Ore 7.30 Suona la sveglia. Posponi.

Ore 7.35 Secondo posponi.

Ore 7.40 Terzo posponi.

Ore 8.00 si scarica la batteria del cellulare e non puoi più posporre. Scendi dal letto in evidente stato di coma, nella penombra cerchi di infilare una pantofola dando dei calcetti, mignolo del piede contro lo spigolo del letto, primo pensiero al Signore e a tutti gli apostoli, guardi l’ora, sono le 8, sei andato a letto alle 5.45: benvenuto nel clima playoff.

Ore 8.10 sei in ritardo per andare in ufficio, tenti di sbrigarti ma hai gli arti inferiori e superiori in modalità moviola.

Ore 8.35 Vieni svegliato da un colpo di claxon di un’Ape Car. Ti sei addormentato al semaforo mentre guardavi sul cellulare l’app dell’Nba e non ti ricordi un risultato che hai letto.

Ore 9.00 Arrivi in ufficio con un’ora di ritardo, tenti di non farti vedere dal capo adottando la “tecnica del politico che deve votare l’abolizione dei privilegi dei parlamentari”: non ti fai vedere

Ore 10.00 ti addormenti fissando lo screensaver coi pesciolini

Ore 11.00 scrivi su facebook a tutti i tuoi amici che guarderanno più tardi le repliche, dei commenti sulle partite “Lebron male male quando conta” (ma Lebron ha dominato con 61 punti), “Ray Allen è un ex giocatore, ve lo avevo detto” (7/7 da 3, 2/3 da 2 e 6/6 ai liberi, il tiro da 2 l’ha sbagliato solo perché Al Jefferson gli è entrato in tackle sulla carotide).

Ore 12.00 nella posta di facebook il messaggio più tranquillo che hai ricevuto è “Spero che questa sera a Porta a Porta ci sia lo speciale con tanto di plastico sul tuo omicidio”

Ore 13.00 pausa pranzo: 3 Redbull, carbonara, caffè lungo.

Ore 14.00 ti diverti a leggere sui social quelli che bestemmiano contro chi parla delle partite della notte. Che poi, non voler sapere il risultato e andare su facebook è intelligente come voler passare una serata tranquilla e uscire con la maglia della Serbia in centro a Zagabria.

La reazione di chi non vuole sapere il risultato ma entra comunque su Facebook

Ore 15.30 tutti parlano di quella tripla clamorosa di Ray Allen da centrocampo sulla sirena dell’intervallo, ma tu non te la ricordi perché sei stato colto da improvvisi attacchi di sonno durante la partita. Quindi non vedi l’ora di tornare a casa e guardare la replica.

Ore 17.30 alla velocità di Peppe Poeta che sente le sirene della polizia, abbandoni l’ufficio.

Ore 18.30 Mentre guardi la replica ti sembra di vedere un’altra partita

Ore 19.30 Non capisci perché Charlotte sia avanti di 6 alla fine del terzo quarto

Ore 19:45 Lebron a 2 minuti dalla fine è a quota 17 punti, ma stanotte non ne ha fatti 61?

Ore 20.00 Miami vince di 1 coi Bobcats, ma tu all’alba hai visto 124-107

Ore 20.15 Capisci che alle 3 di notte, stanco, con una tremenda voglia di dormire, ti è partito il MySky e hai guardato Miami-Charlotte che avevi registrato a marzo

Ore 21.00 sei fermo da 45 minuti a fissare il muro: cerchi di trovare una soluzione per cercare di vedere una partita in diretta fino all’alba con la lucidità di un chirurgo in sala operatoria

Ore 21.15 “Eureka”: devi dormire di più.

Ore 21.20 Ma se dormo di notte non vedo la partita, di giorno lavoro, quando cazzo dormo?

Ore 21.25 devi sfruttare anche i 5 minuti di pausa tra una cosa e l’altra: fai la pipì seduto come le donne e dormi 120 secondi lasciando pisciare la bestia autonomamente; tutti i rossi dei semafori equivalgono a riposini anche di 30 secondi; quando il cliente ti chiama per fare una controfferta, ti addormenti per 1 minuto, lui capisce che sei un venditore che analizza e ascolta il cliente perché rifletti bene su quello che ti dice e alla fine chiudi pure l’affare; mentre la tua ragazza sta sopra fingi di tenere gli occhi chiusi perché la sua sensualità ti sta accecando, invece dormi

Ore 22.45 Sei fuori con gli amici e davanti ad una birretta si discute dei match “Indiana va fuori con Brooklyn”, “Per me Golden State elimina i Clippers”, “Per me New York arriva in finale a est” (ci son sempre quelli che guardano i risultati 2 volte all’anno)

Ore 23.50 stasera Chicago-Washington è ad un orario decente, all’1

Ore 00.59 come Baggio sul dischetto a Usa ‘94, non ti fai trovare pronto nel momento decisivo: ti addormenti.

Ore 05:30 tuo padre ti sveglia con una ciabatta in mezzo alla fronte e ti urla “Spegni la tv e vai a letto idiota o ti spacco la testa contro il muro”, tu ti svegli all’improvviso “Wall, Wall, ha segnato Wall? Davvero??”

Ore 06.00 suonano alla porta gli assistenti sociali: li ha chiamati tuo padre

 

Sky, streaming in hd, streaming di bassa qualità di San Antonio-Dallas in cui vedi 5 pallini neri e 5 pallini bianchi di cui uno bianco ma con la punta gialla e capisci che è Nowitzki, streaming su siti arabi tenendo l’audio molto basso altrimenti i vicini pensano che a casa tua ci sia una cellula di Al Qaeda, ma soprattutto il segno distintivo che hanno tutti gli appassionati di Nba da aprile a giugno: le occhiaie (che per una volta non sono una diretta conseguenza dei calli sulle mani).