articolo di Marco Pagliariccio
grafica di Davide Giudici

 

 

Le squadre sono in città, la Fan Zone allestita presso la splendida fortezza di Kalemegdan brulica di vita, le luci della Kombank Arena sono accese. Venerdì a Belgrado si parte: le Final Four numero 17 della moderna Eurolega (tutte le partite in diretta tv su Eurosport ed Eurosport Player) vedranno in semifinale prima sfidarsi i campioni in carica del Fenerbahce con la sorpresa Zalgiris (palla a due ore 18) e poi lo scontro tra titani tra Cska e Real (si gioca alle 21). Domenica alle 20 le due vincitrici del primo atto si contenderanno l’ultimo gradino che resta per salire sul tetto d’Europa.

Stavolta però non saremo noi a presentarvi quella che è la massima espressione del basket per club al di fuori della NBA, ma tre personaggi che qualche pagina di questa competizione l’hanno scritta eccome: Gianluca Basile, Sale Djordjevic ed Andrea Meneghin. Enjoy!

 

1) Le quattro finaliste sono le quattro squadre più forti d’Europa?

Basile: “Sono le squadre che sono cresciute di più partita dopo partita. Poteva esserci il Panathinaikos, ma ha avuto la sfortuna di incrociare ai quarti un Real che ha chiuso la stagione regolare al 5° posto solo a causa degli infortuni. Durante la serie col Pana, coach Laso ha ritrovato gran parte della rosa, in primis col riturono di Llull, e fra i due roster quello del Real è più completo. Idem per la sfida Olympiakos-Zalgiris: i greci sono arrivati nel momento più importante della stagione con diversi infortuni e allora diventa difficile contrastare con mezza squadra un team come lo Zalgiris, che gioca una bella pallacanestro.

Djordjevic: “Per quello che hanno dimostrato durante l’anno, sì. Anche lo Zalgiris per me non è una sorpresa, per il grande lavoro che hanno fatto negli anni sia la società che Jasikevicius partendo da una solida base di giocatori nazionali. Le altre sono le solite, la sorpresa è che non siano riuscite ad arrivare a Belgrado le due greche”.

Meneghin: “Assolutamente sì. Ci è voluto un anno per trovare le quattro più forti e i playoff per me le hanno confermate”

 

2) E’ davvero Obradovic il valore aggiunto del Fenerbahce? E perché?

B: “Obradovic, in questo caso con l’aiuto di Gherardini, sa sempre trovare i giocatori che fanno al caso suo o perlomeno che hanno un’intelligenza cestistica superiore alla media. Quest’anno come non mai si è vista la sua mano. Se vediamo il Fenerbace di inizio anno, non ha niente a che vedere con quello di oggi e questo è frutto del lavoro in palestra e della capacità del coach di imporre alla squadra il suo gioco e soprattutto la sua mentalità vincente”.

D: “E’ il miglior allenatore al di fuori della NBA. Ha un’esperienza enorme e una grande conoscenza del gioco, ne sa sempre una più del diavolo. È un vincente e quando non solo un giocatore, ma qualsiasi membro della squadra e della società firma il contratto a inizio anno sa che con lui si gioca per vincere e questo ti spinge ad approcciare in maniera diversa ogni singola giornata di lavoro”.

M: “Non è facile allenare, gestire e avere lo stesso metro con tutti, specie con i giocatori che ha a disposizione. Obradovic lo fa, avendo sempre il massimo rispetto da parte di tutti. E poi credo che se hai un allenatore che si colora in quel modo durante le partite qualche stimolo in più lo hai: anche solo per vederlo in quelle condizioni almeno una volta a partita un errore lo commetti apposta!”.

 

3) Il Cska dovrebbe recuperare in extremis sia De Colo che Hines, ma sicuramente non saranno al top. Quanto può pesare questo aspetto in una competizione con pochissimi margini di errore come una Final Four?

B: “Conta moltissimo. Alle Final Four devi arrivare con tutta la squadra al completo e soprattutto tutti i giocatori devono essere al 100%, non hai alternative se vuoi vincere”.

D: “Sicuramente pesa non essere al top. Ma il Cska ha mostrato di avere altri punti di forza all’interno della squadra e grande spirito di gruppo. Sono una grande famiglia grazie soprattutto al presidente Vatutin che ha saputo creare questa corazzata partendo da un gruppo solido e mettendo Itoudis alla guida. La continuità è una chiave per le grandi squadre, il budget ovviamente consente loro di aggiungere sempre pezzi importanti intorno a leader come possono essere proprio De Colo ed Hines ma gli altri hanno saputo salire di livello e dimostrare il loro valore”.

M: “Mica poco! De Colo è un signor giocatore così come lo è Hines. Il Cska non può prescindere da questi due giocatori nelle Final Four, anche se ha un sistema favoloso. Ovvio che le loro condizioni possono incidere sulle possibilità di alzare il trofeo”.

 

4) Cosa può dare Llull ad un Real che, senza di lui, è diventato a tutti gli effetti la squadra di Doncic?

B: “Llull per il Real è fondamentale. Con tutto il rispetto per Doncic, che sta facendo cose straordinarie per l’età che ha, non gli si può chiedere di prendersi la squadra sulle spalle da solo e portarla sul tetto d’Europa. Con Sergio al fianco la musica può essere molto diversa”.

D: “Il ritorno di Llull li cambia in meglio. È un vincente, un uomo di grande carattere, qualsiasi amante del basket pagherebbe il biglietto solo per vederlo giocare per le giocate fuori dagli schemi che riesce a tirare fuori. Il suo ritorno è solo un ulteriore upgrade per una squadra che ha una sua continuità con Laso ed Herreros e con un nucleo di giocatori che li segue. Spezzo una lancia per un giocatore che ho provato in tutti i modi a portare al Bayern la scorsa estate: Causeur è un killer silenzioso, da tanti anni gioca ad altissimo livello anche con la maglia della Nazionale e lo trovo cresciuto tanto. A Bamberg ha fatto benissimo, non escludo possa tirare fuori qualche coniglio dal cilindro a Belgrado”.

M: “Parecchio. Avrà accumulato una voglia di giocare in questi mesi di assenza che non immaginiamo neanche e nella serie col Pana ne ha dato ampia dimostrazione. Si vedeva che non vedeva l’ora di trovare le sue conclusioni preferite: quelle impossibili”.

 

5) Quanto c’è dello Jasikevicius giocatore in questo Zalgiris?

B: “Direi soprattutto il carattere e il gioco pulito e ordinato in attacco. Ma mi chiedo dove lo Zalgiris abbia imparato a difendere in quella maniera, visto che Jasi non amava certo questo fondamentale! A parte gli scherzi, a mio avviso è stata la squadra che ha espresso il più bel basket in questa stagione”.

D: “Jasikevicius è un grande allenatore. Ha il genio, sente la pallacanestro, ha grande carica e carattere vincente e sta trasmettendo tutte queste cose alla sua squadra”.

M: “Lo Zalgiris incarna perfettamente il suo modo di giocare in attacco, la sua pallacanestro, le esecuzioni perfette, le letture da genio e chi più ne ha più ne metta. Per quanto riguarda la difesa, invece, applica benissimo quello che per anni ha sentito dai suoi allenatori, specie dal big boss Obradovic. Non me lo ricordo certo come un difensore insuperabile!”.

 

6) Prima semifinale: Fenerbahce-Zalgiris. Chi vince e perché?

B: “Il Fenerbace ha qualche chance in più perché ha giocatori che sono abituati a giocare queste competizioni dove il livello di tensione è altissimo. Comunque lo Zalgiris gli darà certamente filo da torcere”.

D: “Do leggermente favorito il Fenerbahce perché dalla sua ha l’esperienza di essersi già trovato in queste grandi competizioni e perché Obradovic sa sempre aggiustarli nei momenti giusti. Lo Zalgiris parte da underdog e per loro sarà una grande sfida. Da giocatore sarebbe stato bellissimo essere nei loro panni e provare a sovvertire il pronostico, è sempre stata una grande sfida ed è una cosa che noi ex giocatori probabilmente ci portiamo sempre dietro. Magari può giocare un ruolo il pubblico: non ci dimentichiamo che quello lituano è fantastico, li seguono ovunque, ormai le loro facce sono note ovunque!”.

M: “Vado con lo Zalgiris perché ha dimostrato già di saper vincere contro il Fener (di 1 a Istanbul). Per qualità il Fener ha giocatori migliori, ma lo Zalgiris arriva con meno pressione rispetto ai campioni in carica e ha il carattere giusto per andare in finale. Controllo dei rimbalzi e percentuali da 3 decideranno la gara”.

 

7) Seconda semifinale: Cska-Real: Chi vince e perché?

B: “Quest’anno il Cska non mi è piaciuto per niente. Ha vinto la regular season, ma non mi ha convinto del gioco espresso: troppe individualità, poco gioco corale. E alle Final Four solo con le individualità non si vince”.

D: “Direi Real perché hanno avuto qualche problemino in corsa e potrebbero arrivare quindi più affamati. E poi sarebbe una bella storia da raccontare quella di un ragazzo come Doncic che arriva a staccare la coppa. Ormai non è più una promessa, è una realtà del basket europeo, andrà in NBA e gli auguro di arrivare al massimo possibile per lui”.

M: “Real in ciabatte. Llull è l’arma in più e il reparto lunghi per me è pazzesco. In più le condizioni di De Colo e Hines possono aiutare ulteriormente il Real. Ah già dimenticavo, ci sarebbe poi Luka…”

Photo by Oscar Gonzalez/NurPhoto via Getty Images

 

8) Quanto conta l’aspetto emotivo rispetto a quanto costruito a livello tecnico durante la stagione in una competizione come una Final Four?

B: “L’aspetto emotivo conta se vai a giocarti le Final Four con dei dubbi, se durante l’anno non hai costruito come dovevi. Come dicevo prima, secondo me il Cska non ha costruito granché a livello di gioco di squadra rispetto alle altre tre e sono sicuro che alla prima difficoltà farà fatica. Alle Final Four c’è tantissima pressione, ci saranno momenti difficili durante la partita. Se in quei momenti non ti affidi a quello che hai costruito durante l’anno, sei morto”.

D: “Inizialmente, l’aspetto tecnico-tattico conta di più. Come prepari la partita, il riuscire a stare dentro le tue certezze sono aspetti importanti. Credo che siano arrivate in fondo le squadre che hanno cambiato meno il loro modo di giocare nel corso della stagione. Ma qui il livello è talmente alto che dopo 4-5 minuti l’avversaria si adatta e allora non tanto l’emotività quanto le motivazioni posso spostare gli equilibri”.

M: “Saper gestire l’emozione e la tensione è fondamentale. È avvantaggiato chi ha già vissuto queste esperienze. C’è da dire che se durante l’anno hai lavorato bene e hai costruito qualcosa di veramente solido non c’è debutto che metta paura”.

L’ex Kombank Arena, oggi Stark Arena, sarà esaurita in ogni ordine di posto: quasi 21 mila tifosi…

 

9) Provocazione: è giusto che una competizione da 30 partite più playoff sia decisa in due partite?

B: “Da giocatore preferirei una seria al meglio delle cinque, hai più margine di errore. Da tifoso, le Final Four sono spettacolari, l’ambiente è unico, poi credo che l’Eurolega guadagni di più con un evento così che con una finale sulle cinque partite e quindi non credo abbia la minima intenzione di cambiare format”.

D: “E’ un dibattito nel quale potremmo discutere per giorni. I playoff sono una competizione bellissima, ma credo servano più squadre per far sì che si alzi ancora il livello. Vedremo che direzione vorrà prendere Eurolega nei prossimi anni, sarà importante capire fin dove ci si può spingere a chiedere agli atleti il massimo livello possibile, visto l’elevato dispendio di energia che si ha tra Eurolega e leghe nazionali. Il prodotto che interessa è sempre il basket di massimo livello possibile, tenendo conto che abbiamo già il problema che ogni anno i migliori talenti lasciano l’Europa per andare in NBA. Solo trovando un equilibrio riusciremo ad avere un pubblico nuovo e appassionato, società e sponsor che investono con continuità e media che valorizzano il tutto”.

M: “Tutta una stagione, playoff inclusi, decidono quali siano le quattro meritevoli di partecipare all’atto finale. Per me è più che giusto che finisca così”.

 

10)  A chi affideresti il tiro per vincere la finale?

B: “Sono le Final Four, non esistono giocatori scarsi, per cui io sarei per una costruzione di un tiro con i piedi per terra. Il pick and roll finale lo farei giocare a De Colo, ma gli direi di non forzare se raddoppiato e di passare la palla per un tiro piedi per terra di un compagno”.

D: “Llull, senza esitazioni”.

M: “Se devo fare una scelta, vado con Doncic, ma tengo Sloukas come seconda opzione”.

 

11) E tra Basile, Djordjevic e Meneghin?

B: “No comment”.

D: “Baso! Loro due sono ancora giocatori, io ormai un allenatore a tutti gli effetti e tra i due prendo quello che ha leggermente il tiro migliore. Appena appena eh, non ti offendere Menego!”.

M: “Che domande, al Baso! Dal ca è u nust! U miegh tirador d mun! Dall uagnumm ca amm alzoo u bucolee!”.

Che poi uno di questi tre un tiro per vincere un’Eurolega lo ha messo sul serio…

 

 

 

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Marco Pagliariccio

Di Sant'Elpidio a Mare (FM), giornalista col tiro dalla media più mortifero del quartiere in cui abita, sogna di chiedere a Spanoulis perché, seguendo il suo esempio, non si fa una ragione della sua calvizie.

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