di Marco Pagliariccio
foto copertina BCA-MartinImatge

 

 

La ricordo bene la prima volta che vidi giocare dal vivo Michele Vitali. Era l’estate del 2013, organizzavo con degli amici un torneo di basket 5vs5 misto a Montegranaro. Il fratello Luca, oltre che a livello sportivo, è rimasto legato alla città anche dal punto di visto sentimentale e rispose presente quando ricevette l’invito per venire a giocare. Segnò in squadra anche Michele anche se non si fece vivo fino alla finale. Mancava Valerio Amoroso e allora Luca lo convinse (=lo costrinse) a venire a dare una mano.

Montegranaro, estate 2013

Era un giovanotto in rampa di lancio, Miki. Grande facilità di tiro, un gioco non sempre sotto controllo, ma il talento evidentemente era roba di famiglia. In effetti, quello si era già visto anche in maglia azzurra, avendo fatto parte della spedizione d’argento agli Europei Under 20 del 2011.

In Spagna magari lo ricordano da allora

Quell’estate doveva essere quella del primo salto “vero” in Serie A: dopo una buona stagione in A2 dietro casa, alla Biancoblu Bologna, era tempo di fare le valigie in direzione Caserta. Sono passati cinque anni e mezzo da allora e Michele oggi ha trovato casa in un paesotto non molto più grande di Montegranaro. Piccolo particolare: La Vella, anche se con soli 22 mila abitanti, è capitale del Principato di Andorra. Al Poliesportiu, dove il Basquet Club targato Morabanc disputa le sue partite casalinghe, ci entrerebbe praticamente un quarto della popolazione della città. Ma oggi Michele è felice perché in quella gemma incastonata sui Pirenei a cavallo tra Spagna e Francia ha trovato la sua dimensione: al momento di scrivere, in Acb i punti a partita sono 9,0, conditi da 2,6 rimbalzi e 2,2 assist. «La città è piccola ma molto carina, io e la mia ragazza ci troviamo benissimo – racconta Michele –si fa una vita molto tranquilla, ma per il nostro stile di vita va più che bene. Si gira tranquillamente tutto a piedi, c’è il wi-fi dappertutto, si sta davvero bene. Poi la squadra è molto seguita, il palazzetto è quasi sempre pieno anche se abbiamo notato che spesso si riempie a partita in corso. Noi ci scherziamo su: non è che vengono dopo aver finito l’aperitivo?».

Miki è diventato ben presto uno dei beniamini della curva andorrana essendo riuscito a fare ciò che non era mai riuscito a nessuno in precedenza da quelle parti: trascinare il Morabanc alla vittoria della Liga Catalana. Andorra, infatti, pur essendo uno Stato autonomo è culturalmente un “feudo” di Barcellona, tanto che il catalano è anche la lingua ufficiale e quella più parlata. Per questo la squadra ha sempre preso parto al torneo che vede sfidarsi tutte le principali realtà cestistiche della comunità autonoma. In 32 edizioni su 39 la vittoria era andata a Barcellona o Joventut Badalona e i blaugrana vincevano da nove edizioni consecutivamente. Ma Miki ha detto no alla “decima” guidando i blu-giallo-rossi al successo sul Barca e prendendosi pure il titolo di Mvp nella finale di Lleida. «E pensare che a inizio stagione, col basket veloce che si gioca qua, dopo qualche minuto in campo arrivavo a lingua di fuori– ricorda l’ormai ex Brescia – in realtà poi mi sono reso conto dopo di quanto sia importante per loro questa competizione, chi non è catalano probabilmente non ne ha percezione. Ma mi ha colpito molto, ad esempio, giocare a Badalona e vedere tutti gli stendardi delle vittorie nella Liga Catalana appesi al soffitto del palasport. Per me in particolare era la prima volta contro il Barcellona: farlo in una finale, vincerla ed essere pure miglior giocatore è stata una gran bella emozione».

Foto: MA Chazo – FCBQ

Alla faccia della necessità di ambientarsi. In realtà ci ha messo pochissimo Vitali junior a diventare uno dei pilastri dell’ambiziosa Andorra. Eppure non era una scelta scontata quella di lasciare la “comfort zone” che si era creato a Brescia per provare un’esperienza all’estero con tutte le incognite del caso. «Mi sentivo pronto e mi intrigava tantissimo– ribadisce la guardia classe 1991 – se fossi dovuto restare in Italia non avrei mai lasciato Brescia, che ritengo ormai una seconda casa per me e per la mia compagna. E anche ora non nascondo che tutte le partite della Leonessa che posso le guardo. Avevo voglia di rimettermi in gioco con questa sfida e quando si è presentata l’occasione di giocare in quello che ora come ora è il campionato più difficile d’Europa ed affrontare i migliori giocatori del continente non me la sono lasciata sfuggire. Ovvio che non volevo andare all’estero tanto per farlo: ho parlato con coach Navarro, un persona molto schietta e leale, circa l’idea che aveva su di me e a quel punto ho accettato».

E chi se lo sarebbe aspettato un Vitali che dopo un paio di mesi era già idolo della torcida andorrana? E che magari decideva con un canestro così il match in casa dei campioni d’Europa del Real Madrid?

Il paragone è pesante ma è lo stesso Michele a volerselo cucire addosso: il fratello Luca è il modello, ma l’idolo di sempre risponde al nome di Gianluca Basile. E a pensarci è quasi come ripercorrerne le orme guardandolo giocare, guardandolo creare parabole impossibili da distanze siderali, guardandolo sfidare i big d’Europa con la stessa sfrontatezza dell’uomo dei tiri ignoranti. E farlo in Spagna, non lontano da quella Barcellona della quale il Baso riuscì a diventare a sua volta atleta e uomo tutt’oggi amatissimo. «Per le caratteristiche che ho come giocatore mi sono sempre sentito affine a lui, è stato una vera fonte di ispirazione. Una volta abbiamo giocato contro e a fine partita gliel’ho dovuto dire. Ma niente autografi, sarebbe stato un po’ troppo». Un’icona fortitudina come idolo dopo essere cresciuto nelle giovanili della Virtus… «Beh, un’icona del basket italiano prima di tutto», svia Michele. Anche perché l’argomento è piuttosto delicato, dato che ha a che fare con uno dei momenti più brutti della sua carriera: la retrocessione in A2 con la maglia delle V Nere nella stagione 2015/2016. Una stagione che doveva essere quella del “ritorno a casa” da vero protagonista e che invece si è trasformata in incubo. «Di sicuro è stato un momento molto difficile, ma in quei momenti vedi chi davvero ti vuole bene e ti sta accanto. La mia famiglia e la mia compagna ci sono sempre stati e con la voglia di lavorare ne sono venuto fuori. C’erano tanti problemi sia in società che in campo, ma sono felice che da quella delusione sia nato il percorso che oggi sta riportando in alto la Virtus. Oggi è una società ambiziosa, che anno dopo anno sta crescendo e mi fa piacere che continui a farlo».

Capitolo chiuso quello in V Nera: il futuro è oggi, si chiama Andorra e gli obiettivi sono ambiziosi. Dopo una prima parte di regular season con già affrontate tutte le big del campionato (e gli scalpi di Real e Baskonia già in cassaforte), arriva la parte teoricamente più semplice per dare l’assalto alla qualificazione alla Coppa del Re. Al momento di scrivere sembra fatta anche per nell’altra competizione nella quale il Morabanc è in corsa: l’approdo alle Top 16 di Eurocup è a un passo, anche grazie al successo da ex sul campo di Brescia, al momento unica vittoria esterna in coppa per il team di coach Navarro. Michele che non si è fatto prendere dall’emozione del ritorno al PalaLeonessa e della sfida col fratellone: i suoi 12 punti hanno avuto peso specifico importantissimo in una vittoria dal sapore ovviamente particolare.

In ogni caso, da quasi esordiente nelle coppe europee (all’attivo Andorra aveva solo la partecipazione alla Coppa Korac nel 1995/96) non era per niente scontato un inizio di stagione così per una squadra nel pieno di una crescita davvero impetuosa. «Sono i due obiettivi più a breve termine che ci siamo dati ma anche a livello personale guardo giorno dopo giorno a gustarmi questa esperienza senza particolari pressioni. Se penso a dove ero due anni fa non avrei mai immaginato che oggi sarei stato all’estero a vivere una situazione del genere. Per cui il mio obiettivo è andare avanti senza rimpianti, che sia in Italia o all’estero».

Ma i legami con l’Italia non si sono certo troncati. In primis con i tanti compagni conosciuti negli anni. «In primis Brian Sacchetti. Anche se abbiamo giocato insieme per un solo anno, ci sentiamo spesso, ridiamo e scherziamo insieme sulle esperienze che abbiamo vissuto e molto altro. Degli anni precedenti, sono rimasto molto legato a Giacomo Sanguinetti, con il quale ho condiviso una stagione in B1 a Ozzano e che ora è a Siena in A2. E poi ho avuto la fortuna di giocare insieme con un ragazzo come Marco Mordente che giocando in un ruolo simile al mio ed avendo tanta esperienza alle spalle mi ha aiutato davvero molto».

E poi c’è Luca… «Non mi sono mai sentito alla sua ombra anche se è più grande di me e ha fatto la sua strada nel mondo del basket. Anzi, è stata una fortuna averlo non solo come fratello maggiore, un fratello pazzesco, un modello per me. Ma anche come persona che avendo vissuto il mondo del basket da più tempo mi ha sempre saputo consigliare ed aiutare nelle scelte più delicate riguardanti il mio futuro. Sono stato molto fortunato e ne sono grato. Come compagno di spogliatoio è la stessa cosa: è una persona che ti aiuta a crescere, a migliorare, a vincere. Quando giochi con lui ti viene tutto più facile. Io lo considero senza dubbio il miglior playmaker italiano in attività e non per le cifre, ma per la leadership e per come migliora i compagni che giocano al suo fianco e la sua squadra».

La Spagna come terra promessa, la stessa che dove si sono fatti grandi tanti dei big del basket italiano nell’ultimo quarto di secolo: da Myers a Fucka, da Basile a Marconato, da Pozzecco allo stesso Luca Vitali passando per Bargnani, De Pol e Attruia. La truppa tricolore quest’anno non è rappresentata dal solo ex Brescia ma anche da Alessandro Gentile, da poco sbarcato all’Estudiantes. Quasi coetanei (Vitali è del ’91, Gentile del ’92), entrambi con un passato virtussino non proprio indimenticabile alle spalle, ma anche compagni di squadra in quella Nazionale Under 20 che si spinse fino all’argento europeo nel 2011. Di quella squadra, Gentile era il faro, Vitali un prezioso comprimario. Come sembrano lontani quei tempi… «Non è semplice inserirsi a stagione iniziata e lo dico per esperienza personale: serve tempo per ambientarsi lontano da casa, all’estero. Ma ha delle qualità talmente grandi che sono sicuro che farà bene». Al primo scontro diretto non manca poi molto: 29 dicembre, appuntamento allo Poliesportiu per l’ultima gara del 2018.

Intanto, però, per Michele è arrivata la seconda partita in pochi mesi nella “sua” Brescia: stavolta con la maglia della Nazionale, con la quale, complice l’affollato settore guardie azzurro, non è che abbia mai potuto trovare molto spazio. Nel cruciale successo sulla Lituania, 12’ sul parquet con 3 punti, 3 rimbalzi e 2 assist per mettere il proprio mattoncino sulla strada che porta a Mondiali della prossima estate. Un messaggio a coach Sacchetti con su scritto: per il viaggio in Cina ci sono anche io. «La Nazionale per me è passione e orgoglio ad ogni chiamata, dai tempi delle nazionali giovanili alla prima partita “vera”, quella per le qualificazioni a Eurobasket 2015 a Cagliari contro la Svizzera. Ma anche ogni volta che sono stato chiamato per la prima fase dei raduni o in queste finestre che stiamo disputando rispondo sempre presente molto volentieri. Le scelte tecniche del coach vanno sempre rispettate, ma che sia per un giorno, una settimana o un mese la Nazionale per un giocatore è il massimo».

Foto: italbasket – Ciamillo Castoria