Slamball. Se conoscete questa parola può essere solo per due motivi.

1) Siete dei fanatici di Ritorno al Futuro. Robert Zemeckis, nel secondo capitolo della saga, inserisce una fittizia copia di Usa Today del 2015 che annuncia l’inizio dei playoff di Slamball, sport che nel 1989 era distante ancora 13 anni dal nascere e che piace ad alcuni personaggi della pellicola.

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2) Nell’estate 2007, per caso, una volta subito dopo pranzo avete sottratto il telecomando dalla grinfie di vostra madre/moglie/fidanzata/sorella intenta a scoprire la nuova tresca amorosa di Brooke Logan. Il tasto 6 è vicino al 5 e vi sarà così comparso uno strano misto di basket, football e wrestling con la buonanima di Ciccio Valenti che cercava di sedare i deliri da Sheggaygayeaygy Obebe di Dan Peterson.

Forse Mason Gordon, che nel 2002 si inventò questo sport a Los Angeles, avrà seguito il punto 1). Io e Marco Bianchi, invece, abbiamo imboccato la seconda via. Lui con un po’ più di decisione, visto che da sabato in quel mondo ci entrerà dalla porta principale. Marco, infatti, sarà il primo europeo a far parte del roster di una delle squadre americane, i Los Angeles Maulers di coach Kenny Anderson. Sì, quel Kenny Anderson, che in estate ha sostituito un’altra leggenda della Nba, John Starks, sulla panchina del team losangelino.

Romagnolo, 33 anni, “White” (nickname originale come le canotte dei Lakers) cresce nelle giovanili riminesi prima di iniziare il suo girovagare nelle minors della zona. Atleta spaventoso, tosto fisicamente e gran saltatore, ma le qualità non bastano per andare più su della serie C.

Nell’estate 2007 la folgorazione. “Andrea Fabbri, colui che portò lo slamball su Italia 1, è di Rimini e, conoscendolo, mi segnalò la cosa – ricorda Bianchi – sono sempre stato un giocatore molto verticale, uno che adora schiacciare e fare spettacolo”. Nel 2009, lo slamball arriva a Riccione per un tour promozionale. A promuoverlo c’è Alessandro Bortolot, che di Bianchi è stato compagno di squadra, e così Marco decide di provare. Per tutta l’estate ci si dedica anima e corpo.

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“Da maggio ad agosto mi sono allenato praticamente tutti i giorni, mattina e pomeriggio – racconta “White” – vinsi cinque delle sei gare di schiacciate cui partecipai nell’ambito del tour. Mi piaceva un sacco”. Fabbri prova ad inserirlo nel giro giusto con i suoi contatti in America, qualche franchigia americana lo visiona e pare addirittura interessata a portarlo subito dall’altra parte dell’oceano.

Poi però lo slamball vive due anni da incubo. Negli Stati Uniti il campionato si ferma per un paio d’anni per problemi di natura economica, l’azienda che produce il torneo in Italia chiude baracca e così Marco si allena solo fino al 2010, poi torna a tempo pieno al basket tradizionale. Arriviamo così a quest’anno, quando Marco prima perde in finale un campionato di Dnc con la maglia del Pisaurum Pesaro (sconfitti in finale dal Monsummano di Mario Boni) e poi, l’ultima estate, passa alla Loreto Pesaro, sempre in C nazionale, dove ha iniziato la stagione attuale viaggiando a 7,8 punti e 8,4 rimbalzi di media. Allo slamball, insomma, non ci pensa più.

Marco, che sin da giovanissimo lavora come promoter nelle grandi disco della riviera romagnola per alzare su della figa in Mancinelli style, mette su in piedi anche un’impresa di organizzazione eventi. Stare tra la gente, divertirsi, spaccarsi come il ginocchio di Derrick Rose gli riesce da paura e così ne fa il suo lavoro. “Venerdì sera, prima di partire, devo prima coordinare l’organizzazione di una festa in un locale”, ricorda White, che con la sua chioma bionda e i suoi pettorali tirati a lucido fa tante conquiste quanti airball in campo.

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Fino a qualche settimana fa questa era la sua vita. Poi, un giorno, nella casella delle notifiche di Facebook arriva una richiesta che lascia White di sasso: Stan Fletcher, il Lebron James dello slamball. “Mi ha scritto lui in persona – giura Marco – dicendomi che voleva provare a portarmi in America perché secondo lui lo merito”. Nasce un rapporto molto stretto con Fletcher e così i Maulers, la sua squadra, lo chiamano per far parte della squadra che partirà per la tournée di tre settimane in Cina che farà da apripista al campionato 2015.

“Una sorta di Summer League – spiega il romagnolo – ma la rilevanza è ben diversa. In Cina c’è il grosso degli sponsor, loro ci credono molto, è uno sport straseguito, vendono un’infinità di merchandising e la Nba, quando arriva lì, porta in tour la federazione slamball. Anche Iguodala e Curry hanno provato lo slamball durante quei tour”.

Bianchi manda qualche mixtape ai dirigenti della franchigia e li convince. Inizia l’avventura. “Stan voleva che andassi da lui per allenarmi una settimana per imparare gli schemi e migliorare l’inglese, per il quale mi sta aiutando in queste settimane John Fultz – aggiunge White – poi per dei contrattempi ho dovuto rinviare ed aggregarmi direttamente alla squadra in Cina. Si stanno occupando loro di tutte le incombenze, mi hanno chiesto persino la taglia delle mutande!”

Ora la sfida è strappare un contratto per la stagione. “Torno fra tre settimane – ripete Marco – se mi proporranno un contratto ripartirò a febbraio e non toccherò una palla fino a quel dì, non vorrei rischiare infortuni. Altrimenti mi rimetterò a giocare con la Loreto, coi ragazzi sono stato chiaro e hanno capito che si tratta dell’occasione di una vita”.