20 anni, 20 anni dalla mia prima serie di finale NBA tutta vissuta in diretta. Prima del 1994 avevo visto tratti di Bulls contro tutti ma mai in diretta. La mia prima finale NBA vissuta in diretta tv me la ricordo come se fosse ieri.

 

Bologna, Via Pasubio 64, una casa minuscola, con mia mamma che dorme su un divano letto e io di là coi nonni. Tv dell’anteguerra, con colori tutti uguali. Primo giorno di vacanza, scuola finita, gelato, zapping selvaggio perché il 1994 è l’anno dei mondiali di calcio in USA. E’ la prima volta che assaporo il gusto dell’insonnia causa malattia sportiva: nonèsolocalcio, è Houston Rockets – New York Knicks di finale NBA. Ho ricordi molto vaghi di quella finale, ho solo impresso nella memoria la sfida tra Ewing e Olajuwon, l’errore di Starks e, non so perché Vernon Maxwell.

Questa fu la prima finale NBA che vidi di notte,  da quell’anno non c’è Giugno che passi senza occhiaia, senza mai recuperare il sonno perché quando ti svegliavi poi era l’ora del campetto, e quando tornavi a casa poi c’erano i mondiali di calcio o gli europei o semplicemente aspettavi l’orario per vedere la partita. Non importa se si studia o si lavora, giugno è il mese delle finali NBA.

 

L’anno successivo fu l’anno del ritorno di MJ e di Shaquille O’Neal in finale: mi ricordo ancora la prima volta che vidi questo gigante col vizio di rompere i ferri, in copertina con la maglia del suo college, LSU. Fu amore a prima vista. Come non stare svegli sperando nel titolo ai Magic..ma niente da fare, di là c’è The Dream, Drexler e un giovane Robert Horry che iniziava lì a fare canestro quando canticchia.

 

Era tornato Jordan già, io avevo iniziato le scuole medie, stavolta a Giugno si sta svegli per vedere il trionfo del più grande. Lo ammetto, ho sempre tifato contro i favoriti, e di là Shawn Kemp mi faceva impazzire. Sullo 0-3 smetto di svegliarmi, alla sesta non posso avere la pelle d’oca con MJ in lacrime.

 

Anno successivo ancora Bulls in finale, stavolta ci sono i Jazz, ancora 6 gare, ancora MJ che esulta, ancora io sul divano tra un misto di ammirazione e sconcerto: ma possibile che vincano sempre gli stessi???

 

Nel ’98 sono più preparato che mai: tv satellite con Tele+, registrazione pronta, sveglia alle 02.55, in tempo per prepararmi spuntino (maledetti spuntini) e godermi Utah Jazz contro…Chicago Bulls..again. Gara 1 è la più bella che abbia mai visto, la vince Utah, esulto manco fosse la finale di Eurolega della Virtus. Gara 2 va male, gara 3 peggio, gara 4 un inferno, gara 5 mi sveglio riluttante tanto ormai.. e invece no, ANTOINE CARR, si va a gara 6. Gara 6 a Utah, è quasi fatta. QUASI.

Quasi…

Da qualche parte, tra un fumetto e l’altro di mio nonno e qualche pupazzo, devo ancora avere quel VHS.

 

Jordan si ritira, la stagione successiva in finale ci sono Spurs e Knicks. Tifo Spurs perché hanno un lungo che mi fa andare giù di testa e seguivo già da Wake Forest. Tim Duncan si chiama. E’ talmente forte che trasforma David Robinson in un giocatore vincente. Pazzesco.

 

I 3 “Giugni” successivi hanno un nome e cognome: Shaquille O’Neal. La serie con Indiana la guardo tutta, Rik Smits lo gradisco da matti e i Pacers giocano da Dio, ma dall’altra parte tra Shaq e Kobe Bryant non ce n’è. Kobe Bryant la vince da solo a Indiana, penso “mamma mia  si ritira Jordan e ne viene fuori subito un altro”, penso anche “grazie al cazzo sotto c’hai The Diesel”.

 

Finali del 2001, gara 1 Lakers – 76ers. Sono testimone della prova individuale più pazzesca di sempre: Allen Iverson porta alla vittoria una squadra di scappati + Dikembe Mutombo (dai, non venitemi a dire il contrario), sul crossover e canestro in faccia a Tyronne Lue urlo. Mia mamma mi picchia, ma sono felice.

Vabbè

Per aspettare una finale il cui risultato mi appaghi devo aspettare Lakers – Pistons: Los Angeles in finale favoritissima, perde la prima (vabbè come coi 76ers), vince la seconda in rimonta (ecco qui, fanculo), crolla a Detroit sotto le bombe di Billups e la poesia in post basso di Sheed.

 

Le finali del 2005 costituiscono la prima volta di un evento che diventerà tradizione:  le partite in “balotta” a casa di un amico. E’ meglio di una serata in discoteca, sa quasi di vacanza anche se dura lo spazio di 3 ore: birre, chiacchiere, risate, birre, insulti, esultanze, birre, crollo finale. Vincono gli Spurs, vince il “nostro” Ginobili.

 

2007, San Antonio – Cleveland, vincono i texani ancora, ma è nato un amore: col 23 a Cleveland gioca Lebron James. Non esiste nessun altro come lui, non nel senso che è il più forte, ma nel senso che nessuno ha mai giocato come lui. Da lì decido che tiferò per la sua squadra, ovunque egli andrà. Deve vincere qualcosa. Deve.

 

Nel 2008 ho la fortuna di assistere ad una sfida storica, è Lakers – Celtics. Tifo Lakers ma sono contento per Garnett che vince il suo primo titolo, diversi miei amici giallo viola hanno l’istinto di buttarsi dall’ultimo piano dell’appartamento di Via Lame, dove ogni anno ci ritroviamo per grigliata e finali. All’inizio eravamo in 3, poi in 5, adesso sembra l’OAKA quando c’è il derby greco, con gente che si arrampica sulle tende.

 

Altre 2 vittorie Lakers, Lebron va a Miami, tutti odiano Lebron, Miami va in finale contro Dallas. Dai che è fatta. Dai. Sono pronto a fare il bagno dal nettuno in Piazza. E invece c’è un tedesco che la pensa diversamente. Miami perde una serie che se la rigioca 10 volte la perde mai. Io subisco più prese per il culo di un grillino dopo le ultime elezioni.

dirk

 

Ma il tempo e la fede mi dà ragione. Miami trionfa l’anno dopo con Oklahoma, sono caroselli sotto casa mia.

 

Si arriva all’anno scorso, Miami affronta San Antonio, tutta Bologna virtussina tifa Spurs. Sono pronto al peggio dopo gara1, faccio i complimenti ai miei amici per la vittoria a 35 secondi dalla fine di gara 6. La gufata funziona. Grazie Ray Allen. Gara 7 si vede da me, o meglio, da noi perché convivo..e ho mandato la morosa dalla mamma. C’è facebook che parla solo di basket, siamo in 5 da me, in centinaia tra whatsapp, twitter e instagram. I tempi sono cambiati, la passione per questo sport no, mai.