi del destino, Goran non avrebbe pero’ mai giocato indossando la camiseta del Tau prima del suo sbarco in NBA, venendo piuttosto dirottato a Murcia. Lo avrebbe pero’ fatto poi successivamente quando, in occasione del lockout a stelle e strisce, si e’ tenuto impegnato difendendo i colori della compagine basca (non piu’ Tau Vitoria ma Caja Laboral).
Dopo la Spagna e prima del grande salto, una stagione (2007-2008) a casa nelle file dell’Olimpia Lubiana, preludio dello sbarco in NBA.

Draft 2008, 45ma chiamata, secondo giro: “chi avra’ mai potuto scovarlo?”, vi starete chiedendo. Facile: i San Antonio Spurs.

Aspettate un momento pero’, le cose non sono andate come state probabilmente pensando. Questa volta il merito non e’ degli Speroni (per i quali Goran non ha mai giocato), ma di un’altra franchigia della Western Conference: i Phoenix Suns.

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Steve Kerr, neo-coach dei Warriors ed allora GM dei Soli dell’Arizona, uno che la canottiera Spurs invece l’ha indossata eccome, voleva accaparrarselo a tutti i costi, ma temeva che qualche altra franchigia glielo avrebbe soffiato prima del suo turno alla numero 48. Per aggirare l’ostacolo, propose agli Spurs di selezionarlo al posto loro, scambiandolo poi per i diritti su Malik Hairston.
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Concedetevi tutto il tempo necessario per riprendervi (un po’ come quando Blatche a 9 metri dal canestro ha chiamato il pick-n-roll contro la Croazia): si, proprio quel Malik Hairston, visto in Italia a Siena e Milano ed attualmente nelle file del Galatasaray (raffigurato qui sopra nella prestigiosa canotta degli Austin Toros).

L’eccezione che conferma la regola Spurs: non possono mica sempre tirare fuori steals come Ginobili o Parker… Vero. Sta di fatto che da loro, una franchigia cosi sensibile agli innesti di giocatori internazionali, probabilmente non ce lo si sarebbe comunque aspettato: uno scambio, con le dovute proporzioni, tanto lungimirante quanto quello che porto’ i Bucks a scongiurare i Mavs di prendere alla 6Robert ‘Tractor’ Traylor (pur di non perderlo) per poi girarglielo in cambio della nona chiamata che avrebbe assicurato i servigi di un certo Dirk Nowitzki.
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Sì, insomma: sarebbe un po’ come privarsi di Federico Buffa per riuscire ad accaparrarsi Guido Bagatta.

Tornando a Goran, il 22 Settembre del 2008, quindi, firma con i Suns, il cui piano era quello di farlo crescere al fianco di Steve Nash, uno dei suoi idoli dichiarati insieme ad Allen Iverson, per vedere giocare il quale qualche anno addietro si svegliava alle 3 di notte slovene.

Dopo un fisiologico assestamento, fu nel 2010 che Dragic inizio’ a dare i primi assaggi di cio’ che sarebbe potuto divenire:

  • dapprima in una sconfitta nel Gennaio 2010 contro gli Utah Jazz, in cui Goran mise a referto la bellezza di 32 punti (career high al tempo) con 6/7 da 3 punti;
  • poi con una vittoria, in Maggio, in un match ben piu’ importante perche’ parte dei Playoff, quando condusse i suoi Soli ad un’insperata rimonta in Gara 3 contro gli Speroni (che lo avevano scelto) segnando ben 23 dei suoi 26 punti totali nel quarto quarto! Il suo 10/13 al tiro (5/5 da 3, una giocata da 4 punti) fece si che Phoenix rimontasse da -18 per portarsi 3-0 nella serie delle Western Conference Semifinals e gli valse il seguente apprezzamento da parte di un certo Grant Hill: “Penso si possa tranquillamente affermare che questa sia stata la migliore performance da quarto quarto cui io abbia mai assistito in un match di playoff”.

Sebbene cio’ gli fosse valso il soprannome di Dragon (gioco di parole sul suo nome e cognome Goran Dragic), sarebbe un eufemismo affermare che il nostro non godesse di una gran quantita’ di consensi… Non a caso, nel Febbraio 2011 fu spedito a Houston (finalmente in Texas), dove il suo gioco continuo’ ad essere altalenante e caratterizzato da alti (la sua prima tripla doppia in carriera – 11 pt, 11 reb, 11 assists – contro Minnesota) e bassi… Proprio questi ultimi, lo portarono ad essere oggetto di feroci critiche, chiave di svolta per la sua evoluzione, come spiega lui stesso:

“Mi ricordo ancora una citazione pubblicata su un giornale, in cui qualcuno mi definiva il peggior giocatore dell’intera NBA, suggerendo inoltre che il mio cognome avrebbe dovuto essere ‘Tragic’ anziche’ ‘Dragic’. E’ una cosa che ti resta impressa, diventa una sorta di tarlo. Da quel momento in poi, ogni qualvolta fossi sul campo ad allenarmi, l’ho sempre avuto a mente. Quella sarebbe stata la mia soddisfazione: dimostrare che quella gente si stesse sbagliando.

L’inizio della risalita fu con il lockout del 2011, nel corso del quale, come detto, Goran firmo’ per il Saski Baskonia. Alcuni di voi ricorderanno come, durante quel periodo, in termini di franchigie NBA, Dragic sia andato molto vicino a cambiare nuovamente casacca: sarebbe infatti stato parte della mega-trade tra Lakers, Rockets e Hornets che avrebbe portato insieme a Lamar Odom, Luis Scola e Kevin Martin a New Orleans ed avrebbe visto Houston assicurarsi i servigi di Pau Gasol ed i gialloviola di LA accaparrarsi Chris Paul. Durante la notte, quando ormai ogni dettaglio era stato limato, l’allora commissioner David Stern annullo’ pero’ lo scambio e quindi tutto si risolse in un nulla di fatto.
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Quando la serrata si concluse, Goran torno’ ai Rockets, ma fu la stagione seguente, nel 2012, che inizio’ a mettere le cose in chiaro: da unrestricted free-agent, rifirmo’ con i Phoenix Suns per dimostrare davvero di che stoffa fosse fatto, prendendosi la responsabilita’ di sopperire alla mancanza ed alla dipartita di uno come Steve Nash.
La prima stagione non fu memorabile (27-57), ma il Dragone Sloveno mise egualmente in mostra in piu’ di un’occasione i suoi nuovi propositi ed i suoi miglioramenti.

La stagione successiva, in cui gli venne anche affiancato Eric Bledsoe, la sua vera e propria esplosione ebbe atto.

Il resto e’ storia recente: prestazioni a dir poco maiuscole, records, numeri impressionanti ed una padronanza del campo sorprendente, che lo hanno condotto ad un passo dalla convocazione all’All Star Game (per molti ingiustamente sfumata, come sostenuto anche da suo fratello Zoran la cui dichiarazione [articolo Yahoo: “Goran Dragic’s brother weirdly thinks Goran is not an All Star because ‘he is not Chinese’ “ ]),
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alla vittoria del titolo di MIP (Most Improved Player) ed all’inserimento nel terzo quintetto NBA.

 

Oltre a questi titoli formali, Goran e’ anche entrato a far parte di un club davvero elitario, il cosiddetto olimpo o club del 20-50-40: al fianco di Jeff Hornacek, Drazen Petrovic, Dirk Nowiztki, LeBron James e Kevin Durant, nel novero di quei giocatori capaci di mettere a referto 20 punti di media tirando con almeno il 50% dal campo ed il 40% da 3.

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Cosa riserva il futuro a questo incontenibile giocatore (tifosissimo milanista, come Kobe Bryant)?

Di recente e’ stato lui stesso a rendere noto l’interessamento nei suoi confronti degli Indiana Pacers, disposti a privarsi di Roy Hibbert, Chris Copeland e cash pur di accaparrarsi i suoi servigi.

I Phoenix Suns hanno rifiutato, consapevoli del fatto che Goran possa portarli lontano.

Dello stesso avviso e’ anche Steve Nash, il quale lo ha recentemente incoronato, spendendo per lui bellissime parole e dichiarandosi molto orgoglioso di lui ed uno dei suoi piu’ grandi fan.
xc

A prescindere da quale sara’ la sua prossima affermazione, state pur certi che, cosi come dimostrato furiosamente agli Spurs (che lo avevano selezionato senza mai prendere in considerazione l’ipotesi di tenerlo) in quella rimonta con 23 punti nell’ultima frazione di gioco, Goran non perdera’ un’occasione che sia una per dimostrare come chi lo denigrasse o lo definisse una delle peggiori guardie della Lega (sino a chiamarlo “Goran Tragic”) si stesse clamorosamente sbagliando.

La lezione dovrebbero averla imparata ormai: you don’t want to mess with the Dragon!

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Valerio D'Angelo

Ingegnere romano malato di palla a spicchi. Lavoro a WhatsApp (ex-Google, ex-Snap, ex-Facebook) e vivo a Dublino, in una nazione senza basket, dal 2011. Per rimediare ho scritto il libro "Basket: I Feel This Game", prefazione del Baso. Ho giocato a calcetto con Pippen e Poz, ho segnato su assist di Manu Ginobili, ho parlato in italiano con Kobe in diretta in una radio americana e mi e' stato chiesto un autografo a Madrid pensando fossi Sergio Rodriguez.

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