“Si para ti solo es un pasatiempo, no vengas”. Se per te è solo un passatempo, non venire. Questo uno degli inviti rivolti dal Club Baloncesto San Pablo Burgos ai suoi tifosi. Non certo il suggerimento che ogni società sportiva rivolge al proprio pubblico. Ma il rapporto tra pallacanestro e la città della Castiglia e León ha superato da anni i confini del convenzionale. Per capire l’unicità della piazza basta tornare al 18 marzo 2018, giorno della prima storica visita del Barcellona a Burgos. A fare il tifo per il San Pablo sono in 9000, che cantano e agitano le sciarpe senza sosta. Si fa fatica a riconoscere i gruppi organizzati: una marea azzurra uniforme e compatta, sembra una corrida. Vittoria blaugrana all’overtime, ma a fine partita i tifosi locali non vanno via, restano per 20 minuti a cantare a squarciagola, fin quando i loro giocatori rientrano in campo a salutare il palazzetto, mettendosi a disposizione per autografi e foto.

Non c’è da stupirsi, era già successo nel debutto assoluto di Burgos in ACB. Il primo di ottobre 2017, quando si giocava San Pablo-Tenerife. Uno dei gruppi del tifo organizzato, la Peña Andrés Montes, aveva aspettato l’arrivo dei giocatori al palazzetto, accompagnandoli all’ingresso con cori e fumogeni. Anche lì, alla sirena si era imposta Tenerife 65-81 ma per i tifosi de Los Reyes del Norte, soprannome della squadra della Castiglia e León, non era finita. Nemmeno per sogno, non si poteva tornare a casa così. La Peña Andrés Montes aveva cantato con pazienza per almeno un quarto d’ora, fin quando erano riemersi tutti dagli spogliatoi.

Concentrandosi sui numeri, c’è qualcosa che non torna. Evitando paragoni impietosi con l’Italia, in Europa sono in pochi a poter portare così tante persone a vedere la pallacanestro, il San Pablo Burgos neopromosso e debuttante assoluto in Liga ACB non dovrebbe essere tra questi. Nelle prime 8 giornate di campionato l’affluenza media al WiZink Center di Madrid per il Real è stata di 9.138 persone. Numeri spiegabili per i Blancos, che hanno palmarès, storia e roster abbondantemente in grado di illustrarne le ragioni. Al secondo posto di questa parziale classifica, con 8967 tifosi a partita, c’è il Baskonia, squadra di vertice (non solo in Spagna) che nei Paesi Baschi è un monumento. E completa il podio non il Barcellona, non l’Unicaja Malaga, non i campioni in carica del Valencia, ma Burgos con le sue 8864 presenze medie. Chiaramente anche squadre meno blasonate possono riuscire a fare i numeri di giganti del basket europeo come sono Real Madrid e Baskonia. L’Estudiantes è un esempio in questo senso, ma la sua tradizione giustifica standard elevatissimi: nella massima serie da più di 60 anni e tra le poche squadre a non essere mai retrocesse. Il San Pablo Burgos invece è alla prima apparizione in Liga. Storia ben diversa.

Coliseum Burgos – Ufficio Stampa San Pablo

Tutto però ha delle spiegazioni e quella principale è che questa città aspettava da troppo tempo. Il basket aveva detto tante volte di no a Burgos, ora l’affluenza e il calore del tifo sono solo dirette conseguenze di anni di rifiuti. Chiamatela vendetta se volete, oppure voglia di giustizia. Partiamo dal 2008, quando una squadra locale, il Club Baloncesto Atapuerca, decide di affidare la sua squadra, in Leb Oro da due anni, ad Andreu Casadevall, un catalano che di promozioni in ACB ne sapeva qualcosa. Casadevall aveva già vinto la seconda serie nel 1990-1991 con Llíria, poi nel 2000 con Alicante. Con lui inizia un percorso di crescita che porta l’Atapuerca sempre più in alto, come gioco e come roster. Alla quinta stagione arriva la vittoria del campionato, con lei anche la tanto desiderata promozione nella massima categoria.

Monta l’entusiasmo in città, ma l’Autocid Ford, questo il nome dell’Atapuerca per motivi di sponsor, in estate viene rimandato giù: mancano i requisiti economici imposti dalla ACB per partecipare al campionato. Seguono mesi convulsi: il club si dota di avvocati e commercialisti per cercare di adempiere alle richieste d’iscrizione della Asociación de Clubes de Baloncesto. L’associazione pretendeva dalle nuove arrivate un canone d’accesso: circa € 3,8 milioni. Le stesse matricole dovevano poi destinare dei fondi alla cassa per neopromosse e retrocesse. Il totale era una cifra che Burgos non poteva versare.

Il problema non si risolve, quei soldi non ci sono. In estate la dirigenza manda giù il boccone amaro e, per facilitare l’arrivo al piano di sopra, decide di creare una nuova entità sportiva, passando alla Sociedad Anonima Deportivae provvedendo ad una ricapitalizzazione: nasce il Club Baloncesto Tizona. Il roster resta quello, il nome anche, visto che Autocid Ford continua a sponsorizzare. In panchina c’è sempre Casadevall, che stavolta non vince il campionato ma vince i playoff, ribaltando il fattore campo nella finale contro Palencia. L’associazione dei club però non si muove di un millimetro dalle sue richieste. Nonostante l’appoggio politico del comune, Burgos per la seconda volta non riesce a saldare il conto: promozione respinta di nuovo.

Il colpo stavolta è duro, anche perché nel frattempo i vincitori della stagione regolare 2013-2014, Andorra, riescono a completare la procedura d’iscrizione (grazie anche al sostegno politico ed economico del principato e di MoraBanc). Nell’ambiente c’è sconforto, ma il presidente Miguel Ángel Benavente, prima alla guida dell’Atapuerca e poi del Tizona, segna la via: “Non possiamo mollare”.

Los Reyes del Nortein effetti non mollano e si ripresentano ai nastri di partenza del 2014-2015 ancora da favoriti. La stagione dei ragazzi di Casadevall è fantastica e culmina con la vittoria sul parquet di Lleida, che consegna al Tizona il titolo della Leb Oro. Finisce 72-81, grazie anche ai 23 punti di un ottimo Jeff Xavier. L’americano chiude anche questa stagione in doppia cifra per punti, come aveva già fatto nei due anni precedenti. E comunque, da quando c’è lui a Burgos, sono 3 promozioni in 3 anni. Record che lo statunitense naturalizzato capoverdiano condivide con la coppia di lunghi formata da Sergio Olmos e Jorge Garcia.

Festa 2015 – Diario de Burgos

La dirigenza per non sbagliare acquista i diritti di una società che in ACB c’è stata, ovvero León. La mossa dovrebbe tagliare i costi del canone d’accesso, in quanto, per spiegarla brevemente, non si tratterebbe più di una prima volta ma di una continuazione dell’esperienza di un’altra squadra. Coerentemente con il ragionamento, Burgos paga soltanto l’attualizzazione della somma versata anni prima da León. La Asociación de Clubes de Baloncesto risponde che il canone non è stato pagato e quindi il posto del Tizona verrà offerto ad un’altra squadra. L’ascesa in Serie A rimane ancora una volta un sogno, ma ora Benavente la prende di petto. È convinto che stavolta la sua società sia assolutamente nel giusto ed è pronto a scatenare una guerra per avere giustizia. È proprio quello che fa. Decide di andare per vie legali e denuncia la ACB presso la commissione nazionale per mercati e concorrenza (CNMC). Il presidente sceglie anche di non iscrivere più il Tizona alla Leb Oro, decretando di fatto il termine dell’attività professionistica della formazione. Ci si concentra solo sui tribunali e si punta a vincere.

Benavente e Lacalle – El Correo de Burgos

È l’estate del 2015 e Burgos ha alle spalle 3 promozioni abortite negli ultimi 3 anni, in più sostanzialmente non c’è più una squadra di basket nei campionati nazionali. Un gruppo di imprenditori allora si attiva per salvare la pallacanestro della città, sondando la disponibilità della federazione spagnola di basket (FEB) a sostituire l’Autocid con un’altra squadra locale. La FEB ci pensa: in quel momento la Leb Oro ha poche squadre iscritte e mantenere una piazza che era diventata punto di riferimento negli ultimi anni è un’idea che alletta mica poco. La questione non interessa solo i vertici della pallacanestro spagnola: il comune inizia a fare quanto in suo potere per agevolare il processo. Il sindaco Javier Lacalle sostiene il progetto e si dichiara favorevole ad indirizzare i sussidi di cui godeva il Tizona verso la nuova formazione. Via libera intanto dalla FEB: il CB Miraflores(che militava nei campionati provinciali) è invitato all’iscrizione nella seconda categoria nazionale. Con la denominazione di San Pablo Inmobiliaria Burgos, il Miraflores sbarca in Leb Oro.

Serve una corsa incredibile per dotarsi di una struttura professionistica e per allestire un roster all’altezza. Viene richiamato, ovviamente, Andreu Casadevall, con gran parte dello staff. La squadra è forte ma tutta nuova, Olmos è andato a La Coruña, Garcia a Lleida, Xavier viene ingaggiato da Bayreuth. Praticamente senza pre-season, il San Pablo fa fatica ad inizio campionato e, come se non bastasse, Casadevall a novembre viene chiamato in ACB da Saragozza. Dopo 8 anni indimenticabili, il catalano lascia. Al suo posto si siede sulla panchina il suo secondo, Diego Epifanio. Uno che nell’estate precedente, quando sembrava non dovesse più esserci la squadra di basket della città, aveva anche pensato di trovare un lavoro al di fuori della pallacanestro: “Non mi strapperei i capelli se dovessi essere obbligato a fare un altro mestiere”. Così parlava Epi, ma il destino macchinava qualcosa di diverso.

Epifanio – Diario de Burgos

Il San Pablo con lui alla guida si mette in carreggiata e chiude la regular season di esordio al terzo posto. L’avventura si ferma nella semifinale dei playoff contro Huesca. Per il 2016-2017 si prepara però di nuovo l’assalto alla ACB. Arriva uno dei migliori talenti della categoria, Goran Huskic. Dalla cantera della Joventut, ecco Alejandro Barrera. Torna anche Jorge Garcia, “la leggenda”, per lui a fine carriera saranno 8 le promozioni nella massima serie, praticamente Laurea di cinque anni più dottorato. Confermatissimi due uomini importanti come Javi Vega e Edu Martinez. In regular season è di nuovo 3° posto, ma nei playoff la storia è un’altra. Burgos vince senza mai perdere: finisce 3-0 nei quarti contro Melilla, 3-0 contro Breogán, 3-0 in finale contro Palencia. Ogni successo, un ruggito per El Plantío, il palazzetto che aveva accompagnato le imprese dell’Autocid e ora impazzisce di gioia per il San Pablo.

Festa 2017 – Ufficio Stampa Autocid Burgos

Ormai però a Burgos sanno bene che guadagnarsi la Liga non equivale alla certezza di giocarla. Le famose “vie legali” alle quali ha fatto ricorso Benavente danno i loro frutti. La commissione sulla concorrenza ragiona sulle condizioni d’accesso e conclude che canone e cassa per neopromosse e retrocesse limitano la competizione, vengono definite “discriminatorie”: la ACB viene multata. Seguono negoziati, trattative, discussioni sulle nuove regole di ingresso e uscita dal massimo campionato, ma alla fine la sostanza è questa: Burgos es ACB.

Comprensibilmente, scoppia la manìa: le persone che si erano recate per anni religiosamente a El Plantío (capienza di 2500) si moltiplicano. Dopo 3 promozioni cancellate, ora tutti vogliono vedere. Tutti vogliono partecipare in questa che è, a tutti gli effetti, diventata una questione di giustizia. In più, dalla retrocessione nel calcio del Real Burgos nei primi anni Novanta, la città non ha più avuto squadre nelle massime competizioni degli sport più seguiti. E così, per l’arrivo in ACB ci si mette il vestito migliore. Si gioca nella Plaza de Toros, appena rimessa a nuovo con la costruzione del Coliseum Burgos, un polifunzionale adatto per le corride come per il basket. Il roster è giovane e interessante. Il leader resta Javi Vega, primo spagnolo nella storia a conquistarsi la chiamata in nazionale dalla Leb Oro. Rimangono Huskic, Barrera e Martinez. Sotto canestro ecco l’affidabilità assoluta di Deon Thompson, reduce dalle esperienze al Galatasaray e alla Stella Rossa. Con lui il talento purissimo di Sebas Saiz: fame di rimbalzi alla Tristan Thompson e tanta voglia di spaccare il canestro con le schiacciate. Il suo numero Scariolo se lo è segnato dagli anni di Ole Miss, dove Saiz ha chiuso la sua ultima stagione in doppia cifra per punti e per rimbalzi, suo il record del college per numero di doppie doppie in singola stagione. Insomma, le premesse ci sono. Tutto pronto per il debutto.

La partenza non è scintillante: si comincia con 7 sconfitte consecutive, alcune di queste anche evitabili. Il club e i giocatori però non perdono la fiducia nel lavoro che con tanta convinzione porta avanti tutti i giorni Diego Epifanio. Il fuoco si accende nel sesto turno della Liga, quando a Burgos arriva il Real Madrid. Il San Pablo cede 95-100, restando in partita fino all’ultimo e giocando sostanzialmente alla pari con i finalisti del 2016-2017. Thompson mette 20 punti, Saiz ne fa 15 con 5 rimbalzi. Offre il suo grande contributo anche Deividas Gailius, ala piccola arrivata in Castiglia e León ad agosto per portare carattere e leadership. Lo ricordiamo con la maglia della Virtus Bologna, dove era approdato nell’estate 2010 con i gradi di solida promessa del basket lituano. Contro i Blancos, il ragazzo di Klaipeda ha messo 16 punti con 6 rimbalzi, facendo la guerra contro Reyes, Ayòn e Maciulis. Tutto bello, il pubblico impazzisce, ma alla fine la formazione di Epi esce di nuovo senza W. La settimana dopo arriva anche la sconfitta a La Fontetacontro i campioni del Valencia. Nonostante i risultati, nel progetto ci credono tutti, ma la società sceglie di fare uno sforzo per dare una mano concreta: dagli States arriva John Jenkins, ex Atlanta Hawks, ex Dallas Mavs, ex Phoenix Suns. In NBA non ha spaccato, ma a Burgos potrebbe esaltarsi e in un reparto piccoli guidato da Corey Fischer e Thomas Schreiner ci può stare alla grande. Nell’ottava giornata Epifanio non lo schiera, ma ormai la partita contro il Real acceso qualcosa: al Coliseum contro Murcia ecco la prima vittoria in Liga ACB del San Pablo. Gailius chiude con un +22 che la dice lunga sul suo impatto, Martinez da tre è una sentenza quando serve, Huskic vuole la vittoria come nessuno: è 89-86.

Il San Pablo si sblocca definitivamente e costruisce una parte fondamentale della sua classifica nelle successive dieci gare, nelle quale mantiene una percentuale di vittorie del 50%. Il capolavoro è nelle giornate 16 e 17, dove Burgos trova le vittorie negli scontri diretti con Saragozza e Betis. Tra il 27 gennaio e fine marzo torna la carestia: di nuovo sette sconfitte consecutive, che riavvicinano lo spettro della Leb Oro. A riaccendere la fiamma è di nuovo una gara di grande prestigio, stavolta proprio quella del 18 marzo contro il Barcellona. Lì, l’energia di Saiz è una scarica elettrica, Vega è un capitano senza paura, Martinez infiamma il palazzetto con le triple. Fischer però sbaglia sulla sirena del quarto periodo il tiro della vittoria, Huskic invece si mangia il layup del sorpasso negli ultimi 90 secondi del supplementare. La sconfitta all’overtime 101-103 brucia, ma anche stavolta si è mosso qualcosa. Con 5 vittorie nelle successive 7, a 4 giornate dal termine della regular season, il San Pablo è ora ad un passo dal paradiso. Ci sono 3 successi di distanza dalla penultima Bilbao, 4 dal Betis ultimo in classifica. Los Reyes del Nortesono pronti a regalare al loro pubblico un sogno cominciato in pre-season. Intanto a Natale il club per ringraziare i tifosi ha provato a dedicare loro una strada della città, lanciando una petizione per cambiare il nome dell’attuale Calle San Pabloin Calle afición del San Pablo, giocando sull’omonimia tra santo e squadra.

In quei 9000 al Coliseum Burgosper per la sfida contro il Barcellona, c’è anche tutta questa storia, la voglia di basket e di giustizia. In quel rimanere 20 minuti a cantare dopo una sconfitta dolorosa, facendo tornare i giocatori in campo dallo spogliatoio, c’è l’idea di aver affrontato insieme dolori ben più grandi di una partita. Quando il club suggerisce ai tifosi di non venire se per loro è solo un passatempo, dietro c’è il fatto che per arrivare in ACB si è dovuto soffrire, e molto.