Venerdì 16 Maggio, ore 10.43: in uno dei più classici “vado a prendere le paglie e torno” scendo dall’ufficio, il mio fido compagno di avventure cestistiche Massimiliano e Raffaele sono già lì, mi insultano perché sono in ritardo. “Ho capito ragazzi ma la prima è alle 18, direi che ce la facciamo”. Si parte direzione Final Four a Milano.

 

Ore 12.40: entrare con la macchina a Milano centro è più difficile che trovare un lavoro a tempo indeterminato. Riusciamo a trovare un garage abbastanza comodo: crescente con mortadella, Moretti da 66 cl, rutto libero e via verso la fan zone al Duomo. Il Duomo vestito a pallacanestro è una meraviglia. Campo da basket regolare dove giocano i ragazzi e le vecchie glorie, stand dell’Efes, un paio di canestri dove i fan possono tirare (mi esibisco in un 1/2 di Conloniana memoria), un paio di giochi a premi dove vinciamo tutte le magliette possibili e immaginabili (e dove non vinciamo, pretendiamo), 4 postazioni per giocare a NBA 2K14, il pullman dei Mondiali di Spagna dove dentro ci sono informazioni sull’evento e alcune curiosità come la grandezza delle scarpe (Scola irreale), delle mani, altezza dei giocatori (ti rendi conto di quanto sia alieno Durant rispetto alla sua altezza)… e poi c’è uno stand arancione, con un divieto di sosta in corrispondenza dell’entrata. Sarà grande un 2×2, nessuno all’interno, il vento che sposta leggermente la “struttura”, manca solo la balla di fieno dietro. E’ lo stand della FIP. Imbarazzo puro.

 

Ore 16.30 si arriva al Forum. Fuori sembra un tempio antico dismesso, i primi tifosi che incontriamo sono due del Barcellona che attendono fuori dall’hotel adiacente i loro beniamini. Facciamo due passi, da lì in poi vediamo solo giallo. Tifosi, tifosi Maccabi ovunque, compreso il fratello di Schortsanitis (è lui in miniatura). Si respira tutta l’aria di un evento internazionale, ma l’organizzazione purtroppo rimane italiana: fila assurda per accredito giornalisti, dove ognuno prima di ricevere il pass deve farsi fare una foto, aspettare che venga messa a fuoco, aspettare la stampa, poi finalmente può procedere.. far mandare una fototessera prima dell’evento pareva brutto? Io ho i biglietti in tribuna, devo ritirarli alla biglietteria: si son dimenticati di mettere il codice a barre, quindi all’ingresso mi tocca spiegare tutto. Ci siamo, come un bimbo di fronte ad un negozio di videogiochi (ormai le caramelle sono fuori moda) entro impaziente.

 

Ore 18 prima semifinale CSKA – Maccabi. Gli israeliani saranno in 6mila, i russi un migliaio forse, tutti vestiti in rosso. La partita è molto fisica, il CSKA dà l’impressione di controllare le redini del gioco ma non riesce mai ad ammazzare la partita. Weems male, Teodosic bene, Khryapa spiega pallacanestro. Nel terzo quarto i russi arrivano a +15, mi giro e dico a Massimiliano “non ce n’è”. #Bagattata. Tel Aviv ricuce lo strappo non con rabbia, ma con tremenda intensità e sapienza. Mosca vede lo spettro dell’ennesima beffa. Teodosic commette un fallo quando il CSKA è in bonus, il giocatore non era stato avvisato dalla panchina. Il vice si alza per riempire di botte l’assistente, l’assistente risponde a male parole, Messina si gira e li guarda: teste basse. Weems realizza il canestro del +4 a 40 secondi dalla fine, sembra quello decisivo. Il resto è storia. Bomba di Blu, Khryapa saponetta, Rice miracolo, Weems scheggia il ferro. Delirio israeliano, vicino a me un signore piange e prega, il campo è invaso dalla marea gialla. Noi siamo tutti in stato di shock, figurarsi Messina.

 

Ore 21 ancora non sto capendo quello che è successo, quando inizia Real Madrid – Barcellona. “Secondo me qui ci sta un altro upset”. Sì perché il Real è favorito ma soffre un sacco i catalani. Taaaac. Partita che dura poco più di 20 minuti, Mirotic è devastante, El Chacho e Rudy divertono e si divertono. Navarro gioca pochissimo, sembra infortunato da come si muove. Il divario tra le due squadre diventa imbarazzante, vicino a me i (pochissimi) tifosi del Barcellona imprecano, assistiamo alla più larga vittoria di una squadra in una semifinale delle Final Four.

Si torna a casa distrutti, nel tragitto di ritorno torniamo sull’impresa del Maccabi.. ma secondo tutti il massimo è stato fatto. Il Real non può perdere anche quest’anno.

 

Sabato 17 Maggio ore 13 “Amore mio, vado un attimo aaaaaaaaaaaa..ecco vado al Meloncello grazieadopociao”. Sì perché a Bologna è una giornata speciale per quelli che amano il campetto. Festa al Meloncello, il tempio del playground bolognese. Gioco qualche partita, si parla un po’ di Eurolega, si festeggia il basket insomma.

 

Domenica 18 Maggio ore 15.47 dopo un pranzo truffa nei dintorni di Assago (mangiato malissimo, speso troppo, digerito nel 2047) si va al palazzo. Tantissime maglie gialle, tantissimi bagarini di chiari origini partenopee. Conversazione tra bagarino e israeliani:“Uaaa vuoi nu bigliett?” “Sorry I don’t understand” “U’ticket?!?” “How much?” “ONE MILE AND TRECIENTO EURO”. Ilarità generale.

 

Ore 17 Finale 3°/4° posto tra delusissime. Il Barcellona ha qualche motivazione in più, quella di migliorare il piazzamento dell’anno scorso. Navarro domina (ma come?), Lampe in attacco fa sfracelli (NE nelle semifinali), Hezonja mostra tutto il suo atletismo, Papanikolau non c’entra niente con questa squadra. Di là osservo Messina: dà il 5 a tutti quelli che escono, dedica qualche secondo in più a Weems su una sostituzione. Ridono e si abbracciano. Sembra che sia l’ultima partita di Ettore al CSKA. Il Barcellona vince una partita che tutti ripudiano ma un senso ha: innanzitutto chi ha pagato fior di quattrini per l’evento assiste comunque ad uno spettacolo in più, i tifosi possono vedere nel giro di 48 ore due volte i propri beniamini, e comunque è un partita di pallacanestro in più..il che non è mai un male.

 

Ore 20 Finalissima.

ivv

Ho ancora i brividi mentre sto scrivendo. Atmosfera meravigliosa, tifo israeliano che definire caldo è un eufemismo. Viene annunciata la sede delle prossime Final Four (Madrid, siamo già là). I tifosi israeliani chiedono informazioni agli steward che non parlano inglese (malino eh), do una mano io … si parte. Il Maccabi parte forte, il Real entra in partita tardi ma quando lo fa è pura potenza e talento. Scappa, sembra l’inizio della fine per i ragazzi di Blatt. Ma questo è il loro weekend, è forse il più clamoroso “refuse to lose” della storia. – 5 a 20 secondi dalla fine del primo tempo, Llull non trova Boroussis. Il play spagnolo si lamenta col lungo, questo gli risponde male, “hijo de puta” di Sergio, Boroussis non sta zitto, Llull lo fissa, intanto rimessa del Maccabi, Blu esce dai blocchi.. -2.

Secondo tempo è pura pallacanestro, Devotion, intensità. Rice inizia uno show indimenticabile, Tyus per il Maccabi è quello che Hines è stato anno scorso per l’Olympiacos, si arriva all’ultimo tiro in parità dopo un 2/2 di Boroussis. Rice sbaglia, il Real festeggia come se avesse vinto. “Max vince il Real adesso, si son sbloccati.” #Bagattata2lavendetta. Bomba di Rice che sembra un incrocio tra Iverson e McIntyre, Blatt si gira verso il pubblico con le mani dietro le orecchie e urla “non vi sento” (ci vuole un bel coraggio). Gli spagnoli si bloccano totalmente, Laso lascia in panchina Reyes (mah). Llull virgola, Rodriguez benissimo ma tanti minuti giù..ancora Rice, alley oop a Tyus da infarto. Trionfo Maccabi. Trionfo della pallacanestro dopo 2 ore e mezza di poesia sul campo.

 

Ore 00.57 sono a casa. Sorrido. Londra anno scorso fu bellissima, Milano quest’anno è stata indimenticabile. Si è proprio respirato basket, un basket che in Italia manca troppo tra scandali, incompetenze e poche idee. Certo, ci sono alcuni chiavi tattiche decisive (zona di Blatt su tutte, small ball, letture sui pick and roll) ma quello che rimarrà per sempre sarà anche ciò che un tifoso israeliano mi ha detto alla fine: “Nobody gave us a chance. Even after semifinal. They were wrong. We play with the spirit, we play with this (si batte la mano sul cuore)”.