Il primo libro che ho letto sulla pallacanestro è stato quello di Jim Patton, intitolato “Basket d’Italia”. Divorai quel libro, perché le esperienze raccontate da Patton erano talmente concrete che sembrava di essere lì a fianco a lui quando parlava delle follie di Myers o si muoveva da Rimini per andare a vedere gli americani dispersi tra Fabriano e Roma in un’epoca leggermente diversa dalla nostra (sono cambiate giusto un paio di cosine dal 1992).

Rimasi specialmente folgorato quando lessi il capitolo su Toni Kukoc, talento cristallino in quel di Treviso: Patton rimase colpito dai movimenti del mancino croato e dalla sua tremenda abilità nel trovare i compagni, passando la palla in un punto apparentemente vuoto, dove però si sarebbe palesato il compagno che tagliava o si liberava dal difensore. Kukoc vedeva prima cosa stava per succedere, come Neo in Matrix insomma.

Fu come un colpo di fulmine, io e l’assist 3 metri sopra il ferro.

Il “passaggio smarcante”, l’altruismo, la capacità di leggere la difesa e batterla facendo segnare un compagno: nella mia carriera cestistica da minors è forse il fondamentale che mi è riuscito meglio, da spettatore è il fondamentale che più mi fa impazzire.

Con il passare degli anni però questo fondamentale ha perso davvero tanto, sia in Europa che in NBA: sempre meno artisti del passaggio, assenza quasi totale di lunghi in grado di dare del tu alla palla, + alley oop – no look.

I motivi sono molteplici e potremmo stare giorni a discutere di una pallacanestro che è diventata più fisica, con concetti differenti e in mutamento negli ultimi anni, con spaziature diverse e sistemi, specie in Europa, basati su pick and roll e letture dall’1 vs 1.

E dire che proprio grazie al pick and roll abbiamo avuto la fortuna di assistere ad uno dei massimi esponenti mondiale del no look in Europa.. vi do un indizio, è lituano.

Quello che si è perso soprattutto come ruolo è la figura del lungo passatore: il 5 di ruolo ormai è un giocatore verticale, uno “stopper”, che ha massimo 2 movimenti spalle a canestro e viene utilizzato per rollare come un pazzo e chiudere sopra il ferro. Di lunghi passatori al giorno d’oggi me ne vengono in mente davvero pochi: mi viene in mente Darryl Monroe a Verona la scorsa stagione parlando di giocatori meno conosciuti alle masse.

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Se parliamo di Eurolega forse l’unico è Tomic, quando ne ha voglia. Ci sarebbe anche Khryapa del CSKA, ma è un giocatore talmente all around che non me la sento di inserirlo nella categoria dei lunghi. Guardando al passato, penso di aver rotto più di un divano saltando sugli assist di Nikola Vujcic (che insieme a Jasikevicius ha formato la coppia dal QI cestistico più elevato degli ultimi 20 anni).

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Ironia della sorte, i migliori passatori dal post basso in NBA invece sono proprio europei, e (carrambata) sono pure fratelli! Marc e Pau Gasol sono la prosecuzione naturale di quello che Vlade Divac aveva fatto vedere nei primi anni ’90 fino all’alba del nuovo millennio.

Di Pau e Marc Gasol avremo visto miliardi di video, magari qualcuno non si ricorda bene come passava il serbo…

Penso che potrei dare 2 dita della mia mano sinistra per poter assistere dal vivo ad una partita dei Lakers con Magic e Vlade.

E altre 2 della mano destra per un match dei Kings con Jason Williams in campo..

Visto che siamo in tema “nostalgia”, termino la carrellata di lunghi con quello che forse è stata la massima espressione di pivot passatore sia in Europa che in NBA.

Nazionalità: lituana. Segni particolari: beve vodka, anzi, la vodka scorre nelle sue vene.

Asciughiamoci le lacrime, spazio nostalgia finito.

Di lunghi passatori adesso non ce ne sono più, gli esterni sono sempre più atletici e sempre meno assistman.. eppure tra Eurolega ed NBA sono rimasti alcuni sommi interpreti dell’assist.

Proviamo a stilare una Top 3 tra play e guardie sia per Eurolega che per NBA.

 

TOP 3 EUROPA

1) Dimitris Diamantidis: bonci bonci bo bo bo…sì, mi piace vincere facile. Forse non dovrei nemmeno inserirlo in questa top 3 perché è quasi un’entità soprannaturale, un giocatore che ha raggiunto ormai il nirvana cestistico e si appresta a salutare con onore i parquet europei. Artista del pick and roll, capace di giocarlo ad un’altezza privilegiata e vedere per questo sopra le difese. Il Panathinaikos gli deve svariati scudetti ed euroleghe, noi gli dobbiamo dire solamente grazie.

 

2) Milos Teodosic: il giocatore più devastante fino a quando non c’è una Final Four di mezzo.. scherzi a parte, vederlo dal vivo è una cosa che deve esser fatta almeno una volta nella vita. Parliamo anche in questo caso di un giocatore che vede la pallacanestro come pochissimi eletti, come se avesse un telecomando in grado di poter vedere come finisce un’azione prima di cominciarla. A Sassari quest’anno hanno visto un paio di perle da consegnare ai posteri.

(apprezzabilissima la colonna sonora)

 

3) Sergio Rodriguez: la barba più famosa del basket europeo, un gioco al limite della follia che in questo caso è pure vincente. Il Real Madrid è spettacolare grazie e soprattutto a lui, la Spagna è campione d’Europa perchè, con un Pau Gasol disumano, il Barba ha cambiato marcia.

Forse non gli affiderei il timone di una squadra sui 40 minuti, ma gestito come lo gestisce Pablo Laso (quando sono al completo), Rodriguez è l’arma tattica più devastante in Europa quando si tratta di cambiare il ritmo.

 

TOP 3 NBA

Premessa: lascio fuori Steph Curry e Lebron James, che forse sono i migliori ..ma per una volta proviamo a non parlare di loro!

1) Chris Paul: il dio degli alley oop, ha leggermente variato il suo gioco che si è adattato alla fisicità dell’NBA… ma come trova i lunghi e i tiratori sul lato debole nessuno mai. Meno spettacolare, molto più efficace, Deandre Jordan è diventato un lungo dominante grazie a lui… probabilmente non basterà per vincere un anello ma intanto ce lo godiamo 3/4 volte a settimana.

paul

 

2) Manu Ginobili: forse sono di parte, ma ci sono effettivamente guardie in NBA che passano meglio di lui? Gli anni passano, ogni anno però il buon Manu ci regala delle perle che entrano sempre nella top 10 assist finale. Uno dei principali fautori del gioco Spurs, non tiene la palla in mano più di 2/3 secondi senza sapere cosa fare. E’ probabilmente l’ultimo anno, stavolta sul serio, abbiamo ancora qualche mese per vederlo all’opera, magari anche a Rio..

 

3) Rajon Rondo: non esiste playmaker più “strano” di lui: non tira bene, litiga con il 95% dei coach, ma quando è sereno e si diverte come da un mesetto a questa parte, anche una squadra “difficile” come i Kings può ambire ai playoff. “Comodo essere leader negli assist con Ray Allen” dicevano ai tempi di Boston.. quest’anno sta dominando la classifica assist con 11.8 di media, e Belinelli ringrazia.

 

Siamo ancora in buone mani insomma, ma i tempi di Stockton sono finiti (basti pensare che Westbrook è il terzo miglior assistman della Lega).

Tutto ciò non significa un peggioramento nella qualità del gioco, ma solo un cambiamento, una maggiore predisposizione ad una pallacanestro che vede nella continuità del gioco il principale valore più che nella giocata o nella frammentazione dell’attacco: in parole povere, dalla difesa si passa direttamente all’attacco anche forzando un 1 vs 1, un vantaggio da pick and roll o una superiorità numerica in transizione.

Per questo motivo si vedono sempre meno contropiedi e sempre più transizioni, che ormai è l’attacco base di ogni squadra in NBA e in Europa. Meno contropiedi = meno assist come li intende un appassionato abituato al basket fine anni ’80 – anni ’90.

E se per caso qualcuno avesse nostalgia di un po’ di showtime, c’è sempre modo di estraniarsi dalla realtà e trovare il sorriso…