Washington è la terza squadra ad Est, a due vittorie di distanza da Boston. 39-24 il record dei Wizards, 41-24 quello dei Celtics.

Non solo, da fine dicembre è la squadra che viaggia con il secondo miglior record, dopo i Warriors in fuga.

Ma ancora, partite in casa contro Cleveland e Golden State, cioè le migliori nella visione di tutti, una sconfitta all’overtime e una vittoria (la notte dell’infortunio a Durant), non solo competendo, ma con un’atmosfera sul campo e attorno al campo di particolare contagio emotivo. Merita attenzione.

 

#1 #2 #3 al quarto anno.

John Wall prima scelta nel 2010, Bradley Beal seconda scelta nel 2012, Otto Porter terza scelta nel 2013. #1 #2 #3 insieme, scelti dalla stessa franchigia.

Non esiste confronto contemporaneo. Non a Golden State con Curry, Thompson e Green. Nemmeno a Oklahoma quando insieme giocavano Westbrook, Harden e Durant.

#1 #2 e #3 come numero di scelta e anche come posizione in campo. I tre piccoli.

In ottima combinazione tecnica per situazioni di gioco: il Playmaker (Wall), il giocatore di ISO fino a 3 palleggi (Beal) e il tiratore/difensore (Porter), giocano insieme e si trovano.

Quarta stagione in cui giocano con la stessa maglia. E per giocare insieme sommandosi, e non alternandosi, ci vuole tempo. Ci vogliono difficoltà, da superarle trovando certezze solide lungo il percorso, senza essere predestinati.

 

Wall e Beal, così diversi, non per giocare insieme.

“E’ il mio aiutante. Io sono A. Lui è A-1″. Così Wall parlava la scorsa estate di Beal. Non parole coinvolgenti, parole che indicano e comunicano una gerarchia antipatica nella testa di John.

Se poi questi due giocatori hanno modelli di vita completamente diversi, se chi si sente A, ha visto l’altro firmare un contratto a cifre nettamente superiori alle sue, se tutti e due giocano bene, ma c’è sempre un ma attorno… Beh si poteva anche pensare che se nulla fosse cambiato, se il rapporto sul campo tra Wall e Beal non avesse trovato sviluppi e obiettivi comuni, il front office dei Wizards avrebbe dovuto cambiare qualcosa, scegliere uno dei due.

Ed è cambiato.

Anche un gioco, dove iniziano passandosi o bloccandosi, dove poi hanno la scelta di tenerla o passarla, è strumento che aiuta a giocare collaborando e dividendosi il pallone. Per decidere se giocare insieme o essere capricciosi.Wall passa a Beal, andando a riprendersela. Beal finge e la tiene per attaccare e segnare. Non è un rifiuto, significa non essere prevedibili.

E in questa clip, prima, seconda, e terza collaborazione. Non solo rispettandosi, ma leggendo dove è il vantaggio più grande e quindi chi deve avere la palla in mano, per attaccare e chiudere il possesso. Decidendolo loro.

Percentuale da 3 punti, Reale percentuale dal campo e differenza di rating. Tre voci per guardare il rendimento di Wall e Beal quando giocano insieme e quando non giocano insieme. Blu che allunga sul rosso in ogni voce. Qualcosa è cambiato. Front office che deve cercare solo di completare, non di cambiare.

 

Otto Porter, il tiratore più efficiente in NBA.

1.19 il suo PPP. Cioè da ogni suo possesso produce 1.19 punti. Il migliore tra quelli che hanno almeno 400 possessi.

I Wizards giocano con chiarezza di spacing. Wall (e Beal) ad attaccare dal P&R. Gortat ad attaccare l’area con i suoi tagli. Gli altri 3 sul perimetro e se, ad occupare l’angolo c’è Porter, che segna con il 45.2% da 3 con 4.4 tiri, allora il campo diventa più grande: per tutti, per chi ha la palla in mano e per chi la riceverà.

Un tiratore specialista solitamente ha un numero di tentativi da 3 superiore a quelli da 2. Per Otto è differente, 5.9 i tentativi da 2, 4.4 quelli da 3.

E sa attaccare i close-out, sia andando a destra che a sinistra. Dettaglio importante.

La sua crescita, e il fatto di aver aspettato e aiutato la sua crescita, significa che a Washington #1 #2 e #3 adesso lo sono per davvero.

Ma non finisce qui. Questo è un grafico che combina il rating difensivo e quello offensivo delle ali di tutte le squadre. Porter sta in alto e con il pallone più grande, cioè tirando con TS%, la reale percentuale di tiro, adattando i tiri da 3 e quelli da 2 per produzione di punti.

 

Gortat, il secondo playmaker

Non l’hanno scelto a Washington, lo fecero a Phoenix alla #57. Ma con i Wizards gioca da 4 anni. Sempre per 30 minuti a partita. Sempre più ottimizzando il suo rendimento.

Per essere efficienti rollando dopo aver bloccato la palla, il timing è dettaglio chiave. Non bisogna muoversi in anticipo rispetto alla palla, andando a togliere spazio. Ma bisogna aspettare la scelta difensiva per poi poterla attaccare. Gortat è maestro sia quando taglia aggredendo lo spazio per passare, sia quando conclude segnando, senza essere verticale, ma solido.

Ed è maestro, anche occupando lo spazio. Nella prima clip va dentro l’area e, leggendo l’arrivo di un difensore, prende posizione contro di lui. Avendo anche la possibilità di leggere se è meglio un extra-pass o finire con baby-hook. Nella seconda aggredisce lo spazio, attirando attenzione difensiva e poi, in corsa, passando la palla in un angolo. Maestro, davvero, nella semplicità.

Semplicità significa anche essere efficienti giocando nei propri limiti.

Il grafico mostra come Gortat ha aumentato il numero di tiri attorno al ferro. Tirare da più vicino significa poter avere percentuali più alte. Significa giocare per essere decisivo in quell’area. E non per tentare decori allontanandosi sul campo, dove tutto è più tranquillo.

 

Tocchi per capire come giocano le 5 migliori ad Est

La grandezza del pallino indica la quantità di tocchi e poi, sui due assi, quanti secondi con la palla in mano e quanti palleggi per tocco.

Wizards: tre giocatori differenti. Uno (Wall) che la tiene, la palleggia e crea per i compagni, uno (Beal) che finisce e produce punti all’interno dei due palleggi e uno (Porter) che la prende e la tira (solo 1.35 secondi con la palla in mano per tocco).

Significa chiarezza di idee, accettazione del ruolo sul campo.

 

Beal come secondo playmaker?

Tutto in crescita. Tutto bello. Tutto vero (il record da fine dicembre). Ma guardando sviluppi di gioco, e anche numero e qualità ti tocchi, manca forse un secondo playmaker.

La bellezza ed eleganza di Beal nel chiudere il palleggio e salire con il suo jumper è ogni volta da guardare. Senza avanzare a volte, ma salendo sempre con separazione.

E quando Beal attacca veramente dal palleggio, i Wizards hanno il secondo playmaker, che non è il PG di riserva.

Guardate nella prima clip, ISO sul lato che si completa con il blocco del Big che arriva in corsa. E nella seconda ISO in punta giocando con il cronometro dei 24”, palleggio verticale andando dalla parte opposto del blocco, palleggio che avanza mangiando spazio.

 

Speciale Normalità

La pazienza di aspettare le scelte #1 #2 e#3. Non solo per rendimento individuale, ma per combinazione.

La scelta di un modello di gioco con spacing e aree d’azione chiare, dimostrato dai tocchi.

Un Big contemporaneo che avendo timing e occupazione dello spazio, produce come un secondo playmaker.

La crescita dei giocatori dentro un Club che indica una via. Chi (Porter) a diventare una versatile specialista. Chi (Beal) ad andare oltre alla sua elegante produzione offensiva, per essere un altro playmaker della squadra.

Tutto normale… Nella chiarezza e semplicità di idee. E semplicità è il punto di arrivo di un percorso di crescita. Tutto specialmente normale.

Guardate qua.

Wall usa il blocco di Morris. Lettura. Senza fretta. Poi arriva il blocco del 5. Spacing con certezze e quindi attivo. Insieme, in modo semplice.

Un blocco sulla palla. Dettaglio di qualità, l’angolo con cui Gortat porta il blocco. Tagli e passaggi per arrivare insieme al secondo blocco sulla palla. Insieme, attaccando senza frenesia, ma con energia. Sentendosi appartenenti al prodotto.

E forse questa Speciale Normalità è il motivo di quell’atmosfera proprio non normale nelle partite contro le pronosticate finaliste, Warriors e Cavaliers.

 

grafici a cura di Fabio Fantoni