Umbria, inizio anni ’80. Dopo essere stata definita “la squadra dei miracoli” ed aver chiuso la stagione 1978/79 al 2° posto in classifica e senza sconfitte, il Perugia Calcio fu una delle principali vittime dello scandalo calcioscommesse, tanto da incappare, soltanto 24 mesi dopo, in una burrascosa retrocessione. In tutto questo, si era trasferita da qualche tempo nel capoluogo regionale la terza squadra di basket di Roma, l’Italcable. Sì, perché la Stella Azzurra era oramai una realtà consolidata della serie A, e il Banco Roma, appena promosso nel massimo campionato italiano, stava venendo alla ribalta in maniera prepotente, tanto da vincere lo Scudetto di lì a poco con il Vate, Valerio Bianchini, in panchina. L’Italcable era la classica formazione dilettantistica, tanti giocatori lavoravano durante la giornata e si allenavano alla sera: inoltre, se le giovanili erano quelle della Pallacanestro Perugia, la squadra senior si recava in Umbria soltanto per giocare lì le partite. Ma il gruppo è unito, e il colpo arriva: grazie ad un’emozionante vittoria sulla Viola Reggio Calabria, la compagine del “Pres” Tiecco approda in serie A2, davanti a un PalaPellini gremito in ogni ordine di posto. Siamo nel Giugno del 1982: con il calcio locale in profonda crisi (se si è già detto dei perugini, la Ternana non si rialzerà più dalla serie C per parecchi anni) e la prima volta del Grifone Perugia in A, si può affermare come la passione per la pallacanestro in Umbria nasca proprio da qui.

 

1982-1983: L’ULTIMO ATTO DELLO ZIO WILLIE

L’entusiasmo è alle stelle, nonostante il palazzetto cittadino non sia omologato per ospitare la A2. L’unica soluzione plausibile è il trasferimento a Marsciano, paese di circa 15.000 abitanti conosciuto soltanto per i mattoni (esatto, quelli che lanciate ad ogni allenamento), e per la quantità incredibile di sagre che vi si svolgono nel corso di un anno (più di 20!). Per riuscire a far sì che la serie A potesse giocare nell’impianto sin dalla prima giornata di campionato, gli operai lavorano tutta l’Estate e anche la notte. L’ampliamento del PalaSport consente al Grifone di giocare le partite in casa vicino a casa, anche perché vengono messi a disposizione dei treni per i tifosi: si racconta che il direttore dell’Hotel Moderno, ai tempi l’unico Hotel del paese, rifiutò di ospitare i giocatori le sere prima delle partite, perché non voleva comprare dei letti adeguati alle loro altezze.

Stella di quella squadra, oltre a Giuseppe Barraco e Guglielmo Dordei – papà del Luigi che ha calcato per anni i campi di Legadue – era l’indimenticato Willie Sojourner.

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La sua indiscutibile leadership si mostrò durante una partita delle formazioni giovanili, che giocavano prima della serie A e alle quali il centro americano era solito presentarsi per farsi due risate, sempre con la birra in mano. Ad un certo punto, tale Ragni fuggì in contropiede da solo. Sojourner si alzò in piedi gridando “SCHIACCIA!”, e Ragni fece un’inchiodata da far tremare il palazzetto. Ecco, non lo aveva mai fatto…

Insomma, si capisce subito che non sarà un’annata come le altre: all’esordio casalingo, contro l’Acqua Brillante Forlì, gli umbri controllano agevolmente il match prima di farsi sorpassare a 10” dalla fine. Chiusa? Certo che no, perché i romagnoli rubano palla sulla rimessa ma, nel tentativo di fare melina, se la fanno contro-scippare da tal Nevio Ciaralli, che s’invola ad appoggiare il cesto decisivo sulla sirena. In città la gente impazzisce, ma le sconfitte non tardano ad arrivare: il team viaggia sempre nei bassifondi della classifica, e “zio Willie”, benché sia adorato da compagni e perugini, per via di alcune brutte prestazioni e di una certa dipendenza dalla Moretti è costantemente in odore di taglio. Si passa, così, dallo scalpo della Sav Bergamo capolista alla bruciante sconfitta contro Napoli, per cui il Grifone è costretto a giocarsi tutto nell’ultima giornata a Livorno. I tifosi riempiono 5 pullman e diverse auto, i ganci di Sojourner fanno il resto: vittoria, e permanenza in A2. A Perugia esplode la festa, sarà l’ultima recita dello statunitense sui parquet italiani, dopo aver fatto le fortune di Rieti per 6 stagioni vincendo anche una coppa Korac. Con la sua morte, avvenuta nel 2005, la città laziale ha voluto dedicargli il nome del PalaSport.

 

1983-1984: SILENZIO, PARLA MCGREGOR

I lavori per il Palazzetto nuovo sarebbero dovuti finire nel giro di 4 mesi ma, per la felicità del capo dell’Hotel Moderno, il Grifone/Italcable si fermò a Marsciano anche per l’intera stagione successiva. Non c’era più Sojourner? Poco male: in Umbria si presentò un califfo della palla a spicchi, nonché uno degli allenatori più riconosciuti e stimati dell’intero secolo scorso: Jim McGregor.

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Soprannominato “il gitano rosso”, ma per tutti gli appassionati “il profeta del pressing, del gioco libero e dello spettacolo”, definire McGregor un giramondo potrebbe essere riduttivo: ha allenato al College e in serie A, senza contare le nazionali del Perù, Austria, Svezia, Colombia, Marocco e Rep. Centrafricana, che contribuiscono a rendere piuttosto naif il suo curriculum. Di certo, dai suoi insegnamenti restano un paio di cose: il “dai e cambia”, gioco offensivo rivoluzionario che ha avuto il merito di esportare in Italia, e un aneddoto particolare: “Hanno segnato? Tanto meglio, perché la palla è nostra”, che la dice lunghissima sul credo cestistico del Coach di Portland. Per farsi adorare dal pubblico, comunque, ci mise davvero poco: il mazzo di rose rosse destinato alla moglie nel pre-partita era il momento più alto della partita stessa.

Lo zoccolo duro e italiano della squadra resta, cambiano gli americani: viene ingaggiato Brett Vroman, gigantesco centro bianco di 2.17 e campione NCAA nel 1975 con gli UCLA Bruins, tuttavia il colpo del mercato è Jon Heath, proveniente dal campionato belga. La guardia ne mette 35 dominando all’esordio a Livorno e, dopo la vittoria storica contro la Benetton Treviso, diventa ufficialmente l’idolo della tifoseria. Come sempre, però, la sfiga è in agguato: Heath, capocannoniere del torneo, si fa male contro Rimini e ne avrà per tutta la stagione; la scelta del sostituto ricade su David Lawrence, che esordisce rompendo il tabellone con una schiacciata… e ferendosi gravemente all’arcata sopraccigliare.

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Il sostegno dei tifosi, ad ogni modo, è più vivo che mai: non solo a Marsciano si registra sempre il tutto esaurito, ma gli spettatori presenti sono più degli effettivi posti a sedere (4000 rispetto ai 3500 dichiarati… e sui 15000 del paese!). Guidata da McGregor in panchina, Perugia accarezza per tutta l’annata il sogno play-off: ma le ultime 5 sconfitte consecutive spengono irreversibilmente la fiammella, e faranno precipitare l’Italcable al decimo posto.

 

1985-2016: TRENT’ANNI AD ALTI E BASSI

McGregor rimarrà in Umbria anche nella stagione 1984/85, l’ultima della sua infinita carriera da allenatore. Il Grifone tornerà, finalmente, a giocare a Perugia, ma nel 1986 verrà retrocesso in serie B: un paio d’anni più tardi, dopo un ulteriore scivolone nella “vecchia” B2, la società deciderà per la vendita del titolo sportivo. Niente più americani a colloquio con i paesani (scene bellissime e piene di gestualità, a quanto dice chi le ha vissute in prima persona); i discorsi sui polsini che Vroman regalava a fine partita e che i locali usavano come fasce per la fronte appartenevano già al bagaglio dei ricordi. Non si respirava più basket 24 ore su 24, non c’era più la magia che portava i bambini delle scuole medie di Marsciano a tirare a canestro durante l’intervallo e prima e dopo le lezioni, perché i parcheggi auto erano utilizzati come campi da basket all’aperto. In quegli anni l’Italcable rappresentava l’intera regione, né più né meno di quanto faccia ora la Dinamo Sassari per la Sardegna.

Il basket umbro ad alto livello rimarrà nel totale anonimato per diverso tempo, fatta eccezione per il femminile: la Pall. Umbertide ha conseguito nell’ultimo decennio buoni successi a livello di società e pubblico, e ha una struttura solida che le permette di guardare con fiducia al futuro (basti pensare che l’età media della squadra è di poco superiore ai 22 anni). Per quanto riguarda il maschile, le fortune recenti sono passate fra le mani di un ex-coach delle giovanili del Grifone, Maurizio Buscaglia, che prima di guidare Trento sino alle semifinali di Eurocup qualche mese fa aveva conosciuto la sua personale consacrazione nelle categorie Senior guidando la neonata squadra della sua città, il Perugia Basket.

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Gli umbri restarono in A Dilettanti dal 2009 al 2013: attualmente, la prima formazione della regione è la Sicoma Valdiceppo, dominatrice dell’ultimo campionato di C Silver, ma riuscita ad accedere in B solo grazie al ripescaggio. Certo, il recente boom della pallavolo è stato clamoroso (citofonare Zaytsev…) e il calcio, con Perugia e Ternana nella serie cadetta, è tornato ad essere seguito da molte persone. Ma sperperare quello che è stato del Gitano Rosso o dello zio Willie, parlandone soltanto davanti a un piatto di torta al testo, assomiglia ad un vero peccato.

 

di Carlo Pedrielli