di Raffaele Ferraro

 

 

0 anni – vieni al mondo dopo 9 mesi giocati sul lato debole, poi, finalmente, vedi uno spiraglio e ti butti dentro per andare ad appoggiare in sottomano

 

5 anni – dopo aver ricevuto 3 bambole, 2 Barbie, 1 Mini Pony e 2 scatole di trucchi giocattolo dai parenti per Natale, il nonno si presenta con un canestrino da camera. Piangi, è un regalo di merda, e da maschio. Và al diavolo nonno.

 

6 anni l’anta dell’armadio alla quale hai appeso il canestrino, ti cade addosso dopo una schiacciata all’indietro mentre gridi “It’s over” al comodino imitando Vince Carter.


7 anni
– papà ti porta al minibasket. Il primo giorno è un trauma. 37 iscritti, 37 maschi tutti brutti, puzzolenti, con l’apparecchio. L’unico briciolo di femminilità presente in palestra è il bagno delle donne nello spogliatoio.

 

8 anni – commetti il primo antisportivo della tua vita fermando il 6 avversario con un laccio californiano a metà campo. Nell’azione prima ti aveva detto “femminuccia, cambia sport”

“Femminuccia a chi?”
(image by © Royalty-Free/Corbis)


9 anni
– sei talmente più sviluppata dei tuoi compagni maschi che prima dell’allenamento gli spieghi l’eternità della colpa e l’impossibilità del pentimento secondo la teologia cattolica più intransigente dell’Inferno di Dante, e durante l’allenamento il terzo tempo di sinistro.

 

11 anni – i carabinieri fanno irruzione a casa tua. Cercano te. Hai legato tuo padre al frigorifero perché ti ha chiesto di lasciare il basket per fare danza.

 

13 anni – finalmente sei una squadra di sole femmine. Al primo allenamento capisci subito una cosa: i maschi sono femminucce, le femmine menano come fabbri.

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14 anni
– ti presenti a scuola piena di lividi, con un occhio nero e il cotone nelle narici del naso. La professoressa ti domanda chi ti ha picchiato. Rispondi che hai fatto solo una partita di basket.

 

15 anni – vai al campetto con tre amiche. Non vi fa giocare nessuno perché siete delle femmine. E voi siete stronzi, rispondete. Vi giocate la possibilità di fare una partita, ai liberi. 4 maschi fanno 4/8. Voi 8/8. Strisciando vengono da voi e vi fanno giocare.

 

16 anni – la nonna ti compra il primo paio di Nike Air Jordan. Ti senti come Scarlett Johansson con un paio di Louboutin ai piedi sul red carpet alla notte degli Oscar.

 

17 anni – una sera, mentre sei a letto, fai un resoconto sulle tue amiche e conoscenti: su 50 ragazze, 30 non fanno sport, 13 giocano a pallavolo, 5 fanno danza, 2 fanno nuoto. Sei l’unica a giocare a basket. E vai fiera.

 

19 anni – segni il tuo primo tiro libero senza saltare.

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21 anni – Allenamento del martedì sera: 6 risse, 21 tirate di capelli, 8 gomitate, 42 minuti di urla e polemiche gratuite, 78 offese ai rispettivi fidanzati. Il tuo allenatore dà le dimissioni. Il motivo? 10 su 12 hanno contemporaneamente il ciclo.

 

26 anni – in un contropiede 1vs0 stacchi per andare ad appoggiare in sottomano 2 punti facilissimi. Il piede d’appoggio cede, cede anche il ginocchio, non segni, si rompe il crociato. Il primo pensiero non è per la cicatrice che si vedrà sotto la mini gonna, ma quanto cazzo di tempo dovrai stare senza basket.

 

29 anni – vai col fidanzato al palazzetto, in curva. A fine partita il capo-ultrà ti chiede gentilmente di non presentarti più perché non vogliono che tutta la curva prenda il daspo a causa tua.

 

35 anni – fai l’assist più bello della tua vita: si chiama Davide e pesa 3 kg e 400.

 

38 anni – dopo 8 ore in ufficio, aver preso Davide all’asilo, passato l’aspirapolvere, preparato la cena per lui e per tuo marito e aver fatto 2 ore di allenamento con 45 minuti di preparazione atletica, vai a letto distrutta. Ma felice.

 

39 anni – ti emozioni davanti alla tv. No, non hanno aperto la busta a C’è Posta per Te. Vedi giocare Cecilia Zandalasini.


40 anni
– l’essere distrutta a fine giornata prende il sopravvento sulla tua vita. Decidi di appendere le Nike al chiodo.

 

43 anni – porti Davide al primo giorno di minibasket: sei più emozionata di Durant quando ha dedicato il titolo di MVP alla madre.


49 anni
– esci in barella dalla palestra. Davide ha appena segnato il primo terzo tempo di sinistro senza fare passi. Il tuo cuore non ha retto.

 

62 anni – sei nonna e regali a tuo nipote una piccola pallina della Spalding. Ci gioca subito, prova a palleggiarla. Sei felice come Mentana durante le prime proiezioni.

 

85 anni – in un letto di una casa di riposo, chiedi il cambio alla vita. Te ne vai felice per aver sudato, combattuto e tramandato uno sport votato al maschile che in Italia ha pochissimo spazio, che vive ancora di pregiudizi e che per questo hai dovuto, e voluto, amare doppiamente.