Anno 2025, Madrid, un bimbo non riesce a dormire.

“Mamma ti prego, raccontami una favola. Quella che piace tanto a me!”

“Un’altra volta???”

“Sì sì ti prego, giuro che è l’ultima…! Per stanotte”

“E va bene ma promettimi che ti addormenti… era un Settembre piovoso in Francia, la nazionale spagnola aveva tanti acciacchi, alla vigilia del primo turno era impensabile che potesse battere i loro acerrimi nemici. C’era un ragazzo, ormai un ometto, che non era della stessa opinione: con la sua magica mano destra, i suoi piedi fatati e la sua espressione che lasciava impietriti gli avversari, il valoroso Cavalier Pau sconfisse uno ad uno tutti gli avversari, compresi i temibili francesi blu argento.”

pau

 

E’ stato un Eurobasket davvero incredibile, con ritmi serrati, talmente serrati che la FIBA ha giustamente pensato di diluire le partite in occasione della prossima edizione del 2017.

Credo sia opportuno prendersi un attimo, tirare un bel sospirone, e ripercorrere con calma quello a cui abbiamo assistito dal 5 settembre fino a ieri sera.

Non è facile scegliere, ma questa è a mio avviso la top 10 di quello che abbiamo visto ad Eurobasket 2015:

 

10) Islanda: “All is full of love” canta Björk. E noi abbiamo provato tanto amore per una squadra di guerrieri, che sembrava fosse uscita da un libro di Tolkien.

L’Islanda di Jon Stefansson ci ha divertito davvero come pochi, e non in maniera dispregiativa, anzi: un gioco frizzante, perimetrale, “sentito”, coraggioso, che ha fatto impazzire il numeroso tifo sceso da Rejkiavik per incitare i propri beniamini.

“This is corny and sappy and clichè, but if you lived the way this Iceland team plays basketball, your life would be infinitely more cool”: è il tweet di Austin Green, un giornalista americano che segue il basket europeo.

In queste parole è racchiuso tutto quello che ci ha trasmesso la squadra dell’idolo Ragnar (ecco, questo sì che non sa giocare a basket ma vorrei diventasse il mio miglior amico): vivere la vita al 100% senza paura, come quest’Islanda ha fatto sul parquet di Berlino.

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9) Lettonia e Repubblica Ceca: in ogni Europeo c’è sempre una sorpresa: 2 anni fa l’Ucraina, 4 anni fa la Macedonia. Due nazionali che però non si sono più ripetute: per l’Ucraina infortuni e l’addio di Mike Fratello, oltre alla catastrofica situazione in casa, hanno smorzato l’iniziale entusiasmo. Per la Macedonia il buon “McCallebboski” è crollato e Hendrix non è la stessa cosa.

Lettonia e Repubblica Ceca costituiscono invece due sorprese che possono trasformarsi in garanzie negli anni a venire: la Lettonia gioca un basket a mio avviso godibilissimo, fatto di letture, con ottimi tiratori e un lungo come Berzins in crescita. Se aggiungiamo al nucleo di questo Europeo Porzingis e il Bertans scelto dagli Spurs, potremmo vedere una Lettonia davvero agguerrita nei prossimi Europei.

La Repubblica Ceca ha quello che serve a ogni squadra di valore: un play devastante, un’ala realizzatrice, un lungo dall’atletismo mostruoso e onesti mestieranti. La conquista del Preolimpico è stato un traguardo inatteso, ma sotto sotto agognato: la coppia Satoransky – Vesely è per distacco l’asse play-pivot più spettacolare d’Europa.

Guardare per credere.

 

8) L’addio alla Nazionale Tedesca di Dirk Nowitzki: è stato tutto organizzato alla perfezione. Girone a Berlino, girone di ferro, un paese che sta scoprendo anno dopo anno la pallacanestro grazie ad un giocatore che ha vinto tutto.

Dirk Nowitzki ha partecipato agli Europei con un sogno nel cassetto, le Olimpiadi, e una certezza: in caso di mancata qualificazione a Rio, sarebbe stata l’ultima esperienza nella nazionale tedesca.

WunderDirk non ha brillato come sempre, gli anni si fanno sentire e il livello medio è tutt’altra cosa rispetto a qualche anno fa, dove ad una finta di capello saltava anche la panchina avversaria. Nonostante ciò la Germania, grazie alla sua leadership e alla talentuosa follia di Schröder, è arrivata ad un giro della palla intorno al ferro dal supplementare per eliminare la Spagna (sic!) e approdare a Lille.

Il saluto del pubblico tedesco è stato qualcosa che rimarrà per sempre nel cuore di Nowitzki e nei nostri ricordi di questo Europeo.

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7) Giannis Antetokounmpo: “ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare”. Apertura alare di 2.25 metri, mano grande cm 35, un fisico costruito per giocare a basket, un qualcosa che non si riesce nemmeno a creare con NBA2K. Antetokounmpo non è un replicante, o almeno non credo, ma con la struttura del classico giocatore di basket ha davvero poco a che fare.

Ce ne siamo accorti in questo Europeo: un giocatore come lui, abituato ai contatti della NBA e alla sua fisicità, trova difficoltà in una manifestazione del genere, dove le difese sono preparate al millimetro e tendono a collassare in area per evitare qualsiasi canestro facile.

Il giocatore dei Bucks invece ha stupito tutti, sfruttando alla grande il gioco senza palla, con un senso della posizione assolutamente fuori dal comune e una presenza difensiva eccezionale.

Grandissimo Eurobasket per Antetokounmpo. Nonostante l’addio degli dei greci Spanoulis e Zisis, la Grecia con questo giocatore può ancora sorridere.

 

6) Stadio Pierre Maroy: aspettavo questo evento come un bavarese l’inizio dell’Oktoberfest. Una partita di basket in uno stadio, la massima espressione del gioco europeo per un pubblico di 27mila spettatori.

L’attesa è stata più che giustificata: ok, non sarà “famigliare” come un palazzo dello sport, ma dagli ottavi in poi Lille si è riempita di appassionati, lo stadio quando sembrava vuoto aveva non meno di 15mila spettatori.

Quando giocava la Francia poi…beh…quando giocava la Francia lo spettacolo sul campo si univa a quello sugli spalti.

Esperimento assolutamente da ripetere, anche se non ci sono ancora così tanti spazi idonei.

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5) Il cammino dell’Italia: modalità “patriottismo” ON.

Diciamoci la verità però: non è mai successo che così tanta gente si appassionasse ad una nazionale di basket. Una nazionale che ha unito fan dell’ NBA, tifosi dei club e addetti ai lavori.

Una prima partita da incubo contro la Turchia, i commenti disfattisti, la vittoria risicata contro l’Islanda, “è una tragedia”.

Poi succede quello che un po’ tutti avevano sperato: chissenefrega degli errori tattici, buttiamo dentro tutto quello che abbiamo, aggiungiamoci il talento che non manca, e giochiamo a basket. Punto. Impresa con la Spagna, vittoria rocambolesca con la Germania, amichevole con la Serbia prima di demolire Israele.

Si arriva al momento clou, quarti di finale contro la Lituania: una partita che odierò come pochi ma che non riesco a smettere di guardare e riguardare. Un’ultima palla maledetta e un avversario che gioca la miglior partita del torneo.

Il giorno dopo la Repubblica Ceca è sconfitta, si va al Preolimpico.

Occasione d’oro per sognare Rio, occasione d’oro per non interrompere sul più bello lo straordinario hype che si è venuto a creare intorno alla Nazionale e alla pallacanestro.

E chissenefrega se in Italia sono tutti allenatori.

 

4)  Jonas Kazlauskas: ha 61 anni, la maggior parte degli allenatori alla sua età vive di rendita, sclera più frequentemente di Sgarbi in tv o cerca di imporre un gioco senza curarsi troppo dell’avversario. Jonas Kazlauskas non è niente di tutto ciò, Jonas Kazlauskas sì che è un vero “santone”.

Alzi la mano chi avrebbe dato la Lituania tra le prime 4, nonostante il pedigree fosse di primissimo livello. Troppe assenze, avversari migliorati, competizione durissima.

Sembrava che avessimo ragione (anche io ero un po’ scettico) dopo il girone, il più facile di tutti, concluso comunque al primo posto ma rischiando di arrivare al terzo.

A Lille si è presentata una squadra diversa: il “derby” con la Georgia ha fatto scattare la scintilla, la perfezione del match contro l’Italia ha dato la consapevolezza necessaria per affrontare la Serbia con quella faccia tosta da poter battere chiunque.

Un game plan perfetto: pick and roll e palla sotto canestro contro l’Italia, con Valanciunas in campo per 39 minuti. Difesa fisica e attacco “di quantità” contro la Serbia, fregandosene degli errori e delle palle perse senza perdere l’idea di gioco.

Contro la Spagna poi si poteva fare ben poco, ma nonostante tutto il coach ormai aveva infondato al gruppo una mentalità vincente, o ancora meglio da “refuse to lose”, che ha permesso ai giocatori di non mollare e prendere una batosta.

Capolavoro Kazlauskas, a Rio è giusto che ci sia andata la Lituania.

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3) La copertura di Sky Sport: attenzione, lungi da me avere intenzione di fare la classica sviolinata. diciamoci la verità però: un servizio così per il basket non lo avevamo mai visto.

Un canale dedicato, 5 partite al giorno in diretta durante i gironi, studio pre e postpartita, notizie sempre in anteprima. A ogni minuto c’è stata della pallacanestro per 15 giorni.

Senza dimenticare gli speciali dedicati ad Italbasket.

I commenti di Flavio Tranquillo sono indimenticabili, personalmente vado matto per la compostezza di Geri De Rosa, Davide Pessina avrà commentato 50 partite (l’ho visto coi miei occhi crollare nella sua postazione a metà programma degli ottavi di finale).

Un evento del genere dovrebbe essere trasmesso in chiaro forse, almeno le partite dell’Italia.

Io però rinuncio volentieri ad un paio di cene al mese per non privarmi di un servizio perfetto, specie ora che su Sky ci sarà tutta la pallacanestro.

 

2) La qualità della pallacanestro ad Eurobasket: ci sono state quasi 80 partite dal 5 al 20 settembre, ne ho viste più di 70, 17 squadre dal vivo, ho guardato ogni partita dell’Italia almeno 2 volte.

Sarò anche malato, ma questi Europei sono stati straordinari. Un livello fisico da NBA, ogni partita ha avuto dei risvolti tattici a seconda dei game plan preparati, anche le squadre cosiddette “piccole” hanno battagliato alla grande contro le più blasonate.

La Serbia ha espresso forse il gioco migliore, peccato si sia spenta proprio sul più bello, accusando forse anche un minimo di pressione.

Partite come Belgio-Lituania, Serbia-Repubblica Ceca, Turchia-Islanda dovevano essere sulla carta l’antibasket ma si sono rivelate partite divertentissime, equilibrate, con un livello espresso assolutamente buono anche quando la posta in palio era nulla come per la gara di Berlino sopracitata.

Dagli ottavi in poi ci si aspettava qualcosa di unico, e puntualmente è arrivato: Lituania – Georgia da impazzire, Spagna – Grecia magari non bellissima ma dai risvolti tattici infiniti.. fino ad arrivare alle due incredibili semifinali.

Un europeo che è arrivato fino oltreoceano, facendo così rumore da sollevare la solita inutile questione “is European basketball reaching the same level of the NBA?”.

A me non interessa la risposta, nemmeno ne voglio discutere: ci siamo goduti l’europeo, siamo già carichi per Eurolega, campionato ed NBA.

 

1) Pau Gasol e la sua Spagna: “Es-Pau-na”, “PAUroso”, “chaPAU”: c’è da sbizzarririsi davanti a quella che è stata una delle prestazioni individuali più memorabili che una competizione europea possa ricordare.

25.6 punti, 8.8 rimbalzi, 56% da due, 67% da tre, 2.9 assist, 2.3 stoppate.

Vale la pena ripeterlo: 25.6 punti, 8.8 rimbalzi, 56% da due, 67% da tre, 2.9 assist, 2.3 stoppate.

Ho avuto la fortuna di vederlo due volte dal vivo, in due prestazoni opposte: l’esordio contro la Serbia, un Gasol pigro che una volta preso il rimbalzo aveva tempi pachidermici di transizione e in attacco sembrava più quello visto alla sua ultima stagione ai Lakers.

L’ottavo di finale contro la Polonia: ha ridicolizzato Marcin Gortat, ha segnato in tutti i modi, realizzando bombe su bombe, facendo il suo lavoro e quello di Mirotic.

In questa partita soprattutto ha lanciato un chiaro segnale ai suoi compagni: “chicos, io sono qui per vincere, facciamo la storia.”

I meriti di Gasol (non) finiscono dove quelli dei suoi compagni hanno inizio: contro la Francia Pau ha segnato la metà dei punti, ma non è stato un 1 vs 5.

Pensando specialmente al supplementare, l’8-0 decisivo è stato il simbolo di una straordinaria collaborazione tra il lungo spagnolo e i vari Llull, Rodriguez e Reyes.

La finale ha assunto il valore di celebrazione quasi da subito: “iniziate voi che poi finisco io”, ed ecco un Rudy rinato (e rimorto sul blocco di Jankunas), un Llull difensivamente devastante, un Rodriguez ai livelli di due anni fa, un Reyes che è la solidità fatta a persona, un Mirotic finalmente vivo e un Claver che è stata la sorpresa dei playoff.

Eccezionale Gasol, meravigliosi i suoi compagni, e straordinario il lavoro di Sergio Scariolo in panchina: aveva iniziato male esattamente come nel 2009 (tra l’altro con una sconfitta proprio contro la Serbia), ha proseguito divinamente sia dal punto di vista tattico (capolavoro contro Grecia e Francia) che dal punto di vista psicologico.
Onore a lui, alla Spagna, e a tutti quelli che si sono divertiti in questi indimenticabili 15 giorni di pallacanestro.