Faccio una premessa semiseria prima di cominciare. Scrivo questo pezzo perché sia un augurio, c’è una motivazione particolare. Amo il basket, ci gioco da 21 anni (su 26), faccio l’istruttore, ne scrivo dappertutto e qui sopra. Forse, proprio per questo, mi sto lentamente disamorando della serie A.

Sono di Bologna e tifo la Virtus, ma vi posso assicurare che mi mancano più i derby che lo scudetto. Il discorso è un altro, e si riassume in una parola sola: programmazione.

Programmazione, intesa tecnicamente, perché faccio davvero fatica ad appassionarmi di una squadra o di un campionato dove so già a Settembre che l’anno prossimo, di questo o di quel gruppo, rimarranno al massimo un paio di giocatori. Si dice sempre che gli atleti passano, la maglia resta. Nella scelta di un Capitano, vi sentite rappresentati da un ragazzo italiano alla prima esperienza con i grandi? O da un americano, perché gioca per la vostra squadra per il 2° anno di fila? Io, sinceramente, no.

Programmazione, intesa televisivamente, perché mentre la Serie A femminile trasmette tutte le partite in diretta sul sito della sua Legabasket, chi si vorrebbe sciroppare una Sassari – Brindisi deve sintonizzarsi su una tv locale. I grandi capi hanno deciso che costa troppo, che non ne vale la pena, per cui è molto meglio un match di tamburello under 7 o l’hockey subacqueo.

Possiamo fare tante cose per cercare di migliorare la situazione. Ad esempio, rivalutare e dare spazio agli italiani, i nostri italiani. Siamo sicuri che questo voglia dire abbassare il livello, automaticamente? Toccherà spendere un po’ di più, forse, ma è chiaro che la Serie A non ha più l’appeal che aveva fino a qualche anno fa. Credo che ne varrebbe la pena.

Basta vedere Reggio per rendersi conto che di giovani noi ce ne abbiamo, eccome. Ecco perché quest’articolo. Vorrei rileggerlo fra una decina d’anni, e scoprire che Simo, il Musso, il Flacca e il figlio del Coach si sono presi e ribaltati la serie A come un fuorisede farebbe con una erasmus sbronza, nel peggior locale del centro.

 

IN FONTE STAT VIRTUS

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Partiamo per anzianità (’95). Ho visto schiacciare Okaro White con il cazzo al ferro e ho pensato “No vabbé, questo viene qui e fa quello che vuole”. Ho fatto la scheda sulla Virtus Bologna per la guida della Serie A, e come sorpresa dovevo mettere lui, per forza. Faccio mea culpa come Provenzano – troppo tardi -, e mi prendo le mie responsabilità.

Pescarese, figlio d’arte, il fratello Luca gioca nella Viola RC in A-Silver mentre lui, Simone, dopo aver fritto un anno misto fra panchina e Juniores, è titolare inamovibile nella nuova “V nera” di Coach Valli. Fontecchio è un’ala di 2 metri dotata di buoni mezzi fisici e tecnici, duttile tatticamente e che sta facendo vedere ottime cose, soprattutto dalla lunga distanza. Intascatosi un paio scudetti con le giovanili (under 17 e under 19), ha cominciato la nuova stagione con 3 doppie cifre: 12 nella sconfitta di Sassari, 14 e 10 nelle vittorie casalinghe contro Capo D’Orlando e Caserta. Costantemente nel giro delle Nazionali under, ha fatto la sua comparsata in quella maggiore all’interno dell’ultimo All-Star Game di Ancona: un po’ come quando risolvi il sabato sera imbucandoti a una festa, e dopo 10’ scopri che è finito l’alcool e sono tutti accoppiati. Ha firmato con Bologna per 5 anni, ha la fiducia di squadra e tifosi. In questa Virtus così italiana (finalmente!), sta portando gli arrosticini per tutti.

 

FLACK, LIKE AN EAGLE

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Diego Flaccadori dev’essere uno che ci tiene, per davvero. Ha scritto una bellissima lettera alla sua società giovanile, la Bluorobica Bergamo, prima di firmare un quinquennale per l’Aquila Trento. Il giorno prima dell’esordio nella massima serie, contro Reggio Emilia, ha rivolto un pensiero via Instagram “a quel coglione del mio migliore amico”, proprio Federico Mussini. Ecco, però in campo son cazzi. Mancinaccio malefico, play-guardia classe ’96, Capitano della Nazionale under18 che ha conquistato il 6° posto agli Europei di Creta e la qualificazione ai Mondiali under19 dell’anno prossimo, viaggiando a 16 di media. Tiratore affidabile, bravissimo a battere l’avversario sia dal palleggio, sia usando il contatto, arriva in Trentino dopo un’esperienza in A-Silver con la maglia della Remer Treviglio. Fino a questo momento ha toccato il parquet solo facendo la ruota, come il peggiore degli under (2’ in 3 partite). Ha rifiutato l’avventura negli USA per continuare a lavorare duro qui in Italia, riesce facile pensare che il primo anno vedrà il campo come Robert Parish nei Bulls del ’97. Diego è già nel momento decisivo della sua carriera: se manterrà le promesse viste con gli under, per citare un’altra lettera, “sentirete ancora parlare di me”. Flack lo Squartatore.

 

IL MUSSO VOLA!

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“I mussi volano?” Si chiedevano i tifosi dell’Hellas Verona, quando hanno visto i cugini del Chievo salire nella serie A di competenza per la prima volta. Che gli asini volino non è accertato, e Federico Mussini non penso che arrivi neanche al ferro, se non usa la bevanda segreta di Space Jam. Ma chi aveva avuto la fortuna di vederlo giocare già prima di questa stagione sapeva che in questo ragazzo c’era qualcosa di prodigioso.

Il mio Coach, ad esempio, sconvolto da come questo tenesse il campo e gestisse squadra e ritmi della partita come un ‘vecchio’, già a 14 anni. L’anno scorso in C Regionale emiliana, a Correggio, ha dato vita a uno spettacolare duello a distanza con l’icona Minors per eccellenza, Simone Cervi.

 

Micidiale dalla lunga, palleggio, arresto e tiro fulminante, detta i tempi del match e sente il momento della partita come nessuno potrebbe, alla sua età. Protagonista assoluto della vittoria al torneo di Mannheim (in sostanza, il Mondiale under18), in estate ha condiviso le gioie della Nazionale giovanile con il suo amico Flaccadori. Recentemente ha fatto tirare più di un paio di madonne al Poz, mentre Trinchieri, dopo le due bombe decisive contro Bamberg, si è messo ufficialmente a dieta di crauti. Per patente, mano sinistra e maturità ci stiamo attrezzando. Nel frattempo, teniamocelo stretto.

 

BIRRE & MORETTI

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Figlio di (un gran) giocatore, diventato poi allenatore e tuo allenatore: quando LBJ si faceva tatuare “the chosen one” in quel momento stava pensando a Davide Moretti. Classe ’98, se a 15 anni stavamo barattando Micro Machines scassate o carte Pokemon per i primi bigliettini scolastici questo, intanto, girava già a 8-9 di media in DNB, con la canotta della Stella Azzurra Roma. Personalmente, l’ho visto giocare – e dominare – il torneo Bruna Malaguti a S. Lazzaro, forse il più importante in Italia fra quelli riservati agli under17. Come nel caso del “Musso”, impressionante per scelte offensive corrette e fondamentali di palleggio e tiro, diligente e applicato anche in fase difensiva.  Ha esordito in Serie A domenica scorsa, nella sconfitta interna con Cremona: 8’ senza sporcare il foglio, quasi come a prendere confidenza. Voci di bordocampo affermano che sta crescendo molto bene anche Niccolò, il fratello più piccolo. Il maggiore riuscirà a fare una carriera migliore di Paolo? Se accadesse, a Pistoia son già pronti a stappare le bionde col baffo.