Nelle lunghe notti invernali, nelle notti da universitario, nei ritagli di tempo dopo l’ufficio, giochi a NBA2K14: intere stagioni, le giochi come se fossi te in campo. E 1 volta ogni tanto succede quello per cui hai speso 70 e passa euro di videogame: fai la partita perfetta. E allora ti fermi a guardare le statistiche della partita, roba così da nerd che Bill Gates in confronto è un tronista. Compiaciuto, vai a dormire sereno.

Ecco, questo meraviglioso evento è successo nella realtà, alle 3 di notte orario italiano, non in una partita qualsiasi ma nella gara 3 di una finale NBA. Protagonisti: i San Antonio Spurs. Ripercorriamo 24 minuti che passano di diritto nella storia del gioco.

 

IL CAPOLAVORO DEL PRIMO QUARTO: Miami parte sempre lenta a inizio partita, quasi come per specchiarsi davanti al suo pubblico. Popovich è il primo a saperlo, è anche il primo a sapere che per portare il match sui binari texani bisogna entrare nei meccanismi degli Heat e minare la loro fiducia. Pronti via, palla a Duncan su ribaltamento e sono 2. Palla rubata e altri due. Ecco l’inizio che serve.

Fate poi caso ad un altro particolare che si vede bene in questo video: praticamente tutte le azioni a parte contropiedi e (una unica) situazione di emergenza finiscono quando mancano 11/12 secondi. Non secondo di più, non secondo di meno #coincidenzeiononcredo.

Altri due aspetti importanti: Leonard prende tiri da 3 in ritmo senza esitazioni, Green legge la difesa e PENETRA. Si sono praticamente scambiati i ruoli: penso che gli Spurs non lascino niente al caso.

Le statistiche del 1 quarto recitano: 13/15 al tiro, 4/4 da 3, 11/13 ai liberi (dite che sono stati un pelo aggressivi), 9 assist, 8 rimbalzi … tutto questo, è bene ripeterlo, in 12 minuti … siamo alla fantascienza.

Tutti questi dati sono raccolti nel video della NBA visibile anche nella categoria “texans do it better” su youporn

 

L’AUTORITA’ DEL SECONDO QUARTO: pubblico ammutolito, Leonard e Green “leggermente” in ritmo, Ginobili entrato in partita con stabellata sul fil di sirena, Parker in controllo, Duncan che si gestisce. Manca Bar Rafaeli come massaggiatrice nello spogliatoio e poi gli Spurs sono in paradiso.

Ci si aspetta una leggera frenata e un ritorno Heat, ma Popovich sa che questo è il momento della gara, forse della serie. Deve affondare il colpo perché 10/15 punti di vantaggio sono niente e San Antonio nelle prime due gare è vistosamente calata col proseguire dei minuti.

E allora ancora Green, ancora Leonard, e poi finalmente il duo franco caraibico a prendere il largo ,ma il largo davvero. Si arriva fino al +25, poi Miami trova un Lewis versione Sonics e tocca il -15.. ma non c’è niente da fare, chi gioca a pallacanestro sa cosa vuol dire vedere il canestro largo come una vasca da bagno.

Le statistiche del 2 quarto: 12/18 al tiro (VERGOGNA!), 3/6 dall’arco, 3/4 ai liberi (ecco la stanchezza, peggior nemica degli Spurs, anche se il calo di aggressività è umano), 6 rimbalzi e 6 assist.

San Antonio vincerà questa partita di una ventina resistendo al ritorno furioso (e preventivato) degli Heat, con una bomba fondamentale del nostro Beli. Quello che rimarrà impresso a tutti sarà questo primo tempo. Molti dicono che non capiterà mai più una roba del genere, eppure basta andare indietro di qualche giorno, ultimo quarto di gara 1. OK che Lebron non stava in piedi, ma gli Spurs fecero un parziale di 25 a 5 in un amen con le stesse percentuali irreali.

Con il suo gioco ti devi aspettare questi quarti: azioni che durano 12 secondi, giro di palla furioso, contropiede anche a rischio di perdere palloni (vedi gara 1), 0 esitazioni, massima fiducia.

Sì, la fiducia, la voglia di riprendersi qualcosa che anno scorso fu strappato ad un mm dal sogno. Piuttosto che perdere questi qui muoiono, sono in missione. E il leader in panchina è uno che passa una sola volta nella storia.