Se la A2 si appresta a salutare una tra Bologna sponda Virtus e Trieste con la finale iniziata ieri sera, dà il bentornato a due piazze altrettanto importanti: Montegranaro e Napoli, con l’assoluta new entry Orzinuovi, sono infatti le tre squadre promosse al termine della Final Four appena conclusa a Montecatini, nella quale tutte e quattro le partecipanti hanno saputo migliorare il risultato dello scorso anno.

C’era già dodici mesi Montegranaro. Non la storica Sutor, sprofondata nelle minors dopo la retrocessione in serie A datata 2014, ma la Poderosa, società nata nel 1993 da un gruppetto di amici con la passione per Che Guevara e la sua amatissima e omonima motocicletta. Arrivata col fiatone, le pile scariche e senza più colpi in canna alla due giorni che promosse prima Eurobasket Roma e Udine, poi Forlì, pagando a caro prezzo meno fisicità e l’astinenza offensiva (furono appena 111 i punti segnati in due partite), la società che i fratelli Bigioni (uno dei due, Riccardo, vi giocava nel campionato di Promozione) hanno rilevato circa un decennio fa non si è per nulla scoraggiata nell’unica estate senza ripescaggi, quella passata appunto. I gialloblu si sono subito rimessi al lavoro per colmare quello che le era mancato nel rush finale e ripartendo con un nuovo coach ed un unico obiettivo: la A2. Un risultato arrivato con merito al termine di una stagione comandata praticamente fin dall’inizio e nella quale la Poderosa ha riscattato il passo falso inaugurale di Bisceglie con una striscia di ben 18 vittorie consecutive – interrotta a metà marzo a Matera – che pure non le ha permesso di evitare qualche brivido – due sconfitte in fila a Ortona e contro Porto Sant’Elpidio – nel tentativo di difendere la pole position nei playoff. Gli infortuni a Rivali e Dip all’imbocco dei playoff, infatti, hanno tolto a coach Ceccarelli, trentunenne al debutto da capo allenatore ma già un predestinato, l’asse play-pivot titolare costruito in estate, col regista già condottiero della scalata di Ravenna decisivo, dopo cinque gare d’assenza, nello sparigliare l’equilibrio nella serie di semifinale con Pescara. Partita, infatti, nel tabellone sulla carta più morbido tra i due che incrociavano i gironi C e D – Montegranaro ha eliminato senza difficoltà Catanzaro, ritrovando sulla sua strada quella Pescara che l’aveva costretta e sfiancata – a posteriori – fino a gara 5 di finale nella scorsa stagione. Superato il secondo scoglio della serie al meglio delle cinque con un “epico” 46-44 come risultato finale, i marchigiani hanno perso la prima (e unica) partita dei playoff nel primo dei due atti del PalaElettra dopo un overtime, ma restituendo il favore, due giorni dopo, sempre dopo un prolungamento: decisivi, dicevamo, i 13 punti in 17 minuti di un Eugenio Rivali alzatosi dalla panchina a secondo tempo inoltrato in quello che è stato il suo debutto assoluto nei playoff.

La finale con Campli, nonostante la generosa resistenza di un avversario che aveva già messo fine ai sogni di gloria di Barcellona e presentatosi senza l’ex di turno Gatti per infortunio, ha tolto alla Poderosa meno energie del passato, nonostante due partite su tre equilibrate e risoltesi a basso punteggio: 3-0 e stessi giorni di riposo delle altre contendenti nella corsa all’ultimo atto del campionato. Al quale Giorgio Broglia e compagni, che stavolta avevano tra le proprie fila e non come avversari Marcelo Dip e Nelson Rizzitiello, si sono presentati in condizioni fisiche e mentali ottimali, probabilmente memori anche dell’inizio shock della sfida di un anno prima con l’Eurobasket, decisa già dopo 10’. Le chiavi della sfida con Bergamo fotografano appieno la fisionomia e l’anima su cui Ceccarelli e il management hanno plasmato la XL Extralight di quest’anno, dove ognuno dei nove uomini della rotazione è parso perfettamente al suo posto: lunga, aggressiva, fisica anche negli esterni e in grado di colpire con più uomini dall’arco, pur senza rinunciare all’esperienza. Quella che ha permesso a Rivali e Rizzitiello – seconda promozione consecutiva cambiando maglia a stagione in corso, dopo aver iniziato la stagione proprio a Montecatini – di punire la zona e smorzare i sogni di rimonta di una Bergamo seppellita di triple nel primo tempo (70% alla pausa con Gueye grande protagonista) e colpita, con grande saggezza tattica, nel momento più importante da due canestri consecutivi di Dip contro un quintetto per forza di cose più leggero e con Pullazi da falso numero cinque.

Con merito, quindi, la società dei fratelli Bigioni, attivi, come da tradizione, nel settore calzaturiero, riporta la storica piazza marchigiana nel basket che conta. Una piazza che negli anni d’oro addirittura poteva contare su una squadra in serie A e ben due in serie B2. Attenzione, quindi, a non fare confusione con la Sutor: la Poderosa vive di luce propria ed impreziosisce la sua storia con una promozione che viene da lontano e la vedeva ancora in D meno di un decennio fa. A meno che non arrivi un colpo di mercato, che per il momento pare più una suggestione, a ricongiungerle: quel Valerio Amoroso che c’era già 10 anni fa nella cavalcata della Sutor verso la Serie A.

Una storia che presenta diversi punti in comune con Montegranaro è quella del Cuore Napoli Basket, che vince al primo tentativo con questo nome, ma tiene fede ad una mentalità vincente che si è mantenuta intatta anche nel passaggio dal mare del Cilento – dove nel 2010 partecipava alla Prima Divisione –  al porto delle metropoli campana. Della grande stagione dei ragazzi di Ciccio Ponticiello ne avevamo già parlato a proposito del successo nella Coppa Italia LNP di Febbraio, ma il double – che a Roberto Maggio è riuscito per il secondo anno di seguito, sempre nello spareggio del secondo giorno come con Forlì – che si completa con la promozione in A2 (appena dodici mesi fa era in C Silver) certifica la completa maturazione e la consacrazione del roster biancazzurro da sorpresa a splendida realtà. “E’ un gruppo che non guarda in faccia a nessuno e non perderà la fame” aveva sentenziato, con sicurezza, il ds Pino Corvo, lui che questi ragazzi li conosce meglio di chiunque altro, all’indomani della conquista della Coppa. Detto, fatto. E c’era da fidarsi di chi è un altro degli artefici di un vero e proprio capolavoro con uno dei budget più bassi della categoria, che permette all’ex capitano di Scafati, una delle attuali colonne delle Nazionali Over, di centrare la seconda promozione in altrettanti campionati dietro la scrivania. Ciò che non era scontato, però, è che Napoli, ormai svelatasi all’Italia durante la tre giorni bolognese, potesse confermarsi contro le autentiche corazzate del girone. Ma il campo, nonostante l’infortunio a Maggio proprio nei giorni della Coppa, ha dato ancora una volta ragione ad una squadra che tanto assomiglia a quella di un College americano e presentatasi un po’ come l’invitata a sorpresa al gran ballo finale,  capace di non disunirsi sotto 2-1 nella serie di semifinale con Cassino e di pareggiare in trasferta, prima di galoppare meritatamente verso la finale in un PalaBarbuto tornato a brulicare di passione come ai vecchi tempi.

Che ha visto i campani avere la meglio 3-0 su Palestrina (saranno cinque i successi in stagione, in altrettante partite) e violare per la seconda volta l’infuocato PalaIaia, dove nessuno era mai passato negli ultimi dodici mesi, con i canestri decisivi di Marzaioli, uno dei due rinforzi in corso d’opera, ed il sacrificio e l’energia difensiva di un gruppo parso davvero disposto a tutto – anche a fasciarsi la testa in segno di solidarietà a Barsanti in trasferta a Cassino dopo un colpo subito dall’esterno  – pur di completare il suo sogno. Caratteristiche, anche qui, emerse con continuità nel corso della stagione e autentici punti di forza, mentale prima ancora che tecnica, di una squadra giovane e che ha saputo reagire allo schiaffo senza troppe attenuanti subito da Orzinuovi nel primo giorno: 25-18 l’intervallo con Bergamo, Napoli ha saputo resistere al prevedibile rientro della Co.mark, guidata dall’illuminante sagacia tattica di Berti e da un commovente Rei Pullazi (41 punti in due partite, 15 nel terzo quarto della seconda partita), probabilmente l’ideale mvp della rassegna, se fosse stato istituito il premio…e se non ci fosse stato Njegos Visnjic. Il giocatore balcanico, unico terminale offensivo di una certa costanza (25 dei primi 50 punti della sua squadra a segno nella gara decisiva) dei biancazzurri, ha premiato la grande pazienza dei suoi compagni nell’andarlo a cercare nei momenti decisivi e segnato i due canestri (con 31 punti complessivamente messi a segno), del +2 e del +4 dopo il mancato pareggio di Panni in arresto e tiro, che di fatto hanno trasformato in realtà il sogno del popolo partenopeo, di gran lunga il più caloroso e numericamente presente nella due giorni termale.

Le sue promozioni in carriera diventano così 9 – le precedenti tutte tra D e C Silver – e regalano al nostro basket la storia, il talento e la passione di un trentottenne troppo a lungo costretto – tranne qualche apparizione in A2 con Novara – nelle minors esclusivamente da limiti di carattere burocratico: è extracomunitario e ha potuto giocare la B solo in virtù di una speciale sanatoria diretta a chi gioca nel nostro paese da più di dieci anni.

Si è visto a fiammate il talento di Stefan Nikolic, un ’97 che pure gioca già come un veterano e che ormai anche gli avversari hanno imparato a conoscere e marcare come tale, mentre Mastroianni si è confermato un collante in grado di dare equilibrio e Barsanti ha colmato con intelligenza e pazienza una difficile giornata al tiro, andando a trovare nel cuore dell’area un paio di giocate che hanno tenuto Bergamo a distanza di sicurezza. Tutto condensato dalla regia di due napoletani doc: Roberto Maggio vince da capitano maturo  nella sua città e davanti al pubblico che lo aveva visto da funambolico prospetto, coach Ciccio Ponticiello celebra l’impresa che definisce “del decennio” e si riconquista con merito, oltre alla palma di miglior allenatore della B, un posto nel basket che conta e che forse troppo frettolosamente lo aveva dimenticato nelle ultime precedenti stagioni. Regalandoci comunque, una perla finale che sposta sul colore dei capelli la fantasia ed originalità del personaggio, di solito tradotte in un abbigliamento stavolta più sobrio del passato.

Inevitabile, in chiusura, un plauso a chi, a dispetto dei tanti fallimenti del passato – e abbiamo parlato anche di questo – e troppa inopportuna e ironica dietrologia di chi aspettava l’ennesimo flop, ha avuto il coraggio e la sana lucida follia di riportare il basket a Napoli e riuscire già nella non facile impresa di portare a termine una stagione. Che, per tutta risposta, gli ha regalato due trofei e il calore di un popolo che non aspettava altro, anche se in campo c’erano Murolo e Ronconi e non più Greer e Sesay, di tornare ad innamorarsi di quei colori: sono loro la base più solida dalla quale ripartire, sperando che anche qualcun altro a Napoli si accorga di un Cuore così grande.

Possono sorridere della promozione di Napoli, dopo averla battuta, anche due campani emigrati al Nord, come Carlo Cantone – che da Ciccio Ponticiello era stato scoperto e lanciato giovanissimo in B1 – e Antonello Ruggiero, back-court della Orzinuovi promossa senza aver perso un colpo dai playoff in poi. Già semifinalista dello scorso campionato – uscita per mano di Bergamo – l’ambiziosa Agribertocchi, che si dividerà, con Montegranaro, la palma di paese più piccolo dell’intera A2 – è l’unica squadra ad aver chiuso imbattuta la post-season, riscattando appiena una stagione passata chiusa al di sotto delle ambizioni iniziali. Forte di un platoon system che ha praticamente alternato due giocatori per ogni ruolo, la squadra di Alessandro Crotti è stata la giusta miscela tra l’esperienza dei senatori – impossibile non pensare a Perego e Valenti oltre ai già citati esterni di sopra – e l’esplosiva energia di Giorgio Piunti e Momo Tourè, che conquista finalmente un risultato di prestigio dopo un passato – anche in maglia Olimpia Milano, con la quale fu scudettato nel 2014 – non sempre all’altezza delle aspettative e del talento. Forte di una rotazione che oscillava tra non meno di dieci e non più di ventotto minuti per singolo giocatore, la formazione bresciana impreziosisce la sua giovane storia – era in C Silver meno di dieci anni fa – con un’altra promozione, facendo valere sin da subito contro Napoli, nella rivincita della finale di Coppa Italia di qualche mese fa, aggressività e grande applicazione difensiva. I 22 punti concessi nel primo tempo, infatti, confermano la grande autorità che l’Agribertocchi ha saputo imprimere nel mese decisivo del campionato, dove, con l’eccezione delle gare 2 e 3 contro Omegna, vinte rispettivamente di otto e sette punti, mai un successo è arrivato con uno scarto inferiore alla doppia cifra. Così, la squadra che ha lanciato nel basket che conta Matteo Martini, corona un inseguimento triennale alla Serie A2 e rinforza anche con il nome del piccolo paesino che ha dato i Natali a Cesare Prandelli la presenza della provincia bresciana nel basket che conta. E ora occhio perché adesso che è in A l’Orzi vi frega:

A fare le spese di una formula tanto ricca di speranze in partenza, con due chance e tre posti su quattro,  quanto letale ed inflessibile nel caldo torrido di una domenica fiaccata dalla gara del giorno prima, è Bergamo, una delle grandi favorite della vigilia, ma rimasta a secco in campionato come in coppa. Non mancano le attenuanti, va detto, alla squadra di coach Cece Ciocca, giunta all’atto decisivo della lunga stagione priva di Mario Ghersetti (infortunio al ginocchio prima delle finali), con Marco Planezio in borghese e Tommaso Milani recuperato in extremis, dopo tre settimane di assenza. Defezioni che hanno costretto lo staff orobico a modificare un assetto stravolto ulteriormente nel corso della due giorni e che ha portato la Co.Mark a giocare spesso e volentieri con quattro piccoli e Pullazi unico lungo. Una mancanza di chili e centimetri che entrambe le avversarie sono state brave nel leggere nei momenti decisivi delle due partite, andando a poggiare proprio nel cuore dell’area i palloni decisivi. Ma, per la verità, Lauwers e compagni non hanno quasi mai dato l’impressione nel corso degli ottanta minuti del PalaTerme di avere il pieno controllo delle operazioni, rincorrendo piuttosto affannosamente entrambe le avversarie. Anzi. Subito sotto nel punteggio con Montegranaro, la Co.Mark ha faticato tremendamente in attacco (appena 18 punti messi a segno) anche nel primo tempo di domenica, incapace di trovare delle soluzioni alternative dentro l’area ad un tiro da tre molto altalenanente, che pure le aveva permesso in entrambe le circostanze di rientrare in partita, ma mai di mettere il muso avanti. Anche perché, prodotto il massimo sforzo sull’asse Berti-Pullazi, gli unici giocatori parsi realmente in partita,  il pallone del pareggio di Panni contro Napoli si è spento sul ferro, mentre dall’altra parte Visnjic non ha perdonato e nel frangente clou della sfida contro Montegranaro anche la difesa ha palesato un paio di disattenzioni costate molto care. C’è ancora la Campania, dunque, a mettersi di traverso tra la società del presidente Lentsch e la A2. Sembrava cosa fatta lo scorso anno l’acquisizione del titolo da Scafati, saltata sul più bello mentre ora l’ultima chance sfuma sul campo, pur avendo fatto meglio della stagione passata: bisognerà attendere luglio per verificare eventuali possibilità di ripescaggio, soprattutto alla luce delle difficoltà di Ferentino di vendere il suo titolo sportivo.

E la B del futuro? L’MVP della stagione regolare (a proposito, il dato confortante è che si è chiusa senza rinunce o esclusioni di squadre in corsa), votato da giocatori e tecnici avversari, Daniele Toscano (15 punti e oltre 10 rimbalzi di media nella positiva stagione di Bottegone) è un ’93 solo in leggera controtendenza rispetto al tradizionale dominio dei senatori, i veri e propri specialisti del terzo campionato nazionale. Un fattore che sarà irrimediabilmente destinato a mutare negli scenari futuri, alla luce dell’obbligo dei tre under nati dal 1997 in poi, che tutte le società, senza più la possibilità di aggirarlo con l’iscrizione al campionato Under 20, dovranno osservare nella costruzione dei roster futuri. Un cambio di strategia non di poco conto, se pensiamo che sole 28 squadre sulle 64 di quest’anno schieravano under a referto come da regolamento, ma probabilmente inevitabile al fine di alimentare di più il serbatoio di giocatori verso le categorie superiori. Napoli, senza dimenticare Moncalieri prima nel girone A ed eliminata in semifinale dopo lo Scudetto Under 20, hanno saputo tracciare la via che in molte saranno costrette a seguire, dovendo anche fare i conti con il bilancio. Tra i volti nuovi le novità assolute Cerignola, Nardò, Olginate e i ritorni, in attesa dello spareggio tra Fabriano, Battipaglia e Costa d’Orlando,  di Civitanova, Jesolo, Alba, Lugo e Bernareggio, senza dimenticare la Tiber Roma e la Livorno…3 che gode tra le due litiganti: tra Pielle e Don Bosco, passa la Liburnia, sesta alla fine della stagione regolare e vittoriosa 3-0 sulla Pielle in una finale giocata sempre sullo stesso campo e davanti a 3000 spettatori.