Trash Talk: make boastful or insulting remarks in order to demoralize or humiliate a sporting opponent.
Il trash-talking altro non é che un’arte: l’abilità di destabilizzare il proprio dirimpettaio (ma non necessariamente il proprio marcatore diretto) insultandolo, ridicolizzandolo, provocandolo, con lo scopo di riuscire a togliergli certezze ed “entrargli nella testa”.

 

Chiunque di noi sa di cosa si tratta e prima o poi, nel bel mezzo di un’accanita partita al campetto, ha inesorabilmente tentato di farne uso.

E’ una pratica esistita da sempre: in un palcoscenico come quello della National Basketball Association, la competitività e la convinzione estrema nei propri mezzi a scapito della considerazione di quelli in canotta di colore diverso sono sempre abbondate.

Ai tempi d’oggi, non ha potuto far a meno di evolversi: se da un lato è vero che con un tipo di copertura e diffusione mediatica drasticamente diversa (internet, i vari ‘Mic’d up’, etc.) c’é modo per tutti noi di ascoltare e venire a conoscenza della maggior parte delle interazioni che avvengono sul legno del parquet o delle panchine, dall’altro è altrettanto vero che, in linea di massima, proprio in virtù di tale consapevolezza, i toni dovrebbero teoricamente esser più pacati e meno eccessivi… Teoricamente.

Lo sdoganamento al grande pubblico del trash-talking è cosa ormai antica ed addirittura c’é chi, nella seconda metà degli anni ‘90, ne ha fatto la strategia per promuovere il proprio brand e consolidarlo come tale:

 

  • “Pass. Save yourself the embarassment”
  • “Saw a picture of your game on a milk carton”
  • “Here’s 5$. Go buy a game”
  • “My game is tighter than your mom’s wig!”
  • “Do you have a lighter? Cause you are about to get smoked”
  • etc. etc.

Vi dicono qualcosa queste frasi? Sono state gli slogan dei primissimi prodotti della And1, che nelle loro versioni primordiali venivano realizzate a mano tramite bomboletta spray e vendute nei pressi dei playground da battaglia.

“What’s wrong? Momma forget to pack your game?”

“What’s wrong? Momma forget to pack your game?”

Come detto, di lingue lunghe ce ne sono state e ce ne sono miriadi, ed elencarle tutte sarebbe impossibile. That said, vale comunque la pena ripercorrere insieme alcuni degli episodi più eclatanti che hanno fatto storia in materia.
Se è vero che in questa disciplina si sono cimentati svariati giocatori, altrettanto vero è il fatto che alcuni fossero più “entitled” di altri nel farlo. Avete probabilmente già capito dove sto andando a parare: non si può prescindere e non nominare il #23.

Dal tiro libero realizzato ad occhi chiusi con dedica a Mutombo

Tiro libero con dedica speciale

al pacato “Shoot it, you fucking midget!” all’indirizzo di Muggsy Bogues

I due hanno recitato insieme nel leggendario “Space Jam”

I due hanno recitato insieme nel leggendario “Space Jam”

passando per tutte quelle volte in cui il malcapitato avversario di turno si sia visto descrivere in largo anticipo cosa sarebbe successo per poi veder la previsione inesorabilmente avverarsi nonostante il vantaggio di sapere in anticipo le intenzioni di “His Airness”.

MJ ne ha avute un po’ per tutti, inclusi personaggi del calibro di Charles Barkley e Reggie Miller, entrambe lingue lunghe che non a caso sono finite a fare i commentatori televisivi.
Proprio di recente, in un’intervista rilasciata a Jimmy Kimmel, Reggie Miller ha raccontato le conseguenze dell’aver tentato di fare trash-talking nei confronti di Michael Jordan:

Reggie Miller al Jimmy Kimmel show, mentre rivela la chicca su MJ

Reggie Miller al Jimmy Kimmel show, mentre rivela la chicca su MJ

In una partita di preseason, ringalluzzito dall’aver 10 punti a referto contro i 4 del #23 dei tori, Reggie Miller ebbe la brillante idea di rivolgersi in modo irrispettoso ad MJ: “Chi pensi di essere? There is a new kid in town!”. Le conseguenze? A fine partita, Reggie Miller 12 punti, Michael Jordan 44 (40 a 2 nella seconda metà di gara) ed un reminder per lo sprovveduto avversario: “Be sure, and be careful that you never talk to Black Jesus like that. Okay?”.

Altro trash-talker di tutto rispetto, Reggie Miller è famoso tra le altre cose per gli infuocati battibecchi con Spike Lee al Madison Square Garden. In gara 5 delle Eastern Conference Finals del 1994, dopo aver condito la propria prestazione con 25 punti nel solo quarto quarto (39 totali), il #31 gialloblu decise di mimare al regista la fine che aveva fatto fare a lui ed alla sua squadra del cuore.

“You are chocking, man!”

“You are chocking, man!”

Sempre da quella “classe”, come da copertina, un altro che di certo non le mandava a dire era ‘il Guanto’, ovvero Gary Payton.

Noto per la sua creatività e per la tendenza ad andare senza farsi alcun problema di sorta sul personale (e facendolo in maniera piuttosto pesante!), oltre ad essersi scontrato verbalmente numerose volte con Michael Jordan (spettacolare la fiera del “Fuck you!” messa in scena in occasione della finale contro i Bulls), è stato responsabile della demolizione psicologica di vari giocatori o presunti tali. Memorabile è stata la maniera in cui ha apostrofato Jamie Feick: “Man, you won’t even be in the league next year!”.

Il guanto non ha mai temuto nessuno

Il guanto non ha mai temuto nessuno

Per finire questa nostalgica rassegna sul passato, facendo stavolta addirittura un ulteriore passo (cronologico) indietro, un vero e proprio re del trash-talking è senza dubbio stato Larry Bird.

Innumerevoli gli episodi che lo riguardano; dovendone scegliere uno opto per quello riportato da Michael Cooper e relativo alla gara del tiro da 3 all’All Star Game. Entrando in spogliatoio, il #33 dei Celtics si rivolse a tutti gli altri con un: “Spero stiate tutti pensando al secondo posto, perché quello è il massimo cui potete ambire stasera. I’m gonna win this shit.”, per poi partecipare alla tenzone e vincere con nonchalance, portandosi a casa il trofeo senza neanche essersi tolto la sopramaglia.

Larry Bird porta a casa l’assegno in pantofole

Larry Bird porta a casa l’assegno in pantofole

Passando a tempi un po’ più recenti, c’é poi chi come Rasheed Wallace, pur essendo assai loquace ed esperto, ha un codice etico che stabilisce come mamme, mogli e figlie non debbano essere menzionate (non è d’accordo Matt Barnes che di recente si è beccato una bella multa per aver insultato la madre del Barba James Harden).

Non levate quella fascetta… O forse sì?

Non levate quella fascetta… O forse sì?

Di certo però non gli impedisce di fare collezione di falli tecnici, dei quali la sua carriera è stata costellata, come avvenuto con il celeberrimo “Ball don’t lie!” gridato sul tiro libero sbagliato dell’avversario.

Uno che in quest’ambito si è sempre distinto, che è ancora in attività e che di codice etico non vuole sentirne proprio parlare è il ‘bigliettone’, ovvero Kevin Garnett.

Non si é fatto alcuno scrupolo infatti a dare a Charlie Villanueva del malato di cancro (“cancer patient”)

Charlie Villanueva sembra un “cancer patient” secondo KG

Charlie Villanueva sembra un “cancer patient” secondo KG

o tanto meno a “rimproverare” Glen Davis con una tale foga ed in maniera talmente colorita dall’averlo fatto piangere in panchina

“Da oggi in poi niente spuntino delle 17!”

“Da oggi in poi niente spuntino delle 17!”

ed infine l’aver detto a Carmelo Anthony che sua moglie sa di Cheerios al miele (“Your wife tastes like Honey Nut Cheerios”).

“Your wife tastes like Honey Nut Cheerios”

“Your wife tastes like Honey Nut Cheerios”

Leggero, eh?

Il trash-talking c’è sempre stato e sempre ci sarà e, se non ci fosse, andrebbe inventato.
Come detto, quest’articolo non ha nessuna pretesa di essere una raccolta completa ed esaustiva né tantomeno una classifica.
Quale episodio vi è rimasto più impresso tra questi o tra quelli che non ho inserito? Quale la vostra frase preferita quando siete voi a fare trash-talking?

Fatevi sotto nei commenti, tanto reagiamo così: